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Chi unificò il Giappone nel XVI secolo: Oda Nobunaga e i tre unificatori

Pubblicato 28. aprile 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Chi unificò il Giappone nel XVI secolo con Oda Nobunaga?

L'unificazione del Giappone nel XVI secolo non fu opera di un solo uomo, ma di tre condottieri che agirono in successione: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Oda Nobunaga fu il primo e il più dirompente: avviò il processo di unificazione partendo da una piccola provincia, sottomise circa un terzo del Paese e ne ridefinì le regole militari e politiche. Non poté però completare l'opera, perché morì nel 1582, tradito da un suo generale. Furono i suoi successori a portare a termine ciò che aveva iniziato. Un celebre detto giapponese riassume i ruoli: «Nobunaga impasta la torta di riso, Hideyoshi la lavora, e alla fine Ieyasu si siede e la mangia».

Il contesto: il periodo Sengoku

Per capire la portata dell'impresa occorre guardare al periodo in cui maturò. Tra la fine del XV e il XVI secolo il Giappone visse il cosiddetto periodo Sengoku («epoca degli stati combattenti»), un'età di guerra civile permanente. L'autorità centrale dello shogunato Ashikaga era ormai puramente formale, e il Paese era frammentato in decine di domini retti da signori della guerra autonomi, i daimyō, in lotta continua tra loro. In questo scenario di caos politico e militare emerse la figura di Oda Nobunaga.

Oda Nobunaga: l'iniziatore dell'unificazione

Nato nel 1534 nella provincia di Owari, Nobunaga apparteneva a un clan di rango medio. La sua ascesa fu fulminea. Nel 1560, nella battaglia di Okehazama, sconfisse con un attacco a sorpresa l'esercito molto più numeroso di Imagawa Yoshimoto, conquistando reputazione e slancio. Nel 1568 entrò a Kyoto, la capitale imperiale, insediando Ashikaga Yoshiaki come shogun fantoccio; quando questi gli si oppose, nel 1573 lo depose, ponendo di fatto fine allo shogunato Ashikaga.

Nobunaga fu un innovatore radicale. Adottò su larga scala le armi da fuoco (gli archibugi introdotti dai portoghesi), e nella battaglia di Nagashino del 1575 ne dimostrò la potenza con file di fucilieri schierate dietro palizzate. Promosse riforme economiche come i mercati liberi (rakuichi rakuza), che abolivano monopoli e dazi per stimolare i commerci, e fece costruire il sontuoso castello di Azuchi, simbolo del suo potere. Adottò il motto «Tenka Fubu», l'idea di portare tutto il Paese sotto un unico governo militare. Spietato con gli avversari, schiacciò anche le potenti fazioni religiose buddhiste armate, come i monaci del monte Hiei e la setta Ikkō-ikki.

L'Incidente di Honnō-ji e la fine di Nobunaga

Alla vigilia di un possibile completamento dell'unificazione, la parabola di Nobunaga si interruppe bruscamente. Il 21 giugno 1582, mentre soggiornava nel tempio Honnō-ji di Kyoto con una piccola scorta, fu attaccato da uno dei suoi generali di maggior fiducia, Akechi Mitsuhide. Circondato e senza scampo, Nobunaga si tolse la vita con il seppuku. È il celebre Incidente di Honnō-ji. Le motivazioni del tradimento restano dibattute: nel corso dei secoli sono state proposte oltre cinquanta teorie — vendetta personale, ambizione, timore, persino congiure di terzi — e nessuna è considerata definitiva. Akechi Mitsuhide governò solo dodici giorni: fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Yamazaki da un altro luogotenente di Nobunaga, Hashiba Hideyoshi.

Toyotomi Hideyoshi: chi completò l'unificazione

Vendicato il suo signore, Toyotomi Hideyoshi ne raccolse l'eredità. Di origini umilissime — secondo la tradizione, partito come semplice servitore e portatore di sandali di Nobunaga — fu un abilissimo stratega e diplomatico. Nel giro di pochi anni sottomise i daimyō rimasti, e nel 1590, con la caduta del clan Hōjō ad Odawara, completò l'unificazione effettiva del Giappone. È quindi a Hideyoshi che spetta il merito di aver concretamente terminato l'unificazione del Paese. Riorganizzò la società con riforme di enorme impatto, come il censimento delle terre e la celebre «caccia alle spade» (katanagari), che disarmò i contadini separando nettamente la classe guerriera da quella agricola. Negli ultimi anni lanciò due fallimentari invasioni della Corea. Morì nel 1598, lasciando come erede il figlio Hideyori, ancora bambino.

Tokugawa Ieyasu: chi rese duratura l'unità

La morte di Hideyoshi riaprì la competizione per il potere. Tokugawa Ieyasu, paziente e calcolatore, si impose nella decisiva battaglia di Sekigahara del 1600. Nel 1603 ottenne dall'imperatore il titolo di shōgun e fondò lo shogunato Tokugawa, con capitale Edo (l'odierna Tokyo). Eliminata definitivamente la fazione dei Toyotomi con la caduta del castello di Osaka nel 1615, Ieyasu garantì al Giappone oltre due secoli e mezzo di pace e stabilità, il cosiddetto periodo Edo. Fu lui, dunque, a trasformare l'unificazione in un ordine politico duraturo.

Domande frequenti

Oda Nobunaga unificò davvero il Giappone?

No, non da solo. Nobunaga avviò il processo di unificazione e sottomise circa un terzo del Paese, ma fu ucciso nel 1582 prima di completarlo. L'unificazione effettiva fu portata a termine dal suo successore Toyotomi Hideyoshi nel 1590.

Chi furono i tre grandi unificatori del Giappone?

Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Nobunaga iniziò l'opera, Hideyoshi la completò unificando il Paese, e Ieyasu la rese stabile fondando lo shogunato Tokugawa nel 1603.

Come morì Oda Nobunaga?

Morì il 21 giugno 1582 nell'Incidente di Honnō-ji a Kyoto: attaccato a tradimento dal suo generale Akechi Mitsuhide, si tolse la vita con il seppuku.

Perché Akechi Mitsuhide tradì Nobunaga?

Le ragioni non sono certe. Gli storici hanno proposto oltre cinquanta teorie — dall'ambizione personale alla vendetta, fino a presunte congiure — ma nessuna è considerata conclusiva.

In quale periodo storico avvenne l'unificazione?

Durante la fase finale del periodo Sengoku e nel successivo periodo Azuchi-Momoyama (1573–1603), che prende nome dai castelli di Azuchi (Nobunaga) e Momoyama (Hideyoshi).

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