Qual è la storia breve del Montenegro dalle origini a oggi
Il Montenegro è uno dei paesi più giovani d'Europa: la sua indipendenza moderna risale soltanto al 2006, eppure la storia di questo piccolo stato balcanico è antichissima e straordinariamente ricca. Affacciato sul Mar Adriatico con appena 294 km di costa, con una superficie di 13.883 km² e una popolazione di circa 633.000 abitanti, il Montenegro è un territorio di montagne aspre, laghi cristallini e villaggi medievali che conservano secoli di memoria. Ripercorrere la storia del Montenegro significa attraversare Bisanzio e Venezia, l'Impero ottomano e la Jugoslavia, fino all'indipendenza proclamata il 3 giugno 2006 in seguito a un referendum storico.
Le origini antiche: Doclea e le tribù slave
Il territorio corrispondente all'attuale Montenegro fu abitato fin dall'antichità da popolazioni illiriche. La città di Doclea, situata nella valle del fiume Zeta vicino all'odierna Podgorica, era un importante centro romano già nel I secolo d.C. e in seguito divenne sede vescovile cristiana. Quando l'Impero Romano d'Occidente crollò e le migrazioni dei popoli germanici e slavi trasformarono il volto dell'Europa, anche i Balcani furono investiti da ondate migratorie tra il VI e il VII secolo.
Le tribù slave che si insediarono nel territorio dell'attuale Montenegro si fusero gradualmente con le popolazioni locali di origine illirica e romana. Il processo di slavizzazione fu lento ma profondo, e portò alla formazione di comunità agricole e pastorali che avrebbero poi dato vita ai primi principati locali. Il nome "Doclea" si trasformò nel corso del Medioevo in "Duklja", il nome medievale dello stato che avrebbe preceduto il Montenegro storico.
Il principato di Zeta e l'ascesa medievale
Nel IX e X secolo, il territorio prese il nome di Zeta, dal fiume che scorre nella pianura centrale. È in questo periodo che emergono le prime entità statali organizzate. Nel 1042, il principe Stefan Vojislav guidò una ribellione vittoriosa contro il dominio dell'Impero Bizantino, portando la Zeta alla piena indipendenza. Questo evento è considerato uno dei momenti fondativi della storia montenegrina.
I successori di Stefan Vojislav, in particolare il figlio Mihailo e il nipote Costantino Bodin, riuscirono ad ampliare notevolmente il territorio della Zeta, arrivando a controllare gran parte dei Balcani occidentali. Costantino Bodin, incoronato re dei Bulgari nel 1072 dopo aver guidato una rivolta anti-bizantina, rappresenta il momento di massima espansione del potere medievale zetan.
Tuttavia, la stabilità politica del principato era fragile. Conflitti interni, lotte dinastiche e la pressione dei vicini stati serbi indebolirono progressivamente l'autonomia della Zeta. Nel XII e XIII secolo, il territorio cadde sotto l'influenza e poi il controllo del Grande Stato Serbo, la Rascia (Raška), che raggiunse il suo apice sotto il regno di Stefan Dušan nel XIV secolo.
La famiglia Balšić e la resistenza all'Impero Ottomano
Con il declino dell'Impero Serbo dopo la morte di Stefan Dušan nel 1355 e la catastrofe della battaglia di Kosovo nel 1389, il territorio della Zeta conobbe un periodo di relativa autonomia sotto il dominio della famiglia Balšić. Questi signori locali si trovarono a dover navigare tra le pressioni crescenti dell'Impero Ottomano in espansione da un lato e la Repubblica di Venezia dall'altro.
Venezia, con i suoi interessi commerciali lungo la costa adriatica, esercitò un controllo diretto su molte delle città costiere montenegrine per quasi tre secoli, lasciando un'impronta culturale e architettonica ancora visibile nella città vecchia di Kotor, oggi Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
All'inizio del XV secolo, il potere nella Zeta passò alla famiglia Crnojevic, che spostò il centro del proprio dominio verso le montagne interne per sfuggire all'avanzata ottomana. Ivan Crnojevic fondò Cetinje intorno al 1482 come nuova capitale, stabilendo anche una delle prime tipografie della regione balcanica. Fu probabilmente in questo periodo che il territorio iniziò a essere chiamato "Crna Gora", ovvero "Montagna Nera", che in italiano diventa "Montenegro".
Sotto i Vescovi-Principi: la Casa di Petrovic-Njegos
Dopo che l'ultimo signore dei Crnojevic cedette le principali città costiere ai Veneziani e fuggì dall'avanzata ottomana, il Montenegro delle montagne mantenne una semicoerente autonomia grazie al ruolo dei vescovi ortodossi. A partire dal 1696, con Danilo I, il potere ecclesiastico e politico si concentrò nella Casa di Petrovic-Njegos, una casata che avrebbe guidato il Montenegro per oltre due secoli.
Il sistema di governo teocratico che ne derivò era unico nei Balcani: i Vladika (vescovi-principi) erano al tempo stesso capi spirituali e militari del popolo montenegrino. La piccola comunità di montagna riuscì a mantenere la propria identità e indipendenza de facto nonostante l'encirclement ottomano, resistendo a numerose campagne militari grazie alla conformazione impervia del territorio e al feroce spirito guerriero della popolazione.
Il personaggio più straordinario di questa dinastia fu Petar II Petrovic-Njegos (1813-1851), vescovo-principe, poeta e filosofo, autore del "Gorski Vijenac" (La corona di montagna), considerato il capolavoro della letteratura serbo-montenegrina. Njegos rappresenta ancora oggi un simbolo nazionale di prima grandezza, venerato quasi come un santo.
L'indipendenza riconosciuta e il regno (1878-1918)
Nel 1851 il principe Danilo II secolarizzò il principato, separando il potere ecclesiastico da quello politico e trasformandosi in principe laico. La svolta internazionale più importante arrivò nel 1878, con il Congresso di Berlino, in cui le grandi potenze europee riconobbero formalmente l'indipendenza del Montenegro come stato sovrano, insieme a quella di Serbia e Romania.
Il riconoscimento internazionale aprì una fase di modernizzazione: vennero costruite strade, scuole e strutture amministrative. Il Montenegro aprì relazioni diplomatiche con i principali stati europei e iniziò a formare un esercito regolare. Nel 1910, il principe Nikola I proclamò il Montenegro regno, assumendo il titolo di re.
Le guerre balcaniche del 1912-1913 videro il Montenegro combattere al fianco di Serbia, Bulgaria e Grecia contro l'Impero Ottomano, ottenendo nuovi territori. Tuttavia, la Prima Guerra Mondiale risultò fatale all'indipendenza montenegrina: il paese fu occupato dall'Austria-Ungheria nel 1916 e, dopo la fine del conflitto, nel 1918 fu incorporato nel neo-costituito Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (poi ribattezzato Jugoslavia nel 1929).
Il Montenegro nella Jugoslavia e il secondo dopoguerra
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Montenegro fu teatro di una resistenza partigiana intensa, guidata dai comunisti di Josip Broz Tito. Dopo la liberazione, il Montenegro divenne una delle sei repubbliche costituenti della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, con un'ampia autonomia interna ma integrata nel sistema federale jugoslavo.
Il periodo socialista portò una modernizzazione rapida: furono costruite industrie, strade, la ferrovia Belgrado-Bar che raggiunge il mare montenegrino, e le università. La città di Titograd (oggi Podgorica) fu ricostruita e ampliata dopo i bombardamenti della guerra, diventando la principale città e in seguito la capitale del paese.
Con la morte di Tito nel 1980 e la crisi del sistema federale jugoslavo negli anni Ottanta, il Montenegro si trovò di fronte a scelte difficili. Quando la Jugoslavia cominciò a dissolversi e Slovenia, Croazia e Bosnia dichiararono l'indipendenza nel 1991-1992, il Montenegro scelse di rimanere unito alla Serbia nella nuova Federazione di Serbia e Montenegro.
Il referendum del 2006 e la nuova indipendenza
La Federazione di Serbia e Montenegro, costituita nel 2003 come successore della Repubblica Federale di Jugoslavia, era fin dall'inizio una costruzione istituzionale fragile. Al Montenegro fu garantito il diritto di organizzare un referendum sull'indipendenza dopo tre anni.
Il 21 maggio 2006 si tenne il referendum sull'indipendenza. Il risultato fu estremamente ravvicinato: il 55,5% dei votanti, corrispondente a 230.661 voti, si espresse a favore dell'indipendenza, appena oltre la soglia del 55% richiesta dall'Unione Europea per riconoscere il risultato come valido. Il 3 giugno 2006 il parlamento montenegrino proclamò formalmente l'indipendenza, e il 28 giugno 2006 Serbia riconobbe la sovranità del nuovo stato.
Da allora, il Montenegro ha perseguito con determinazione l'integrazione nelle strutture euro-atlantiche. Nel 2017 è entrato a far parte della NATO e nel 2010 ha ricevuto lo status di paese candidato all'adesione all'Unione Europea, avviando formalmente i negoziati di adesione nel 2012. Il percorso di integrazione europea rimane il principale obiettivo della politica estera montenegrina.
Domande frequenti
Quando ha ottenuto l'indipendenza il Montenegro?
Il Montenegro ha proclamato la propria indipendenza il 3 giugno 2006, in seguito a un referendum tenuto il 21 maggio 2006. Il 55,5% dei votanti si espresse a favore dell'indipendenza dalla Serbia e Montenegro, superando di poco la soglia del 55% richiesta dall'Unione Europea. Prima di questa data, il Montenegro faceva parte della Federazione di Serbia e Montenegro (2003-2006) e, in precedenza, della Repubblica Federale di Jugoslavia.
Qual è la capitale del Montenegro?
La capitale e la città più grande del Montenegro è Podgorica, che ospita circa il 30% dell'intera popolazione del paese. Podgorica è sede del governo, del parlamento e delle principali istituzioni statali. Cetinje, l'antica capitale reale dei Petrovic-Njegos, mantiene un ruolo simbolico e culturale di grande importanza ed è ancora oggi considerata la capitale storica del paese.
Qual è la religione principale del Montenegro?
La maggioranza della popolazione montenegrina è cristiana ortodossa. La composizione religiosa riflette la diversità etnica del paese: i Montenegrini e i Serbi (che insieme costituiscono circa il 75% della popolazione) sono prevalentemente ortodossi, i Bosniaci (circa 8%) e molti Albanesi (circa 5%) sono musulmani, mentre una piccola minoranza è cattolica, concentrata soprattutto nelle aree costiere di tradizione veneziana come la baia di Kotor.
Il Montenegro fa parte dell'Unione Europea?
No, il Montenegro non è ancora membro dell'Unione Europea, ma è un paese candidato in fase avanzata di negoziati. Ha ricevuto lo status di candidato nel 2010 e ha avviato formalmente i negoziati di adesione nel 2012. Il Montenegro è membro della NATO dal 2017. L'integrazione europea rimane l'obiettivo prioritario della politica estera montenegrina, anche se i progressi nei negoziati sono stati più lenti del previsto a causa di riforme necessarie in materia di stato di diritto e lotta alla corruzione.
Perché il paese si chiama Montenegro?
Il nome "Montenegro" deriva dall'italiano e significa "Montagna Nera". In montenegrino e serbo il paese si chiama "Crna Gora", che ha lo stesso significato. Il nome fa riferimento al monte Lovchen, che domina la regione di Cetinje e che, visto dal mare, appare di colore scuro a causa della fitta vegetazione di querce e conifere. Il nome iniziò a diffondersi nel XV secolo, quando la famiglia Crnojevic fondò Cetinje come nuova capitale e il territorio iniziò a essere identificato con questa denominazione geografica.
Qual è l'etnia predominante in Montenegro?
La composizione etnica del Montenegro è oggetto di dibattito e strettamente legata all'identità politica. Secondo il censimento del 2011, i Montenegrini costituivano il 44,98% della popolazione, i Serbi il 28,73%, i Bosniaci il 8,65%, gli Albanesi il 4,91% e altre minoranze il restante. La questione se Montenegrini e Serbi costituiscano due etnie distinte o varianti della stessa etnia è un tema politicamente sensibile che divide tuttora la società montenegrina.