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Deserto del Gobi: perché è così estremo

Pubblicato 20. maggio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Deserto del Gobi
Deserto del Gobi · Richard Mortel · CC BY 2.0 · Wikimedia

Il deserto del Gobi è uno dei luoghi più inospitali del pianeta: in estate il suolo brucia a oltre 40 °C, in inverno il termometro crolla a –40 °C e in sole ventiquattr'ore la temperatura può oscillare di 35 gradi. Con una superficie di circa 1,3 milioni di chilometri quadrati distribuiti tra la Mongolia meridionale e la Cina settentrionale, il Gobi è il deserto più vasto dell'Asia e il quinto nel mondo. La sua fama di luogo estremo non è esagerazione: è il risultato di una combinazione eccezionale di fattori geografici, altitudinali e climatici che si rinforzano a vicenda.

Dove si trova il Gobi e come si è formato

Il Gobi occupa una vasta fascia che si estende per circa 1.600 km in direzione sud-ovest/nord-est e fino a 800 km di ampiezza nord-sud. Diversamente da quanto si immagina comunemente, non si tratta di un deserto sabbioso: la maggior parte del territorio è coperta da ghiaia, roccia e suolo compatto. Il termine "gobi" deriva dal mongolo e significa letteralmente luogo senz'acqua. La sua origine risale a processi geologici iniziati decine di milioni di anni fa con la collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica, collisione che ha sollevato l'Himalaya e, per effetto a cascata, ha determinato la formazione di questa regione arida.

Il ruolo dell'Himalaya: l'ombra pluviometrica

La causa primaria dell'aridità del Gobi è il cosiddetto effetto ombra pluviometrica generato dalla catena himalayana. Le correnti umide provenienti dall'Oceano Indiano e dal Golfo del Bengala, nel loro percorso verso nord, incontrano la barriera dell'Himalaya, che raggiunge altitudini medie superiori ai 6.000 metri. Costretto a salire, l'aria si raffredda, condensa l'umidità e scarica le precipitazioni sul versante meridionale. Quando le stesse masse d'aria superano la catena, sono praticamente prive di vapore acqueo. Il Gobi si trova quindi in una zona di "deserto da pioggia mancata per ostacolo orografico", un meccanismo che garantisce piogge annue inferiori a 50 mm nelle zone più aride e non superiori a 200 mm nelle aree nord-orientali. A titolo di confronto, Roma riceve mediamente circa 800 mm l'anno.

La posizione continentale: lontano da qualsiasi oceano

Un secondo fattore determinante è la continentalità estrema. Il Gobi si trova al centro della massa continentale eurasiatica, a migliaia di chilometri da qualsiasi oceano. Le grandi distese d'acqua fungono da regolatori termici: rilasciano calore in inverno e lo assorbono in estate, attenuando le escursioni. Privo di questa influenza marittima, il Gobi è esposto a sbalzi termici enormi: le superfici rocciose si surriscaldano rapidamente durante il giorno e si raffreddano altrettanto velocemente di notte, producendo escursioni diurne che possono raggiungere i 35 °C in poche ore.

L'altitudine: un deserto sull'altopiano

A differenza di molti deserti caldi che si trovano a quote prossime al livello del mare, il Gobi giace su un altopiano con quote comprese tra 910 e 1.520 metri sul livello del mare. L'altitudine amplifica ulteriormente le escursioni termiche: l'aria rarefatta si scalda e si raffredda più rapidamente, i raggi solari sono meno filtrati durante il giorno, mentre di notte la perdita di calore per irraggiamento è più intensa. Questo è uno dei motivi per cui il Gobi viene classificato come deserto freddo (cold desert), a differenza del Sahara che è caldo. Le temperature medie di gennaio si attestano intorno a –15/–20 °C, con picchi storici di –40 °C.

L'anticiclone siberiano: il flagello invernale

Nei mesi invernali, il Gobi subisce l'influenza diretta dell'anticiclone siberiano, una vasta area di alta pressione fredda che si forma sulla Siberia e si espande verso sud, investendo le steppe kazake, la Mongolia e la Cina settentrionale. Questo sistema porta aria gelida, secca e stabile, che abbassa ulteriormente le temperature e impedisce qualsiasi precipitazione. L'anticiclone è anche responsabile dei dzud, i disastri invernali tipici della Mongolia: si tratta di eventi in cui periodi di siccità estiva, seguiti da inverni eccezionalmente freddi e nevosi, rendono il pascolo inaccessibile al bestiame. Gli animali non riescono a raggiungere il foraggio sotto il ghiaccio e muoiono in massa. Solo tra il 2000 e il 2014, gli dzud hanno ucciso circa 30 milioni di capi di bestiame in Mongolia.

Le tempeste di sabbia e polvere: il Gobi attacca l'Asia orientale

Le primavere nel Gobi sono segnate da violente tempeste di sabbia e polvere, localmente chiamate kharaburan ("tormenta nera"). I venti che spirano dall'interno del continente sollevano enormi quantità di particolato, che può percorrere migliaia di chilometri. Pechino e Seoul registrano regolarmente episodi di precipitazione di polvere gialla proveniente dal Gobi e dal deserto di Taklamakan. Nel 2021 una tempesta di sabbia particolarmente intensa aveva ridotto la visibilità nella capitale cinese a pochi decine di metri; fenomeni simili si sono ripetuti negli anni successivi, confermando la tendenza.

La vita nel Gobi: adattamenti estremi

Nonostante le condizioni proibitive, il Gobi non è del tutto privo di vita. Alcune specie si sono adattate in modo straordinario: il cammello della Battriana selvatico (Camelus ferus), classificato come specie in pericolo critico di estinzione, sopravvive alle temperature polari invernali e al caldo estivo grazie a riserve di grasso nelle gobbe e a un metabolismo flessibile. Il leopardo delle nevi frequenta le zone montuose ai margini del deserto, mentre il cavallo di Przewalski, estinto in natura e reintrodotto con successo, pascola sulle steppe che bordano il Gobi. La flora include arbusti xerofiti come il saxaul (Haloxylon ammodendron), con radici che penetrano fino a 10 metri in profondità alla ricerca d'acqua.

Il Gobi e i dinosauri: un archivio fossile unico

Le condizioni di aridità estrema che rendono il Gobi inospitale per i viventi lo hanno trasformato in uno dei siti paleontologici più ricchi del mondo. La scarsità di vegetazione e l'erosione eolica portano continuamente alla luce strati sedimentari del Cretaceo. Nel 1923 la spedizione dell'American Museum of Natural History, guidata da Roy Chapman Andrews, scoprì nel Gobi i primi nidi di uova di dinosauro mai trovati, cambiando per sempre la comprensione della biologia dei dinosauri. Da allora la regione ha restituito centinaia di specie, tra cui il Velociraptor, il Protoceratops e il Therizinosaurus.

Cambiamento climatico e desertificazione in espansione

Il Gobi è oggi al centro di una preoccupazione globale crescente. Il cambiamento climatico sta accelerando l'espansione del deserto a scapito delle steppe circostanti: secondo le stime disponibili, circa 3.600 chilometri quadrati di ex praterie sono già stati inglobati dal deserto nella sola parte meridionale. Oltre il 76% del territorio mongolo è interessato da processi di desertificazione, con circa il 20% classificato a livello acuto. Le cause sono sia naturali — l'espansione del Gobi è un fenomeno secolare — sia antropiche: sovrapascolamento, attività mineraria e agricoltura intensiva degradano la copertura vegetale, accelerando l'erosione. Il fenomeno ha conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare e sui flussi migratori interni. Non è casuale che nel 2026 Ulaanbaatar ospiti la COP17 della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD): la Mongolia è in prima linea nella crisi e la comunità internazionale è chiamata a rispondere.

Domande frequenti

Perché il deserto del Gobi è considerato un deserto freddo?

Il Gobi è classificato come deserto freddo perché si trova su un altopiano tra 910 e 1.520 metri di quota e subisce l'influenza dell'anticiclone siberiano. In inverno le temperature scendono regolarmente a –20/–40 °C, a differenza dei deserti caldi come il Sahara dove le temperature invernali raramente scendono sotto zero.

Quante piogge riceve il Gobi ogni anno?

Le precipitazioni annue variano da meno di 50 mm nelle aree più aride della parte occidentale a poco più di 200 mm nelle zone nord-orientali. La scarsità di piogge è causata principalmente dall'effetto ombra pluviometrica dell'Himalaya e dalla posizione continentale.

Che cos'è uno dzud e perché avviene nel Gobi?

Lo dzud è un disastro naturale invernale tipico della Mongolia, causato da un'estate siccitosa seguita da un inverno con neve e ghiaccio eccezionali. Il bestiame non riesce a raggiungere il pascolo sotto il ghiaccio e perisce in massa. Tra il 2000 e il 2014 gli dzud hanno ucciso circa 30 milioni di animali da allevamento.

Il Gobi si sta espandendo?

Sì. Il cambiamento climatico e l'attività umana (sovrapascolamento, minerario, agricoltura) stanno accelerando la desertificazione. Oltre il 76% del territorio mongolo risulta già interessato da processi di desertificazione e circa 3.600 km² di steppe sono già stati trasformati in deserto nella zona meridionale del Gobi.

Perché il Gobi è importante per la paleontologia?

Il Gobi è uno dei siti fossili più ricchi al mondo per la biologia dei dinosauri. L'aridità e l'erosione eolica portano continuamente alla luce strati sedimentari del Cretaceo. Nel 1923 vi furono scoperti i primi nidi di uova di dinosauro mai trovati, e da allora la regione ha restituito centinaia di specie, tra cui Velociraptor e Protoceratops.

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