Come si rivolgono gli avvocati tra loro: galateo forense
Nel mondo forense italiano esiste un codice non scritto — o meglio, in parte scritto nel Codice Deontologico Forense — che regola i rapporti tra avvocati. Il modo in cui i professionisti del diritto si appellano reciprocamente riflette una stratificazione di tradizione, gerarchia implicita e rispetto deontologico. Lungi dall'essere un dettaglio marginale, queste formule segnalano l'appartenenza a una corporazione professionale con regole proprie di correttezza e colleganza.
Il termine "collega": il pilastro dell'interlocuzione forense
Il sostantivo che struttura quasi ogni forma di indirizzo tra avvocati è collega. Usato sia al maschile che al femminile con il medesimo tono di rispetto, questo termine sancisce un'uguaglianza di principio tra chi esercita la stessa professione, indipendentemente dall'anzianità di iscrizione all'albo o dalla notorietà dello studio. In udienza, in anticamera o nei corridoi del palazzo di giustizia, la formula "collega" accompagnata da un cenno o da un nome bastano a stabilire il contatto tra pari.
A seconda del contesto e del grado di confidenza, "collega" viene preceduto da qualificativi che ne modulano la formalità:
- Caro collega / Cara collega: formula di uso frequente tra avvocati che si conoscono, in comunicazioni dirette o in apertura di lettera. Denota stima senza eccesso di cerimonia.
- Egregio collega: forma più distaccata e rispettosa, usata quando non c'è familiarità o quando si vuole mantenere un tono ufficiale. Tradizionalmente riservata ai colleghi di sesso maschile.
- Gentile collega: equivalente femminile dell'«egregio», consolidatosi nell'uso corrente per rivolgersi alle avvocate, in parallelo con l'evoluzione della professione sempre più aperta alle donne.
- Illustre collega o Pregiatissimo collega: forme di alta formalità, ormai relegate a comunicazioni particolarmente solenni o a contesti istituzionali.
Corrispondenza scritta: lettere, fax e comunicazioni digitali
La corrispondenza tra avvocati segue una progressione codificata. La prima lettera a un collega sconosciuto o con cui non si ha ancora una relazione consolidata apre tradizionalmente con formule come "Egregio Avvocato" o "Illustrissimo Collega", seguite dal cognome. Con il procedere del rapporto professionale, è prassi comune scivolare verso il più diretto "Caro Collega", che esprime una familiarità guadagnata.
La sigla Avv. precede il cognome in quasi ogni forma scritta di indirizzo. Quando si scrive in modo molto formale, si possono ancora trovare intestazioni del tipo "All'Egregio Avv. Mario Rossi" oppure, per un'avvocata, "Alla Gentile Avv.ssa Giulia Bianchi". L'abbreviazione Avv.ssa, pur non avendo base etimologica strettamente corretta (la lingua italiana non prevede declinazioni di genere per i titoli professionali), si è imposta nell'uso comune come forma di riconoscimento delle professioniste donne.
Le comunicazioni digitali — e-mail in primo luogo — hanno introdotto una certa informalità nelle prime righe, ma il rispetto per il titolo rimane. È insolito e considerato scortese rivolgersi a un collega semplicemente per nome senza il titolo, almeno nelle fasi iniziali di un rapporto professionale.
Il galateo in udienza e negli ambienti del tribunale
In udienza, il rapporto tra avvocati si regola attraverso gesti e formule che variano a seconda della situazione. Quando due difensori si trovano di fronte al giudice con interessi contrapposti, i toni rimangono formali e impersonali: ci si rivolge al giudice parlando dell'avversario in terza persona come "il collega" o "la difesa di parte opposta", evitando attacchi diretti alla persona.
Il galateo forense prevede anche una serie di norme comportamentali non scritte ma largamente osservate:
- Cedere il turno o il posto ai colleghi più anziani, specialmente in sale d'attesa affollate o durante le code davanti alle cancellerie.
- Mantenere il decoro nell'abbigliamento, indossando la toga nelle udienze pubbliche dove è richiesta per legge.
- Evitare discussioni accese tra colleghi alla presenza del giudice o in aula aperta al pubblico.
- Non interrompere l'arringa o l'esposizione di un collega, anche quando lo si fronteggia come controparte.
Titoli speciali e qualificativi aggiuntivi
La professione forense interseca spesso altri ruoli pubblici o accademici, e in questi casi entrano in gioco appellativi aggiuntivi:
- Onorevole: spetta all'avvocato che ricopra o abbia ricoperto una carica parlamentare. In contesti misti, il titolo parlamentare prevale su quello professionale nella forma di indirizzo.
- Chiarissimo / Chiar.mo: riservato all'avvocato che sia anche professore universitario ordinario o associato. È il titolo in uso nel mondo accademico e viene adottato anche in ambito forense quando si vuole riconoscere la doppia qualifica.
- Professore: di uso frequente nella comunicazione orale quando il collega ha una cattedra, anche in sostituzione di "avvocato".
Va ricordato che il titolo di avvocato in Italia non è automaticamente conferito con la laurea in giurisprudenza: è necessario superare l'esame di Stato e iscriversi all'albo professionale. Per questo motivo, l'appellativo "avvocato" usato tra colleghi ha una precisa valenza identitaria e di appartenenza.
Il Codice Deontologico Forense e il dovere di colleganza
Il Codice Deontologico Forense, nella versione aggiornata in vigore dal 7 aprile 2026 ed elaborata dal Consiglio Nazionale Forense, regola esplicitamente i rapporti tra colleghi attraverso l'art. 38 sul rapporto di colleganza. La norma stabilisce che l'avvocato deve mantenere nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza e lealtà, e che eventuali azioni giudiziarie tra avvocati per fatti attinenti alla professione devono essere precedute da una comunicazione scritta preventiva.
Il codice vieta altresì l'uso di espressioni offensive o sconvenienti nei confronti dei colleghi, sia nelle comunicazioni scritte sia in quelle orali in udienza. Questo presidio deontologico rafforza la norma sociale del rispetto reciproco, trasformando in obbligo professionale ciò che potrebbe altrimenti sembrare semplice bon ton.
Il rispetto delle forme di indirizzo non è quindi solo una questione di stile: violare le convenzioni consolidate, rivolgersi a un collega in modo scortese o denigratorio, può configurare un illecito disciplinare sanzionato dall'ordine professionale.
Variazioni regionali e generazionali
Come in molti altri ambiti della vita professionale italiana, esistono differenze geografiche nell'applicazione pratica di queste formule. Negli ambienti forensi del Sud Italia, la forma è storicamente più accentuata, con un uso più frequente di appellativi come "illustrissimo" e un maggiore ricorso al "Lei" anche tra colleghi di lunga data. Nelle grandi città del Nord, in particolare nei contesti degli studi legali internazionali o corporate, si registra una maggiore informalità, con il passaggio rapido al "tu" e all'uso del nome proprio.
Anche il fattore generazionale incide: i professionisti più giovani, formatisi in un contesto più internazionale e abituati alla comunicazione digitale, tendono ad adottare più velocemente un registro diretto, mentre i colleghi con maggiore anzianità di foro mantengono spesso le forme tradizionali come segno di rispetto per la professione.
Domande frequenti
Come ci si rivolge a un avvocato in una lettera formale?
In una lettera formale, si usa "Egregio Avvocato" seguito dal cognome per un uomo, e "Gentile Avvocatessa" o "Gentile Avv.ssa" per una donna. Se il collega è anche professore universitario, si antepone "Chiarissimo Professore / Chiarissima Professoressa".
Gli avvocati si danno del tu o del lei tra loro?
Dipende dal grado di conoscenza e dal contesto. Tra colleghi che si incontrano per la prima volta o in ambiti ufficiali si usa il "Lei". Il passaggio al "tu" avviene con la conoscenza reciproca, ma non è automatico: in alcuni fori, specialmente nel Sud Italia, il "Lei" si mantiene a lungo anche tra professionisti che si conoscono.
Cosa prevede il Codice Deontologico Forense sui rapporti tra colleghi?
Il Codice Deontologico Forense, aggiornato nell'edizione in vigore dal 7 aprile 2026, stabilisce all'art. 38 il dovere di colleganza: l'avvocato deve comportarsi con correttezza e lealtà verso i colleghi, evitare espressioni offensive e, prima di agire in giudizio contro un collega per fatti professionali, dargliene preventiva comunicazione scritta.
È corretto chiamare "avvocatessa" una collega donna?
L'uso è diffuso nella pratica quotidiana, sia come titolo scritto (Avv.ssa) che nella forma orale "avvocatessa". Alcune professioniste preferiscono il titolo invariato "avvocato" per motivi di parità, ma entrambe le forme sono accettate e prive di connotazioni negative nel contesto forense italiano.
Cosa significa "galateo forense"?
Il "galateo forense" indica l'insieme delle norme consuetudinarie — non sempre codificate per iscritto — che regolano i comportamenti e le buone maniere tra avvocati, sia nelle comunicazioni scritte sia in udienza. Include le forme di saluto, le regole di precedenza, il decoro nell'abbigliamento e la correttezza nel linguaggio usato tra colleghi e di fronte al giudice.