CCitopendia

Judith Butler: filosofa, teoria queer e performatività di genere

Pubblicato 26. luglio 2025 Aggiornato 12. giugno 2026

Chi è Judith Butler, la filosofa femminista di riferimento?

Judith Butler (Cleveland, 24 febbraio 1956) è una filosofa statunitense tra le più influenti del pensiero contemporaneo. Teorica fondamentale degli studi di genere e della teoria queer, Butler ha ridefinito il modo in cui la filosofia, il femminismo e le scienze sociali concepiscono il genere, il sesso, la sessualità e il corpo. Il suo impatto si estende dalla filosofia continentale alla politica, dall'etica all'attivismo per i diritti civili, facendo di Butler una delle voci intellettuali più citate e dibattute degli ultimi decenni.

Biografia e formazione

Nata il 24 febbraio 1956 a Cleveland, Ohio, in una famiglia ebrea di origini ashkenazite, Butler cresce in un ambiente culturalmente ricco. Frequenta il Bennington College e successivamente l'Università di Yale, dove consegue la laurea triennale, la magistrale e il dottorato di ricerca in Filosofia, discutendo una tesi sulla filosofia hegeliana della cultura nel pensiero francese del Novecento.

Dopo posizioni accademiche alla Wesleyan University, alla George Washington University e alla Johns Hopkins University, nel 1993 Butler entra a far parte del Dipartimento di Retorica dell'Università della California a Berkeley, dove nel 1998 ottiene la cattedra di Maxine Elliot Professor. Nel 2026 Butler è ancora in ruolo a Berkeley, dove continua a tenere corsi e seminari.

Butler si identifica come lesbica e come persona non binaria — dal 2022 è legalmente riconosciuta come non binaria nello Stato della California — e utilizza i pronomi they/them in inglese. Vive a Berkeley con la partner Wendy Brown, filosofa politica, e con loro figlio.

Il pensiero: performatività e costruzione del genere

Il contributo teorico più noto di Butler riguarda la nozione di performatività di genere, elaborata a partire dalla pubblicazione del volume Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity (1990), tradotto in italiano come Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell'identità. Muovendo da una critica al femminismo che presupponeva una soggettività femminile universale e stabile, Butler sostiene che il genere non è un'essenza biologica o psicologica già data, bensì una costruzione prodotta attraverso atti ripetuti — gesti, comportamenti, linguaggio — che nel tempo creano l'illusione di una natura fissa e naturale.

Il genere, in quest'ottica, non è ciò che si è, ma ciò che si fa: una serie di performance sociali regolate da norme culturali. Questa posizione non implica che il genere sia liberamente scelto o del tutto arbitrario, ma che sia costantemente rinegoziato all'interno di strutture di potere che definiscono cosa è intelligibile e cosa è abietto. Butler si appoggia alla filosofia di Michel Foucault sull'analisi del potere, alla teoria degli atti linguistici di J.L. Austin, all'eredità di Simone de Beauvoir e alla decostruzione di Jacques Derrida.

Opere principali

Accanto a Gender Trouble, Butler ha prodotto un corpus teorico vasto e articolato:

  • Bodies That Matter (1993) (Corpi che contano) approfondisce la questione della materialità corporea e chiarisce che la performatività non è mera citazione volontaristica, ma un processo vincolato da norme reiterative.
  • Excitable Speech (1997) (Parole che provocano) analizza il linguaggio d'odio e il confine tra discorso offensivo e libertà di espressione.
  • The Psychic Life of Power (1997) (La vita psichica del potere) esplora come il soggetto si formi attraverso l'assoggettamento al potere, integrando la psicoanalisi nel quadro foucaultiano.
  • Precarious Life (2004) (Vite precarie) risponde all'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq elaborando il concetto di precarity — precarietà — come condizione condivisa dell'esistenza umana e fondamento di una politica del lutto e della nonviolenza.
  • Frames of War (2009) (Cornici di guerra) sviluppa l'analisi delle vite che possono essere piante e di quelle che restano invisibili, interrogando i meccanismi di percezione della violenza.
  • Notes Toward a Performative Theory of Assembly (2015) (L'alleanza dei corpi) riflette sulla politica dei corpi in piazza e sul diritto di apparire nello spazio pubblico.
  • The Force of Nonviolence (2020) (La forza della nonviolenza) argomenta per una politica etica della nonviolenza come risposta al sistema capitalistico e alla violenza di Stato.
  • Who's Afraid of Gender? (2024) (Chi ha paura del gender?, Laterza, 2024) esamina la retorica della "ideologia gender" come costruzione politica della destra reazionaria e religiosa a livello globale, smontando l'argomento per cui le teorie sul genere rappresenterebbero una minaccia alla famiglia e alla natura.

Nel 2026, in occasione del ventennale dell'edizione italiana, Feltrinelli ha ripubblicato Dare conto di sé (titolo originale: Giving an Account of Oneself, 2005) con una nuova prefazione dell'autrice, in cui Butler riflette sul tema della responsabilità etica in un mondo segnato da crescenti polarizzazioni politiche.

Il rapporto con il femminismo e la teoria queer

Butler è considerata una delle fondatrici della teoria queer, insieme a Eve Kosofsky Sedgwick e Teresa de Lauretis. La sua critica si rivolge anche alle correnti femministe che riproducono, secondo Butler, un binarismo escludente fondato sull'opposizione uomo/donna. Butler problematizza la categoria stessa di "donna" come soggetto del femminismo, sostenendo che essa tenda a escludere le persone che non si conformano alle norme di genere dominanti.

Questo aspetto del suo pensiero ha generato un dibattito intenso all'interno del femminismo. Filosofe come Martha Nussbaum hanno criticato Butler per un eccesso di astrazione teorica e per l'inaccessibilità dello stile. In un saggio del 1999 su The New Republic, Nussbaum accusava Butler di un accademismo che svuoterebbe il femminismo della sua capacità politica concreta. Butler ha risposto rivendicando il valore critico dell'analisi dei presupposti teorici come condizione necessaria per un'azione politica più consapevole e meno escludente.

Attivismo e impegno politico

Butler non si limita alla dimensione accademica. Ha partecipato attivamente a movimenti per i diritti LGBTQ+, contro il razzismo e contro le politiche militari statunitensi. Nel contesto del conflitto israelo-palestinese, Butler ha espresso più volte posizioni critiche verso le politiche dello Stato di Israele e la violenza militare a Gaza, rifiutando di sottoscrivere documenti che, a suo giudizio, legittimavano le operazioni belliche. Nel 2025 ha pubblicamente definito le proteste universitarie di solidarietà con il popolo palestinese come "giuste e necessarie", invitando il mondo accademico a tenersi informato sulla storia palestinese e ad aprirsi a nuove prospettive sul conflitto.

Nel maggio 2025 Butler ha preso parte a un dialogo accademico con la filosofa italiana Adriana Cavarero all'Università di Verona, incentrato su un'etica della vulnerabilità, confermando il proprio interesse per i temi dell'interdipendenza, del corpo vulnerabile e della cura come fondamento etico della convivenza politica.

Riconoscimenti

Butler ha ricevuto numerosi riconoscimenti per l'importanza del suo contributo teorico. Nel 2025 ha ottenuto l'American Council of Learned Societies Distinguished Lifetime Achievement Award e il Grain of Sand Award dell'American Political Science Association. È membro di varie accademie e ha ricevuto dottorati honoris causa da diverse università nel mondo. Gender Trouble è stabilmente considerato uno dei testi filosofici più citati e influenti pubblicati nel corso del Novecento, con traduzioni in oltre trenta lingue.

Domande frequenti

Che cosa si intende per performatività di genere secondo Judith Butler?

Per Butler, il genere non è un'essenza naturale o biologica, ma il risultato di atti ripetuti nel tempo — comportamenti, gesti, linguaggio — che producono l'effetto di una natura stabile. Il genere è dunque qualcosa che si fa, non qualcosa che si è, e questa performance è regolata da norme sociali e strutture di potere che definiscono cosa è riconoscibile come maschile o femminile.

Qual è l'opera più importante di Judith Butler?

Il testo di maggiore impatto è Gender Trouble (1990), tradotto in italiano come Questione di genere. In esso Butler elabora la teoria della performatività del genere e critica i presupposti del femminismo tradizionale, dando avvio alla teoria queer come campo di studi autonomo.

Judith Butler è femminista?

Sì, Butler si definisce femminista, ma propone una versione critica e decostruttiva del femminismo, che mette in discussione la categoria universale di "donna" come soggetto politico unitario. Il suo femminismo è radicalmente inclusivo, attento alle differenze di genere, razza, sessualità e classe.

Che cosa sostiene Butler nel libro "Chi ha paura del gender?" (2024)?

Nel volume Butler analizza la retorica anti-gender diffusa da movimenti di destra, nazionalisti e religiosi in tutto il mondo, dimostrando come il concetto di "ideologia gender" sia una costruzione politica priva di basi scientifiche, usata per mobilitare consenso contro i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+.

Dove insegna attualmente Judith Butler?

Nel 2026, Butler è Maxine Elliot Professor nel Dipartimento di Retorica dell'Università della California a Berkeley, dove insegna dal 1993.

{"@context":"https://schema.org","@type":"FAQPage","mainEntity":[{"@type":"Question","name":"Che cosa si intende per performatività di genere secondo Judith Butler?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Per Butler, il genere non è un'essenza naturale o biologica, ma il risultato di atti ripetuti nel tempo — comportamenti, gesti, linguaggio — che producono l'effetto di una natura stabile. Il genere è dunque qualcosa che si fa, non qualcosa che si è, e questa performance è regolata da norme sociali e strutture di potere che definiscono cosa è riconoscibile come maschile o femminile."}},{"@type":"Question","name":"Qual è l'opera più importante di Judith Butler?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Il testo di maggiore impatto è Gender Trouble (1990), tradotto in italiano come Questione di genere. In esso Butler elabora la teoria della performatività del genere e critica i presupposti del femminismo tradizionale, dando avvio alla teoria queer come campo di studi autonomo."}},{"@type":"Question","name":"Judith Butler è femminista?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Sì, Butler si definisce femminista, ma propone una versione critica e decostruttiva del femminismo, che mette in discussione la categoria universale di donna come soggetto politico unitario. Il suo femminismo è radicalmente inclusivo, attento alle differenze di genere, razza, sessualità e classe."}},{"@type":"Question","name":"Che cosa sostiene Butler nel libro Chi ha paura del gender? (2024)?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Nel volume Butler analizza la retorica anti-gender diffusa da movimenti di destra, nazionalisti e religiosi in tutto il mondo, dimostrando come il concetto di ideologia gender sia una costruzione politica priva di basi scientifiche, usata per mobilitare consenso contro i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+."}},{"@type":"Question","name":"Dove insegna attualmente Judith Butler?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Nel 2026, Butler è Maxine Elliot Professor nel Dipartimento di Retorica dell'Università della California a Berkeley, dove insegna dal 1993."}}]}