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Perché la Grande Barriera Corallina sta scomparendo

Pubblicato 10. luglio 2025 Aggiornato 12. giugno 2026

Perché la Grande Barriera Corallina sta scomparendo?

La Grande Barriera Corallina, il più vasto sistema corallino del pianeta che si estende per oltre 2.300 chilometri lungo la costa nord-orientale dell'Australia, sta attraversando il periodo più critico della sua storia documentata. Tra il 2024 e il 2025 ha subìto la perdita di copertura corallina più rapida mai registrata in quasi quarant'anni di monitoraggio scientifico. La causa principale è il riscaldamento delle acque oceaniche legato al cambiamento climatico, che provoca lo sbiancamento (bleaching) di massa dei coralli, ma concorrono anche cicloni tropicali e infestazioni di stelle marine. Non si tratta di una scomparsa improvvisa, bensì di un declino progressivo causato da stress sempre più frequenti che non lasciano al sistema il tempo di rigenerarsi.

Che cos'è lo sbiancamento dei coralli

I coralli che costruiscono la barriera vivono in simbiosi con minuscole alghe chiamate zooxantelle, che risiedono nei loro tessuti, forniscono fino al 90% del nutrimento attraverso la fotosintesi e danno al corallo i suoi colori. Quando la temperatura dell'acqua si alza anche solo di 1-2 °C oltre la media per settimane, i coralli espellono le alghe per stress termico: i tessuti diventano trasparenti lasciando intravedere lo scheletro calcareo bianco. È questo il fenomeno dello sbiancamento.

Un corallo sbiancato non è necessariamente morto: se la temperatura si abbassa rapidamente, può recuperare le alghe e sopravvivere. Ma se lo stress termico si prolunga, il corallo muore di fame. Il problema attuale è la frequenza con cui gli eventi si ripetono: i coralli a crescita lenta impiegano da uno a due decenni per ricostituire una colonia, ma gli sbiancamenti gravi ora si verificano a distanza di pochi anni.

Sei eventi di sbiancamento di massa in nove anni

Dal 2016 la Grande Barriera Corallina ha subìto sei eventi di sbiancamento di massa (2016, 2017, 2020, 2022, 2024 e 2025). L'evento del 2024 è stato il quinto e ha avuto l'estensione spaziale più ampia mai documentata sulla barriera, con sbiancamento da elevato a estremo nelle regioni settentrionale, centrale e meridionale. È stato seguito immediatamente, nel 2025, dal sesto evento: per la seconda volta nella storia la barriera ha vissuto due sbiancamenti consecutivi (dopo la coppia 2016-2017), senza alcuna pausa di recupero.

Questi eventi rientrano nel Quarto Evento Globale di Sbiancamento dei Coralli, iniziato all'inizio del 2023. Secondo la NOAA, l'agenzia oceanografica statunitense, tra il 2023 e la metà del 2025 lo stress termico ha colpito circa l'84% delle barriere coralline del mondo in tutti e tre i bacini oceanici (Pacifico, Atlantico e Indiano), con sbiancamenti documentati in almeno 83 Paesi e territori. È stato l'evento più esteso mai registrato, superando di gran lunga il terzo evento globale del 2014-2017 (68,2% delle barriere). La NOAA ha indicato che il quarto evento globale si è probabilmente concluso a metà del 2025, ma gli scienziati avvertono che si sta entrando in un'era di sbiancamenti quasi annuali.

I dati del crollo 2024-2025

Il rapporto annuale sulle condizioni della barriera pubblicato dall'Australian Institute of Marine Science (AIMS) nell'agosto 2025 ha confermato cifre senza precedenti. I cali della copertura di corallo duro hanno oscillato tra il 14% e il 30% rispetto al 2024, con alcune singole barriere che hanno perso fino al 70,8% della copertura.

  • Settore settentrionale: la copertura media è scesa di circa un quarto, dal 39,8% al 30,0%; presso Lizard Island alcune barriere hanno perso fino al 70% dei coralli. È il calo annuale più ampio mai registrato per la regione.
  • Settore meridionale: riduzione di quasi un terzo, dal 38,9% al 26,9%, con i livelli di stress termico più alti mai misurati in quest'area.

Si tratta dei cali più marcati in un singolo anno da quando il monitoraggio è iniziato, 39 anni fa. La barriera era stata in apparente ripresa fino al 2024, ma quei guadagni — costruiti soprattutto da coralli ramificati a crescita rapida ma fragili — sono stati spazzati via in una sola stagione, segno di un ecosistema sempre più volatile.

Non solo calore: le altre minacce

Sebbene il riscaldamento delle acque sia il fattore dominante, il declino è alimentato da una combinazione di pressioni:

  • Cicloni tropicali: tempeste sempre più intense distruggono fisicamente le strutture coralline, in particolare nelle regioni meridionali.
  • Stella marina corona di spine (Acanthaster planci): predatore naturale dei coralli, le sue infestazioni periodiche, aggravate dall'inquinamento da nutrienti agricoli, divorano vaste superfici di barriera.
  • Qualità dell'acqua: deflussi agricoli, sedimenti e fertilizzanti dalla terraferma riducono la resilienza dei coralli.
  • Acidificazione degli oceani: l'assorbimento di anidride carbonica rende l'acqua più acida, ostacolando la capacità dei coralli di costruire lo scheletro calcareo.

La barriera scomparirà davvero?

Gli scienziati non parlano di estinzione totale e immediata, ma di un punto di svolta. La causa di fondo — l'aumento della temperatura media globale — continua a crescere, e finché le emissioni di gas serra non saranno ridotte drasticamente gli eventi di sbiancamento diventeranno troppo frequenti perché la barriera possa recuperare tra uno e l'altro. Limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali è considerato la soglia oltre la quale la maggior parte delle barriere coralline tropicali non sopravviverebbe nella forma attuale. Programmi di ripristino, allevamento di coralli più resistenti al calore e controllo delle stelle marine offrono un aiuto locale, ma nessuna soluzione tecnica può sostituire la riduzione delle emissioni.

Domande frequenti

La Grande Barriera Corallina è già morta?

No. Nel 2025 la copertura di corallo vivo restava intorno al 26-30% nei settori più colpiti, ben lontana dallo zero. Tuttavia ha subìto il calo annuale più rapido mai registrato e gli scienziati la considerano in grave declino, con un futuro a rischio se il riscaldamento globale non viene contenuto.

Perché i coralli diventano bianchi?

Per lo stress da calore i coralli espellono le alghe simbiotiche (zooxantelle) che danno loro colore e nutrimento. Senza queste alghe il tessuto diventa trasparente e si vede lo scheletro bianco. Se l'acqua resta calda troppo a lungo, il corallo muore.

Quanti eventi di sbiancamento di massa ci sono stati?

Sei dal 2016: negli anni 2016, 2017, 2020, 2022, 2024 e 2025. Quelli del 2024 e 2025 sono stati consecutivi, senza pause di recupero, e fanno parte del Quarto Evento Globale di Sbiancamento iniziato nel 2023.

Qual è la causa principale del declino?

Il riscaldamento delle acque oceaniche dovuto al cambiamento climatico, che provoca lo sbiancamento di massa. Concorrono cicloni tropicali, infestazioni di stelle marine corona di spine, scarsa qualità dell'acqua e acidificazione degli oceani.

Si può ancora salvare la barriera?

Solo riducendo drasticamente le emissioni globali di gas serra per contenere il riscaldamento entro 1,5 °C. Le tecniche di ripristino, l'allevamento di coralli resistenti al calore e il controllo dei predatori aiutano a livello locale, ma non sostituiscono l'azione sul clima.

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