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Perché la principessa Diana è così amata in Inghilterra

Pubblicato 3. novembre 2024 Aggiornato 13. giugno 2026

Perché la principessa Diana è così amata in Inghilterra?

Diana Frances Spencer, nata il 1° luglio 1961 e scomparsa il 31 agosto 1997 in un incidente stradale a Parigi, rimane a quasi trent'anni dalla morte una delle figure più amate della storia britannica contemporanea. Un sondaggio YouGov dell'aprile 2026 attribuisce alla principessa di Galles un indice di gradimento positivo del 77% tra i cittadini del Regno Unito — seconda soltanto alla defunta regina Elisabetta II (81%) tra tutti i membri della famiglia reale, passati e presenti. La sua popolarità attraversa trasversalmente le generazioni: tra il 75% e l'82% degli intervistati in ogni fascia d'età esprime un'opinione favorevole. Questo risultato, a quasi tre decenni dalla morte, richiede una spiegazione articolata, che affonda le radici nella sua personalità, nel suo operato umanitario, nel rapporto conflittuale con la monarchia e nella straordinaria capacità di comunicare con il pubblico.

Un'immagine in rottura con il protocollo reale

Diana entrò a far parte della famiglia reale britannica nel 1981, quando sposò il principe Carlo in una cerimonia televisiva seguita da oltre 700 milioni di spettatori nel mondo. Fin dall'inizio, il contrasto tra il suo comportamento e quello tradizionalmente riservato dei Windsor fu evidente. Mentre la monarchia britannica aveva sempre mantenuto una distanza formale dal pubblico, Diana adottò un registro opposto: si accovacciava per parlare con i bambini negli ospedali, stringeva la mano agli ammalati terminali, abbracciava i senzatetto. Questo approccio fisico e diretto alla solidarietà era percepito come autentico, non come recita protocollare.

Nel 1987, in piena epidemia di AIDS, Diana visitò il reparto per malati di HIV del Middlesex Hospital di Londra e strinse la mano — senza guanti — a un paziente ricoverato. In un'epoca in cui il pregiudizio sulla trasmissibilità del virus era ancora diffuso, quel gesto ebbe un impatto mediatico e culturale enorme: contribuì a demolire lo stigma sociale legato alla malattia e a trasformare l'opinione pubblica.

L'impegno umanitario: dalle mine antiuomo alla lotta alla povertà

Diana fu patrona di oltre cento organizzazioni benefiche nel corso della sua vita. Tra le cause che abbracciò con maggiore visibilità figurano:

  • AIDS e HIV: aprì il Landmark AIDS Centre a Tulse Hill (Londra) nel 1989 e nel 1997 incontrò Nelson Mandela per unire le forze in sostegno alle vittime africane del virus. Mandela dichiarò che, quando Diana «accarezzava gli arti di un malato di lebbra o sedeva al capezzale di un paziente con HIV tenendogli la mano, trasformava l'atteggiamento del pubblico».
  • Mine antiuomo: nei mesi precedenti la sua morte, Diana visitò Angola e Bosnia, dove fu fotografata mentre camminava in un campo minato indossando visiera e pettorina antiproiettile. Il suo impegno contribuì in modo determinante alla firma della Convenzione di Ottawa (1997) per la messa al bando delle mine antipersona. Pochi mesi dopo la sua morte, la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine terrestri ricevette il Premio Nobel per la pace.
  • Giovani senzatetto: dal 1992 fu patrona di Centrepoint, organizzazione britannica che si occupa di housing e supporto per i giovani senza fissa dimora. La sua presenza fisica nei rifugi notturni di Londra, spesso non annunciata ai media, rimase impressa nella memoria collettiva.
  • Lebbra, cancro infantile, salute mentale: ambiti in cui operò senza la ritrosia che caratterizzava altri membri della famiglia reale.

La "principessa del popolo": un'identità costruita nel conflitto

Il matrimonio tra Diana e Carlo fu segnato da profondi disaccordi, alimentati in parte dalla relazione di lui con Camilla Parker Bowles. Nel 1992, il giornalista Andrew Morton pubblicò il libro Diana: Her True Story, rivelando al pubblico la sofferenza privata della principessa, inclusi episodi di depressione e bulimia. Nel 1995, Diana rilasciò un'intervista storica alla trasmissione Panorama della BBC in cui dichiarò: «Eravamo in tre in questo matrimonio, quindi era un po' affollato». L'apertura pubblica su temi così personali era inedita per un membro della famiglia reale.

Questa vulnerabilità dichiarata, anziché indebolirne l'immagine, rafforzò il legame emotivo con il pubblico. Le persone si riconobbero in lei come in una donna reale, capace di soffrire e di fallire come chiunque altro. Mentre Carlo scivolava nei sondaggi, la popolarità di Diana cresceva. Il pubblico visse il divorzio del 1996 in larga misura come un torto subito da lei, e la percezione che la corte reale l'avesse esclusa e marginalizzata alimentò ulteriormente la simpatia nei suoi confronti.

Quando morì nell'incidente nel tunnel dell'Alma a Parigi, il primo ministro Tony Blair la definì pubblicamente «la principessa del popolo» (the People's Princess). L'espressione fu percepita come accurata: rappresentava qualcuno che aveva scelto di stare dalla parte della gente comune piuttosto che dietro il muro del protocollo.

Il lutto di massa e la memoria collettiva

La reazione alla sua morte fu straordinaria per intensità e scala. Centinaia di migliaia di persone si recarono a Kensington Palace per deporre fiori, creando un mare floreale di proporzioni mai viste nel Regno Unito. L'affluenza al funerale fu stimata in oltre un milione di persone lungo le strade di Londra. La BBC sospese la programmazione normale per giorni. La famiglia reale, inizialmente attestata nella residenza di Balmoral in Scozia e percepita come distante e fredda nel dolore pubblico, fu costretta dalla pressione dell'opinione pubblica a rientrare a Londra e mostrare segni visibili di lutto.

Questo momento segnò una cesura nella storia della monarchia britannica: la risposta istituzionale alla morte di Diana mise in luce quanto profondo fosse il divario tra la famiglia reale e la sensibilità emotiva del paese.

L'eredità vivente: dai figli al dibattito sulla monarchia

I figli di Diana, il principe William e il principe Harry, hanno esplicitamente attribuito alla madre l'ispirazione per la loro attività filantropica. William, attraverso la fondazione Earthshot e l'impegno sulla salute mentale, e Harry, attraverso Sentebale (organizzazione per i bambini africani colpiti dall'AIDS) e le iniziative di Archewell Foundation, portano avanti cause direttamente riconducibili all'impronta materna. Diana ha introdotto nella monarchia moderna il concetto di empatia come strumento di governo pubblico, e questa eredità è rimasta strutturale.

Nel 2026, Diana si colloca ancora al secondo posto nella classifica di gradimento tra tutti i reali britannici, superando il re in carica Carlo III e la stessa principessa del Galles Catherine. La sua figura continua a essere un punto di riferimento nei dibattiti sull'opportunità di riformare la monarchia in senso più aperto e inclusivo.

Domande frequenti

Perché la principessa Diana era chiamata "la principessa del popolo"?

Il soprannome fu coniato dal primo ministro Tony Blair nel discorso pronunciato subito dopo la sua morte, il 31 agosto 1997. L'espressione riassumeva la capacità di Diana di identificarsi con la gente comune, di abbandonare il distacco protocollare della monarchia e di impegnarsi direttamente in cause sociali come l'AIDS, la povertà e la campagna contro le mine antiuomo.

Quanto era popolare Diana rispetto agli altri reali nel 2026?

Secondo un sondaggio YouGov dell'aprile 2026, il 77% dei britannici ha un'opinione positiva di Diana, collocandola al secondo posto tra tutti i reali (vivi e defunti), subito dopo la regina Elisabetta II con l'81%. Supera re Carlo III e tutti gli altri membri attivi della famiglia reale.

Quali cause umanitarie sosteneva la principessa Diana?

Diana fu patrona di oltre cento organizzazioni benefiche. Le cause più significative includono la lotta contro l'AIDS e lo stigma verso i malati di HIV, la campagna per la messa al bando delle mine antiuomo (che contribuì alla Convenzione di Ottawa del 1997), il sostegno ai giovani senzatetto attraverso Centrepoint e l'assistenza ai malati di lebbra e cancro infantile.

Come ha influenzato la sua morte la monarchia britannica?

Il lutto di massa seguito alla sua morte nel 1997 mise in evidenza un divario profondo tra la risposta istituzionale della famiglia reale — inizialmente percepita come fredda e distante — e la sensibilità emotiva del paese. La pressione popolare spinse la monarchia a una maggiore apertura pubblica. Diana aveva già introdotto il concetto di empatia come elemento della funzione reale, e questo cambiamento è rimasto visibile nel comportamento delle generazioni successive di reali.

Perché la popolarità di Diana è rimasta alta così a lungo dopo la sua morte?

Diversi fattori contribuiscono alla durata del suo consenso: l'autenticità percepita del suo carattere, l'impegno umanitario concreto e documentato, il senso di ingiustizia vissuto dal pubblico riguardo al suo matrimonio e alla sua esclusione dalla corte, e la continuazione della sua eredità attraverso i figli William e Harry. La sua storia tocca temi universali — amore, sofferenza, riscatto sociale — che mantengono una presa emotiva indipendente dal tempo.

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