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Le mele d'oro di Idunn: il mito norreno spiegato

Pubblicato 30. novembre 2024 Aggiornato 13. giugno 2026

Cosa sono le mele d'oro di Idunn nella mitologia?

Nella mitologia norrena, le mele d'oro di Idunn (in norreno Iðunn) sono i frutti che garantiscono agli dèi Æsir la giovinezza perpetua. Idunn è la dea custode di questi pomi e ogni giorno li offre alle divinità, impedendo loro di invecchiare. Il mito non è una semplice curiosità: tocca uno dei temi centrali della religione nordica, ovvero il fatto che gli stessi dèi non sono immortali per natura, ma dipendono da una fonte esterna di rinnovamento. La vicenda più nota legata a questi frutti è il loro rapimento, narrato nelle fonti medievali islandesi e ancora oggi tra i racconti più citati dell'intero corpus mitologico germanico.

Che cosa sono le mele d'oro di Idunn

Le mele sono descritte come frutti d'oro che gli Æsir consumano per restare giovani. Secondo le fonti, quando gli dèi sentono avvicinarsi la vecchiaia mangiano una delle mele e tornano in piena salute: questo rinnovamento deve continuare fino al Ragnarök, la fine ciclica del mondo. Le mele rappresentano quindi la giovinezza, la fertilità e la rigenerazione, e per estensione la fragilità stessa del potere divino, che non è eterno ma va costantemente alimentato.

Va precisato un punto su cui gli studiosi discutono: il termine norreno epli non indicava necessariamente la mela come la intendiamo oggi, ma poteva riferirsi a frutti o noci in generale. L'identificazione con la mela è in parte una lettura successiva. Ciò che le fonti antiche affermano con certezza è la loro funzione, cioè ridare giovinezza, più che la loro precisa natura botanica.

Chi è Idunn, la custode dei frutti

Idunn è una dea degli Æsir, sposa di Bragi, il dio della poesia e dell'eloquenza. Il suo ruolo è quello di custode delle mele: le conserva in un cofanetto (in norreno eski, una scatola di frassino) e le distribuisce alle altre divinità. Il suo nome è spesso interpretato come "colei che rinnova" o "la ringiovanente", coerentemente con la sua funzione. A differenza di altre divinità, Idunn non è protagonista di numerosi miti: la sua importanza deriva quasi interamente dal fatto di possedere ciò che mantiene in vita gli dèi.

Il mito del rapimento di Idunn

Il racconto più importante è quello del rapimento, tramandato soprattutto da Snorri Sturluson nello Skáldskaparmál (parte dell'Edda in prosa, XIII secolo) e basato sull'antico poema scaldico Haustlǫng di Þjóðólfr di Hvinir.

Durante un viaggio, gli dèi Odino, Hœnir e Loki vengono ostacolati da un'aquila, in realtà il gigante (jǫtunn) Þjazi sotto mentite spoglie. Per liberarsi, Loki è costretto a promettere al gigante che gli consegnerà Idunn insieme alle sue mele. Tornato ad Asgard, Loki convince la dea a uscire dalle mura con l'inganno, dicendole di aver trovato nel bosco mele ancora più belle delle sue e invitandola a portare le proprie per fare un confronto. Nel bosco, Þjazi in forma di aquila la rapisce e la conduce nella sua dimora montana, Þrymheimr.

Privati delle mele, gli dèi cominciano rapidamente a incanutire e invecchiare. Riuniti in assemblea, scoprono che Idunn era stata vista uscire da Asgard in compagnia di Loki e lo costringono, sotto minaccia, a rimediare. Loki prende in prestito il manto di piume di falco di Freyja e vola fino a Þrymheimr. Lì trasforma Idunn in una noce (o in un piccolo seme) e la porta via stringendola tra gli artigli. Þjazi, accortosi della fuga, lo insegue di nuovo in forma di aquila; ma quando entrambi raggiungono Asgard, gli dèi accendono un grande fuoco lungo le mura: le fiamme bruciano le penne dell'aquila, Þjazi precipita e viene ucciso dagli Æsir.

Le conseguenze: Skaði e la riconciliazione

La morte di Þjazi ha uno strascico significativo. Sua figlia, la gigantessa Skaði, scende ad Asgard armata per vendicare il padre. Gli dèi le offrono un risarcimento: potrà scegliersi uno sposo tra loro, ma guardando soltanto i piedi delle divinità. Convinta di scegliere il bellissimo Baldr, finisce invece per sposare Njǫrðr, il dio del mare. A completare la riconciliazione, Loki la fa ridere con uno scherzo, e Odino pone gli occhi di Þjazi in cielo trasformandoli in stelle. Questo episodio collega direttamente il mito delle mele all'origine di Skaði come divinità degli Æsir.

Idunn nelle altre fonti

Oltre allo Skáldskaparmál, Idunn compare nell'Edda poetica. Nel Lokasenna ("la disputa di Loki") è presente al banchetto del gigante del mare Ægir, dove cerca di trattenere il marito Bragi dal litigare con Loki; quest'ultimo la insulta accusandola di leggerezza. Vi è inoltre un poema frammentario, l'Hrafnagaldr Óðins, in cui Idunn è citata, anche se la sua datazione e autenticità sono dibattute. Nel complesso, però, il mito del rapimento resta la principale testimonianza che la riguarda.

Significato e interpretazioni

Le mele d'oro sono lette dagli studiosi come simbolo della rigenerazione vitale e del legame tra divinità e ciclo della natura. Il fatto che la perdita delle mele faccia invecchiare gli dèi sottolinea un tratto distintivo della mitologia norrena rispetto ad altre tradizioni: gli Æsir non sono eterni di per sé, ma vulnerabili e destinati infine a perire nel Ragnarök. Sono frequenti i confronti con altri "frutti dell'immortalità" presenti in diverse mitologie, come i pomi del giardino delle Esperidi nella tradizione greca, sebbene non esista una prova di derivazione diretta tra i due racconti.

Domande frequenti

A cosa servono le mele d'oro di Idunn?

Garantiscono agli dèi Æsir la giovinezza e la salute perenni. Mangiandole, le divinità ringiovaniscono e non invecchiano; senza di esse, come accade durante il rapimento di Idunn, gli dèi cominciano rapidamente a incanutire e a indebolirsi.

Chi rapisce Idunn e le sue mele?

Il gigante Þjazi, in forma di aquila, la rapisce dopo aver costretto Loki a consegnargliela. La conduce nella propria dimora montana di Þrymheimr; sarà poi lo stesso Loki, sotto le piume di falco di Freyja, a riportarla ad Asgard.

Dove è raccontato il mito delle mele di Idunn?

La fonte principale è lo Skáldskaparmál di Snorri Sturluson (Edda in prosa, XIII secolo), che si rifà al poema scaldico Haustlǫng. Idunn compare anche nell'Edda poetica, in particolare nel Lokasenna.

Le mele di Idunn erano davvero mele?

Non con certezza. Il termine norreno epli poteva indicare frutti o noci in genere, e l'identificazione precisa con la mela è in parte un'interpretazione successiva. Le fonti antiche descrivono soprattutto la loro funzione ringiovanente.

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