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Come fanno le api a trovare il loro alveare

Pubblicato 12. maggio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come fanno le api a trovare il loro nido in un alveare?

Le api mellifere (Apis mellifera) compiono ogni giorno voli che possono superare i tre o quattro chilometri dal nido, attraversando paesaggi privi di percorsi segnati, eppure tornano quasi sempre alla loro precisa colonia. Questa capacità non dipende da un solo "senso magico", ma dalla combinazione di più sistemi di orientamento: una bussola basata sul sole, la memoria visiva del paesaggio, l'olfatto e segnali chimici emessi dalle compagne. La ricerca scientifica, dagli studi pionieristici di Karl von Frisch fino agli esperimenti recenti di tracciamento radar, ha mostrato che l'orientamento delle api è uno dei più sofisticati del mondo degli insetti.

La bussola solare e la luce polarizzata

Il riferimento principale dell'ape è il sole. L'insetto misura l'angolo tra la direzione di volo e la posizione del sole e lo usa come bussola, compensando anche lo spostamento dell'astro nel corso della giornata grazie a un "orologio interno". Quando il cielo è coperto, le api non sono cieche: i loro occhi composti percepiscono la luce polarizzata, cioè lo schema di vibrazione della luce diffusa dall'atmosfera. Basta un piccolo lembo di cielo azzurro per dedurre la posizione del sole nascosto dietro le nuvole e mantenere la rotta corretta.

La mappa mentale del paesaggio

Oltre alla bussola celeste, le api memorizzano i punti di riferimento visivi del territorio: alberi isolati, siepi, edifici, rocce, ma anche elementi lineari come strade, filari, canali d'acqua e linee ferroviarie, che seguono come corridoi naturali. Studi pubblicati su riviste come PNAS hanno dimostrato che le bottinatrici dispongono di una vera e propria memoria spaziale di tipo "mappa": catturate e rilasciate in punti sconosciuti a centinaia di metri di distanza, sanno ricalcolare la direzione verso casa. La percezione dei colori contribuisce: le api vedono bene il blu, il giallo e l'ultravioletto, mentre sono cieche al rosso.

I voli di orientamento: imparare la posizione del nido

Nessuna ape nasce sapendo dov'è il suo alveare. Prima di iniziare l'attività di bottinatura, le giovani operaie compiono i cosiddetti voli di orientamento: brevi uscite in cui volano in cerchi sempre più ampi rivolte verso l'ingresso, fotografando mentalmente l'aspetto del nido e del paesaggio circostante. Gli esperimenti hanno confermato l'importanza di questa fase: api catturate dopo un solo volo di orientamento riuscivano a tornare a casa anche da 700 metri di distanza, mentre quelle che non lo avevano mai effettuato rimanevano disorientate. È anche per questo che, spostando un'arnia di pochi metri, molte bottinatrici tornano per ore al punto esatto dove l'ingresso si trovava prima.

Trovare l'ingresso giusto: l'olfatto e l'odore della colonia

Arrivare nei pressi dell'apiario è solo metà del compito: in un apiario possono esserci decine di arnie quasi identiche, e l'ape deve riconoscere la propria. Qui entra in gioco l'olfatto. Ogni colonia possiede un odore caratteristico, dato principalmente dagli idrocarburi cuticolari presenti sull'esoscheletro delle api, fissati anche nella cera dei favi. Questo profilo chimico nasce in parte dalla genetica e in parte dall'ambiente (dieta, propoli, microclima del nido). Le api guardiane poste all'ingresso confrontano l'odore di ogni individuo in arrivo con quello di riferimento della famiglia, lasciando passare le compagne e respingendo le intruse.

Il feromone di Nasonov: il faro chimico

Per guidare le compagne verso l'ingresso esatto, le operaie usano la ghiandola di Nasonov, situata sulla parte dorsale dell'addome. Sollevando l'addome e ventilando vigorosamente con le ali, le api disperdono nell'aria un feromone dall'odore agrumato (ricco di geraniolo e acido nerolico) che funziona come un richiamo di orientamento, una sorta di "faro" odoroso. Questo segnale è particolarmente importante quando uno sciame deve radunarsi attorno alla regina o quando le bottinatrici devono ritrovare l'apertura del nido dopo una perturbazione. È interessante notare che il feromone di Nasonov non è specifico della singola colonia: l'identità del nido è affidata soprattutto all'odore complessivo della famiglia, non a questo richiamo.

La deriva e il ruolo di posizione e colore dell'arnia

Quando più arnie sono allineate, uguali e vicine, alcune bottinatrici sbagliano alloggio ed entrano in una colonia vicina: questo fenomeno è chiamato deriva. Per ridurlo, gli apicoltori sfruttano proprio i sistemi di orientamento delle api: dipingono le arnie con colori e simboli diversi (preferendo tonalità che le api distinguono bene, come blu e giallo), le orientano in direzioni differenti e le dispongono in modo irregolare anziché in file rettilinee. Questi accorgimenti aiutano le api a individuare con maggiore sicurezza l'ingresso corretto, dimostrando come la memoria visiva della posizione si combini con i segnali chimici.

Comunicare la rotta: la danza dell'addome

Trovare il nido è strettamente legato alla capacità delle api di comunicare le distanze e le direzioni. Con la celebre danza dell'addome (o danza dell'otto), una bottinatrice rientrata indica alle compagne la posizione di una fonte di cibo rispetto al sole: l'angolo del tratto rettilineo della danza rispetto alla verticale del favo corrisponde all'angolo rispetto al sole, mentre la durata segnala la distanza. Lo stesso linguaggio di riferimento — basato sull'angolo solare — è ciò che permette alle api di tradurre la navigazione esterna in informazioni condivise all'interno del buio dell'alveare.

Domande frequenti

Le api ritrovano l'alveare anche se viene spostato?

Se l'arnia viene spostata di pochi metri, molte bottinatrici tornano per ore al punto preciso dove si trovava l'ingresso, perché si basano sulla memoria visiva della posizione. Per questo gli spostamenti dovrebbero essere di pochi centimetri al giorno oppure superiori a qualche chilometro, così che le api rifacciano i voli di orientamento.

Come si orientano le api nelle giornate nuvolose?

Anche senza vedere direttamente il sole, le api percepiscono la luce polarizzata del cielo attraverso i loro occhi composti. Basta una piccola porzione di cielo azzurro per dedurre la posizione del sole e mantenere la rotta. In assenza totale di luce, si affidano ai punti di riferimento del paesaggio.

Come fa un'ape a riconoscere la propria colonia tra tante arnie?

Ogni colonia ha un odore caratteristico, dovuto agli idrocarburi presenti sul corpo delle api e nella cera. Le api guardiane all'ingresso confrontano l'odore di chi arriva con quello della famiglia. Posizione e colore dell'arnia aiutano inoltre l'orientamento visivo.

A cosa serve il feromone di Nasonov?

È un richiamo odoroso emesso dalla ghiandola di Nasonov sull'addome. Le api lo diffondono sollevando l'addome e ventilando con le ali per guidare le compagne verso l'ingresso del nido o per radunare uno sciame attorno alla regina.

Le api usano il campo magnetico terrestre?

Le api possiedono cristalli di magnetite nel corpo e sono in grado di percepire il campo magnetico terrestre, che può fornire un'informazione di orientamento accessoria. Resta però un sistema secondario rispetto alla bussola solare, alla luce polarizzata e ai punti di riferimento visivi.

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