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Come la fotografia immortalò lo sbarco lunare del 1969

Pubblicato 15. marzo 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come immortalò la fotografia il primo sbarco lunare del 1969?

Le immagini del primo allunaggio dell'uomo, il 20-21 luglio 1969, sono tra le fotografie più riprodotte della storia. Furono realizzate dagli astronauti dell'Apollo 11 con attrezzature progettate appositamente per funzionare nel vuoto, in condizioni di temperatura estreme e con il limite del peso da rispettare. Capire come quelle foto furono scattate aiuta a distinguere ciò che è documentato da ciò che è leggenda, e spiega perché certe immagini — Buzz Aldrin in piedi sul suolo lunare, l'impronta di uno stivale, la Terra sopra l'orizzonte — siano diventate icone visive del Novecento.

Le fotocamere Hasselblad a bordo dell'Apollo 11

La missione portò con sé tre fotocamere svedesi Hasselblad 500EL, a pellicola da 70 mm e con avanzamento motorizzato elettrico. Una rimase nel modulo di comando Columbia, in orbita lunare con Michael Collins; le altre due scesero verso la superficie a bordo del modulo lunare Eagle con Neil Armstrong e Edwin "Buzz" Aldrin.

Sul suolo lunare fu impiegata la versione speciale chiamata Hasselblad Data Camera (HDC): corpo color argento per gestire meglio gli sbalzi termici e munito di un obiettivo Zeiss Biogon 60 mm ƒ/5,6. La seconda macchina, la HEC (Hasselblad Electric Camera), servì soprattutto per scattare dall'interno dell'Eagle. Le Hasselblad scelte dalla NASA erano fortemente modificate rispetto ai modelli commerciali: lubrificanti adatti al vuoto, comandi sovradimensionati per essere azionati con i guanti pressurizzati e meccanismi semplificati.

La piastra réseau e le crocette nelle immagini

La HDC montava una caratteristica tecnica spesso fraintesa: una piastra réseau, una lastra di vetro posta davanti alla pellicola e incisa con una griglia di sottili crocette di riferimento. Sono i piccoli segni a forma di "+" visibili in moltissime foto lunari. Non sono difetti né, come talvolta si sostiene nelle tesi del complotto, prove di un falso: servivano da reticolo di calibrazione per misurare distanze, dimensioni e geometria degli oggetti ripresi. Il fatto che in alcune immagini una crocetta appaia "dietro" un oggetto chiaro dipende dalla sovraesposizione della pellicola, non da un fotomontaggio.

Come si scattava senza guardare nel mirino

Sulla superficie lunare l'astronauta non poteva avvicinare l'occhio a un mirino: il casco e la tuta lo impedivano. La fotocamera era quindi agganciata al pannello di controllo sul petto (la Remote Control Unit della tuta), lasciando libere entrambe le mani. Per inquadrare, l'astronauta orientava tutto il corpo nella direzione voluta, regolando per esperienza l'altezza e l'angolo.

L'esposizione era in gran parte preimpostata. Gli astronauti seguivano regole pratiche memorizzate a terra durante l'addestramento — diaframma e tempo a seconda che il soggetto fosse in luce o in ombra — perché sulla Luna non esisteva atmosfera a diffondere la luce: i contrasti erano durissimi, con ombre nerissime e zone illuminate accecanti. La messa a fuoco e l'apertura andavano impostate manualmente sull'obiettivo, mentre l'avanzamento della pellicola era automatico. Fu un addestramento al "puntare alla cieca", più che alla composizione fotografica.

Chi scattò le foto più celebri

La documentazione fotografica della passeggiata lunare (EVA), durata circa due ore e mezza, fu in larga parte affidata a Neil Armstrong, che ebbe in custodia la Hasselblad per gran parte del tempo. Per questo motivo esistono moltissime immagini di Aldrin e pochissime di Armstrong: il comandante era quasi sempre dietro l'obiettivo. La fotografia più famosa, nota come "Visor" (catalogata AS11-40-5903), mostra Aldrin in piedi sul suolo lunare con Armstrong, la bandiera e il modulo lunare riflessi nella visiera dorata del casco: l'autore è dunque Armstrong stesso.

Aldrin realizzò invece alcune delle immagini scientifiche più note, tra cui le celebri fotografie di un'impronta di stivale nella polvere lunare, scattate per uno studio sulla meccanica del suolo. La nitidezza dell'impronta dipende dal regolite, la polvere fine e spigolosa che, in assenza di acqua e vento, conserva la forma impressa.

Fotografia, cinema e televisione: tre cose diverse

È utile distinguere tre sistemi di ripresa, spesso confusi. Le fotografie vere e proprie sono quelle Hasselblad su pellicola. Le immagini in movimento in diretta TV — quelle sgranate in bianco e nero viste in mondovisione da centinaia di milioni di persone — provenivano invece da una telecamera Westinghouse a scansione lenta, montata su un supporto dell'Eagle. Infine, una cinepresa 16 mm Maurer (Data Acquisition Camera) posta al finestrino del modulo lunare riprese su pellicola la discesa e parte dell'attività sulla superficie. La qualità altissima delle foto fisse e quella molto più bassa delle immagini televisive si spiegano proprio con la natura diversa dei tre strumenti.

Quante immagini e che fine fecero le fotocamere

Nell'intera missione furono esposti circa 1.407 fotogrammi su nove caricatori di pellicola, suddivisi tra centinaia di scatti in bianco e nero e a colori (la pellicola a colori era una Kodak Ektachrome). Per rispettare i rigidi margini di peso al decollo dalla Luna, i corpi macchina e gli obiettivi furono abbandonati sulla superficie: tornarono a Terra soltanto i caricatori con le pellicole impressionate. Sulla Luna restano quindi, ancora oggi nel 2026, le Hasselblad dell'Apollo 11 e di altre missioni.

Le pellicole originali sono conservate negli archivi della NASA in condizioni controllate. Negli ultimi anni sono state digitalizzate ad alta risoluzione e rese pubbliche, ad esempio attraverso il progetto di scansione delle pellicole Apollo, permettendo di osservare dettagli mai visti nelle riproduzioni d'epoca e di consultare liberamente l'intero corpus fotografico delle missioni lunari.

Domande frequenti

Che fotocamera fu usata sulla Luna nel 1969?

Una Hasselblad 500EL nella versione Data Camera, con corpo argentato e obiettivo Zeiss Biogon 60 mm ƒ/5,6, su pellicola da 70 mm. Era una macchina fortemente modificata per il vuoto, le temperature estreme e l'uso con i guanti.

Chi scattò la foto più famosa dello sbarco lunare?

La celebre immagine di Buzz Aldrin con il paesaggio lunare riflesso nella visiera (AS11-40-5903) fu scattata da Neil Armstrong, che tenne la fotocamera per gran parte della passeggiata lunare.

Perché ci sono poche foto di Neil Armstrong sulla Luna?

Perché fu lui a custodire e usare la Hasselblad per quasi tutta l'EVA. Essendo quasi sempre dietro l'obiettivo, comparve in pochissime immagini, in genere come riflesso o ripreso dalla cinepresa 16 mm.

Cosa sono le crocette visibili nelle foto lunari?

Sono i segni di riferimento incisi sulla piastra réseau posta davanti alla pellicola, usati per misurare distanze e dimensioni. Non sono difetti né prove di falsificazione.

Le fotocamere usate sulla Luna sono tornate sulla Terra?

No. Per risparmiare peso al decollo furono lasciati sulla Luna i corpi macchina e gli obiettivi; rientrarono a Terra soltanto i caricatori con le pellicole impressionate.

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