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Lattato nel sangue: valori normali, alti e bassi

Pubblicato 1. settembre 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Qual è il valore normale dell'ALAT nel sangue?

Il lattato (o acido lattico) è un metabolita prodotto dall'organismo durante il metabolismo anaerobico del glucosio, ovvero quando le cellule ricorrono alla glicolisi in assenza di un adeguato apporto di ossigeno. Il suo dosaggio ematico è un esame biochimico di grande utilità clinica, impiegato soprattutto in contesti di urgenza e terapia intensiva per valutare lo stato di perfusione tissutale. Conoscere il valore normale del lattato nel sangue è fondamentale per interpretare correttamente i referti di laboratorio e riconoscere condizioni potenzialmente gravi come l'acidosi lattica.

Valori normali del lattato nel sangue

Nell'adulto sano, la concentrazione di lattato nel sangue venoso a riposo è compresa tra 0,5 e 2,2 mmol/L (equivalenti a circa 4,5–19,8 mg/dL). Alcuni laboratori adottano come limite superiore della norma 2,0 mmol/L, altri 2,5 mmol/L: questa variabilità dipende dai metodi analitici utilizzati e dalle popolazioni di riferimento su cui i range sono stati validati. Per questo motivo, nella lettura di qualsiasi referto è sempre necessario fare riferimento ai valori di riferimento indicati dal laboratorio che ha eseguito l'analisi.

I valori di riferimento variano anche in base alla fascia d'età e al tipo di campione ematico prelevato:

  • Adulti (sangue venoso): 0,5–2,2 mmol/L (4,5–19,8 mg/dL)
  • Adulti (sangue arterioso): 0,5–1,6 mmol/L (4,5–14,4 mg/dL) — generalmente leggermente più bassi rispetto al venoso
  • Bambini: 0,5–2,2 mmol/L, sovrapponibili all'adulto
  • Neonati: valori fisiologicamente più elevati nelle prime ore di vita, con normalizzazione nelle successive 24–48 ore

Sangue venoso e sangue arterioso: quale preferire

Il dosaggio del lattato può essere effettuato sia su campione di sangue venoso che su sangue arterioso. Il prelievo venoso è preferito nella pratica ambulatoriale per la sua maggiore semplicità; il prelievo arterioso, più invasivo, è indicato quando il lattato viene richiesto contestualmente a un'emogasanalisi arteriosa (EGA), esame che consente di valutare contemporaneamente pH, pO₂, pCO₂ e bicarbonati. Il campione arterioso ha il vantaggio di non essere influenzato dall'uso del laccio emostatico, che può innalzare artificialmente i livelli di lattato nel sangue venoso se mantenuto troppo a lungo durante il prelievo.

Perché si misura il lattato

Il lattato è un indicatore sensibile e precoce di ipossia tissutale, ovvero di una condizione in cui i tessuti non ricevono ossigeno sufficiente per sostenere il metabolismo aerobico. Quando le cellule non possono produrre energia attraverso la fosforilazione ossidativa, attivano la via anaerobica, con produzione di lattato come prodotto finale. L'aumento del lattato nel sangue precede spesso la comparsa di segni clinici evidenti, rendendo il test particolarmente utile in:

  • Valutazione del paziente con sepsi o shock settico
  • Monitoraggio dello shock cardiogeno, emorragico o distributivo
  • Sospetto di ischemia intestinale
  • Intossicazioni da farmaci o sostanze che alterano il metabolismo cellulare (ad esempio metformina, cianuro)
  • Insufficienza epatica grave (il fegato è il principale organo responsabile della clearance del lattato)
  • Crisi epilettiche prolungate e sforzo fisico intenso

Interpretazione dei valori elevati: iperlattacidemia e acidosi lattica

Un aumento del lattato oltre i valori normali prende il nome di iperlattacidemia. In base all'entità dell'innalzamento e alla presenza o assenza di abbassamento del pH ematico, si distinguono condizioni di gravità crescente:

  • 2,0–4,0 mmol/L: iperlattacidemia di incerto significato clinico; il paziente può essere asintomatico o presentare cause reversibili (sforzo fisico intenso, ansia, prelievo non corretto)
  • 4,0–5,0 mmol/L: soglia che orienta verso una condizione patologica significativa, soprattutto se associata a segni clinici di compromissione
  • Oltre 5,0 mmol/L con pH < 7,35: criteri diagnostici per acidosi lattica conclamata, condizione potenzialmente fatale che richiede trattamento immediato

Acidosi lattica di tipo A e di tipo B

La classificazione tradizionale distingue due forme principali:

  • Tipo A (ipossica): la più grave e frequente, causata da ridotta perfusione tissutale con ipossia documentabile. Si osserva in corso di shock di qualsiasi natura, arresto cardiaco, grave insufficienza respiratoria e ischemia d'organo.
  • Tipo B (non ipossica o metabolica): si verifica in assenza di ipossia evidente. Le cause includono insufficienza epatica, insufficienza renale grave, diabete mellito non controllato, neoplasie (in particolare leucemie e linfomi), alcune malattie mitocondriali rare e l'uso di farmaci come la metformina, gli antiretrovirali e il propofol a dosi elevate.

Lattato basso: significato clinico

Valori di lattato significativamente al di sotto del range normale sono rari e quasi sempre privi di rilevanza clinica autonoma. Una lieve riduzione può associarsi a stati di iperventilazione prolungata o a particolari condizioni metaboliche, ma nella pratica la lattacidemia bassa non costituisce in genere un problema diagnostico rilevante e non richiede approfondimenti specifici in assenza di altri segni patologici.

Come si esegue il prelievo

Per ottenere un risultato affidabile è necessario che il paziente sia a riposo da almeno 15–20 minuti prima del prelievo, poiché anche un'attività fisica moderata può innalzare fisiologicamente i livelli di lattato. Il campione va raccolto senza laccio emostatico o con un tempo di applicazione minimo (non oltre 1 minuto), trasportato immediatamente in laboratorio e analizzato nel più breve tempo possibile per evitare la glicolisi in vitro, che produce lattato artificialmente anche dopo il prelievo. In alternativa, il campione può essere conservato in ghiaccio o utilizzando provette apposite con inibitori della glicolisi (come il fluoruro di sodio).

Domande frequenti

Qual è il valore normale del lattato nel sangue?

Nell'adulto sano a riposo, il lattato nel sangue venoso è compreso tra 0,5 e 2,2 mmol/L (circa 4,5–19,8 mg/dL). Il valore esatto del limite superiore può variare leggermente da un laboratorio all'altro (alcuni usano 2,0, altri 2,5 mmol/L): è sempre necessario confrontare il proprio risultato con il range di riferimento riportato sul referto.

Cosa significa avere il lattato alto nel sangue?

Un lattato superiore a 2,0–2,2 mmol/L indica iperlattacidemia. Può dipendere da cause benigne e transitorie (sforzo fisico, prelievo eseguito in modo non corretto) oppure da condizioni patologiche serie come sepsi, shock, ischemia d'organo o insufficienza epatica. Valori oltre 5,0 mmol/L con pH basso configurano un'acidosi lattica, condizione d'emergenza medica.

Serve il digiuno per fare l'esame del lattato?

Il digiuno non è strettamente necessario, ma il paziente deve essere a riposo fisico da almeno 15–20 minuti prima del prelievo. È importante evitare di stringere e allentare il pugno durante il prelievo e limitare al minimo il tempo di applicazione del laccio emostatico, poiché entrambe le pratiche possono falsare il risultato verso l'alto.

Qual è la differenza tra lattato venoso e arterioso?

I valori del lattato arterioso sono in genere leggermente inferiori a quelli venosi (0,5–1,6 vs 0,5–2,2 mmol/L) e non sono influenzati dal laccio emostatico. Il prelievo arterioso viene preferito quando si esegue contestualmente un'emogasanalisi arteriosa; in tutti gli altri casi il prelievo venoso è sufficiente e preferibile per la sua minore invasività.

La metformina può alzare il lattato?

Sì. La metformina, farmaco comunemente usato nel diabete di tipo 2, può causare acidosi lattica di tipo B, soprattutto in presenza di fattori di rischio come insufficienza renale, età avanzata, disidratazione e patologie epatiche. Si tratta di un effetto avverso raro ma potenzialmente grave; per questo motivo la metformina è controindicata in caso di riduzione significativa della funzione renale (GFR < 30 mL/min/1,73 m²).

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