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Dea Bastet e i gatti: significato e culto nell'antico Egitto

Pubblicato 23. ottobre 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Quale significato aveva la dea Bastet per i gatti?

Nell'antico Egitto i gatti godevano di uno status che nessun altro animale domestico raggiunse mai, e questo legame straordinario aveva un nome divino: Bastet (chiamata anche Bast o Ubasti). Comprendere quale significato la dea avesse "per i gatti" significa in realtà capire il rapporto a doppio senso che univa la divinità e l'animale: il gatto era considerato la manifestazione vivente di Bastet sulla terra, e per questo ogni felino domestico riceveva una forma di rispetto e protezione che derivava direttamente dal sacro. La dea dava ai gatti la loro aura sacra; i gatti, a loro volta, davano alla dea un volto familiare e quotidiano.

Chi era Bastet

Bastet era una delle divinità più antiche e venerate del pantheon egizio: il suo culto è documentato già dalla II dinastia, intorno al 2890 a.C. Figlia del dio solare Ra, era associata al sole, alla protezione, alla casa, alla fertilità, alla maternità e alla gioia. Il suo principale centro di culto era la città di Per-Bastet ("la casa di Bastet"), nota ai Greci come Bubastis, situata nel Basso Egitto, presso il delta del Nilo.

Un aspetto fondamentale per capire il legame con i gatti è la sua evoluzione iconografica. Nelle epoche più antiche Bastet era raffigurata come una feroce leonessa, una forma che la avvicinava alla dea guerriera Sekhmet e ne sottolineava il carattere solare e bellicoso. Con il passare dei secoli, soprattutto a partire dal I millennio a.C., la sua immagine si "addomesticò": la leonessa cedette il posto al gatto domestico. Bastet venne così rappresentata come un gatto, spesso nero, o come una donna dal corpo umano e dalla testa felina. Questo passaggio dalla belva selvatica al gatto di casa rispecchia il cambiamento del suo significato: da divinità della furia e della guerra a protettrice del focolare domestico.

Perché il gatto era sacro a Bastet

Il gatto incarnava perfettamente la duplice natura della dea. Da un lato la dolcezza, la cura materna, l'attaccamento alla casa; dall'altro la ferocia istintiva di una madre che difende i propri cuccioli, capace di trasformarsi in cacciatrice spietata. Gli Egizi riconoscevano nel comportamento del felino — affettuoso ma indipendente, mansueto ma letale con i predatori — la stessa ambivalenza attribuita a Bastet.

A questo si aggiungeva un valore concretissimo. Il gatto proteggeva i granai e le abitazioni da topi, ratti e serpenti, difendendo le scorte di cibo e la salute della famiglia. In una società agricola questa funzione era vitale, e la gratitudine verso l'animale si saldò con la devozione religiosa: difendere la casa dai parassiti significava, simbolicamente, ciò che Bastet faceva difendendola dagli spiriti maligni e dalle malattie. Il gatto diventava così l'agente terreno della protezione divina.

Lo status dei gatti nella società egizia

Da questa sacralità derivavano conseguenze pratiche straordinarie. I gatti erano tenuti nelle case come membri della famiglia e, secondo le fonti antiche, uccidere un gatto — anche involontariamente — poteva essere punito con la morte. Lo storico greco Erodoto, che visitò l'Egitto nel V secolo a.C., racconta che quando in una casa moriva un gatto i componenti della famiglia si rasavano le sopracciglia in segno di lutto, e che in caso di incendio gli Egizi si preoccupavano di salvare i gatti prima ancora delle proprietà.

Esisteva persino una dimensione "geopolitica" di questa venerazione. Secondo un celebre episodio tramandato dalle fonti classiche, durante la battaglia di Pelusio (525 a.C.) i Persiani avrebbero sfruttato il rispetto egizio per gli animali sacri portando gatti in prima linea, scoraggiando i difensori dal colpire per non rischiare di ferire le creature della dea.

I gatti mummificati e i pellegrinaggi a Bubastis

Il rapporto tra Bastet e i gatti raggiunse il suo apice nelle pratiche funerarie. I gatti deceduti venivano mummificati e deposti in sarcofagi rettangolari o a forma di felino, oppure avvolti nel lino e dipinti per riprodurne le sembianze. Le mummie venivano offerte come ex voto alla dea e sepolte nelle vaste necropoli di Bubastis e di altri centri di culto. Negli scavi del tempio di Bastet sono state ritrovate centinaia di migliaia di mummie di gatto — secondo varie stime oltre 300.000.

La domanda di mummie era tale che si svilupparono veri e propri allevamenti di gatti destinati al sacrificio rituale e alla mummificazione, e gli studi sui reperti hanno mostrato che molti involucri contenevano solo frammenti di animale o erano addirittura vuoti: un segno tanto della devozione di massa quanto del commercio sacro che vi ruotava attorno.

Erodoto descrisse la festa annuale di Bubastis come la più grande celebrazione religiosa dell'Egitto, capace di attirare centinaia di migliaia di pellegrini che raggiungevano la città in barca lungo il Nilo, tra musica, danze e offerte. Questi eventi testimoniano quanto il culto della dea-gatto fosse centrale nella vita collettiva e quanto i gatti, in quanto sue immagini viventi, fossero al cuore della spiritualità egizia.

L'eredità del legame tra Bastet e i gatti

Il significato che Bastet attribuiva ai gatti — creature al tempo stesso protettrici, sacre e domestiche — ha contribuito a plasmare l'immagine che ancora oggi abbiamo del felino: animale misterioso, elegante, indipendente e in qualche modo "magico". Sebbene il culto religioso si sia spento con la fine dell'antica civiltà egizia, l'idea del gatto come essere speciale, degno di rispetto e quasi venerazione, è sopravvissuta nella cultura popolare fino al 2026. Bastet rimane, nei musei come nell'immaginario collettivo, il simbolo più riconoscibile di quella straordinaria alleanza tra l'uomo, il gatto e il sacro nata sulle rive del Nilo.

Domande frequenti

Perché i gatti erano sacri alla dea Bastet?

Perché il gatto era considerato la manifestazione vivente della dea sulla terra. Il suo comportamento — affettuoso ma feroce nel difendere casa e cuccioli — rispecchiava la duplice natura di Bastet, protettrice del focolare e al tempo stesso divinità solare combattiva.

Cosa rappresentava Bastet per gli antichi Egizi?

Bastet era la dea della casa, della fertilità, della maternità, della gioia e della protezione. Vegliava su donne e bambini e difendeva le famiglie da malattie e spiriti maligni, incarnando sia la dolcezza materna sia la ferocia protettiva.

Era davvero vietato uccidere un gatto in Egitto?

Sì. Le fonti antiche, in particolare Erodoto, riferiscono che uccidere un gatto, anche per sbaglio, poteva comportare la pena di morte. Alla morte di un gatto la famiglia osservava il lutto rasandosi le sopracciglia.

Perché venivano mummificati così tanti gatti?

Le mummie di gatto erano offerte votive dedicate a Bastet. La domanda era enorme: nel tempio della dea sono state ritrovate oltre 300.000 mummie, e si svilupparono allevamenti dedicati alla loro produzione per i pellegrini.

Dove si trovava il centro del culto di Bastet?

Nella città di Per-Bastet, nota ai Greci come Bubastis, situata nel Basso Egitto presso il delta del Nilo. Qui si svolgeva la più grande festa religiosa dell'Egitto, descritta da Erodoto.

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