Lago di Urmia: impatto ambientale, sale e situazione nel 2026
Il lago di Urmia, nel nord-ovest dell'Iran tra le province dell'Azerbaigian Orientale e Occidentale, è stato per decenni il più grande lago salato del Medio Oriente e uno dei più estesi al mondo. Il suo progressivo prosciugamento è diventato uno dei più gravi disastri ambientali della regione: la riduzione dello specchio d'acqua ha lasciato scoperti enormi depositi di sale, generando tempeste saline che minacciano la salute umana, l'agricoltura e gli ecosistemi. Nel 2026 le piogge eccezionali hanno portato un parziale recupero, ma gli esperti avvertono che la crisi strutturale resta irrisolta.
Perché il lago di Urmia si è prosciugato
Il declino non ha una causa unica, ma deriva da una combinazione di pressioni umane e climatiche accumulate per oltre vent'anni. I fattori principali sono:
- Costruzione di dighe: decine di sbarramenti sui fiumi affluenti, tra cui le dighe di Boukan e Mahabad, hanno ridotto drasticamente gli apporti d'acqua al bacino.
- Agricoltura intensiva: l'espansione di colture ad alto consumo idrico e la bassa efficienza dell'irrigazione hanno aumentato il prelievo d'acqua a monte del lago.
- Sovrasfruttamento delle falde: l'estrazione eccessiva di acque sotterranee per scopi agricoli è uno dei principali motori del prosciugamento.
- Infrastrutture e siccità: la costruzione di una strada-ponte (causeway) di circa 15 km che attraversa il lago e periodi prolungati di siccità, aggravati dai cambiamenti climatici, hanno accelerato il fenomeno.
Gli studiosi parlano di una vera e propria "sindrome del lago d'Aral", in riferimento al disastro centroasiatico che ha trasformato un grande bacino in un deserto salino.
Il problema del sale: 30 miliardi di tonnellate esposte
Il lago di Urmia è un ambiente ipersalino, con concentrazioni di sale molto superiori a quelle dell'acqua marina. Si stima che il bacino contenga circa 30 miliardi di tonnellate di sale. Finché l'acqua copre il fondale, questo sale resta disciolto e inerte; quando lo specchio d'acqua si ritira, però, emergono vaste distese di crosta salina e fango. Nel punto più critico, secondo le autorità iraniane e le immagini satellitari della NASA, si era prosciugato fino al 95% della superficie storica.
Il sale esposto non resta fermo: il vento lo solleva sotto forma di polveri e lo trasporta sulle aree circostanti, dando origine alle cosiddette tempeste saline. Queste polveri contengono anche elementi tossici, tra cui l'arsenico, e si depositano su città, campi e abitazioni a decine di chilometri di distanza.
Impatto ambientale sull'ecosistema
Il lago ospitava un ecosistema unico, adattato alle condizioni di altissima salinità. Il piccolo crostaceo Artemia urmiana (un'artemia salina endemica) costituiva la base della catena alimentare e nutriva grandi popolazioni di uccelli migratori, in particolare i fenicotteri, che facevano del lago una tappa cruciale lungo le rotte migratorie. Il prosciugamento ha distrutto gran parte di questo habitat: la salinità è cresciuta oltre i limiti tollerabili per l'artemia, riducendo le risorse alimentari per gli uccelli e impoverendo la biodiversità dell'intera regione.
L'arretramento delle acque ha inoltre creato estese zone di fango salato che, oltre a danneggiare la fauna, sono diventate focolai di degrado ambientale e fonti di inquinamento.
Conseguenze su salute, agricoltura e popolazione
Le tempeste saline rappresentano la minaccia più diretta per la popolazione locale. Le autorità sanitarie iraniane collegano le polveri provenienti dal letto prosciugato a un aumento dei disturbi respiratori, cardiovascolari e dell'ipertensione, oltre a problemi alla vista. Alcuni studi hanno rilevato un incremento dei casi di tumori della pelle nelle aree circostanti, correlato alla concentrazione di arsenico nelle polveri.
Il sale danneggia anche la fertilità del suolo: terreni un tempo produttivi sono diventati aridi e improduttivi, mettendo in crisi l'agricoltura e l'economia locale. Frutteti e attività commerciali hanno chiuso, e in diversi villaggi vicini al lago la combinazione di salinizzazione e perdita di reddito ha innescato fenomeni di abbandono e migrazione forzata, con intere comunità in forte spopolamento.
La situazione nel 2026: un recupero fragile
Dopo anni di livelli minimi, l'anno idrologico 2025-2026 ha portato un'inversione di tendenza. A partire dal 23 settembre 2025, le precipitazioni nel bacino di Urmia sono aumentate in modo eccezionale: circa il 100% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e oltre il 30% sopra la media di lungo periodo. Di conseguenza, nell'arco di sette mesi il livello del lago è salito di circa 120 cm, passando da 1.269,50 a 1.270,70 metri sul livello del mare, con un incremento complessivo di circa 1,4 metri rispetto all'inizio dell'anno idrologico.
La superficie si è ampliata fino a circa 2.255 km² e il volume immagazzinato ha raggiunto quasi 2,89 miliardi di metri cubi, anche grazie al rilascio di oltre 1,2 miliardi di metri cubi dalle dighe di Boukan e Mahabad. Si tratta del recupero più significativo da anni.
Gli esperti invitano però alla prudenza. Questo miglioramento dipende quasi interamente da una stagione eccezionalmente piovosa e non da un cambiamento strutturale nella gestione dell'acqua. Senza un'allocazione stabile di risorse idriche all'ambiente, e in particolare senza una riduzione dei consumi agricoli stimata intorno al 50%, il lago resta vulnerabile. Il precedente piano di ripristino, costato circa sei miliardi di dollari, non era riuscito a invertire il declino di fronte alla siccità prolungata. Il rischio, dunque, è che le oscillazioni restino intermittenti e legate alle condizioni meteorologiche di breve periodo.
Domande frequenti
Quanto sale contiene il lago di Urmia?
Si stima che il bacino contenga circa 30 miliardi di tonnellate di sale. Con il ritiro delle acque, questo sale emerge sotto forma di croste e polveri che il vento solleva, generando tempeste saline tossiche.
Perché il lago di Urmia si è prosciugato?
Per una combinazione di costruzione di dighe sugli affluenti, agricoltura intensiva ad alto consumo idrico, sovrasfruttamento delle falde sotterranee, una strada-ponte che attraversa il lago e periodi di siccità aggravati dai cambiamenti climatici.
Quali sono gli effetti delle tempeste saline sulla salute?
Le polveri saline, che contengono anche arsenico, sono associate a un aumento di disturbi respiratori, cardiovascolari, ipertensione, problemi alla vista e, secondo alcuni studi, a un incremento dei tumori della pelle nelle aree circostanti.
Il lago di Urmia si sta riprendendo nel 2026?
Nel 2025-2026 piogge eccezionali hanno fatto salire il livello di circa 120 cm e ampliato la superficie a oltre 2.255 km². Tuttavia gli esperti non parlano di ripristino completo: il recupero dipende dalle precipitazioni e non da una gestione idrica sostenibile.
Cosa servirebbe per salvare davvero il lago?
Secondo gli specialisti, è necessaria una riduzione strutturale dei consumi agricoli nell'ordine del 50% e un'allocazione stabile di acqua all'ambiente, oltre alla gestione delle dighe. Senza questi interventi, il lago resterà esposto a nuovi prosciugamenti.