Sovradosaggio di paracetamolo: cosa fare subito
Il paracetamolo (o acetaminofene) è uno degli antidolorifici e antipiretici più usati in Italia ed è considerato sicuro alle dosi corrette. Tuttavia, quando si supera la quantità raccomandata, può causare un grave danno al fegato, talvolta irreversibile. Il problema più insidioso è che nelle prime ore un sovradosaggio può non dare alcun sintomo: l'assenza di malessere immediato non significa assenza di rischio. Per questo, di fronte al sospetto di aver assunto troppo paracetamolo, l'unica condotta corretta è contattare immediatamente un medico, il Centro Antiveleni o il servizio di emergenza, senza aspettare la comparsa di disturbi.
Avvertenza: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un medico. In caso di sospetto avvelenamento, agire subito chiamando i numeri indicati più avanti.
Quando una dose diventa pericolosa
Per un adulto la dose massima giornaliera raccomandata è di norma 4 grammi (4000 mg), suddivisi in assunzioni da 500-1000 mg distanziate di alcune ore. Il rischio di tossicità acuta compare con l'ingestione di circa 150 mg per chilo di peso corporeo in 24 ore, pari a circa 7,5-10 grammi in un adulto medio. Le soglie di rischio sono più basse in alcune persone: chi ha malattie epatiche, chi abusa di alcol, chi è denutrito o assume determinati farmaci può subire danni anche con quantità inferiori.
Il sovradosaggio può essere acuto (una grande quantità in un'unica volta) oppure cronico, dovuto a dosi ripetute leggermente eccessive nell'arco di più giorni, una situazione frequente quando si combinano più prodotti contenenti paracetamolo (antinfluenzali, analgesici, formulazioni "giorno e notte") senza accorgersene.
Perché è pericoloso: il danno al fegato
Il fegato metabolizza il paracetamolo trasformandolo in massima parte in sostanze innocue. Una piccola frazione genera però un metabolita tossico, il NAPQI, che normalmente viene neutralizzato dal glutatione epatico. In caso di sovradosaggio le riserve di glutatione si esauriscono, il NAPQI si accumula e attacca le cellule del fegato, fino a provocare necrosi epatica. L'intossicazione da paracetamolo è oggi una delle principali cause di insufficienza epatica acuta e di trapianto di fegato nei Paesi occidentali, fascia pediatrica compresa.
I sintomi e le quattro fasi
Il decorso clinico, in assenza di trattamento, segue tipicamente quattro fasi:
- Fase I (0-24 ore): spesso assente o aspecifica. Possono comparire inappetenza, nausea, vomito, malessere generale, sudorazione. Molte persone si sentono "quasi normali".
- Fase II (24-72 ore): dolore al fianco destro (sotto le costole), in corrispondenza del fegato, con aumento degli enzimi epatici negli esami del sangue.
- Fase III (72-96 ore): picco del danno epatico, con ricomparsa di vomito, ittero (colorito giallastro di pelle e occhi), disturbi della coagulazione, confusione e, nei casi gravi, insufficienza epatica e renale.
- Fase IV (oltre 5 giorni): guarigione progressiva nei casi trattati in tempo, oppure evoluzione verso l'insufficienza multiorgano nei casi più gravi.
Il messaggio chiave è che aspettare i sintomi è un errore: quando il danno epatico diventa evidente, la finestra per il trattamento più efficace può essere già passata.
Cosa fare subito
Di fronte al sospetto di sovradosaggio, anche in assenza di sintomi:
- Chiama immediatamente il Centro Antiveleni o il 112/118. Non aspettare di "vedere come va".
- Tieni a portata di mano le informazioni utili: quale prodotto è stato assunto, quanti milligrammi o compresse, a che ora, il peso e l'età della persona, eventuali altri farmaci o alcol assunti.
- Non provocare il vomito di tua iniziativa e non somministrare rimedi "fai-da-te": sarà il personale sanitario a indicare cosa fare.
- Conserva la confezione del farmaco per mostrarla ai soccorritori.
- Se la persona è incosciente, ha convulsioni o difficoltà respiratorie, chiama subito il 112.
Numeri da chiamare in Italia
In Italia esiste una rete di Centri Antiveleni accreditati attivi 24 ore su 24:
- Numero verde nazionale antiveleni: 800 274 274 (gratuito, attivo 24h).
- Centro Antiveleni di Milano (Niguarda): 02 66101029.
- Centro Antiveleni di Pavia: 0382 24444.
- Centro Antiveleni pediatrico Bambino Gesù (Roma): 06 6859 3726.
- Emergenza sanitaria: 112 (NUE) o 118.
Come si interviene in ospedale
Il trattamento dipende dalla quantità assunta e dal tempo trascorso. Tra le 4 e le 24 ore dall'ingestione si può misurare la concentrazione di paracetamolo nel sangue e confrontarla con il nomogramma di Rumack-Matthew, utile però solo per un singolo sovradosaggio acuto con orario noto. Se il farmaco è ancora nello stomaco, può essere somministrato carbone attivo per ridurne l'assorbimento.
L'antidoto specifico è la N-acetilcisteina (NAC), che ricostituisce le riserve di glutatione e neutralizza il metabolita tossico. È massimamente efficace se somministrata entro 8 ore dall'assunzione e la sua efficacia diminuisce con il passare del tempo; oltre le 24 ore può rallentare il danno ma non sempre invertire quello già avvenuto. Viene somministrata per via endovenosa o orale, su decisione del medico, e proseguita fino alla normalizzazione degli esami epatici e della coagulazione.
L'allerta AIFA 2026 sugli adolescenti
Nel maggio 2026 l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha diffuso una nota di allerta sull'aumento dei casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo tra i ragazzi di 12-17 anni. Secondo l'analisi, questi episodi sono spesso legati alla convinzione errata che si tratti di un farmaco "innocuo", quando invece può causare danni epatici gravi anche dopo un periodo iniziale del tutto privo di sintomi. Genitori ed educatori sono invitati a non lasciare grandi quantità di farmaci facilmente accessibili e a non sottovalutare mai un'assunzione eccessiva, anche se il ragazzo appare sereno. In presenza di pensieri o gesti autolesivi è fondamentale chiedere aiuto, anche contattando i servizi di emergenza e di supporto psicologico.
Come prevenire il sovradosaggio
- Non superare i 4 grammi al giorno negli adulti, salvo diversa indicazione medica.
- Verifica la composizione di tutti i prodotti che assumi: molti farmaci da banco contro raffreddore e dolore contengono già paracetamolo.
- Rispetta l'intervallo minimo tra le dosi e usa le formulazioni pediatriche secondo il peso del bambino.
- Evita l'alcol durante il trattamento.
- Conserva i farmaci fuori dalla portata di bambini e adolescenti.
Domande frequenti
Quanto paracetamolo è troppo?
Negli adulti la dose massima è generalmente di 4 grammi al giorno. La tossicità acuta diventa probabile intorno ai 150 mg per chilo di peso, cioè circa 7,5-10 grammi in un adulto, ma soglie più basse possono essere pericolose in chi ha problemi di fegato, abusa di alcol o è denutrito.
Dopo quanto tempo compaiono i sintomi?
Spesso nelle prime 24 ore non si avverte nulla o solo nausea e vomito lievi. Il dolore al fianco destro e i segni di danno epatico compaiono di solito tra le 24 e le 72 ore. L'assenza di sintomi non esclude un'intossicazione grave.
Esiste un antidoto?
Sì, la N-acetilcisteina (NAC). È più efficace se somministrata entro 8 ore dall'assunzione e viene gestita esclusivamente in ambito sanitario, per via endovenosa o orale.
Chi devo chiamare in caso di sospetto sovradosaggio?
Il numero verde nazionale antiveleni 800 274 274 (attivo 24h), un Centro Antiveleni regionale, oppure il 112/118. In caso di perdita di coscienza, convulsioni o difficoltà respiratorie, chiama subito il 112.
Devo provocare il vomito?
No. Non provocare il vomito né somministrare rimedi casalinghi: contatta i sanitari, che indicheranno l'intervento corretto, eventualmente con carbone attivo o antidoto.