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Nut, dea egizia del cielo: ruolo, miti e simbologia

Pubblicato 9. giugno 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Dea
Dea · J. Augustus Knapp · Public domain · Wikimedia

Nella religione dell'antico Egitto, Nut (resa anche come Nout o Nwt) era la dea del cielo, raffigurata come una donna dal corpo inarcato sopra la terra e cosparso di stelle. Più che una semplice personificazione della volta celeste, Nut svolgeva una funzione cosmica centrale: ogni giorno inghiottiva e faceva rinascere il sole, garantendo il ciclo del tempo, e accoglieva i defunti per rigenerarli. Era al tempo stesso una delle divinità più antiche del pantheon egizio e una delle "grandi madri", essendo genitrice di alcune delle figure più importanti del mito.

Chi era Nut nel pantheon egizio

Nut apparteneva alla cosiddetta Enneade di Eliopoli, il gruppo di nove divinità primordiali che formava il nucleo della cosmologia egizia più diffusa. Era figlia di Shu, dio dell'aria, e di Tefnut, dea dell'umidità, a loro volta generati dal dio creatore Atum (poi identificato con Ra). Sorella e sposa di Geb, dio della terra, Nut chiudeva con lui la coppia che separava il cielo dalla terra.

Una particolarità dell'immaginario egizio, che la distingue da molte altre tradizioni mediterranee e indoeuropee, è l'inversione dei generi cosmici: mentre presso greci e romani il cielo è maschile (Urano) e la terra femminile (Gaia), in Egitto il cielo era una donna, Nut, e la terra un uomo, Geb. Questa scelta colloca la generazione e la nascita in cima al cosmo, sotto il segno di una divinità femminile.

L'iconografia: il corpo come volta celeste

La rappresentazione più nota di Nut la mostra come una donna nuda inarcata, con le punte delle dita e dei piedi appoggiate ai quattro punti cardinali e il corpo cosparso di stelle. Sotto di lei giace Geb, la terra, talvolta raffigurato disteso o con il corpo curvo per il desiderio di raggiungerla. Tra i due si interpone il padre Shu, l'aria, che con le braccia alzate sostiene la dea e impedisce al cielo di ricongiungersi alla terra.

Questa immagine non era soltanto decorativa: spiegava la struttura stessa del mondo. Lo spazio in cui vivono uomini, animali e divinità è esattamente il vuoto creato dalla separazione tra Nut e Geb, mantenuto aperto dall'aria. In alcune varianti Nut viene rappresentata anche come una vacca celeste o come una scrofa che divora i propri piccoli, immagine quest'ultima legata al suo rapporto con le stelle.

Il ruolo cosmico: inghiottire e partorire il sole

La funzione mitologica più caratteristica di Nut riguarda il ciclo quotidiano del sole. Secondo il mito, ogni sera al tramonto la dea inghiottiva il dio solare Ra, che attraversava durante la notte l'interno del suo corpo — assimilato al mondo sotterraneo (Duat) — per essere poi partorito di nuovo all'alba. Il sole percorreva così quotidianamente il ventre della dea, scomparendo nella sua bocca a occidente e rinascendo dal suo grembo a oriente.

Lo stesso destino toccava alle stelle: Nut le divorava al mattino e le restituiva al cielo la sera. Per questo era considerata una divinità intimamente legata ai concetti di morte e rinascita, e il suo corpo era visto come il motore stesso del tempo, garante dell'alternarsi regolare di giorno e notte. Studi astronomici recenti, fino al 2026, hanno inoltre proposto di riconoscere nella linea sinuosa che attraversa il corpo della dea in alcune raffigurazioni sui sarcofagi una possibile rappresentazione della Via Lattea, rafforzando il legame tra l'iconografia di Nut e l'osservazione concreta del cielo notturno.

La separazione di cielo e terra

Uno dei miti più diffusi spiega perché cielo e terra siano divisi. In origine Nut e Geb erano strettamente uniti in un abbraccio. Il dio Ra, contrariato da quell'unione — secondo alcune versioni perché temeva la discendenza della coppia — ordinò a Shu di separarli. L'aria si insinuò allora tra i due corpi, sollevando Nut in alto e lasciando Geb disteso in basso: nacquero così la volta del cielo, lo spazio dell'aria e la superficie terrestre.

I cinque giorni epagomeni e la nascita degli dèi

A questa separazione si lega il celebre mito dei cinque giorni "aggiuntivi". Ra, adirato, maledisse Nut perché non potesse partorire in nessuno dei trecentosessanta giorni dell'anno. Il dio della sapienza Thot intervenne giocando a un gioco da tavolo (in alcune versioni con la Luna) e vincendo abbastanza luce da formare cinque giorni supplementari, posti al di fuori del calendario regolare. In quei giorni "rubati", detti epagomeni, Nut poté generare le sue divinità: Osiride, Iside, Seth e Nefti (in alcune tradizioni anche Horus l'antico). Questo racconto offriva agli egizi una spiegazione mitica della struttura del loro calendario, basato su 360 giorni più 5 giorni festivi finali.

Nut e il culto dei morti

Il legame di Nut con la rinascita ne fece una figura fondamentale nelle pratiche funerarie. La dea che ogni notte accoglieva il sole nel proprio corpo per ridarlo alla vita era la garante ideale della resurrezione del defunto. Per questo la sua immagine compare frequentemente all'interno dei sarcofagi e dei coperchi delle bare, dipinta sul lato interno del coperchio così da chinarsi protettivamente sul corpo del morto.

In questa funzione Nut veniva identificata con la bara stessa, intesa come grembo materno: il defunto, accolto "dentro" la dea, ripeteva il viaggio notturno del sole e poteva sperare di rinascere nell'aldilà. I Testi delle Piramidi e i Testi dei Sarcofagi conservano formule in cui la dea distende le sue braccia o le sue ali sul re defunto, chiamandolo a sé come una madre.

Domande frequenti

Di che cosa era dea Nut?

Nut era la dea egizia del cielo, della volta celeste e delle stelle. Per estensione era anche divinità della nascita, della morte e della rinascita, per via del suo ruolo nel ciclo quotidiano del sole e nella protezione dei defunti.

Perché Nut inghiottiva il sole?

Secondo il mito, ogni sera Nut inghiottiva il dio solare Ra, che attraversava il suo corpo durante la notte per essere partorito di nuovo all'alba. Questo spiegava l'alternarsi del giorno e della notte e simboleggiava il ciclo eterno di morte e rinascita.

Chi erano i figli di Nut?

Dall'unione con Geb, Nut generò Osiride, Iside, Seth e Nefti, e in alcune tradizioni anche Horus l'antico. Secondo il mito poté partorirli solo durante i cinque giorni epagomeni ottenuti da Thot, posti al di fuori dell'anno di 360 giorni.

Perché Nut e Geb furono separati?

Cielo (Nut) e terra (Geb) erano in origine uniti in un abbraccio. Il dio Ra ordinò a Shu, dio dell'aria, di separarli: Shu sollevò Nut verso l'alto e lasciò Geb in basso, creando lo spazio del mondo abitato.

Perché Nut è raffigurata sui sarcofagi?

Per il suo legame con la rinascita: la dea che ogni notte rigenerava il sole era considerata garante della resurrezione del defunto. La sua immagine, dipinta all'interno della bara, accoglieva il morto come un grembo materno da cui poter rinascere.

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