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Storia dell'Iran in breve: dalla Persia a Khomeini

Pubblicato 23. maggio 2026 Aggiornato 15. giugno 2026

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L'Iran è uno dei paesi più antichi del mondo, erede di una delle più grandi civiltà della storia umana. Conosciuto per millenni come Persia, questo vasto paese del Medio Oriente ha visto nascere e cadere imperi che hanno lasciato un'impronta indelebile sulla politica, la cultura, la religione e la filosofia dell'umanità. Dalla grandezza degli Achemenidi alla rivoluzione islamica del 1979 guidata dall'ayatollah Khomeini, la storia dell'Iran è una sequenza avvincente di conquiste, declini, rinascite e trasformazioni che aiutano a comprendere il paese così come si presenta oggi sulla scena internazionale.

L'Iran nell'antichità: Medi e Achemenidi

Le prime grandi civiltà nel territorio dell'odierno Iran si svilupparono nel II millennio a.C., ma la prima potenza politica di rilievo fu quella dei Medi, un popolo iranico che nel VII secolo a.C. fondò un regno nel nord-ovest dell'altopiano iranico, con capitale Ecbatana (l'odierna Hamadan). I Medi si allearono con i Babilonesi per sconfiggere l'Impero Assiro nel 612 a.C., diventando una delle principali potenze del Vicino Oriente.

Ciro il Grande e la nascita dell'Impero Achemenide

La vera svolta nella storia persiana giunse con Ciro il Grande, fondatore della dinastia achemenide, che intorno al 550 a.C. rovesciò il dominio dei Medi e fondò il primo grande Impero Persiano. Ciro conquistò poi il Regno di Lidia (547 a.C.) e l'Impero Babilonese (539 a.C.), estendendo il suo dominio dall'Asia Centrale all'Egitto e dalle rive dell'Indo al Mar Egeo. Ciro è celebre anche per il suo editto che liberò gli Ebrei dalla cattività babilonese, un atto che gli valse una menzione positiva nella Bibbia e la fama di sovrano tollerante verso le culture e le religioni dei popoli conquistati.

I successori di Ciro, in particolare Dario I (522-486 a.C.) e Serse I (486-465 a.C.), continuarono l'espansione dell'impero e tentarono di conquistare la Grecia, dando luogo alle famose Guerre Persiane in cui si distinsero le battaglie di Maratona (490 a.C.), delle Termopili (480 a.C.) e di Salamina (480 a.C.). La capitale dell'Impero Achemenide era Persepoli, la cui costruzione fu avviata da Dario I: le sue rovine, ancora oggi in eccellente stato di conservazione, sono tra i siti archeologici più visitati dell'Iran e dell'intero Medio Oriente.

La caduta degli Achemenidi: Alessandro Magno

Il grande Impero Achemenide si concluse con la conquista di Alessandro Magno di Macedonia tra il 334 e il 323 a.C. Alessandro sconfisse il re persiano Dario III in tre battaglie decisive (Granico, Isso e Gaugamela) e raggiunse persino l'India settentrionale. La morte di Alessandro nel 323 a.C. portò alla spartizione del suo immenso dominio tra i suoi generali (i Diadochi): la Persia finì nelle mani di Seleuco, fondatore della dinastia Seleucide.

L'era dei Parti e la dinastia Sassanide

Intorno al 247 a.C., un popolo nomade di origine iranica, i Parti (o Arsacidi), riprese il controllo dell'altopiano iranico scacciando i Seleucidi. L'Impero Partico si estese per quasi cinque secoli, diventando la potenza rivale di Roma lungo il confine orientale. I Parti mantennero le tradizioni persiane ma assorbono anche influenze ellenistiche, creando una cultura composita caratteristica del periodo. Furono i Parti a infliggere all'esercito romano una delle sconfitte più umilianti della sua storia, la battaglia di Carre del 53 a.C., in cui il console Marco Licinio Crasso fu ucciso e le sue aquile legionarie catturate.

La grande rinascita sassanide

Nel 224 d.C., Ardashir I rovesciò l'ultimo re partico e fondò la dinastia dei Sassanidi, che governò la Persia per oltre quattro secoli fino alla conquista araba del VII secolo. L'Impero Sassanide fu in molti sensi una rinascita consapevole della tradizione achemenide: il zoroastrismo fu proclamato religione di stato, la lingua persiana fu promossa in una nuova forma scritta (il Medio Persiano o Pahlavico) e le arti, l'architettura e la filosofia conobbero una nuova fioritura. I Sassanidi furono i rivali principali dell'Impero Romano d'Oriente (Bisanzio) per secoli, combattendo una serie di guerre estenuanti che indebolirono entrambe le potenze e le resero vulnerabili alle successive conquiste arabe.

L'islamizzazione e il fiorire della cultura iranica medievale

Tra il 636 e il 651 d.C., le armate arabe musulmane sconfissero l'esercito sassanide nelle battaglie di Qadisiyya e Nihavand, ponendo fine all'Impero Sassanide e aprendo la strada all'islamizzazione dell'Iran. Il passaggio all'Islam fu graduale e non senza resistenze, ma entro il IX-X secolo la popolazione iranica era prevalentemente musulmana. Tuttavia, la cultura persiana non scomparve: al contrario, i Persiani contribuirono in modo determinante allo sviluppo della civiltà islamica medievale, in campi che spaziavano dalla poesia alla filosofia, dalla matematica all'astronomia, dalla medicina all'architettura.

I grandi poeti e pensatori della Persia medievale

Il periodo tra il X e il XIII secolo fu l'età d'oro della letteratura persiana. Ferdowsi compose lo Shahnameh (Libro dei Re), l'epopea nazionale persiana di 60.000 versi che narra la storia mitica e leggendaria dell'Iran dalle origini fino alla conquista araba. Omar Khayyam, matematico e astronomo oltre che poeta, scrisse le celebri Rubaiyat, quartine filosofiche sulla brevità della vita e i piaceri terreni che sono state tradotte in decine di lingue. Rumi, il mistico sufi persiano del XIII secolo, creò il Masnavi, una delle opere più influenti della letteratura islamica e mondiale. Questi autori sono ancora oggi parte integrante dell'identità culturale iraniana.

I Safavidi e la nascita dell'Iran sciita

La svolta più importante nella storia dell'Iran medievale e moderno fu l'ascesa al potere della dinastia Safavide nel 1501. Shah Ismail I proclamò l'Islam sciita (la corrente che riconosce Ali, genero del Profeta Muhammad, come suo legittimo successore) religione ufficiale di stato, differenziando nettamente la Persia dalla maggioranza sunnita del mondo islamico e in particolare dall'Impero Ottomano. Questa scelta religiosa e politica plasmò profondamente l'identità iraniana e la distingue ancora oggi dall'Arabia Saudita e dalla maggior parte degli altri paesi a maggioranza musulmana. La capitale dei Safavidi, Isfahan, fu costruita come una delle più belle città del mondo islamico: le sue moschee, i suoi palazzi e i suoi giardini sono oggi Patrimonio UNESCO.

Qajar, Pahlavi e il Novecento iraniano

Dopo la fine dei Safavidi, l'Iran fu governato dai Qajar (1796-1925), una dinastia turcomanna che si trovò ad affrontare la pressione crescente delle potenze coloniali europee, in particolare Russia e Gran Bretagna, che si contendevano l'influenza sulla Persia nel quadro del "Grande Gioco" geopolitico. Durante il periodo qajar, l'Iran perse vasti territori nel Caucaso a favore della Russia con i trattati di Golestan (1813) e Turkmenchay (1828). Sul piano interno, la Rivoluzione Costituzionale del 1905-1911 segnò il primo tentativo di limitare il potere assoluto dello Scià attraverso una costituzione e un parlamento (Majlis).

Reza Shah Pahlavi e la modernizzazione forzata

Nel 1925, il generale Reza Khan, un ufficiale dell'esercito, depose l'ultimo re Qajar e fondò la dinastia Pahlavi, assumendo il nome di Reza Shah. Ispirandosi al modello di modernizzazione di Atatürk in Turchia, Reza Shah intraprese un ambizioso programma di modernizzazione del paese: costruì ferrovie, ospedali e università, laicizzò il sistema scolastico, impose l'abbandono del velo alle donne nei luoghi pubblici e cambiò il nome del paese da "Persia" a "Iran" nel 1935. Tuttavia, il suo regime fu anche caratterizzato da un autoritarismo sempre più marcato e dalla repressione delle opposizioni.

Mohammad Reza Shah e la politica del dopoguerra

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le forze britanniche e sovietiche occuparono l'Iran temendo una sua alleanza con la Germania nazista e per garantirsi l'accesso alle riserve petrolifere. Reza Shah fu costretto ad abdicare nel 1941 in favore del figlio, Mohammad Reza Pahlavi. Il 1951 fu l'anno del tentativo di nazionalizzazione del petrolio da parte del primo ministro Mohammad Mossadegh, che fu rovesciato nel 1953 attraverso il Colpo di Stato dell'AIOC, orchestrato dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna (operazione AJAX/Boot) per reintegrare Mohammad Reza Shah al potere. Questa pagina della storia è ancora una ferita aperta nei rapporti tra l'Iran e l'Occidente.

La Rivoluzione Islamica del 1979 e la Repubblica Islamica

Negli anni Settanta, il regime dello Scià Mohammad Reza Pahlavi era sempre più isolato internamente. La sua politica di occidentalizzazione forzata, la repressione poliziesca attuata dalla temuta SAVAK (la polizia segreta), il crescente divario economico tra ricchi e poveri e l'opposizione del clero sciita alla riforma agraria e all'emancipazione femminile crearono un'ampia coalizione di forze contrarie al regime, che andava dai nazionalisti liberali ai marxisti, dagli studenti universitari agli ulema (dottori della legge islamica). La figura che riuscì a catalizzare tutte queste opposizioni fu l'ayatollah Ruhollah Khomeini, un religioso sciita che aveva predicato contro lo Scià sin dagli anni Sessanta ed era stato costretto all'esilio.

Il ritorno di Khomeini e la nascita della Repubblica Islamica

Tra il 1978 e il 1979, le manifestazioni di massa contro il regime dello Scià si moltiplicarono in tutto il paese. Il 16 gennaio 1979, Mohammad Reza Shah lasciò l'Iran per non farvi più ritorno. Il 1° febbraio 1979, l'ayatollah Khomeini rientrò trionfalmente a Teheran dall'esilio parigino dopo 15 anni. Il suo ritorno fu accolto da folle oceaniche. Il 31 marzo e il 1° aprile 1979, un referendum approvò con oltre il 98% dei voti la trasformazione dell'Iran in una Repubblica Islamica. A dicembre fu votata la nuova Costituzione, basata sul principio del Velayat-e-Faqih (governo del giureconsulto islamico), che attribuiva la suprema autorità politica e religiosa a Khomeini con il titolo di Guida Suprema.

La guerra Iran-Iraq e le tensioni internazionali

La nuova Repubblica Islamica fu immediatamente messa alla prova da una crisi internazionale gravissima: la presa in ostaggio del personale dell'ambasciata americana a Teheran (novembre 1979 - gennaio 1981), che portò alla rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Nel settembre 1980, l'Iraq di Saddam Hussein invase l'Iran, dando inizio a una guerra devastante che durò otto anni (1980-1988), causò un milione di vittime e lasciò entrambi i paesi economicamente esauriti. La guerra fu il banco di prova della nuova repubblica, che la affrontò mobilitando enormi forze di volontari (i Basij) in un conflitto simile per intensità e metodi alla Prima Guerra Mondiale.

L'Iran contemporaneo: tra tensioni e aspirazioni

Dopo la morte di Khomeini nel 1989, la Guida Suprema è l'ayatollah Ali Khamenei. Sul piano politico, l'Iran è una teocrazia con elementi di democrazia formale: i cittadini eleggono il Presidente e il Parlamento, ma la Guida Suprema ha l'autorità finale su tutte le decisioni di rilievo. La vita politica è animata da una tensione costante tra fazioni conservatrici e riformiste. Il programma nucleare iraniano è la principale fonte di attrito con l'Occidente: l'Iran sostiene di voler usare l'energia nucleare solo per scopi civili, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati temono lo sviluppo di un'arma atomica. Le sanzioni economiche internazionali hanno pesantemente colpito l'economia del paese, ma non hanno prodotto un cambiamento di rotta della politica nucleare.

La società iraniana oggi: cultura, giovani e sfide

Nonostante le restrizioni del regime, la società iraniana è dinamica, colta e giovane: circa il 60% della popolazione ha meno di 35 anni. Le università iraniane formano ogni anno decine di migliaia di laureati, con una forte presenza femminile. L'Iran possiede una delle più ricche tradizioni culturali del mondo islamico, con una produzione cinematografica di qualità riconosciuta internazionalmente (registi come Abbas Kiarostami hanno vinto la Palma d'Oro a Cannes). Le proteste del 2019 contro gli aumenti del carburante, quelle del 2022-2023 dopo la morte in custodia di Mahsa Amini per il mancato rispetto delle norme sull'hijab obbligatorio, dimostrano il fermento di una società che chiede riforme e maggiori libertà individuali.

Domande frequenti

Qual era il nome antico dell'Iran?

L'Iran era conosciuto in Occidente come Persia per oltre due millenni. Il nome "Persia" derivava dalla regione di Fars (Pars) nell'Iran meridionale, da cui proveniva la famiglia reale achemenide. Il nome "Iran" (letteralmente "terra degli Ariani") era usato internamente dai persiani stessi da secoli, ma fu adottato ufficialmente come denominazione internazionale del paese solo nel 1935, quando Reza Shah ne richiese l'uso diplomatico. Oggi entrambi i termini sono usati, ma "Iran" è quello ufficiale e corrente.

Chi fondò l'Impero Persiano?

L'Impero Persiano Achemenide fu fondato da Ciro II, detto Ciro il Grande, intorno al 550 a.C. Ciro unificò i Medi e i Persiani, sconfisse il Re di Lidia Creso e conquistò Babilonia nel 539 a.C., liberando le popolazioni deportate, inclusi gli Ebrei. Il suo editto di Ciro, inciso su un cilindro di argilla oggi conservato al British Museum di Londra, è spesso citato come uno dei primi documenti della storia in materia di diritti umani.

Cosa fu la Rivoluzione Islamica del 1979?

La Rivoluzione Islamica del 1979 fu un movimento rivoluzionario che rovesciò la monarchia dello Scià Mohammad Reza Pahlavi e trasformò l'Iran in una Repubblica Islamica guidata dal principio del Velayat-e-Faqih (governo del giureconsulto). Fu guidata dall'ayatollah Ruhollah Khomeini, che era in esilio in Iraq e poi in Francia. La rivoluzione fu sostenuta da una vastissima coalizione di forze, dai nazionalisti ai marxisti ai religiosi, ma fu poi dominata dal clero sciita che instaurò un regime teocratico.

Qual è la religione principale in Iran?

La religione di stato dell'Iran è l'Islam sciita duodecimano, seguito da circa il 90-95% della popolazione. Il restante 5-10% è composto da musulmani sunniti (soprattutto nelle regioni curde, baluchi e arabe), cristiani (armeni e assiri), ebrei, zoroastriani (i seguaci dell'antica religione persiana, che godono di uno status di minoranza riconosciuta) e bahá'í. La Repubblica Islamica ha imposto l'Islam sciita come fondamento della vita pubblica, politica e giuridica del paese.

Qual è la capitale dell'Iran e quanti abitanti ha?

La capitale dell'Iran è Teheran, situata alle pendici della catena montuosa dell'Alborz, nella parte nord-centrale del paese. Con oltre 9 milioni di abitanti nella città e circa 15-16 milioni nell'area metropolitana, è la più grande città del Medio Oriente e una delle maggiori megalopoli dell'Asia. Teheran è il centro politico, economico, culturale e universitario del paese. La città moderna si è espansa rapidamente nel XX secolo a partire da quello che era un piccolo centro urbano nel periodo qajar.

Come si sviluppò la cultura persiana nel Medioevo?

Dopo la conquista araba nel VII secolo, la cultura persiana non scomparve ma si reinventò all'interno della civiltà islamica. I persiani contribuirono in modo determinante all'età d'oro islamica tra il IX e il XIII secolo, producendo capolavori letterari come lo Shahnameh di Ferdowsi e le Rubaiyat di Omar Khayyam, fondando scuole di filosofia, medicina e astronomia, e sviluppando l'architettura islamica nelle sue forme più raffinate. La lingua persiana (farsi) divenne la lingua franca della cultura islamica orientale, parlata e scritta dalla Turchia all'India per secoli.

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