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Come i vichinghi esploravano nuove terre con le navi

Pubblicato 30. aprile 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come esploravano i Vichinghi nuove terre con le navi?

Tra l'VIII e l'XI secolo i vichinghi attraversarono l'Atlantico settentrionale e raggiunsero terre che nessun europeo aveva mai abitato prima, dalle Isole Fær Øer fino all'America del Nord. Non disponevano di bussola magnetica né di carte nautiche: la loro esplorazione si basava su navi straordinariamente adatte al mare aperto, su una conoscenza minuziosa dei segnali naturali e su una strategia di avanzamento "a tappe" tra le isole. Le ricerche più recenti, comprese quelle pubblicate nel 2025, continuano a confermare e precisare quanto fossero raffinate queste tecniche.

Le navi: due tipi per due scopi

I vichinghi non usavano un'unica imbarcazione. Per l'esplorazione e il commercio oceanico l'imbarcazione chiave era il knarr (knǫrr), una nave da carico larga, profonda e robusta, capace di trasportare persone, bestiame, provviste e merci attraverso l'Atlantico. La celebre nave lunga (langskip), stretta, veloce e a basso pescaggio, era invece pensata per le incursioni e per risalire i fiumi: poteva approdare direttamente su una spiaggia senza bisogno di un porto.

Entrambi i tipi condividevano la costruzione "a fasciame sovrapposto" (clinker), con tavole di quercia che si accavallavano e venivano fissate con chiodi ribattuti, e calafatate con pelo animale catramato. Lo scafo flessibile assecondava il moto ondoso invece di opporvisi, e la chiglia con una grande vela quadra permetteva di sfruttare il vento anche di bolina. Era una tecnologia che rendeva possibile ciò che ad altri popoli era precluso: navigare a lungo in mare aperto, lontano dalla costa.

La strategia delle "tappe" attraverso l'Atlantico

L'espansione vichinga verso ovest non fu un unico salto temerario, ma una progressione di balzi successivi, ciascuno reso possibile dal precedente. Le Isole Fær Øer furono colonizzate nel IX secolo, l'Islanda intorno all'870, la Groenlandia attorno al 985 con Erik il Rosso, e infine la costa nordamericana che le saghe chiamano Vinland.

Ogni isola fungeva da base avanzata e da punto di rifornimento per spingersi oltre. La scoperta di nuove terre era spesso accidentale: navi spinte fuori rotta dalle tempeste avvistavano coste sconosciute, che venivano poi raggiunte deliberatamente in spedizioni successive. La saga dei Groenlandesi racconta proprio così l'avvistamento di Vinland da parte di Bjarni Herjólfsson, prima della spedizione di Leif Erikson.

Orientarsi senza bussola

Il cuore dell'esplorazione vichinga era la capacità di mantenere la rotta in pieno oceano. I navigatori usavano un insieme di metodi complementari.

  • Navigazione per latitudine: si manteneva una latitudine costante osservando l'altezza del Sole a mezzogiorno o della Stella Polare di notte. Per andare in Groenlandia si "teneva la stessa altezza del Sole" mantenendo la rotta verso ovest.
  • La meridiana solare: frammenti di dischi di legno trovati in Groenlandia sono interpretati come bussole solari, in cui l'ombra di uno gnomone indicava la direzione.
  • Segnali naturali: il volo degli uccelli marini, la presenza di balene, il colore e la temperatura dell'acqua, il moto ondoso, le nuvole che si formano sopra la terraferma e i ghiacci segnalavano la vicinanza di una costa. Si racconta che i navigatori liberassero corvi che, volando verso la terra più vicina, indicavano la direzione.
  • La memoria delle rotte: le indicazioni si tramandavano oralmente, descrivendo punti di riferimento, giorni di navigazione e correnti.

La pietra solare: dalla leggenda alla prova scientifica

Le saghe menzionano una misteriosa sólarsteinn ("pietra solare") capace di individuare il Sole anche con cielo coperto o sotto l'orizzonte. A lungo considerata leggendaria, oggi è oggetto di studio serio: cristalli birifrangenti come la calcite (lo "spato d'Islanda"), la cordierite o la tormalina possono rivelare la direzione della luce solare grazie alla polarizzazione del cielo. Le simulazioni dei ricercatori ungheresi Gábor Horváth e Dénes Száz (Università Eötvös Loránd), pubblicate su Royal Society Open Science, indicano che chi controllava la pietra almeno ogni tre ore poteva attraversare l'Atlantico restando in rotta con un'accuratezza vicina al 92-100%. Non è una prova archeologica definitiva — nessuna pietra solare è stata trovata con certezza a bordo di un relitto — ma rende l'ipotesi plausibile.

Cosa dicono le ricerche più recenti (2025-2026)

L'esplorazione vichinga resta un campo di ricerca vivace. Nel 2025 l'archeologo Greer Jarrett dell'Università di Lund ha completato un esperimento di archeologia sperimentale durato tre anni: a bordo di una replica di "faering" ha percorso circa 5.000 km lungo la costa norvegese, da Trondheim fino al Circolo polare e ritorno. La sua ricerca, pubblicata sul Journal of Archaeological Method and Theory, ha permesso di individuare quattro porti finora sconosciuti e ha mostrato che queste barche rendono al meglio in mare aperto: i vichinghi probabilmente si allontanavano dalla costa più di quanto si pensasse, seguendo una rete di approdi su isole e promontori.

Sul fronte della cronologia, lo studio del solar storm rimane il riferimento: una tempesta solare avvenuta nel 992 d.C. lasciò un picco di carbonio-14 negli anelli degli alberi, permettendo di datare con precisione il legno tagliato dai vichinghi a L'Anse aux Meadows, in Terranova, al 1021 d.C. È la prima data certa della presenza europea nelle Americhe, quasi cinque secoli prima di Colombo.

Continuano anche le scoperte di relitti: nel gennaio 2026 archeologi del Museo delle navi vichinghe di Roskilde hanno annunciato il ritrovamento, nello stretto dell'Øresund, della più grande "cog" tardomedievale mai trovata — una nave da carico di circa 28 metri costruita intorno al 1410. Pur essendo successiva all'età vichinga, conferma quanto la tradizione navale nordica sia rimasta centrale nei traffici del Nord Europa.

Domande frequenti

Come facevano i vichinghi a non perdersi in mare senza bussola?

Usavano la navigazione per latitudine, misurando l'altezza del Sole o della Stella Polare per mantenere costante la rotta est-ovest, integrandola con bussole solari, segnali naturali (uccelli, balene, nuvole, correnti) e la memoria orale delle rotte. La bussola magnetica arrivò in Europa solo secoli dopo.

Cos'è la "pietra solare" dei vichinghi?

È un cristallo birifrangente (calcite, cordierite o tormalina) citato nelle saghe, che sfrutta la polarizzazione della luce per localizzare il Sole anche con cielo nuvoloso. Studi e simulazioni recenti mostrano che poteva funzionare con buona accuratezza, anche se non esistono ritrovamenti archeologici certi a bordo di navi.

Quale nave usavano per attraversare l'oceano?

Per l'esplorazione e il commercio atlantico usavano il knarr, una nave da carico larga e profonda. La nave lunga (langskip), più stretta e veloce, era destinata soprattutto alle incursioni e alla navigazione fluviale.

I vichinghi raggiunsero davvero l'America?

Sì. Il sito di L'Anse aux Meadows in Terranova (Canada) prova la loro presenza, datata con precisione al 1021 d.C. grazie al picco di carbonio-14 lasciato da una tempesta solare del 992. È la più antica presenza europea documentata nelle Americhe.

Perché esploravano per tappe successive?

Ogni isola colonizzata (Fær Øer, Islanda, Groenlandia) diventava base di rifornimento per il balzo successivo. Spesso una nuova terra veniva prima avvistata per caso durante una tempesta e poi raggiunta deliberatamente in spedizioni programmate.

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