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Shell nei Paesi Bassi: storia, fusione, controversie e futuro

Pubblicato 2. luglio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

La storia di Shell nei Paesi Bassi è una delle vicende più significative dell'industria petrolifera mondiale. Dalle pianure del Borneo olandese alla corte d'appello dell'Aja, passando per la corsa al petrolio con la Standard Oil americana e le battaglie legali sul clima del XXI secolo, il rapporto tra la compagnia energetica e il suo paese d'origine ha attraversato oltre un secolo di trasformazioni economiche, politiche e ambientali. Nel 2022, con il trasferimento della sede legale a Londra e l'abbandono del nome "Royal Dutch", si è chiuso un capitolo di questa lunga storia, anche se i legami giuridici e operativi con i Paesi Bassi rimangono profondi.

Le origini: il petrolio di Sumatra e la Royal Dutch (1880–1900)

La radice olandese di Shell affonda nel tardo Ottocento, quando nei Paesi Bassi e nelle loro colonie d'Asia si sviluppò un interesse crescente per le risorse petrolifere. Nel 1880, nei pressi di Langkat, nell'odierna Sumatra settentrionale (allora parte delle Indie orientali olandesi), il commerciante Aeilko Jansz Zijlker scoprì un giacimento di greggio. Dopo anni di difficoltà nel trovare finanziatori, nel 1890 fu costituita formalmente a L'Aia la Koninklijke Nederlandsche Maatschappij tot Exploitatie van Petroleumbronnen in Nederlandsch-Indië, cui re Guglielmo III concesse il titolo reale: da qui il nome "Royal Dutch". La prima direzione fu affidata ad August Kessler, mentre nel 1896 entrò nella società un giovane contabile di nome Henri Deterding, destinato a diventarne il personaggio-chiave. Nel 1901 Deterding assunse la guida operativa della compagnia, guidandola con metodi aggressivi verso un'espansione commerciale in Asia, Europa e oltre.

La Shell britannica e la rivalità con Standard Oil

Parallelamente, nel Regno Unito si sviluppava la Shell Transport and Trading Company, fondata nel 1897 da Marcus Samuel (poi primo visconte Bearsted) e da suo fratello Samuel Samuel. Il nome "Shell" derivava dall'attività commerciale del padre, che a Londra aveva fondato un negozio di conchiglie esotiche; il giovane Marcus, commerciando nel Mar Caspio, intuì l'enorme potenziale del trasporto di petrolio lampante. La società britannica costruì una flotta di petroliere e aprì rotte commerciali verso l'Estremo Oriente, sottraendo quote di mercato alla Standard Oil di John D. Rockefeller. Tuttavia, negli anni successivi la Shell britannica accumulò difficoltà finanziarie, mentre la Royal Dutch prosperava grazie ai giacimenti di Borneo oltre che di Sumatra.

La fusione del 1907: nascita del gruppo Royal Dutch Shell

Nel 1907, spinto dalla necessità di resistere alla concorrenza della Standard Oil, Henri Deterding negoziò la fusione tra le due compagnie. La struttura scelta fu quella di un gruppo paritetico: la Royal Dutch deteneva il 60% delle azioni e la Shell britannica il restante 40%. Deterding fu nominato Direttore Generale del gruppo e rimase la figura dominante per decenni. La fusione creò un colosso integrato verticalmente, capace di estrarre, raffinare, trasportare e vendere petrolio su scala globale. L'asse strategico tra la capacità estrattiva olandese nelle colonie asiatiche e l'esperienza commerciale e navale britannica si rivelò vincente: entro il primo decennio del Novecento, il gruppo Royal Dutch Shell era diventato il principale concorrente della Standard Oil.

Il Novecento: espansione globale e presenza in Olanda

Nel corso del XX secolo la Royal Dutch Shell diversificò le attività in tutto il mondo, dall'America Latina al Medio Oriente, dall'Africa all'Europa. In Olanda la compagnia mantenne le principali funzioni di direzione strategica e di ricerca. Nel 1959 fu scoperto il giacimento di gas naturale di Groningen, nel nord-est del paese: si trattava di uno dei più grandi depositi di gas naturale d'Europa. La sua estrazione fu affidata alla NAM (Nederlandse Aardolie Maatschappij), joint venture tra Shell e ExxonMobil, e la produzione iniziò nel 1963. Per decenni il gas di Groningen alimentò il riscaldamento delle case olandesi e fu esportato in tutta Europa occidentale, contribuendo in modo determinante al benessere economico del paese. Tuttavia, la produzione prolungata causò subsidenza del suolo e oltre 1.600 terremoti, danneggiando decine di migliaia di abitazioni e segnando profondamente la vita degli abitanti della provincia.

Nel 2005, dopo uno scandalo legato alla sovrastima delle riserve petrolifere dichiarate, la struttura duale del gruppo venne semplificata: fu creata un'unica entità, la Royal Dutch Shell plc, con sede legale a L'Aia e sede fiscale nel Regno Unito.

Il trasferimento a Londra e la fine del nome "Royal Dutch" (2021–2022)

Nel novembre 2021, il consiglio di amministrazione di Shell annunciò l'intenzione di trasferire la sede legale da L'Aia a Londra, eliminando al contempo l'aggettivo "Royal Dutch" dal nome della società. La proposta fu approvata dall'assemblea straordinaria degli azionisti riunita a Rotterdam il 10 dicembre 2021, con oltre il 99% dei voti favorevoli. Il trasferimento divenne effettivo nel gennaio 2022: la compagnia assunse il nome semplicemente di Shell plc.

Le motivazioni ufficiali includevano la semplificazione della struttura azionaria (l'abolizione delle due classi di azioni A e B) e una maggiore flessibilità fiscale nel distribuire i dividendi. Alcuni analisti indicarono anche come fattore rilevante la sentenza climatica emessa dal Tribunale dell'Aja nel 2021, che aveva imposto alla società obblighi ritenuti troppo onerosi dall'azienda. Il governo olandese rimase sorpreso negativamente dalla decisione, e i sindacati industriali olandesi sottolinearono che la partenza di Shell era un segnale preoccupante per il clima imprenditoriale del paese.

Le battaglie legali sul clima

La sentenza del 2021 e il ribaltamento in appello (2024)

Nel maggio 2021, il Tribunale distrettuale dell'Aja aveva emesso una sentenza storica nel caso Milieudefensie et al. c. Royal Dutch Shell: Shell era condannata a ridurre le proprie emissioni di CO₂ di almeno il 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019, comprendo sia le emissioni proprie sia quelle generate dai clienti nell'uso dei prodotti venduti (le cosiddette emissioni di "scope 3"). Era la prima volta al mondo che un tribunale imponeva a un'impresa privata un obbligo quantificato di riduzione delle emissioni climalteranti.

Shell presentò appello. Il 12 novembre 2024, la Corte d'Appello dell'Aja ribaltò la sentenza di primo grado: pur confermando che Shell ha un obbligo generico di contribuire alla riduzione delle emissioni, i giudici stabilirono che non era possibile fissare una soglia percentuale specifica applicabile a una singola azienda, poiché il 45% costituisce un obiettivo globale e non può diventare un vincolo individuale. L'associazione ambientalista Milieudefensie ha annunciato nel febbraio 2025 il ricorso alla Corte Suprema olandese (Hoge Raad), chiedendo che venga stabilita almeno una percentuale minima di riduzione.

La nuova causa del 2025

Nel maggio 2025, Milieudefensie ha presentato una nuova azione legale, chiedendo ai tribunali olandesi di ordinare a Shell di cessare immediatamente qualsiasi investimento in nuovi giacimenti di petrolio e gas, argomentando che tali investimenti violano i diritti umani delle generazioni future e gli impegni dell'Accordo di Parigi.

La chiusura di Groningen e l'arbitrato internazionale

Il governo olandese ha deciso nel 2024 di chiudere definitivamente il giacimento di Groningen, a causa del rischio sismico continuato. Shell ed ExxonMobil, tramite NAM e in proprio, hanno avviato quattro procedimenti arbitrali contro i Paesi Bassi, richiedendo un risarcimento miliardario per i mancati guadagni derivanti dalla chiusura anticipata. All'inizio del 2026, i procedimenti sono ancora in corso presso organi arbitrali internazionali, con Shell che ha dichiarato di preferire un accordo globale con il governo olandese piuttosto che un lungo contenzioso.

Shell nei Paesi Bassi nel 2026

Nonostante il trasferimento della sede legale a Londra, Shell mantiene nei Paesi Bassi una presenza operativa rilevante: il campus di ricerca a Amsterdam (Energy Transition Campus Amsterdam), gli impianti di raffinazione di Pernis (Rotterdam), uno dei più grandi complessi di raffinazione d'Europa, e numerosi siti di distribuzione e vendita al dettaglio. La storia della compagnia resta intrecciata con quella del paese in cui è nata: un rapporto fatto di ricchezza condivisa, danni ambientali, controversie legali e un dibattito ancora aperto sul ruolo delle grandi compagnie fossili nella transizione energetica globale.

Domande frequenti

Quando fu fondata la Royal Dutch Petroleum Company nei Paesi Bassi?

La Royal Dutch Petroleum Company fu fondata nel 1890 a L'Aia, con il supporto di re Guglielmo III dei Paesi Bassi, per sfruttare i giacimenti di petrolio nelle Indie orientali olandesi, in particolare a Sumatra settentrionale.

Perché si chiama "Shell"?

Il nome "Shell" deriva dall'attività commerciale del padre di Marcus Samuel, fondatore della parte britannica della compagnia, che a Londra vendeva conchiglie esotiche. Il marchio della conchiglia (una capesante) è rimasto il simbolo della compagnia dopo la fusione del 1907.

Perché Shell ha lasciato i Paesi Bassi nel 2022?

Nel gennaio 2022, Shell ha trasferito la sede legale da L'Aia a Londra e ha eliminato "Royal Dutch" dal nome, per semplificare la struttura azionaria e ottenere maggiore flessibilità fiscale. Ha giocato un ruolo anche il clima normativo e giudiziario olandese, in seguito alla sentenza climatica del 2021 che imponeva tagli alle emissioni del 45% entro il 2030.

Qual è stato l'esito della causa sul clima di Milieudefensie contro Shell?

Il Tribunale dell'Aja nel 2021 condannò Shell a ridurre le emissioni del 45% entro il 2030. La Corte d'Appello dell'Aja il 12 novembre 2024 ha ribaltato la sentenza, confermando un obbligo generico ma non una soglia percentuale specifica. Milieudefensie ha fatto ricorso alla Corte Suprema olandese nel febbraio 2025.

Cosa sta succedendo con il giacimento di gas di Groningen?

Il governo olandese ha chiuso definitivamente il giacimento di Groningen nel 2024, a causa di decenni di terremoti indotti dall'estrazione che hanno danneggiato oltre 100.000 abitazioni. Shell ed ExxonMobil hanno avviato procedimenti arbitrali internazionali chiedendo risarcimenti miliardari per i mancati profitti. Nel 2026 i procedimenti sono ancora in corso.

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