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Chi ha scoperto la cometa di Halley: i protagonisti

Pubblicato 18. settembre 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Chi ha contribuito alla scoperta della cometa di Halley?

La cometa di Halley (designazione ufficiale 1P/Halley) non fu "scoperta" da una sola persona in un preciso istante: si tratta dell'oggetto celeste più famoso del suo genere, visibile a occhio nudo e osservato dall'umanità da almeno duemila anni. Ciò che rende il suo nome legato all'astronomo inglese Edmond Halley non è la prima osservazione, ma la prima comprensione della sua vera natura: un corpo periodico che ritorna nei pressi della Terra ogni 75-76 anni. La sua "scoperta" scientifica è quindi un'opera collettiva, frutto del contributo di osservatori antichi, di Isaac Newton e di un gruppo di matematici francesi del Settecento.

Gli osservatori antichi: le prime testimonianze

Molto prima che ne fosse compresa la periodicità, la cometa era già stata registrata da numerose civiltà. La più antica osservazione documentata e ricondotta con certezza a Halley risale al 240 a.C., annotata da astronomi cinesi. Successivamente la cometa compare nei registri babilonesi e in quelli di altre culture. Tra le apparizioni storiche più celebri vi è quella del 1066, raffigurata sull'Arazzo di Bayeux e interpretata all'epoca come un presagio in relazione alla conquista normanna dell'Inghilterra.

Queste osservazioni furono determinanti: senza la lunga catena di registrazioni accumulata nei secoli, Halley non avrebbe potuto riconoscere il ritorno periodico dello stesso oggetto. Particolarmente importanti furono due apparizioni rinascimentali, quella del 1531 descritta da Pietro Apiano (Petrus Apianus) e quella del 1607, osservata a Praga da Giovanni Keplero.

Edmond Halley e la previsione del ritorno

Il merito principale spetta a Edmond Halley (1656-1742). Applicando la legge di gravitazione universale formulata dall'amico Isaac Newton, Halley calcolò le orbite di numerose comete nel suo Synopsis Astronomiae Cometicae del 1705. Notò che le comete del 1531, del 1607 e del 1682 percorrevano orbite straordinariamente simili e presentavano un intervallo regolare di circa 76 anni. Ne dedusse che si trattava di un unico corpo celeste che ritornava periodicamente verso il Sole.

Su questa base Halley fece una previsione audace per l'epoca: la cometa sarebbe ricomparsa alla fine del 1758 o all'inizio del 1759. Si trattava di un'affermazione rivoluzionaria, perché le comete erano fino ad allora considerate fenomeni imprevedibili e occasionali. Halley, morto nel 1742, non visse abbastanza per verificare la propria intuizione.

Il contributo di Newton

Il lavoro di Halley fu reso possibile dai Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Isaac Newton, la cui pubblicazione (1687) fu peraltro finanziata e sollecitata dallo stesso Halley. La meccanica newtoniana fornì gli strumenti matematici per descrivere il moto dei corpi sotto l'azione della gravità: senza di essa, l'idea di una cometa come oggetto in orbita stabile attorno al Sole non avrebbe avuto fondamento teorico. Il ritorno della cometa divenne così anche una prova decisiva della validità delle leggi di Newton.

Clairaut, Lalande e Lepaute: il calcolo del ritorno del 1759

La previsione di Halley si basava sulla sola attrazione del Sole e non teneva conto delle perturbazioni gravitazionali esercitate dai grandi pianeti. Per affinare la data del ritorno intervenne un gruppo di matematici francesi: Alexis-Claude Clairaut, Jérôme Lalande e Nicole-Reine Lepaute.

I tre si divisero un lavoro di calcolo enorme e svolto interamente a mano: Lalande e Lepaute si concentrarono sugli effetti gravitazionali di Giove e Saturno, mentre Clairaut elaborava l'orbita della cometa. Lavorarono per oltre sei mesi, quasi senza pause. Nel novembre 1758 annunciarono che la cometa avrebbe raggiunto il perielio in una finestra compresa tra il 15 marzo e il 15 maggio 1759, con data più probabile attorno al 13 aprile. La cometa transitò al perielio il 13 marzo 1759: un errore di appena un mese, straordinario per l'epoca. Il contributo di Nicole-Reine Lepaute è oggi riconosciuto come uno dei primi grandi apporti femminili documentati alla meccanica celeste.

Johann Georg Palitzsch: chi vide per primo il ritorno

La conferma osservativa arrivò la notte di Natale del 25 dicembre 1758, quando l'agricoltore e astronomo dilettante tedesco Johann Georg Palitzsch individuò per primo la cometa di ritorno. Fu la prova definitiva che le previsioni di Halley e i calcoli dei matematici francesi erano corretti. Da quel momento la cometa porta il nome di Halley.

La cometa di Halley nel 2026

La cometa ha compiuto la sua ultima apparizione visibile nel 1986 e ha raggiunto l'afelio — il punto più lontano dal Sole, a circa 35 unità astronomiche, in prossimità dell'orbita di Plutone — tra la fine del 2023 e l'inizio del 2024. Nel 2026 si trova quindi nel tratto più remoto e lento del suo percorso, ormai in lento avvicinamento verso il sistema solare interno. Il prossimo passaggio al perielio è previsto per il 28 luglio 2061, in condizioni di osservazione molto più favorevoli rispetto al 1986, poiché la cometa si troverà dallo stesso lato del Sole rispetto alla Terra.

Domande frequenti

Edmond Halley ha scoperto la cometa che porta il suo nome?

No. La cometa era osservata da millenni. Halley fu però il primo a calcolarne la periodicità e a prevedere il ritorno, nel 1705, applicando le leggi di Newton: per questo porta il suo nome.

Chi osservò per primo la cometa nell'antichità?

La più antica osservazione documentata e attribuita con certezza alla cometa di Halley risale al 240 a.C. ed è registrata dagli astronomi cinesi.

Chi confermò la previsione di Halley?

I matematici francesi Clairaut, Lalande e Lepaute calcolarono con precisione la data del ritorno del 1759, mentre l'astronomo dilettante Johann Georg Palitzsch fu il primo a osservare la cometa il 25 dicembre 1758.

Quando tornerà visibile la cometa di Halley?

Il prossimo passaggio al perielio è previsto per il 28 luglio 2061. Nel 2026 la cometa si trova nella parte più esterna della sua orbita, dopo aver raggiunto l'afelio tra il 2023 e il 2024.

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