Perché i gatti cacciano i topi e i cani no?
La domanda nasconde un piccolo equivoco: anche molti cani cacciano i topi, e alcune razze lo fanno meglio di qualsiasi gatto. Tuttavia è vero che il gatto domestico è il cacciatore di roditori per antonomasia, mentre la maggior parte dei cani moderni ignora un topo o lo insegue solo per gioco. La differenza non dipende dal capriccio dei singoli animali, ma da due storie evolutive profondamente diverse e da due modi opposti di stare al mondo. Capire perché significa risalire all'antenato selvatico del gatto, al modo in cui felini e canidi catturano le prede e al ruolo che l'uomo ha assegnato a ciascuna specie nel corso dei millenni.
Il gatto: un cacciatore solitario costruito per i piccoli roditori
Il gatto domestico (Felis catus) discende dal gatto selvatico africano (Felis lybica), un predatore solitario la cui dieta naturale è composta in gran parte da piccoli roditori. Quando, circa 9.000 anni fa, le prime comunità agricole del Vicino Oriente cominciarono ad accumulare cereali, i granai attirarono topi e ratti, e con loro i gatti selvatici. Da questo incontro nacque una convivenza vantaggiosa per entrambe le parti: l'uomo otteneva un controllo gratuito dei roditori, il gatto una fonte di cibo concentrata e costante. È quella che gli studiosi chiamano un'autodomesticazione, perché il gatto si è in buona parte avvicinato all'uomo da solo.
Il punto chiave è che la selezione, naturale e poi umana, non ha mai spento l'istinto predatorio del gatto. Il topo, per dimensioni, velocità e abitudini, è la preda perfetta per un felino di pochi chili: piccolo, gestibile con le zampe anteriori, incapace di opporre vera resistenza. Il gatto è inoltre dotato di strumenti specializzati: vista eccellente in penombra, udito finissimo capace di percepire gli ultrasuoni emessi dai roditori, vibrisse sensibili, andatura silenziosa e artigli retrattili sempre affilati. È un predatore d'agguato, che si avvicina di soppiatto e scatta all'ultimo istante.
Perché il gatto caccia anche se è sazio
Molti proprietari si stupiscono nel vedere il proprio gatto, regolarmente nutrito, cacciare un topo senza poi mangiarlo. La spiegazione sta nel fatto che nel gatto la fame e l'istinto di caccia sono governati da circuiti cerebrali distinti. In natura un piccolo predatore deve cogliere ogni occasione, perché le prede sono numerose ma di scarso valore energetico e non sempre disponibili: aspettare di avere fame significherebbe perdere occasioni preziose. Per questo lo stimolo a inseguire si attiva alla sola vista del movimento, indipendentemente dall'appetito. Il gatto domestico ha ereditato questo programma intatto, ed è anche il motivo per cui gioca con la preda o la "regala" ai proprietari.
Il cane: un predatore di branco con un altro bersaglio
Il cane (Canis lupus familiaris) discende dal lupo, un cacciatore sociale che vive e caccia in branco e si specializza, quando può, in prede di taglia medio-grande, abbattute grazie alla cooperazione e all'inseguimento prolungato. La strategia del lupo non è l'agguato silenzioso del gatto, ma la corsa di resistenza e l'azione coordinata del gruppo. Un singolo topo non rappresenta, per questo modello di caccia, un bersaglio "interessante": è troppo piccolo e troppo veloce per giustificare l'inseguimento di un animale costruito per altro.
A questo si aggiunge la domesticazione. Mentre il gatto è stato in larga parte lasciato libero di mantenere il suo ruolo di cacciatore, il cane è stato selezionato per migliaia di anni in funzione di compiti precisi: pastorizia, guardia, caccia grossa, traino, compagnia. In molte razze l'istinto predatorio verso i piccoli animali è stato deliberatamente ridotto o riorientato, perché un cane da pastore che insegue le pecore o un cane da riporto che azzanna la selvaggina sono inutili. Il risultato è che il cane "medio" non è programmato per dare la caccia ai topi.
I cani che cacciano i topi esistono eccome
Qui sta la correzione più importante alla domanda di partenza. L'uomo ha selezionato apposta razze formidabili nella caccia ai roditori: i cosiddetti ratter. Il nome stesso dei terrier deriva dal latino terra, perché furono creati per stanare animali nelle tane sottoterra. Razze come il Jack Russell Terrier, il Rat Terrier, lo Yorkshire Terrier (in origine cacciatore nelle filande inglesi), oltre a vari pinscher, schnauzer e ai ratonero spagnoli, sono cacciatori di topi e ratti rapidi, tenaci e spesso più efficaci di un gatto. Un terrier non si limita a sorprendere la preda: la scova, la insegue e la uccide con una scrollata. Storicamente, nel controllo dei ratti — animali più grossi e combattivi dei topi — i cani da ratting erano considerati superiori ai gatti.
La differenza reale, quindi, non è tra "gatti che cacciano" e "cani che non cacciano", ma tra una specie in cui l'istinto è rimasto di serie e una specie in cui dipende dalla razza e dalla selezione operata dall'uomo.
Domande frequenti
Allora è falso che i cani non catturano i topi?
Sì, è un'idea imprecisa. Molti cani non lo fanno perché selezionati per altri compiti, ma esistono razze specializzate (i ratter, come Jack Russell e Rat Terrier) che cacciano topi e ratti meglio di gran parte dei gatti.
Perché il mio gatto caccia il topo ma non lo mangia?
Nel gatto l'istinto di caccia è separato dalla fame. Lo stimolo si attiva alla vista del movimento, quindi un gatto ben nutrito cattura comunque la preda, spesso giocandoci o portandola ai proprietari senza divorarla.
Avere un gatto basta per liberarsi dei topi?
Non sempre. La sola presenza del gatto può tenere lontani alcuni roditori, ma molti gatti domestici sono cacciatori incostanti. Per un'infestazione vera serve un intervento di disinfestazione mirato.
Da cosa dipende la differenza tra gatti e cani?
Da due storie evolutive: il gatto discende da un predatore solitario di piccoli roditori, il cane dal lupo, cacciatore di branco orientato a prede più grandi. La domesticazione ha poi conservato l'istinto nel gatto e diversificato quello del cane secondo la razza.