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Bashar al-Assad: storia, regime e caduta del dittatore siriano

Pubblicato 19. dicembre 2024 Aggiornato 15. giugno 2026

Chi è Bashar al-Assad e quale impatto ha avuto sulla Siria?

Bashar al-Assad è stato il presidente della Siria dal luglio 2000 all'8 dicembre 2024, data in cui il suo regime è crollato sotto la pressione di un'offensiva ribelle. Medico oculista di formazione, divenne capo di Stato quasi per caso, dopo la morte del fratello maggiore, ed ereditò un sistema di potere autoritario fondato dal padre Hafez. Nel corso dei suoi ventiquattro anni di governo, il suo nome è diventato indissolubile dalla guerra civile più devastante del XXI secolo, da crimini di guerra documentati — incluso l'uso di armi chimiche contro la popolazione civile — e da una crisi umanitaria che ha ridisegnato la demografia della Siria e dell'intera regione.

Origini e formazione

Bashar Hafez al-Assad nacque l'11 settembre 1965 a Damasco. Figlio del presidente Hafez al-Assad, fondatore dell'egemonia del partito Ba'ath in Siria, non era destinato a diventare il successore del padre: quel ruolo spettava al fratello maggiore Bassel, ritenuto il più carismatico e politicamente capace. Bashar seguì invece una carriera medica, laurandosi in medicina e specializzandosi in oftalmologia presso l'Università di Damasco, per poi trasferirsi a Londra nei primi anni Novanta per perfezionare la propria formazione.

Nel gennaio 1994 Bassel al-Assad morì in un incidente stradale. Da quel momento Hafez cominciò a preparare Bashar alla successione: lo fece rientrare in patria, lo inserì nell'accademia militare e lo introdusse progressivamente nelle strutture di potere del regime. Alla morte di Hafez al-Assad, il 10 giugno 2000, Bashar aveva trentaquattro anni. Il parlamento siriano abbassò in fretta il limite di età per la presidenza da quaranta a trentaquattro anni, e Bashar fu eletto con il 97,29% dei voti in un referendum privo di concorrenti.

Gli anni iniziali e il "disgelo di Damasco"

I primi mesi della presidenza di Assad suscitarono speranze di apertura. Nel periodo noto come "Primavera di Damasco" (2000–2001), intellettuali e attivisti siriani pubblicarono petizioni chiedendo riforme democratiche, la liberazione dei prigionieri politici e la fine della legge marziale in vigore dal 1963. Assad sembrava tollerare il dibattito. Ma nel giro di pochi mesi represse il movimento, arrestò i principali promotori e segnalò che il sistema non avrebbe cambiato natura.

Sul piano internazionale, Assad mantenne l'alleanza strategica con l'Iran e con Hezbollah in Libano, avvicinò la Siria alla Russia e mantenne una postura ambigua nei confronti dell'Occidente: né pienamente allineato né apertamente ostile, fino a quando le rivolte del 2011 non spinsero il regime verso una guerra aperta contro la propria popolazione.

La guerra civile siriana (2011–2024)

Nel marzo 2011, sull'onda delle rivolte della Primavera araba, anche in Siria esplosero proteste di piazza animate da richieste di riforme e libertà. La risposta del regime fu immediata e brutale: cecchini sulle folle, arresti di massa, tortura sistematica nei centri di detenzione. Anziché spegnersi, la protesta si trasformò in insurrezione armata, poi in guerra civile con molteplici attori: fazioni ribelli moderate, gruppi jihadisti (tra cui lo Stato Islamico e Jabhat al-Nusra), le forze curde siriane (SDF), e potenze straniere che sostennero le parti opposte.

Assad sopravvisse militarmente grazie all'intervento diretto della Russia — in particolare dal settembre 2015, con campagne aeree che colpirono sia posizioni jihadiste sia zone civili — e dell'Iran, che inviò milizie sciite da tutto il Medio Oriente. Le forze lealiste recuperarono progressivamente i territori perduti: Aleppo nel 2016, la Ghouta orientale nel 2018, Daraa nel 2021.

Il bilancio umano del conflitto è tra i più gravi del dopoguerra: oltre 600.000 persone uccise tra il 2011 e il 2024; più di 6,8 milioni di sfollati interni; circa 7 milioni di rifugiati fuggiti all'estero, principalmente in Turchia, Libano, Giordania e nell'Unione Europea. Entro la metà del 2023, oltre il 90% dei siriani viveva al di sotto della soglia di povertà.

Crimini di guerra e uso di armi chimiche

Le forze lealiste di Assad furono responsabili di oltre il 90% delle vittime civili documentate nel conflitto. La Syrian Network for Human Rights ha accertato l'uccisione di almeno 202.000 civili per mano delle forze del regime, tra cui oltre 23.000 bambini e 12.000 donne. Tra le pratiche sistematicamente documentate: bombardamenti indiscriminati su aree residenziali, ospedali e mercati; uso di bombe a grappolo; arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione — il carcere di Sednaya è diventato simbolo di questo sistema — ed esecuzioni sommarie.

Particolarmente grave fu il ricorso alle armi chimiche. Il 21 agosto 2013, un attacco con gas sarin nella Ghouta orientale, sobborgo di Damasco, uccise tra 281 e 1.729 persone secondo le stime (la discrepanza dipende dalle fonti). Nonostante le pressioni internazionali — gli Stati Uniti avevano indicato l'uso di armi chimiche come "linea rossa" — Assad non subì conseguenze militari significative. Successive indagini dell'OPCW accertarono la responsabilità governativa anche per gli attacchi di Khan Shaykhun (2017, sarin) e Douma (2018, cloro). Nel settembre 2023 la Francia emise un mandato di arresto internazionale contro Assad per complicità in crimini contro l'umanità legati agli attacchi chimici.

La caduta del regime (dicembre 2024)

Nell'autunno 2024, Hay'at Tahrir al-Sham (HTS) — gruppo islamista che controllava la provincia di Idlib — lanciò con le milizie filo-turche dell'Esercito Nazionale Siriano un'offensiva rapida e coordinata. In meno di due settimane, i ribelli presero Aleppo, poi Hama, Homs. Il regime, privo di riserve militari credibili e con alleati russi e iraniani impegnati altrove, collassò senza combattere una battaglia difensiva decisiva.

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2024, mentre le forze ribelli entravano a Damasco, Bashar al-Assad lasciò la Siria a bordo di un aereo diretto in Russia. Il governo russo confermò di avergli concesso asilo insieme alla famiglia, su decisione personale di Vladimir Putin. La caduta del regime Ba'athista pose fine a oltre cinquant'anni di dominio della famiglia Assad sulla Siria.

Assad in esilio: sviluppi giudiziari e sanitari

Stabilitosi a Mosca in un appartamento di lusso, Assad avrebbe condotto una vita appartata, sotto il controllo delle autorità russe. Nel settembre 2025 fu ricoverato in gravi condizioni: secondo il Syrian Observatory for Human Rights, sarebbe stato vittima di un possibile avvelenamento, ma le circostanze restarono poco chiare e non confermate ufficialmente.

Sul fronte giudiziario, nel settembre 2025 un tribunale siriano emise un mandato di arresto contro Assad con l'accusa di omicidio premeditato, tortura e privazione della libertà, in relazione all'assedio di Daraa del 2011. Il mandato fu presentato per la circolazione tramite Interpol. Il nuovo governo siriano, attraverso il suo presidente Ahmed al-Sharaa, ha formulato più richieste di estradizione alla Russia, che fino al 2026 non ha risposto in modo definitivo.

La Siria dopo Assad: transizione e sfide aperte

Dopo la caduta del regime, il potere passò de facto a HTS e al suo leader Ahmed al-Sharaa (noto anche come Abu Mohammad al-Jolani), che nel gennaio 2025 fu formalmente nominato presidente di un governo di transizione. Nel maggio 2026, il governo siriano ha effettuato il primo importante rimpasto ministeriale dall'insediamento.

La transizione si presenta tuttavia fragile. Il paese rimane diviso: il governo centrale controlla Damasco e le principali città, mentre il nord-est resta sotto l'influenza delle Syrian Democratic Forces (SDF) a guida curda, con tensioni ricorrenti sull'integrazione di questa area nell'autorità nazionale. Sul piano economico, la Siria affronta una crisi alimentare grave — nel 2025 oltre 14 milioni di persone erano in condizione di insicurezza alimentare, di cui 9 milioni in stato di fame acuta — aggravata da siccità, collasso delle infrastrutture e decenni di saccheggio delle risorse pubbliche da parte del regime.

Sul piano diplomatico si registrano segnali positivi: nel dicembre 2025 gli Stati Uniti hanno revocato le principali sanzioni economiche alla Siria, aprendo la strada a una graduale reintegrazione internazionale del paese. Diversi governi hanno ripreso le relazioni diplomatiche con Damasco, interrotte durante gli anni della guerra civile.

Domande frequenti

Dove si trova oggi Bashar al-Assad?

Dalla caduta del suo regime, l'8 dicembre 2024, Bashar al-Assad vive in esilio a Mosca, dove la Russia gli ha concesso asilo insieme alla famiglia. Nel settembre 2025 fu ricoverato in condizioni gravi per cause non pienamente accertate. Le autorità russe hanno fin qui rifiutato di accogliere le richieste di estradizione avanzate dal nuovo governo siriano.

Quante persone sono morte nella guerra civile siriana?

Le stime variano secondo le fonti: le più accreditate indicano oltre 600.000 morti tra il 2011 e il 2024. Le forze lealiste di Assad sono ritenute responsabili di oltre il 90% delle vittime civili documentate. La Syrian Network for Human Rights ha accertato almeno 202.000 civili uccisi direttamente dalle forze del regime.

Assad è stato incriminato per crimini di guerra?

Sì. Oltre al mandato di arresto emesso da un tribunale siriano nel settembre 2025 per omicidio premeditato e tortura, la Francia aveva già emesso nel 2023 un mandato di arresto internazionale per complicità in crimini contro l'umanità legati agli attacchi chimici. L'OPCW ha accertato la responsabilità governativa per gli attacchi di Ghouta (2013), Khan Shaykhun (2017) e Douma (2018).

Chi governa la Siria nel 2026?

Dal gennaio 2025, il presidente della Siria è Ahmed al-Sharaa (noto come Abu Mohammad al-Jolani), leader di Hay'at Tahrir al-Sham, che ha guidato l'offensiva conclusiva contro il regime di Assad. Il governo di transizione da lui presieduto ha compiuto nel maggio 2026 il primo rimpasto ministeriale dalla sua formazione, ma deve ancora completare il processo di unificazione territoriale e di stabilizzazione politica del paese.

Perché Assad usò armi chimiche?

Le indagini internazionali non hanno individuato un'unica ragione tattica univoca, ma il contesto indica che gli attacchi chimici furono utilizzati come strumento di terrore contro popolazioni civili in aree ribelli, per accelerare la resa e provocare l'esodo di massa. Il regime aveva anche un preciso obiettivo di ingegneria demografica: svuotare zone ostili per ripopolarle con comunità fedeli.

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