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Come si creavano le mummie nell'antico Egitto

Pubblicato 15. maggio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come si creavano le mummie nell'antico Egitto?

La mummificazione era la tecnica con cui gli antichi egizi conservavano artificialmente il corpo dei defunti, sottraendolo alla decomposizione. Per la religione egizia la sopravvivenza nell'aldilà dipendeva dall'integrità fisica della salma: solo un corpo riconoscibile poteva accogliere di nuovo le componenti spirituali del defunto, il ka e il ba. L'intero procedimento, riservato nella sua forma più elaborata a faraoni, nobili e funzionari ricchi, durava circa 70 giorni ed era affidato a sacerdoti-imbalsamatori specializzati. Le ricerche più recenti, comprese le analisi chimiche pubblicate tra il 2023 e il 2025, hanno permesso di ricostruire con precisione sorprendente le sostanze e i gesti di questo rituale.

Le origini e la durata della pratica

La conservazione dei corpi in Egitto ha radici antichissime. I primi defunti del periodo predinastico si essiccavano naturalmente nella sabbia calda e asciutta del deserto. La mummificazione artificiale vera e propria si sviluppò a partire dal III millennio a.C. e raggiunse l'apice tecnico durante il Nuovo Regno (1550–1070 a.C. circa), per poi proseguire fino all'epoca romana. Uno studio del 2018 ha però dimostrato che ricette di imbalsamazione a base di oli vegetali, resine di conifere ed estratti aromatici erano già in uso circa 5.600 anni fa, molto prima di quanto si pensasse.

Le fasi della mummificazione

Il processo seguiva una sequenza ben codificata, descritta in parte già dallo storico greco Erodoto nel V secolo a.C. e oggi confermata dall'archeologia.

1. La purificazione del corpo

Appena giunto nella tenda dell'imbalsamazione, il corpo veniva lavato con acqua del Nilo e con vino di palma, che aveva anche un'azione antisettica. Era il primo gesto rituale, carico di significato simbolico oltre che pratico.

2. L'asportazione del cervello e degli organi

Il cervello, considerato privo di valore, veniva rimosso attraverso le narici con un uncino metallico e poi scartato. Si praticava quindi un'incisione sul fianco sinistro dell'addome per estrarre stomaco, intestino, fegato e polmoni. Il cuore veniva lasciato al suo posto: gli egizi lo ritenevano la sede del pensiero, della coscienza e delle emozioni, e immaginavano che dovesse essere pesato nel giudizio finale di fronte a Osiride.

3. L'essiccazione con il natron

È la fase decisiva. Il corpo svuotato veniva ricoperto e riempito con il natron, un sale naturale di sodio (un misto di carbonato e bicarbonato) che si depositava lungo le rive e nelle conche del Nilo dopo le piene. Il natron assorbiva l'umidità dei tessuti, disidratando completamente la salma e bloccando la proliferazione batterica. Questa essiccazione durava circa 40 giorni. Un esperimento scientifico condotto su un modello suino e seguito per tredici anni, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2025, ha confermato che la copertura con grandi quantità di natron per circa 40 giorni garantisce una conservazione eccellente, validando la procedura tramandata dalle fonti antiche.

4. Unzione, riempimento e fasciatura

Una volta essiccato, il corpo veniva massaggiato con oli e resine per restituire elasticità alla pelle e profumarlo. La cavità addominale era riempita con stoppa di lino, segatura, erbe aromatiche e resine per mantenere la forma. Si procedeva infine al bendaggio, avvolgendo il corpo in centinaia di metri di strisce di lino. Tra gli strati venivano inseriti amuleti e talismani protettivi, come lo scarabeo del cuore, mentre i sacerdoti recitavano formule magiche. Sul volto poteva essere posta una maschera funeraria.

I vasi canopi

Gli organi estratti non venivano gettati, ma essiccati a loro volta nel natron e conservati. A partire dal Medio Regno si diffuse l'uso di quattro contenitori speciali, i vasi canopi, ciascuno dedicato a uno dei quattro figli del dio Horus, che proteggevano un organo specifico:

  • Amset (testa umana): custodiva il fegato;
  • Hapy (testa di babbuino): i polmoni;
  • Duamutef (testa di sciacallo): lo stomaco;
  • Qebehsenuef (testa di falco): l'intestino.

I vasi venivano deposti nella tomba accanto al sarcofago, così che il defunto potesse disporre nuovamente dei propri organi nell'aldilà.

Le sostanze dell'imbalsamazione: cosa rivela la chimica

Una svolta nella comprensione del processo è arrivata da uno studio pubblicato su Nature nel 2023, basato sull'analisi chimica dei residui contenuti nei vasi di un laboratorio di imbalsamazione scoperto a Saqqara e datato alla XXVI dinastia (664–525 a.C.). Molti dei 121 recipienti recuperati riportavano etichette con il nome della sostanza e l'uso a cui era destinata, permettendo per la prima volta di collegare i termini egizi alle materie reali.

Le analisi hanno identificato un repertorio sorprendentemente vario: oli e catrami di cedro, ginepro e cipresso, resina di pistacchio, olio di ricino, grassi animali, cera d'api e bitume. Alcune sostanze provenivano da molto lontano: la resina elemi e il dammar arrivavano dalle foreste tropicali del Sud-est asiatico e dell'Africa. Questo dimostra che la mummificazione alimentava ampie reti commerciali internazionali, collegando l'Egitto al Mediterraneo orientale e a regioni remote dell'Asia. Le ricette erano inoltre mirate: miscele diverse servivano per trattare la testa, ungere il corpo o proteggere le bende.

Chi poteva permettersi la mummificazione

La mummificazione completa era costosa e riservata alle élite. Per le classi meno abbienti esistevano versioni semplificate, descritte già da Erodoto: in alcune si iniettavano sostanze caustiche per dissolvere gli organi interni senza incisione, in altre ci si limitava a una salatura nel natron con un trattamento sommario. La qualità dell'imbalsamazione rifletteva quindi lo status sociale e la ricchezza del defunto e della sua famiglia.

Domande frequenti

Quanto durava il processo di mummificazione?

Nella sua forma completa durava circa 70 giorni: una quarantina servivano all'essiccazione del corpo nel natron, i restanti all'unzione, al riempimento delle cavità e alla lunga fasciatura con bende di lino.

Perché il cuore non veniva rimosso?

Gli egizi consideravano il cuore la sede del pensiero, della personalità e delle emozioni. Doveva restare nel corpo perché, secondo la mitologia, sarebbe stato pesato nel giudizio dell'aldilà di fronte a Osiride per stabilire il destino del defunto.

Che cos'è il natron e a cosa serviva?

Il natron è un sale naturale di sodio che si depositava lungo il Nilo dopo le piene. Assorbendo l'umidità dei tessuti, disidratava completamente il corpo e impediva ai batteri di proliferare, permettendo così la conservazione a lungo termine.

Cosa si faceva con gli organi rimossi?

Stomaco, intestino, fegato e polmoni venivano essiccati e conservati in quattro vasi canopi, protetti dai figli del dio Horus. Il cervello, invece, veniva estratto dalle narici e scartato perché ritenuto inutile.

Cosa ha rivelato la ricerca recente sulla mummificazione?

Le analisi chimiche del 2023 sui vasi del laboratorio di Saqqara hanno identificato resine e oli provenienti anche dal Sud-est asiatico e dall'Africa, dimostrando reti commerciali globali. Un esperimento pubblicato nel 2025 ha inoltre confermato l'efficacia dell'essiccazione nel natron descritta dalle fonti antiche.

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