Pogrom: definizione, storia e impatto sulla società
Un pogrom è un attacco di massa, organizzato o tollerato dalle autorità, contro persone e proprietà appartenenti a una minoranza religiosa, etnica o nazionale. Il termine è diventato simbolo delle persecuzioni antisemite nell'Impero russo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, ma nella sua accezione più ampia designa qualunque violenza collettiva sistematica contro un gruppo minoritario. Le sue conseguenze non si limitano alle vittime immediate: i pogrom riconfigurano demograficamente intere regioni, alimentano movimenti politici e lasciano cicatrici culturali trasmesse per generazioni.
Etimologia e definizione
La parola russa pogrom (погром) deriva dal verbo gromit', "devastare, saccheggiare", con il prefisso po- che ne indica il compimento. Letteralmente significa "devastazione" o "distruzione totale". Il termine entrò nelle lingue europee non tradotto nel 1882, in seguito ai violenti attacchi contro le comunità ebraiche dell'Impero russo del 1881. La Treccani lo definisce come "violenta sollevazione popolare contro comunità ebraiche, che nella Russia zarista provocava massacri e saccheggi, spesso perpetrati con la connivenza delle autorità".
Storicamente il pogrom si distingue dal semplice tumulto spontaneo per tre caratteristiche: un grado di organizzazione o di premeditazione, la complicità o l'inerzia delle autorità, e la natura sistematica della distruzione (omicidi, stupri, saccheggi, incendi di edifici religiosi e abitazioni).
Cause strutturali
I pogrom non emergono dal nulla. Le ricerche storiche individuano un insieme ricorrente di fattori:
- Antisemitismo religioso e culturale: accuse millenarie di omicidio rituale (la cosiddetta "calunnia del sangue"), stereotipi economici negativi, identificazione degli ebrei come responsabili dei mali collettivi.
- Instabilità politica ed economica: periodi di carestia, crisi industriale o rivoluzioni offrono ai governi e alle élite locali un capro espiatorio comodo nel gruppo minoritario.
- Propaganda e disinformazione: giornali antisemiti, voci false e predicatori integralisti amplificavano il risentimento, preparando il terreno alla violenza.
- Connivenza statale: spesso le forze dell'ordine erano assenti, riluttanti a intervenire o addirittura complici degli aggressori.
Le tre ondate nell'Impero russo
L'uso storico del termine si concentra sull'Impero russo zarista, dove si individuano tre grandi ondate di violenza.
Prima ondata (1881–1884)
Seguirono l'assassinio dello zar Alessandro II nel marzo 1881. Benché l'assassino non fosse ebreo, false voci attribuirono l'atto a una cospirazione ebraica. In pochi mesi esplosero violenze in oltre duecento città e villaggi delle province meridionali e occidentali dell'Impero. Le comunità ebraiche registrarono centinaia di morti, migliaia di feriti e la distruzione di interi quartieri. Il governo zarista rispose con norme restrittive (le cosiddette Leggi di maggio del 1882) che limitarono ulteriormente i diritti degli ebrei, invece di proteggere le vittime.
Seconda ondata (1903–1906)
La seconda ondata si intrecciò con la prima rivoluzione russa del 1905 e con una deliberata strategia governativa di deviare il malcontento popolare verso i gruppi minoritari. L'episodio più noto e internazionalmente discusso fu il pogrom di Chisinau (Kišinëv) del 19–20 aprile 1903, in Bessarabia. Scatenato da false accuse di omicidio rituale rilanciate dal giornale antisemita Bessarabets, il massacro causò tra i 40 e i 49 morti, 92 feriti gravi, oltre 500 feriti lievi e 1.500 abitazioni danneggiate. L'impatto internazionale fu enorme: Theodor Herzl propose il cosiddetto "Piano Uganda" come rifugio temporaneo per gli ebrei, e l'episodio accelerò la nascita della Haganah, l'organizzazione paramilitare che divenne il nucleo dell'esercito israeliano. Negli anni 1905–1906, i pogrom si moltiplicarono in tutto l'Impero: si stimano decine di migliaia di vittime in circa seicento località.
Terza ondata (1917–1921)
Durante le rivoluzioni russe e la guerra civile, si verificò la fase più letale. Forze controrivoluzionarie, nazionalisti ucraini e bande irregolari perpetrarono massacri su scala vastissima. Le stime indicano oltre 100.000 ebrei uccisi solo in questo periodo, con epicentro in Ucraina.
La Notte dei cristalli (1938)
Un capitolo distinto ma connesso è la Kristallnacht (Notte dei cristalli) del 9–10 novembre 1938 nella Germania nazista e nell'Austria annessa. Organizzata dalle SS e dalle SA con copertura governativa, fu di fatto un pogrom di Stato: circa 7.500 negozi distrutti, oltre 1.400 sinagoghe incendiate, 91 ebrei uccisi nella sola notte (le stime totali successive sono più alte) e circa 30.000 ebrei arrestati e deportati nei campi di concentramento. La Kristallnacht segnò il passaggio dalle discriminazioni legali alla violenza fisica aperta come politica ufficiale, anticipando la Shoah.
Pogromi al di là del contesto ebraico
Il termine è stato esteso dagli storici ad altre forme di violenza collettiva organizzata contro minoranze:
- Armeni nell'Impero ottomano (1894–1896, 1909): massacri di massa delle popolazioni armene con analoghe dinamiche di incitamento, complicità statale e distruzione sistematica.
- Sudafrica 2008: una serie di attacchi xenofobi contro immigrati africani, soprattutto dal Mozambico e Zimbabwe, costò la vita a 62 persone e ne sfollò decine di migliaia.
- In senso più ampio, il termine è stato applicato ad alcuni episodi dei Troubles nordirlandesi e a violenze settarie in Asia meridionale.
Impatto sulla società
Effetti demografici e migratori
I pogrom furono tra i principali motori della grande emigrazione ebraica tra il 1881 e il 1924. Alla fine dell'Ottocento l'Impero russo ospitava il 67% della popolazione ebraica mondiale; i cicli di violenza spinsero milioni di persone verso gli Stati Uniti, l'Europa occidentale e la Palestina ottomana. Questa diaspora ridisegnò le mappe demografiche di intere regioni e creò le comunità ebraiche americane e israeliane così come le conosciamo oggi.
Effetti politici: la nascita del sionismo
Il trauma dei pogrom fu fertilizzante ideologico per il movimento sionista. Theodor Herzl, giornalista viennese che aveva osservato l'antisemitismo in Francia durante l'affare Dreyfus, vide nei pogrom la prova che l'integrazione degli ebrei in Europa era impossibile. Il suo pamphlet Lo Stato ebraico (1896) e il Primo Congresso sionista di Basilea (1897) tradussero quella diagnosi in progetto politico, che avrebbe portato, mezzo secolo dopo, alla fondazione dello Stato di Israele.
Effetti psicologici e culturali
Le testimonianze dei sopravvissuti descrivono un trauma collettivo che si trasmette attraverso le generazioni: la perdita della fiducia nelle istituzioni, l'interiorizzazione della vulnerabilità, la tendenza all'isolamento protettivo. La letteratura yiddish e ebraica del Novecento è permeata dall'elaborazione di questi traumi; scrittori come Sholem Aleichem e Chaim Nachman Bialik — autore della poesia Nella città del massacro (1904), scritta dopo Chisinau — trasformarono la violenza in memoria culturale condivisa.
Leggi, impunità e precedenti giuridici
La rarità delle condanne per i responsabili dei pogrom consolidò un precedente di impunità che rese più facile la violenza successiva. Solo molto più tardi, con la codificazione del crimine contro l'umanità nel diritto internazionale dopo il 1945, si crearono strumenti giuridici per perseguire violenze di questo tipo.
Rilevanza contemporanea
Nel 2026 il tema mantiene un'urgente attualità. Secondo il rapporto annuale dell'Università di Tel Aviv presentato ad aprile 2026, gli attacchi antisemiti violenti nel 2025 hanno causato il numero più alto di morti in trent'anni: 20 ebrei uccisi in quattro distinti episodi, tra cui un attacco durante Hanukkah a Sydney che ha provocato 15 vittime. In Germania, dopo un incendio doloso contro una sinagoga a Giessen, il commissario contro l'antisemitismo dell'Assia ha denunciato pubblicamente una "crescente atmosfera da pogrom" che minaccia la vita ebraica nel paese. L'ADL (Anti-Defamation League) ha registrato un'impennata degli incidenti antisemiti in Canada (6.800 nel 2025), nel Regno Unito (3.700) e negli Stati Uniti. Questi dati mostrano come la logica del pogrom — l'identificazione di un gruppo come nemico collettivo da colpire fisicamente — non appartenga solo al passato.
Domande frequenti
Cosa significa esattamente la parola "pogrom"?
Il termine proviene dal russo e significa letteralmente "devastazione" o "distruzione totale". Deriva dal verbo gromit' (saccheggiare, devastare) con il prefisso po-. La parola entrò nelle lingue europee nel 1882 per descrivere gli attacchi organizzati contro le comunità ebraiche dell'Impero russo.
I pogrom riguardavano solo gli ebrei?
Storicamente il termine è associato principalmente alle persecuzioni antisemite nell'Europa orientale, ma gli storici lo applicano anche ad altre forme di violenza collettiva contro minoranze: gli armeni nell'Impero ottomano, i migranti africani in Sudafrica nel 2008 e altri gruppi minoritari vittime di attacchi sistematici con complicità delle autorità.
Qual è stata la differenza tra i pogrom e la Shoah?
I pogrom erano violenze di massa spesso spontanee o semi-organizzate, condotte da popolazioni locali con la tolleranza delle autorità. La Shoah fu invece un genocidio pianificato dallo Stato nazista, con struttura burocratica, campi di sterminio industrializzati e l'obiettivo esplicito di annientare l'intera popolazione ebraica europea. I pogrom precedenti, tuttavia, normalizzarono la violenza antisemita e contribuirono a creare il clima che rese possibile la Shoah.
Che ruolo ebbero i pogrom nella nascita di Israele?
I pogrom dell'Impero russo furono un catalizzatore decisivo per il movimento sionista. Spinsero milioni di ebrei a emigrare, alcuni verso la Palestina ottomana. Teodor Herzl vide nei pogrom la dimostrazione che l'integrazione degli ebrei in Europa era impossibile, e fondò il sionismo politico moderno. L'ondata migratoria provocata dai pogrom gettò le basi demografiche per la successiva nascita dello Stato di Israele nel 1948.
I pogrom sono ancora un fenomeno attuale nel 2026?
Sebbene i pogrom storici dell'Impero zarista appartengano al passato, episodi di violenza collettiva contro minoranze con analoghe caratteristiche continuano a verificarsi. Nel 2026 esperti di antisemitismo in Germania hanno parlato di "atmosfera da pogrom" dopo attacchi a sinagoghe, e i rapporti internazionali segnalano che il 2025 ha registrato il livello più alto di morti per violenze antisemite degli ultimi trent'anni.
Articoli correlati
- Società a 2000 Watt: consumo energetico, obiettivi e realtà
- Epoca dei cavalieri: caratteristiche, valori e società
- Sfide degli indiani nel mondo attuale: economia, società e geopolitica
- Le donne nella società vichinga: ruoli, diritti e potere
- Governo e società dei Maya: struttura politica e classi sociali