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Ciro il Grande e la conquista di Babilonia (539 a.C.)

Pubblicato 16. giugno 2025 Aggiornato 11. giugno 2026

Nel mese di ottobre del 539 a.C. le truppe dell'imperatore persiano Ciro II di Persia, detto il Grande, entrarono a Babilonia ponendo fine all'impero neo-babilonese e inaugurando una delle fasi più trasformative della storia antica. La caduta della città, sede del potere mesopotamico da secoli, avvenne in modo sorprendentemente rapido e con scarso spargimento di sangue, grazie a una combinazione di strategia militare, diplomazia e profondi conflitti interni al regno babilonese. L'evento segnò l'inizio del dominio achemenide su un territorio che si estendeva dal Mar Mediterraneo alla valle dell'Indo.

Il contesto storico: il regno di Nabonide e le sue contraddizioni

Al momento dell'invasione persiana, Babilonia era retta da Nabonide (Nabû-na'id), salito al trono nel 556 a.C. come ultimo sovrano della dinastia caldea. Il suo regno era segnato da tensioni crescenti con le élite religiose e civili della città. Nabonide aveva privilegiato il culto del dio lunare Sin, di tradizione aramaica, marginalizzando il clero di Marduk, divinità tutelare di Babilonia e simbolo della legittimità regale babilonese. Questa scelta teologica aveva alienato il potente sacerdozio del tempio di Esagila, che si considerava il vero garante dell'ordine cosmico e politico.

Per circa dieci anni Nabonide si era ritirato nell'oasi di Tema, nel nord dell'Arabia, abbandonando di fatto la capitale e delegando al figlio Balthazar (Bêl-šar-uṣur) le funzioni di co-reggente. Durante la sua assenza la cerimonia del Akitu, il capodanno babilonese in cui il re «prendeva la mano di Marduk» per confermare la propria regalità, non poté essere celebrata regolarmente. Questa interruzione fu percepita come un grave segno di abbandono divino e contribuì a isolare politicamente Nabonide.

Ciro il Grande: la costruzione di un impero prima di Babilonia

Ciro II era salito al potere intorno al 558 a.C. come re della Persia (regione dell'odierno Iran meridionale), sottoposta nominalmente all'impero medo. In meno di vent'anni aveva rovesciato il regno medo di Astiage (550 a.C.), sconfitto Creso di Lidia (547 a.C.) e assoggettato le città greche della Ionia. Quando rivolse la sua attenzione a Babilonia, disponeva di un esercito esperto e di una reputazione di condottiero capace tanto nelle battaglie quanto nelle trattative diplomatiche.

Una delle mosse decisive fu la corruzione o il convincimento di Gobria (in accadico Ugbaru), governatore babilonese della regione di Gutium (corrispondente all'incirca all'attuale Kurdistan iracheno). Gobria defezionò con le sue forze schierandosi con i Persiani, fornendo a Ciro una testa di ponte strategica all'interno del territorio nemico e una conoscenza approfondita delle difese babilonesi.

La campagna militare: Opis, Sippar e l'apertura verso Babilonia

La campagna militare persiana si articolò in tre momenti distinti nel giro di poche settimane. Tra il 25 e il 28 settembre 539 a.C., l'esercito persiano ingaggiò le forze babilonesi nei pressi della città di Opis, sul fiume Tigri, a nord di Babilonia. La Cronaca di Nabonide, una tavoletta d'argilla redatta in scrittura cuneiforme e conservata presso il British Museum, descrive una disfatta delle truppe babilonesi. I particolari tattici restano incerti: le fonti cuneiformi non forniscono dettagli sulla disposizione degli eserciti né sulle perdite. È documentato che dopo la battaglia Ciro ordinò un massacro degli abitanti di Opis in risposta a una possibile insurrezione, episodio insolito rispetto alla sua immagine di conquistatore clemente.

Il 10 ottobre cadde Sippar, importante città a nord di Babilonia, anch'essa senza combattimento. La rapidità della resa suggerisce che la fiducia nell'esercito e nel governo di Nabonide fosse ormai compromessa. Due giorni dopo, il 12 ottobre 539 a.C., i soldati di Gobria entrarono a Babilonia senza incontrare resistenza organizzata. Ciro stesso fece ingresso nella città il 29 ottobre, accolto, secondo le fonti babilonesi, come un liberatore.

L'ingresso a Babilonia: due versioni a confronto

Le fonti antiche offrono resoconti parzialmente divergenti sulle modalità della presa della città. Le fonti cuneiformi babilonesi — in particolare la Cronaca di Nabonide e la più tarda Cronaca di Ciro — descrivono un ingresso pacifico, con le porte spalancate e il popolo che accoglie i Persiani. Il clero di Marduk avrebbe facilitato attivamente la transizione, vedendo in Ciro il sovrano legittimato dal dio stesso.

Lo storico greco Erodoto, invece, riferisce una strategia militare più elaborata: i Persiani avrebbero deviato le acque dell'Eufrate, che attraversava Babilonia, abbassandone il livello fino a rendere guadabile il letto del fiume sotto le mura. I soldati sarebbero così penetrati nella città percorrendo il fiume di notte, sorprendendo gli abitanti durante i festeggiamenti. Senofonte fornisce una narrazione simile nella sua Ciropedia, anche se l'opera ha carattere romanzato. Gli storici moderni tendono a privilegiare le fonti cuneiformi, più contemporanee agli eventi, ma non escludono che entrambe le tradizioni conservino elementi di verità riferiti a episodi diversi della stessa campagna.

Le ragioni di una conquista quasi pacifica

La facilità con cui Babilonia cadde dipese da fattori convergenti. Sul piano religioso, il clero di Marduk aveva tutto l'interesse a favorire un cambio di regime che ripristinasse i rituali tradizionali e la centralità del dio poliade. Sul piano politico, l'assenza prolungata di Nabonide e la sua impopolarità avevano eroso la lealtà delle élite urbane e militari. Sul piano propagandistico, Ciro seppe presentarsi fin dall'inizio come un sovrano scelto da Marduk, non come un invasore straniero.

La defezione di Gobria con le sue truppe aveva inoltre privato Babilonia di un bastione difensivo nel nord e aveva consentito ai Persiani di aggirare parte del sistema di canali e mura che proteggeva la città. La sconfitta di Opis aveva poi dimostrato che l'esercito babilonese regolare non era in grado di fermare l'avanzata persiana sul campo aperto.

Il Cilindro di Ciro

Poco dopo la conquista, Ciro commissionò la redazione del cosiddetto Cilindro di Ciro, un documento in argilla cotta inscritto in scrittura cuneiforme in lingua accadica. Il testo, redatto seguendo le convenzioni delle iscrizioni reali babilonesi, presentava Ciro come sovrano legittimo scelto da Marduk per restaurare il culto tradizionale e porre fine alle angherie di Nabonide. Tra i provvedimenti annunciati figuravano il rimpatrio delle statue divine nei loro templi d'origine e la liberazione dei popoli deportati, inclusi gli Ebrei esiliati a Babilonia da Nabucodonosor II, che poterono tornare in Giudea e ricostruire il tempio di Gerusalemme.

Il cilindro originale è oggi conservato al British Museum di Londra. Nel 1971 l'Organizzazione delle Nazioni Unite ne riconobbe simbolicamente il valore come anticipazione del concetto moderno di diritti umani, anche se gli storici avvertono che si trattava anzitutto di un documento di propaganda politico-religiosa conforme ai generi letterari del Vicino Oriente antico.

Le conseguenze storiche

Con la caduta di Babilonia si concluse l'impero neo-babilonese (626–539 a.C.) e si consolidò l'impero achemenide, che sotto Ciro e i suoi successori divenne il più grande stato del mondo antico. Babilonia stessa non fu distrutta ma continuò a prosperare come capitale amministrativa della satrapia omonima, mantenendo la sua importanza economica e culturale per oltre due secoli, fino alla conquista di Alessandro Magno nel 331 a.C.

La conquista ebbe ripercussioni profonde anche sulla storia ebraica: il Decreto di Ciro, menzionato nei libri biblici di Esdra e Cronache, permise il ritorno degli esuli e la ricostruzione del tempio di Gerusalemme (Secondo Tempio), evento fondamentale per la formazione dell'ebraismo del Secondo Tempio. Per questo motivo Ciro è l'unico sovrano straniero ad essere chiamato mashiaḥ («unto», messia) nella Bibbia ebraica (Isaia 45,1).

Domande frequenti

Quando esattamente Ciro il Grande conquistò Babilonia?

Le truppe persiane guidate da Gobria (Ugbaru) entrarono a Babilonia il 12 ottobre 539 a.C. senza incontrare resistenza. Ciro stesso fece il suo ingresso ufficiale nella città il 29 ottobre dello stesso anno.

Perché Babilonia cadde così rapidamente e senza grande resistenza?

L'impopolarità del re Nabonide — che aveva trascurato il culto di Marduk e abbandonato la capitale per anni — aveva alienato il clero e le élite civili di Babilonia. La sconfitta militare nella battaglia di Opis (settembre 539 a.C.) aveva inoltre distrutto la capacità difensiva babilonese. Il clero di Marduk aprì le porte ai Persiani, presentando Ciro come un liberatore inviato dal dio.

Che cos'è il Cilindro di Ciro e dove si trova?

Il Cilindro di Ciro è un documento in argilla cotta, inscritto in cuneiforme accadico, commissionato da Ciro dopo la conquista di Babilonia. Descrive la sua presa del potere come voluta dal dio Marduk e annuncia il rimpatrio dei popoli deportati e delle statue divine. L'originale è conservato al British Museum di Londra.

Qual era il ruolo di Gobria (Ugbaru) nella conquista?

Gobria era il governatore babilonese della regione di Gutium che defezionò passando dalla parte di Ciro. Fu lui a guidare le truppe persiane all'interno di Babilonia il 12 ottobre 539 a.C., in anticipo sull'arrivo di Ciro. Dopo la conquista fu nominato governatore della satrapia di Babilonia.

Quale fu l'impatto della conquista sugli Ebrei esiliati a Babilonia?

Ciro emanò un decreto che permetteva agli Ebrei deportati da Nabucodonosor II di tornare in Giudea e di ricostruire il tempio di Gerusalemme. Questo evento, ricordato come la fine della «cattività babilonese», è documentato sia nel Cilindro di Ciro sia nei libri biblici di Esdra e Cronache.

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