Storia di El Salvador: dalla colonia a Bukele
El Salvador, il più piccolo e densamente popolato Stato dell'America centrale continentale, ha alle spalle una storia segnata da conquista coloniale, disuguaglianze profonde, una lunga guerra civile e, negli ultimi anni, una trasformazione politica radicale sotto la presidenza di Nayib Bukele. Questo articolo ripercorre in modo sintetico le tappe fondamentali, dalle popolazioni precolombiane fino alla situazione del 2026.
Le origini precolombiane e la conquista spagnola
Prima dell'arrivo degli europei, il territorio dell'odierno El Salvador era abitato da popoli mesoamericani, in particolare i Pipil (di lingua nahua), che chiamavano la regione Cuscatlán, "terra di cose preziose". Erano presenti anche gruppi maya, soprattutto i Lenca nelle zone orientali.
La conquista spagnola iniziò nel 1524 con la spedizione di Pedro de Alvarado, luogotenente di Hernán Cortés. La resistenza indigena fu tenace ma venne piegata nel giro di alcuni anni. Durante il periodo coloniale il territorio fece parte della Capitanía General del Guatemala. L'economia ruotava attorno alle esportazioni agricole, dapprima il cacao e l'indaco (la tintura naturale "añil"), gettando le basi di una struttura fondiaria fortemente concentrata che avrebbe condizionato i secoli successivi.
Indipendenza e nascita dello Stato
El Salvador ottenne l'indipendenza dalla Spagna nel 1821, inizialmente all'interno del Primo Impero messicano. Due anni dopo entrò a far parte delle Province Unite dell'America Centrale (poi Repubblica Federale dell'America Centrale). Con la dissoluzione della federazione, nel 1841 El Salvador divenne uno Stato pienamente sovrano.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento il caffè divenne il pilastro dell'economia, arricchendo una ristretta oligarchia terriera spesso indicata come "le quattordici famiglie". L'esproprio delle terre comunali indigene per le piantagioni accentuò le tensioni sociali.
Il Novecento: dittature militari e repressione
Il XX secolo fu dominato da governi militari. Nel 1932 una rivolta contadina e indigena guidata da Farabundo Martí fu schiacciata nel sangue: la repressione, nota come La Matanza, causò la morte di decine di migliaia di persone e cancellò gran parte della cultura indigena visibile del Paese. Seguirono decenni di regimi autoritari, frodi elettorali e crescente divario tra una piccola élite e una popolazione contadina impoverita.
La guerra civile (1979-1992)
Le tensioni esplosero in una guerra civile che si fa convenzionalmente iniziare con il colpo di Stato del 15 ottobre 1979 e le successive uccisioni di manifestanti. Il conflitto contrappose il governo, sostenuto dagli Stati Uniti nel contesto della Guerra Fredda, alla guerriglia di sinistra del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), appoggiata da Cuba e dall'Unione Sovietica.
Furono anni di estrema brutalità: l'assassinio dell'arcivescovo Óscar Romero nel 1980, massacri di civili come quello di El Mozote, squadroni della morte e profughi in fuga. Secondo le Nazioni Unite la guerra provocò oltre 75.000 morti e circa 8.000 desaparecidos; una commissione ONU attribuì all'incirca l'85% delle atrocità alle forze di sicurezza statali. Il conflitto si concluse il 16 gennaio 1992 con gli Accordi di pace di Chapultepec, firmati a Città del Messico, che trasformarono l'FMLN in partito politico.
Il dopoguerra: democrazia, emigrazione e violenza delle gang
Nel dopoguerra El Salvador divenne una democrazia elettorale, con l'alternanza tra la destra di ARENA e, dal 2009, la sinistra dell'FMLN. La ricostruzione fu però segnata da disuguaglianze persistenti, forte emigrazione verso gli Stati Uniti e dalla diffusione delle maras, le bande criminali (in particolare MS-13 e Barrio 18), che resero il Paese uno dei più violenti al mondo. Le rimesse degli emigrati divennero una voce decisiva dell'economia, mentre nel 2001 il dollaro statunitense sostituì il colón come valuta nazionale.
L'era Bukele (dal 2019)
Nayib Bukele, eletto nel 2019, ha segnato una rottura con il bipolarismo tradizionale. Il suo mandato è caratterizzato da due elementi chiave. Il primo è la lotta alle gang: dal 2022 un regime di eccezione (régimen de excepción) ha portato a arresti di massa, riducendo drasticamente gli omicidi ma con gravi critiche per le violazioni dei diritti umani e le detenzioni senza garanzie. Nel 2026 circa l'1,9% della popolazione, cioè un salvadoregno su cinquanta, risultava detenuto, il tasso di incarcerazione più alto al mondo.
Il secondo elemento è l'adozione del Bitcoin come valuta a corso legale nel 2021, una scelta pionieristica poi ridimensionata in seguito agli accordi con il Fondo monetario internazionale.
Sul piano politico, nel 2024 Bukele è stato rieletto con circa l'85% dei voti dopo che la Corte Suprema aveva reinterpretato il divieto costituzionale di rielezione consecutiva. Una riforma costituzionale approvata nel 2025 ha anticipato le elezioni al 2027 e introdotto la possibilità di rielezione indefinita. Bukele resta enormemente popolare in patria per la ritrovata sicurezza, ma osservatori internazionali denunciano un arretramento democratico: tra il 2019 e il 2025 il Paese è sceso di 61 posizioni nell'indice mondiale sulla libertà di stampa. È spesso descritto, anche con sue stesse parole ironiche, come "il dittatore più cool del mondo".
Domande frequenti
Quando El Salvador ottenne l'indipendenza?
El Salvador si rese indipendente dalla Spagna nel 1821, dapprima all'interno dell'Impero messicano e poi della Repubblica Federale dell'America Centrale; divenne Stato pienamente sovrano nel 1841.
Quanto durò la guerra civile salvadoregna?
Durò circa dodici anni, dal 1979 al 1992, e si concluse con gli Accordi di pace di Chapultepec. Provocò oltre 75.000 morti e circa 8.000 desaparecidos.
Chi è Nayib Bukele?
È il presidente di El Salvador dal 2019, rieletto nel 2024. È noto per la dura lotta alle gang tramite un regime di eccezione e per aver reso il Bitcoin valuta legale nel 2021.
Perché El Salvador è stato così violento?
Le profonde disuguaglianze ereditate dall'epoca coloniale e dalle dittature, la guerra civile e la successiva diffusione delle maras (MS-13 e Barrio 18) lo resero per anni uno dei Paesi con più omicidi al mondo.