CCitopendia

Gatti e biodiversità: che impatto hanno sugli ecosistemi

Pubblicato 29. aprile 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Gatti e biodiversità: quale impatto sugli ecosistemi?

Il gatto domestico (Felis catus) è uno degli animali da compagnia più diffusi al mondo, ma il suo ruolo di predatore lo rende anche una delle minacce più studiate per la fauna selvatica. Quando vivono liberi di muoversi all'aperto — siano essi gatti di proprietà lasciati uscire, gatti di colonia o esemplari inselvatichiti (feral) — questi felini cacciano un'enorme varietà di prede e, in alcuni contesti, contribuiscono al declino o all'estinzione di specie autoctone. Le ricerche più recenti, aggiornate al 2026, quantificano un impatto globale di proporzioni rilevanti, pur in un dibattito scientifico ed etico tuttora aperto.

Perché il gatto è considerato un predatore problematico

Il gatto domestico discende dal gatto selvatico africano (Felis lybica) ed è stato diffuso dall'uomo in quasi tutti gli ecosistemi terrestri del pianeta. È un predatore generalista e opportunista: caccia anche quando è ben nutrito, perché l'istinto predatorio è in larga parte indipendente dalla fame. Questa caratteristica lo distingue da molti predatori selvatici, che cacciano principalmente per necessità alimentare.

L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), attraverso il suo Gruppo di specialisti sulle specie invasive (ISSG), include il gatto domestico tra le cento specie aliene invasive più dannose al mondo. La pericolosità deriva non da una particolare aggressività, ma dalla combinazione tra densità di popolazione molto elevata (sostenuta dall'uomo con cibo e riparo) e ampiezza dello spettro di prede.

I numeri globali della predazione

Una vasta meta-analisi pubblicata nel 2023 e ampiamente ripresa fino al 2026, condotta da ricercatori della Auburn University, ha sintetizzato 533 studi provenienti da 119 Paesi. Il risultato è impressionante: i gatti in libertà si nutrono di almeno 2.084 specie diverse, tra cui circa il 9% di tutte le specie di uccelli e il 6% dei mammiferi del pianeta. A livello di famiglie, sono rappresentate il 72% delle famiglie di uccelli, il 44% di quelle di mammiferi e il 56% di quelle di rettili.

Le prede spaziano da micromammiferi, uccelli e rettili fino a insetti, anfibi e specie sorprendenti come piccoli di emù o tartarughe marine. Circa il 17% delle specie predate è classificato dalla IUCN come di interesse per la conservazione, e ben 347 figurano come quasi minacciate, minacciate o già estinte.

Estinzioni e impatto sulle isole

Il contributo del gatto alle estinzioni moderne è documentato. Secondo le stime più citate, i gatti sono implicati nella scomparsa di almeno 2 specie di rettili, 21 di mammiferi e 40 di uccelli, una quota pari a circa il 26% delle estinzioni contemporanee note in questi gruppi. La IUCN attribuisce loro un ruolo in circa il 14% delle estinzioni di uccelli, mammiferi e rettili dell'era moderna.

Gli ecosistemi insulari sono i più vulnerabili. Sulle isole, molte specie si sono evolute in assenza di predatori terrestri e non hanno sviluppato comportamenti difensivi: di fronte a un predatore introdotto come il gatto risultano quasi indifese. Numerose estinzioni di uccelli endemici, rettili e piccoli mammiferi insulari sono attribuite, in tutto o in parte, alla predazione felina. Per questo motivo diversi programmi di conservazione hanno previsto l'eradicazione dei gatti da isole protette, misura efficace per la fauna ma controversa sul piano etico.

La situazione in Nord America

Lo studio di riferimento per gli Stati Uniti, realizzato dallo Smithsonian Conservation Biology Institute e dallo US Fish and Wildlife Service, stima che i gatti in libertà uccidano ogni anno tra 1,3 e 4,0 miliardi di uccelli (mediana intorno a 2,4 miliardi) e tra 6,3 e 22,3 miliardi di piccoli mammiferi. La maggior parte di questo prelievo è attribuita ai gatti inselvatichiti e senza proprietario. Secondo questi dati, la predazione da parte dei gatti rappresenta la principale causa di mortalità di origine antropica per gli uccelli del Nord America, davanti a collisioni con edifici e veicoli.

L'impatto in Italia

Anche in Italia il fenomeno è significativo. Nel Paese si stima vivano circa 7,5 milioni di gatti, un numero in costante crescita dagli anni Settanta-Ottanta. Gli studi nazionali documentano la predazione su almeno 207 specie, di cui 34 inserite nelle liste rosse IUCN e italiana come minacciate o quasi minacciate. L'impatto complessivo è stimato nell'ordine di circa 110 milioni di animali all'anno, in larga parte micromammiferi e uccelli. Il contesto italiano, caratterizzato da numerose colonie feline urbane e periurbane tutelate dalla legge, rende la gestione particolarmente delicata.

Quanto conta davvero: limiti e cautele

I numeri vanno letti con prudenza. Molte stime derivano da estrapolazioni su scala continentale a partire da studi locali, con ampi margini di incertezza. Esiste inoltre un dibattito scientifico sul cosiddetto compensatory predation: in alcuni ambienti i gatti predano soprattutto individui giovani, malati o già destinati a non sopravvivere, riducendo l'effetto netto sulle popolazioni. Tuttavia, la comunità scientifica concorda sul fatto che, soprattutto su isole e per specie già vulnerabili, la predazione felina costituisce una pressione reale e additiva, che si somma a perdita di habitat, inquinamento e cambiamento climatico.

Cosa si può fare

Le strategie discusse e adottate nel 2026 combinano più approcci:

  • Custodia responsabile: tenere i gatti di proprietà in casa, soprattutto di notte e nelle ore di maggiore attività predatoria, è la misura più efficace per i singoli proprietari.
  • Sterilizzazione e controllo delle colonie: i programmi di cattura-sterilizzazione-rilascio (TNR) limitano la crescita delle popolazioni, sebbene la loro efficacia nel ridurre la predazione sia dibattuta.
  • Dispositivi dissuasivi: collari colorati ad alta visibilità e campanelli possono ridurre il successo di caccia su uccelli e piccoli mammiferi.
  • Gestione mirata nelle aree sensibili: nelle isole e nelle riserve con specie endemiche si ricorre a rimozione o eradicazione controllata.
  • Educazione e politiche pubbliche: registrazione, microchip e campagne di sensibilizzazione sostengono una proprietà più consapevole.

La questione resta intrinsecamente bilanciata tra tutela della biodiversità e benessere animale: le soluzioni più condivise privilegiano la prevenzione e la responsabilità dei proprietari rispetto a misure drastiche.

Domande frequenti

Quante specie cacciano i gatti nel mondo?

Una meta-analisi internazionale basata su 533 studi ha documentato la predazione su almeno 2.084 specie diverse, tra cui circa il 9% di tutti gli uccelli e il 6% dei mammiferi del pianeta. Di queste, 347 sono quasi minacciate, minacciate o già estinte.

I gatti domestici tenuti in casa danneggiano la biodiversità?

No. L'impatto sulla fauna selvatica è legato ai gatti che hanno accesso all'esterno. Un gatto tenuto in casa non preda animali selvatici, motivo per cui la custodia indoor è considerata la misura preventiva più efficace.

Perché le isole sono più a rischio?

Molte specie insulari si sono evolute senza predatori terrestri e non hanno difese contro il gatto introdotto dall'uomo. Per questo numerose estinzioni di uccelli e piccoli vertebrati endemici sono attribuite alla predazione felina sulle isole.

Quanti animali uccidono i gatti negli Stati Uniti?

Uno studio dello Smithsonian e dello US Fish and Wildlife Service stima tra 1,3 e 4,0 miliardi di uccelli e tra 6,3 e 22,3 miliardi di piccoli mammiferi all'anno, in gran parte per opera di gatti inselvatichiti o senza proprietario.

Il collare con campanello riduce la predazione?

Sì, parzialmente. Campanelli e collari colorati ad alta visibilità riducono il successo di caccia, soprattutto su uccelli, ma non lo azzerano. Restano una misura complementare, meno efficace della permanenza in casa.

{"@context":"https://schema.org","@type":"FAQPage","mainEntity":[{"@type":"Question","name":"Quante specie cacciano i gatti nel mondo?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Una meta-analisi internazionale basata su 533 studi ha documentato la predazione su almeno 2.084 specie diverse, tra cui circa il 9% di tutti gli uccelli e il 6% dei mammiferi del pianeta. Di queste, 347 sono quasi minacciate, minacciate o già estinte."}},{"@type":"Question","name":"I gatti domestici tenuti in casa danneggiano la biodiversità?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"No. L'impatto sulla fauna selvatica è legato ai gatti che hanno accesso all'esterno. Un gatto tenuto in casa non preda animali selvatici, motivo per cui la custodia indoor è considerata la misura preventiva più efficace."}},{"@type":"Question","name":"Perché le isole sono più a rischio?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Molte specie insulari si sono evolute senza predatori terrestri e non hanno difese contro il gatto introdotto dall'uomo. Per questo numerose estinzioni di uccelli e piccoli vertebrati endemici sono attribuite alla predazione felina sulle isole."}},{"@type":"Question","name":"Quanti animali uccidono i gatti negli Stati Uniti?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Uno studio dello Smithsonian e dello US Fish and Wildlife Service stima tra 1,3 e 4,0 miliardi di uccelli e tra 6,3 e 22,3 miliardi di piccoli mammiferi all'anno, in gran parte per opera di gatti inselvatichiti o senza proprietario."}},{"@type":"Question","name":"Il collare con campanello riduce la predazione?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Sì, parzialmente. Campanelli e collari colorati ad alta visibilità riducono il successo di caccia, soprattutto su uccelli, ma non lo azzerano. Restano una misura complementare, meno efficace della permanenza in casa."}}]}

Articoli correlati