Storia di Starbucks negli Stati Uniti: dal 1971 a oggi
Starbucks è la più grande catena di caffetterie del mondo e uno dei marchi statunitensi più riconoscibili. Nata nel 1971 come piccola rivendita di caffè in grani a Seattle, si è trasformata sotto la guida di Howard Schultz in una catena globale capace di ridefinire il modo in cui gli americani consumano il caffè. La sua storia attraversa cinque decenni segnati da espansione rapidissima, crisi finanziarie, battaglie sindacali e, nel biennio 2024-2026, un'ampia ristrutturazione guidata dal nuovo amministratore delegato Brian Niccol.
Le origini: Seattle, 1971
Starbucks aprì il 30 marzo 1971 in un negozio vicino al Pike Place Market di Seattle. I fondatori furono tre soci accomunati dalla passione per il caffè di qualità: Jerry Baldwin, insegnante di inglese, Zev Siegl, insegnante di storia, e Gordon Bowker, scrittore. Il loro modello iniziale non prevedeva la vendita di bevande pronte: il negozio commercializzava caffè in grani tostati, tè, spezie e attrezzature per la preparazione casalinga.
Il nome deriva da Moby Dick di Herman Melville: Starbuck è il primo ufficiale della baleniera Pequod, scelto per evocare il fascino dei mari e delle prime rotte commerciali del caffè. Anche il celebre logo con la sirena bicaudata affonda le radici in un'antica xilografia nordica. I fondatori si formarono sotto l'influenza di Alfred Peet, fondatore di Peet's Coffee, da cui acquistavano inizialmente il caffè tostato.
Howard Schultz e la svolta dell'espresso
Il punto di svolta arrivò nel 1982, quando Howard Schultz entrò in azienda come responsabile marketing. Durante un viaggio a Milano nel 1983 rimase colpito dalla cultura dei bar italiani e dal ruolo sociale dell'espresso, e propose ai fondatori di trasformare Starbucks in una catena di caffetterie con servizio al banco. Di fronte alle loro resistenze, Schultz lasciò l'azienda e fondò una propria catena, Il Giornale, nel 1985.
Nel 1987 Baldwin e Bowker decisero di vendere la parte al dettaglio di Starbucks: Schultz la acquistò per circa 3,8 milioni di dollari, unì le due realtà sotto il marchio Starbucks e ne assunse la guida come amministratore delegato. Da quel momento iniziò l'espansione che avrebbe reso il marchio sinonimo di caffetteria negli Stati Uniti.
Espansione e quotazione in borsa
Sotto la guida di Schultz, Starbucks puntò sull'idea del "terzo luogo" — uno spazio sociale intermedio tra casa e lavoro. La crescita fu impetuosa: dai pochi negozi di Seattle, la catena si diffuse a San Francisco, Chicago e su scala nazionale. Nel 1992 Starbucks si quotò al Nasdaq, raccogliendo capitali per finanziare l'apertura di nuove sedi.
Negli anni Novanta e Duemila l'azienda introdusse prodotti diventati iconici, dal Frappuccino alle bevande stagionali come il Pumpkin Spice Latte, e ampliò l'offerta con cibo, merchandising e caffè confezionato. La presenza capillare negli Stati Uniti rese Starbucks un fenomeno culturale, oltre che commerciale, spesso citato come simbolo della globalizzazione dei consumi.
Le crisi e i ritorni di Schultz
Schultz lasciò la carica di amministratore delegato nel 2000, mantenendo ruoli di vertice. Tornò alla guida operativa nel 2008, in piena crisi finanziaria, quando l'eccessiva espansione e il calo dei consumi misero in difficoltà la catena. In quella fase chiuse centinaia di negozi e arrivò a sospendere temporaneamente l'attività di tutti i punti vendita statunitensi per riaddestrare i baristi alla preparazione dell'espresso.
Schultz cedette nuovamente la guida a Kevin Johnson nel 2017, per poi rientrare come amministratore delegato ad interim nel 2022. Nello stesso anno fu nominato Laxman Narasimhan, entrato pienamente in carica nel 2023. Il suo mandato fu però breve: nell'agosto 2024 fu rimosso a seguito di risultati deludenti e pressioni degli investitori.
Il movimento sindacale dei baristi
Un capitolo cruciale della storia recente è la sindacalizzazione. Nel dicembre 2021 un negozio di Buffalo, nello Stato di New York, divenne il primo punto vendita statunitense gestito direttamente a votare per il sindacato, dando origine al movimento Starbucks Workers United. Da allora centinaia di negozi hanno seguito l'esempio: nel 2026 oltre 11.000 baristi risultano sindacalizzati in più di cinquecento sedi.
Nonostante l'azienda si fosse impegnata a raggiungere un primo contratto collettivo, le trattative sono rimaste a lungo in stallo, con scioperi periodici e accuse reciproche tra sindacato e direzione. La questione del contratto nazionale resta uno dei nodi aperti più rilevanti per Starbucks negli Stati Uniti.
Starbucks nel 2026: la guida di Brian Niccol
Il 9 settembre 2024 Brian Niccol, già artefice del rilancio di Chipotle, è diventato presidente e amministratore delegato di Starbucks. Ha lanciato il piano "Back to Starbucks", incentrato sul recupero dell'esperienza tradizionale della caffetteria: tempi di attesa più brevi, servizio più curato e riduzione della complessità del menu e delle ordinazioni digitali.
La ristrutturazione ha comportato costi sociali significativi. Nel 2025 l'azienda ha annunciato più tornate di tagli, con circa mille posti corporate eliminati a febbraio e ulteriori riduzioni nei mesi successivi, accompagnate dalla chiusura di negozi poco redditizi: a fine settembre la rete nordamericana è scesa a circa 18.300 punti vendita. Nel marzo 2026 Starbucks ha rilanciato il programma fedeltà con tre livelli di iscrizione — Green, Gold e Reserve — presentato come tappa chiave della strategia. Secondo l'azienda, il secondo trimestre dell'anno fiscale 2026 ha segnato una svolta nel risanamento, con crescita di ricavi e utili dopo diversi periodi difficili.
Oggi Starbucks gestisce a livello globale oltre 38.000 punti vendita in più di 80 Paesi, e gli Stati Uniti restano il mercato principale con la maggiore concentrazione di negozi. La sfida del 2026 è coniugare il ritorno alle origini come caffetteria di quartiere con la dimensione di multinazionale quotata e con le richieste della forza lavoro sindacalizzata.
Domande frequenti
In che anno è stata fondata Starbucks?
Starbucks è stata fondata il 30 marzo 1971 a Seattle, vicino al Pike Place Market, da Jerry Baldwin, Zev Siegl e Gordon Bowker. All'inizio vendeva caffè in grani, tè e attrezzature, non bevande pronte.
Chi ha trasformato Starbucks in una catena di caffetterie?
Howard Schultz, entrato in azienda nel 1982 e ispirato dai bar italiani, introdusse il modello della caffetteria con servizio al banco. Nel 1987 acquistò Starbucks e ne guidò l'espansione nazionale e internazionale.
Chi è l'amministratore delegato di Starbucks nel 2026?
Dal 9 settembre 2024 l'amministratore delegato è Brian Niccol, ex CEO di Chipotle, che ha avviato il piano di rilancio "Back to Starbucks".
I baristi di Starbucks sono sindacalizzati?
Dal dicembre 2021, con il primo voto a Buffalo, è nato il movimento Starbucks Workers United. Nel 2026 oltre 11.000 baristi sono sindacalizzati in più di cinquecento negozi, ma un contratto collettivo nazionale non è ancora stato raggiunto.
Quanti negozi ha Starbucks?
Nel 2026 Starbucks gestisce a livello globale oltre 38.000 punti vendita in più di 80 Paesi. Gli Stati Uniti restano il mercato principale, con circa 18.300 sedi in Nord America dopo le chiusure del 2025.