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Come si formano gli tsunami: cause e meccanismi

Pubblicato 5. agosto 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come si formano gli tsunami e quali sono le loro cause?

Uno tsunami (termine giapponese che significa "onda del porto", in italiano anche maremoto) è una serie di onde marine generate dallo spostamento improvviso di una grande massa d'acqua. A differenza delle onde comuni, prodotte dal vento e limitate alla superficie, le onde di uno tsunami coinvolgono l'intera colonna d'acqua, dalla superficie fino al fondale. È proprio questa caratteristica a renderle capaci di attraversare interi oceani e di abbattersi sulle coste con un'energia devastante. La loro origine non è il vento, ma un movimento verticale del fondo marino o un grande impatto che mette in moto l'acqua sovrastante.

Il meccanismo di formazione

Alla base di ogni tsunami c'è uno spostamento verticale e repentino di un grande volume d'acqua. Quando il fondale marino si solleva o sprofonda all'improvviso, la massa d'acqua sovrastante viene spinta verso l'alto o verso il basso. Per gravità, l'acqua tende poi a tornare alla posizione di equilibrio, e questo movimento di assestamento si propaga in tutte le direzioni sotto forma di onde.

In mare aperto queste onde sono quasi impercettibili: hanno un'altezza inferiore al metro ma una lunghezza d'onda enorme, anche di centinaia di chilometri. Dove il fondale è profondo, viaggiano a velocità impressionanti, fino a 700-800 km/h, paragonabili a quelle di un aereo di linea. Quando si avvicinano alla costa e il fondale si riduce, la velocità diminuisce ma l'energia si comprime verticalmente: le onde rallentano, si accorciano e crescono in altezza, potendo superare i 10, 20 o persino 30 metri. Spesso il primo segnale visibile è un improvviso e anomalo ritiro del mare, che precede l'arrivo della prima grande onda.

Le cause principali degli tsunami

Gli tsunami possono avere diverse origini, tutte accomunate dalla capacità di spostare bruscamente una grande quantità d'acqua.

Terremoti sottomarini

I terremoti sottomarini sono la causa di gran lunga più frequente, responsabili della grande maggioranza dei maremoti. Perché un sisma generi uno tsunami devono verificarsi alcune condizioni: una magnitudo elevata (generalmente superiore a 6,5-7), un ipocentro relativamente superficiale e, soprattutto, un movimento verticale del fondale. I terremoti più pericolosi sono quelli delle zone di subduzione, dove una placca tettonica scivola sotto un'altra: l'accumulo e il rilascio improvviso di energia possono sollevare il fondo marino di diversi metri lungo centinaia di chilometri. I terremoti che producono solo scorrimenti orizzontali, invece, raramente generano tsunami significativi.

L'esempio più drammatico è lo tsunami dell'Oceano Indiano del 26 dicembre 2004, originato da un sisma di magnitudo 9,1 al largo di Sumatra, che causò oltre 230.000 vittime. Un altro caso emblematico è il terremoto di Tōhoku in Giappone dell'11 marzo 2011 (magnitudo 9,0-9,1), il cui tsunami provocò il disastro nucleare di Fukushima.

Frane e crolli sottomarini o costieri

Anche le frane, sottomarine o che si riversano in acqua da versanti costieri, possono generare onde altissime. In spazi confini come fiordi e baie, questi eventi possono produrre i cosiddetti megatsunami, con altezze localmente straordinarie. Un caso recente e ben documentato è quello del Tracy Arm, in Alaska, dove nell'agosto 2025 il crollo di circa 64 milioni di metri cubi di roccia in un fiordo ha generato un'onda iniziale di circa 100 metri, che ha spinto l'acqua fino a 481 metri di altezza sul versante opposto: uno dei runup più elevati mai misurati al mondo.

Eruzioni vulcaniche

Le eruzioni vulcaniche, specie quelle di vulcani sottomarini o costieri, possono causare tsunami attraverso esplosioni, collassi di caldera o frane dei fianchi del vulcano. L'eruzione del Krakatoa nel 1883 generò onde devastanti, mentre nel gennaio 2022 l'esplosione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Haʻapai produsse uno tsunami avvertito in tutto il Pacifico, accompagnato da un'onda di pressione atmosferica osservata a livello globale.

Impatti di meteoriti e altre cause

Più rara, ma teoricamente possibile, è la generazione di uno tsunami per l'impatto di un asteroide o di un meteorite in mare. Eventi di questo tipo sono eccezionali su scala storica, ma hanno avuto un ruolo importante in alcune catastrofi geologiche del passato remoto.

Gli eventi recenti: 2025 e 2026

Gli ultimi anni hanno offerto diversi esempi che illustrano questi meccanismi. Il 29 luglio 2025 un terremoto di magnitudo 8,8 al largo della penisola di Kamchatka, in Russia, ha generato uno tsunami osservato in tutto il bacino del Pacifico, con runup massimi stimati tra i 17 e i 19 metri lungo le coste della Kamchatka sud-orientale e delle isole Curili settentrionali. Pochi giorni dopo è avvenuto il già citato megatsunami da frana del Tracy Arm in Alaska.

Nel 2026 i sistemi di allerta sono stati nuovamente messi alla prova: il 7 giugno un sisma di magnitudo 7,8 al largo di Mindanao, nelle Filippine meridionali, ha attivato gli avvisi di tsunami nel Pacifico, verificando l'efficacia della rete di sorveglianza coordinata. Resta inoltre sotto stretta osservazione la zona di subduzione della Cascadia, lungo la costa nord-occidentale degli Stati Uniti, considerata capace di generare un grande terremoto e un conseguente tsunami.

Perché il Mediterraneo non è immune

Sebbene gli tsunami più catastrofici siano associati al Pacifico, anche il Mar Mediterraneo è una zona a rischio per la sua intensa attività sismica e vulcanica. L'Italia conviene con un sistema nazionale di allerta maremoti (SiAM), coordinato tra l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l'ISPRA e il Dipartimento della Protezione Civile. Tra gli eventi storici figurano il maremoto che seguì il terremoto di Messina del 1908 e l'antico tsunami legato all'eruzione minoica di Santorini.

Domande frequenti

Qual è la causa più comune degli tsunami?

La causa più frequente è un terremoto sottomarino di forte magnitudo, in particolare nelle zone di subduzione, dove il fondale marino si solleva o sprofonda bruscamente spostando l'intera colonna d'acqua sovrastante.

Tutti i terremoti sottomarini generano uno tsunami?

No. Serve una magnitudo elevata (di norma oltre 6,5-7), un ipocentro non troppo profondo e soprattutto un movimento verticale del fondale. I terremoti con scorrimento solo orizzontale raramente producono maremoti rilevanti.

Quanto sono veloci le onde di uno tsunami?

In mare aperto, dove il fondale è profondo, possono viaggiare a 700-800 km/h pur restando alte meno di un metro. Avvicinandosi alla costa rallentano ma crescono in altezza, fino a superare i 30 metri in casi estremi.

Cos'è un megatsunami?

È un'onda di altezza eccezionale generata di solito da una frana o da un crollo roccioso in uno spazio confinato come un fiordo. Nell'agosto 2025, al Tracy Arm in Alaska, un crollo ha prodotto un'onda che ha raggiunto 481 metri di altezza sul versante opposto.

Qual è il primo segnale dell'arrivo di uno tsunami?

Spesso un ritiro improvviso e anomalo del mare, che lascia esposto il fondale. È un segnale d'allarme: occorre allontanarsi immediatamente dalla costa e raggiungere zone elevate.

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