Antisemitismo: significato, origini e storia di un odio millenario
L'antisemitismo è l'insieme di pregiudizi, ostilità, discriminazioni e atti di violenza rivolti contro gli ebrei in quanto gruppo etnico, religioso o culturale. Si tratta di uno dei fenomeni di odio più antichi e persistenti della storia umana, spesso definito dagli storici "l'odio più lungo". Sebbene il termine stesso sia relativamente recente — coniato nel 1879 — le sue radici affondano nell'antichità e si sono rinnovate attraverso secoli di trasformazioni religiose, nazionaliste e razziste, fino a manifestarsi con nuove forme nel mondo contemporaneo.
Definizione e significato del termine
Dal punto di vista etimologico, antisemitismo è un composto del prefisso greco anti- (contro) e del termine semita, derivato da "Sem", figlio di Noè nella tradizione biblica, da cui si facevano discendere numerosi popoli del Vicino Oriente antico tra cui gli ebrei. Il termine fu introdotto nel 1879 dall'agitatore politico tedesco Wilhelm Marr, che nel pamphlet Der Sieg des Judenthums über das Germanenthum ("La vittoria del giudaismo sul germanesimo") sostituì la precedente espressione Judenhass (odio per gli ebrei) con un vocabolo dal suono più "scientifico", inserendo l'avversione anti-ebraica in una cornice pseudobiologica e razzista. Nello stesso anno Marr fondò la Antisemiten-Liga, prima organizzazione tedesca esplicitamente dedicata a combattere la presunta influenza ebraica nella società germanica.
Una definizione operativa ampiamente adottata a livello internazionale è quella elaborata dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) nel 2016: «L'antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio verso gli ebrei. Le manifestazioni retoriche e fisiche dell'antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e/o le loro proprietà, verso le istituzioni della comunità ebraica e i luoghi di culto». Al 1° gennaio 2026, questa definizione è stata adottata da 1.334 enti nel mondo, tra cui 47 governi nazionali.
Le origini antiche: mondo greco, romano ed egiziano
Le prime tracce documentate di ostilità sistematica verso gli ebrei risalgono al mondo antico. In Egitto, già nel III secolo a.C., scrittori come Manetone descrivevano gli Ebrei come un popolo di lebbrosi cacciati dalla terra dei faraoni, capovolgendo la narrazione biblica dell'Esodo in una narrazione denigratoria. In Grecia e a Roma, l'ostilità derivava principalmente dal rifiuto ebraico di partecipare ai culti politeistici comuni: la pratica del monoteismo esclusivo, la circoncisione, l'astensione da determinati cibi e il rispetto del sabato venivano interpretati come segni di misantropia e di chiusura verso il resto dell'umanità. Autori come Tacito e Apione descrivevano gli ebrei come un popolo ostile al genere umano (odium generis humani).
L'antisemitismo cristiano medievale
Con la diffusione del Cristianesimo e la sua progressiva affermazione come religione di Stato nell'Impero romano (a partire dall'Editto di Milano del 313 d.C.), l'ostilità verso gli ebrei assunse una nuova connotazione teologica. La principale accusa era quella di deicidio: gli ebrei venivano collettivamente ritenuti responsabili della morte di Gesù, una tesi condannata soltanto nel 1965 dal Concilio Vaticano II con la dichiarazione Nostra Aetate.
Nel Medioevo si moltiplicarono le calunnie: l'accusa del sangue sosteneva falsamente che gli ebrei uccidessero bambini cristiani per ricavarne sangue per i riti religiosi; l'accusa di profanazione dell'ostia li accusava di dissacrare le ostie consacrate. Queste leggende portarono a pogrom, espulsioni di massa e massacri. Gli ebrei furono espulsi dall'Inghilterra nel 1290, dalla Francia nel 1306 e dalla Spagna nel 1492. I ghetti — quartieri chiusi in cui erano costretti a risiedere — divennero strumento di segregazione nelle città europee a partire dal Cinquecento.
L'antisemitismo moderno: nazionalismo, razzismo e pseudoscienza
A partire dal XIX secolo, l'antisemitismo subì una radicale trasformazione: da fenomeno prevalentemente religioso divenne un'ideologia razzista e nazionalista. Con la diffusione delle teorie sull'evoluzione e del darwinismo sociale, la discriminazione anti-ebraica fu riformulata in termini biologici: gli ebrei non venivano più considerati "colpevoli" per la loro fede — una condizione che la conversione poteva teoricamente sanare — ma per la loro presunta razza, un'identità immutabile. Opere come i Protocolli dei Savi di Sion, un falso storico fabbricato dalla polizia segreta zarista agli inizi del Novecento, alimentarono la convinzione di un complotto ebraico mondiale per il controllo dell'economia, della politica e dei media.
In Francia, l'Affare Dreyfus (1894) — la condanna ingiusta del capitano Alfred Dreyfus, ufficiale ebreo accusato falsamente di spionaggio — scosse l'opinione pubblica europea e spinse il giornalista Theodor Herzl a fondare il movimento sionista. In Russia, i pogrom organizzati o tollerati dallo Stato uccisero migliaia di ebrei tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Il culmine: la Shoah
L'antisemitismo raggiunse il suo apice criminale con il nazionalsocialismo tedesco. Adolf Hitler pose la persecuzione degli ebrei al centro del proprio programma politico già in Mein Kampf (1925). Dopo la presa del potere nel 1933, le Leggi di Norimberga del 1935 privarono gli ebrei tedeschi della cittadinanza e proibirono i matrimoni misti. La Notte dei cristalli del 9-10 novembre 1938 segnò l'inizio della violenza di massa organizzata dallo Stato. Con la Seconda Guerra Mondiale e la Soluzione Finale (Endlösung), deliberata alla Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942, il regime nazista attuò un genocidio sistematico: circa sei milioni di ebrei — i due terzi della popolazione ebraica europea — furono sterminati nei campi di concentramento e di sterminio.
L'antisemitismo contemporaneo
Lungi dall'essere un fenomeno del passato, l'antisemitismo è in crescita significativa nel XXI secolo, con una forte accelerazione dopo il 7 ottobre 2023 — data degli attacchi di Hamas contro Israele e dell'inizio del conflitto a Gaza. In Italia, secondo il Rapporto annuale del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), nel 2025 sono stati registrati 963 episodi di antisemitismo, di cui 643 online e 320 fisici, rispetto ai 877 del 2024, ai 453 del 2023 e ai 241 del 2022. L'incremento quadriennale è di quasi quattro volte.
In ambito europeo, il Parlamento europeo ha discusso il fenomeno nell'ottobre 2025 in sessione plenaria, rilevando che più della metà dei cittadini europei considera l'antisemitismo un problema nel proprio paese. Secondo dati di Euronews del febbraio 2026, i paesi UE con il maggior numero di episodi segnalati includono Francia, Germania e Austria. Le forme prevalenti includono discorsi d'odio online, scritte sui muri, minacce e aggressioni fisiche. Un ruolo significativo è attribuito all'amplificazione digitale via social media, che consente la circolazione rapida di stereotipi e teorie del complotto.
Sul piano definitorio e legale, al 2026 il dibattito internazionale si concentra sull'applicazione della definizione IHRA e sulla distinzione tra critica legittima delle politiche dello Stato di Israele e antisemitismo mascherato da discorso politico. La definizione stessa, pur ampiamente adottata, è oggetto di discussione accademica e giuridica in diversi paesi.
Domande frequenti
Chi ha inventato il termine "antisemitismo"?
Il termine fu coniato nel 1879 dal giornalista e agitatore politico tedesco Wilhelm Marr, che lo usò per dare una veste pseudoscientifica e razzista all'ostilità verso gli ebrei, distinguendola dal semplice odio religioso. Nello stesso anno fondò la Antisemiten-Liga.
Qual è la differenza tra antisemitismo religioso e razziale?
L'antisemitismo religioso, predominante nel Medioevo, accusava gli ebrei di essere nemici della fede cristiana e lasciava teoricamente aperta la via della conversione. L'antisemitismo razziale, affermatosi nel XIX secolo, considerava l'identità ebraica biologica e immutabile, rendendo impossibile qualsiasi "redenzione" e ponendo le basi per le politiche di sterminio naziste.
Cos'è la definizione IHRA dell'antisemitismo?
È una definizione operativa adottata nel 2016 dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che descrive l'antisemitismo come «una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio verso gli ebrei», con manifestazioni retoriche e fisiche verso persone, istituzioni e luoghi di culto ebraici. Al 2026 è stata adottata da 1.334 enti nel mondo, tra cui 47 governi nazionali.
L'antisemitismo è ancora diffuso oggi?
Sì. I dati più recenti mostrano una crescita significativa in Europa e in Italia. Nel 2025 in Italia sono stati registrati 963 episodi (quasi quattro volte il dato del 2022), con una forte componente online. Il conflitto a Gaza è stato indicato come fattore che ha amplificato la diffusione di ostilità antisemite in molti paesi europei.
Quante persone sono state uccise durante la Shoah?
Circa sei milioni di ebrei furono sterminati dal regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, pari a circa i due terzi dell'intera popolazione ebraica europea. Il genocidio fu pianificato sistematicamente e attuato attraverso una rete di campi di concentramento e sterminio.