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Terza Roma: significato e storia della dottrina russa

Pubblicato 6. marzo 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

L'espressione «Terza Roma» (in russo Tretij Rim) indica una dottrina politico-religiosa secondo cui Mosca sarebbe l'erede legittima dell'antica Roma e di Costantinopoli, e quindi l'ultimo vero centro della cristianità ortodossa, destinato a custodire la fede autentica fino alla fine dei tempi. Formulata tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, la formula «Mosca terza Roma» non è soltanto un concetto teologico, ma un autentico mito fondativo dell'identità russa, capace di attraversare i secoli — dallo zarismo, all'ateismo sovietico, fino al nazionalismo religioso della Russia contemporanea, dove resta un riferimento ideologico tuttora attivo nel 2026.

Le origini: Filofej di Pskov

La paternità della formula è tradizionalmente attribuita a Filofej (Filoteo) di Pskov, monaco del monastero di Eleazar vissuto nella seconda metà del XV e nei primi decenni del XVI secolo. In alcune lettere indirizzate alle autorità moscovite — la più celebre rivolta intorno al 1510 al gran principe Vasilij III — Filofej espose una visione teologica della storia universale fondata su una successione di tre «Rome».

Il ragionamento si articola in tre passaggi. La prima Roma, quella dei papi, sarebbe caduta a causa dell'eresia, cioè per l'allontanamento dalla retta fede dopo lo scisma con la Chiesa d'Oriente. La seconda Roma, Costantinopoli, sarebbe stata punita per il tradimento dell'ortodossia consumato con l'unione di Firenze del 1439 e infine distrutta dai turchi ottomani nel 1453. Restava dunque Mosca, terza ed ultima Roma, unico baluardo della vera fede. La frase più nota di Filofej recita: «Due Rome sono cadute, la terza è in piedi e una quarta non vi sarà». Mosca era così presentata come eterna e insostituibile.

Il contesto storico del XV-XVI secolo

La dottrina non nacque nel vuoto. Diversi eventi avevano creato le condizioni per una simile autocoscienza. Nel 1453 la caduta di Costantinopoli aveva privato l'ortodossia del suo centro storico. Nel 1480, con la fine del «giogo tartaro-mongolo», la Moscovia aveva conquistato la piena indipendenza politica. Nel 1472, inoltre, il gran principe Ivan III aveva sposato Sofia (Zoe) Paleologa, nipote dell'ultimo imperatore bizantino, gesto che permetteva ai sovrani moscoviti di rivendicare una continuità dinastica con Bisanzio e di adottarne simboli come l'aquila bicipite.

In questo quadro, la teoria della Terza Roma fornì una giustificazione religiosa all'ascesa dello Stato moscovita e al titolo di zar (derivato dal latino caesar), assunto ufficialmente da Ivan IV il Terribile nel 1547. Va però sottolineato che, alle sue origini, la formula aveva un significato prevalentemente escatologico e morale: era un richiamo alla responsabilità di custodire la purezza della fede, più che un programma di espansione imperiale. La sua trasformazione in dottrina di potenza è frutto delle riletture successive.

Dimensione religiosa e politica

Sul piano ecclesiastico, la dottrina trovò un riscontro concreto nel 1589, quando la Chiesa di Mosca ottenne l'elevazione al rango di patriarcato autocefalo, il quinto della cristianità ortodossa dopo Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Mosca poteva così presentarsi non solo come potenza politica, ma come autonomo centro spirituale dell'ortodossia.

Sul piano politico, l'idea alimentò progressivamente la convinzione di una missione provvidenziale della Russia: quella di essere il popolo «eletto» chiamato a difendere e diffondere la vera fede. Nel corso dell'Ottocento questa visione confluì nella celebre triade ideologica formulata sotto Nicola I dal ministro Sergej Uvarov — «Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità» — e nutrì correnti come lo slavofilismo e il panslavismo, che attribuivano alla Russia un destino spirituale distinto e superiore rispetto a un Occidente percepito come decadente.

Critiche e ridimensionamenti storiografici

La storiografia contemporanea invita alla cautela. Diversi studiosi hanno mostrato che, prima del XIX secolo, la formula di Filofej ebbe in realtà una circolazione limitata e non costituì mai una vera «ideologia di Stato» nella Russia medievale e moderna. La sua fortuna come grande mito nazionale è in larga parte una costruzione successiva, elaborata da intellettuali, teologi e pubblicisti dell'Ottocento e del Novecento che la riscoprirono e la caricarono di significati imperiali e messianici estranei alle intenzioni originarie del monaco di Pskov. La Terza Roma è dunque, oggi, tanto un fatto storico quanto un oggetto di reinterpretazione politica.

La Terza Roma nella Russia contemporanea

Nel XXI secolo il tema ha conosciuto un netto rilancio. Sotto la presidenza di Vladimir Putin, il Cremlino e il Patriarcato di Mosca — guidato dal patriarca Kirill — hanno valorizzato l'eredità della «Terza Roma» per affermare l'eccezionalismo russo e il ruolo del Paese come difensore dei «valori tradizionali» contro un Occidente ritenuto moralmente corrotto. La retorica della missione spirituale russa è stata ampiamente impiegata anche per fornire una cornice ideologica all'aggressione dell'Ucraina avviata nel 2022, presentata in chiave di unità storica e religiosa dei popoli della «Rus'».

Pensatori del nazionalismo russo, tra cui figure note del cosiddetto neo-eurasiatismo, hanno reintegrato il concetto in teorie geopolitiche che immaginano la Russia come polo di una civiltà alternativa a quella euro-atlantica. Nel 2026 la dottrina della Terza Roma resta perciò un riferimento simbolico vivo nel discorso pubblico russo, sebbene gli analisti la considerino più uno strumento di legittimazione del potere e dell'imperialismo che una reale linea di continuità con il pensiero di Filofej.

Domande frequenti

Chi ha inventato la formula «Mosca terza Roma»?

La formula è tradizionalmente attribuita al monaco Filofej di Pskov, che la espresse in alcune lettere alle autorità moscovite intorno al 1510, in particolare in una missiva al gran principe Vasilij III.

Quali erano la prima e la seconda Roma?

La prima Roma è la Roma dei papi, considerata caduta per eresia; la seconda Roma è Costantinopoli, ritenuta punita per il tradimento dell'ortodossia e distrutta dai turchi nel 1453. Mosca era presentata come la terza e definitiva.

La Terza Roma era davvero l'ideologia ufficiale dello Stato russo?

No, non nel senso comune. Gli studi recenti mostrano che prima dell'Ottocento la formula ebbe scarsa diffusione. La sua fama come grande mito nazionale e imperiale è in larga parte una rielaborazione di intellettuali del XIX e XX secolo.

Che significato ha la Terza Roma oggi?

Nel 2026 il concetto è usato come riferimento simbolico dal potere russo e dalla Chiesa ortodossa per affermare l'eccezionalismo nazionale e giustificare scelte politiche, inclusa la guerra in Ucraina, in chiave di missione spirituale.

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