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Come i gatti si sono diffusi dall'Egitto nel mondo

Pubblicato 14. giugno 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come si sono diffusi i gatti dall'Egitto nel mondo?

Il gatto domestico (Felis catus) è oggi uno degli animali da compagnia più diffusi al mondo, con una popolazione stimata in oltre 600 milioni di esemplari. Eppure, la traiettoria che ha portato questo felino dalle antiche campagne del Vicino Oriente e dalle rive del Nilo ai quattro angoli del pianeta è una delle storie di coevoluzione tra uomo e animale più affascinanti della storia naturale. Studi paleogenetici recenti — inclusa una revisione pubblicata nel 2025 che ha analizzato 87 genomi antichi e moderni — continuano a ridefinire la cronologia e le rotte di questa migrazione, confermando il ruolo centrale dell'Egitto come grande catalizzatore della diffusione globale del gatto addomesticato.

L'antenato selvatico: Felis silvestris lybica

Tutti i gatti domestici discendono da un'unica sottospecie selvatica: il gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica), ancora presente nelle savane e nelle zone semi-aride del Nord Africa e del Medio Oriente. A differenza di molti altri animali addomesticati — scelti deliberatamente dall'uomo per le loro caratteristiche — il gatto è, in larga misura, un animale che si è autoaddomesticato. L'arrivo dell'agricoltura nel Neolitico creò depositi di cereali che attiravano roditori, e i gatti selvatici che li cacciavano divennero gradualmente tollerati, poi accolti, infine integrati nella vita umana.

La prima addomesticazione: Vicino Oriente, circa 10 000 anni fa

Le prove più antiche di un rapporto stretto tra uomo e gatto risalgono a circa 9 500–10 000 anni fa, nel Levante e in Mesopotamia. La sepoltura più celebre è quella rinvenuta a Shillourokambos, a Cipro, datata intorno al 7 500 a.C.: un gatto e un essere umano erano stati inumati fianco a fianco, segno che il felino godeva già di uno status speciale. I gatti dovevano essere stati portati sull'isola deliberatamente dagli agricoltori del continente, poiché Felis silvestris lybica non è originaria di Cipro. Questa prima ondata di addomesticamento produsse una linea genetica che si diffuse parzialmente verso ovest con i popoli neolitici, raggiungendo l'Europa centrale intorno al 4 000–3 000 a.C., ma senza mai soppiantare completamente le popolazioni felini locali.

L'Egitto: culto, mummificazione e monopolio

Il salto decisivo verso una diffusione globale avvenne in Egitto, dove il gatto assunse un rilievo culturale e religioso senza precedenti nell'antichità. A partire dal secondo millennio a.C. — con attestazioni solide intorno al 1 500 a.C. — una seconda linea genetica di Felis silvestris lybica, originaria dell'Africa nordorientale, fu addomesticata autonomamente o incrociata con i discendenti della linea levantina. Questa popolazione egizia presentava caratteristiche comportamentali particolari: una maggiore docilità e un'aumentata tolleranza verso gli esseri umani, qualità probabilmente selezionate attraverso decenni di allevamento associato al culto della dea Bastet, la divinità felina protettrice della casa, della fertilità e del sole.

I gatti erano tenuti nei templi, curati da sacerdoti e, alla morte, imbalsamati e offerti come ex voto. Milioni di mummie feline — alcune trovate in cimiteri dedicati come quello di Beni Hassan — testimoniano l'intensità di questa pratica. Gli Egizi vietavano l'esportazione dei gatti con pene severissime, e consideravano i Fenici dei veri «ladri di gatti», tant'è che usavano il termine proprio in senso dispregiativo per descrivere quei mercanti che sottraevano i felini dai porti.

La prima espansione mediterranea: Fenici, Greci e Romani

Nonostante i divieti, la fama del gatto egizio — eccellente cacciatore di topi e serpenti, docile e di facile mantenimento — era tale che il contrabbando divenne presto sistematico. I Fenici, padroni delle rotte marittime del Mediterraneo, furono probabilmente i principali vettori della diffusione felina tra il X e il VI secolo a.C. Le navi da carico portavano gatti per proteggere le stive dai roditori, e ad ogni scalo — Cartagine, Marsiglia, Cadice, le isole greche — i felini potevano sbarcare, diffondersi, ibridarsi con le popolazioni locali.

Greci e Romani continuarono questa opera di diffusione, spesso senza consapevolezza di farlo: i gatti erano semplicemente parte dell'arredo di una nave mercantile funzionante. La medesima linea di DNA mitocondriale egiziano è stata identificata in resti felini databili tra il IV secolo a.C. e il IV d.C. rinvenuti in Bulgaria, Turchia e persino nell'Africa subsahariana, confermando la portata di questa prima espansione.

Il DNA ricostruisce le rotte: lo studio del 2017 e le ricerche successive

La conferma scientifica più robusta di questo schema a due ondate è venuta da uno studio pubblicato nel 2017 sulla rivista Nature Ecology & Evolution, condotto da un team guidato da Eva-Maria Geigl dell'Institut Jacques Monod di Parigi. I ricercatori analizzarono il DNA mitocondriale estratto da ossa, denti, pelle e pelo di oltre 200 gatti provenienti da siti archeologici in Medio Oriente, Europa e Africa, con datazioni che coprono un arco di 9 000 anni. I risultati mostrarono chiaramente due picchi di diffusione: il primo legato alla linea neolitica del Vicino Oriente, il secondo — molto più imponente — associato alla linea egizia, a partire da circa 1 500–1 000 a.C. La ricerca del 2025, che ha integrato 87 genomi completi antichi e moderni, ha ulteriormente ristretto la finestra temporale, suggerendo che l'introduzione massiccia di gatti nordafricani in Europa non precedette i 2 000 anni fa, rafforzando l'ipotesi di una diffusione principalmente romana e tardo-ellenistica. Lo stesso studio rilevò che il mantello maculato (spotted tabby) fu raro fino al Medioevo: i gatti antichi avevano quasi universalmente il mantello a strisce.

I Vichinghi e il Nord Europa

Un tassello particolarmente inaspettato di questa storia riguarda i Vichinghi. DNA mitocondriale riconducibile alla linea egizia è stato identificato in resti felini rinvenuti in un sito vichingo dell'VIII-XI secolo nel nord della Germania. I marinai scandinavi, esattamente come i loro predecessori fenici e romani, tenevano gatti nelle stive per proteggersi dai roditori durante le lunghe traversate nell'Atlantico del Nord. Non è un caso che la dea Freya, divinità norrena dell'amore e della guerra, fosse raffigurata su un carro trainato da grandi gatti. Dal Baltico alle coste britanniche, dall'Islanda alla Scandinavia, i felini si diffusero al seguito dei drakkar vichinghi tra l'VIII e il X secolo d.C.

La Via della Seta e l'Oriente

Parallelamente all'espansione verso occidente, i gatti si mossero anche verso est. Intorno al 200 a.C., le rotte commerciali che collegavano il mondo romano e persiano all'India portarono i gatti nel subcontinente. Dall'India il passo verso la Cina fu breve: i gatti erano preziosissimi nei monasteri buddisti, dove proteggevano i rotoli di scrittura dalla distruzione da parte dei roditori. In Cina il gatto compare nelle fonti scritte intorno al II-I secolo a.C. In Giappone i felini arrivarono presumibilmente attraverso Manciuria e Corea nel VI secolo d.C., in coincidenza con la diffusione del buddismo: i templi buddisti giapponesi adottarono i gatti per le stesse ragioni pratico-religiose dei loro correligionari cinesi. La cultura giapponese sviluppò poi un rapporto peculiare con il felino, cristallizzato nella figura del Maneki-neko, il gatto portafortuna con la zampa alzata.

Il Medioevo europeo: persecuzione e sopravvivenza

In Europa il gatto attraversò un periodo oscuro tra il XIII e il XV secolo. Associato alla stregoneria e considerato strumento del demonio da alcune autorità ecclesiastiche — Papa Gregorio IX, nel 1233, aveva condannato i gatti neri in una bolla —, il felino fu oggetto di persecuzioni di massa. La drastica riduzione delle popolazioni di gatti è stata talvolta correlata, in chiave speculativa, alla proliferazione dei ratti portatori della Yersinia pestis, il batterio della peste nera che devastò l'Europa a metà del Trecento. Nonostante tutto, il gatto sopravvisse e, a partire dal XVII-XVIII secolo, tornò progressivamente a essere accettato come animale domestico in tutto il continente.

Dopo il 1500: la conquista dei nuovi mondi

L'ultima grande fase della diffusione globale del gatto coincise con l'era delle grandi esplorazioni europee. Cristoforo Colombo, Ferdinando Magellano e i successivi navigatori portavano gatti sulle caravelle per lo stesso motivo dei Fenici millenni prima: tenere sotto controllo i roditori a bordo. Con la colonizzazione europea delle Americhe, dell'Australia, della Nuova Zelanda e delle isole oceaniche, il gatto domestico raggiunse ogni angolo del pianeta dopo il 1500 d.C. In molti ecosistemi insulari privi di predatori mammaliani nativi, il gatto inselvatichito (feral cat) divenne — e rimane oggi — un problema di conservazione di prima grandezza, responsabile dell'estinzione di numerose specie di uccelli e piccoli mammiferi.

Domande frequenti

Da dove vengono esattamente i gatti domestici?

Tutti i gatti domestici discendono dal gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica). La prima addomesticazione avvenne nel Vicino Oriente (Levante e Mesopotamia) circa 10 000 anni fa; una seconda e più influente linea fu sviluppata in Egitto a partire da circa 1 500 a.C. e da lì si diffuse nel resto del mondo.

Perché l'Egitto fu così importante per la diffusione dei gatti?

In Egitto il gatto divenne un animale sacro, associato alla dea Bastet, allevato nei templi e mummificato come offerta votiva. Questa intensa relazione con l'uomo produsse animali più docili, e il fiorente commercio marittimo egiziano e fenicio portò questi gatti in tutto il bacino del Mediterraneo e oltre.

Quando i gatti arrivarono in Europa settentrionale e in Asia?

I gatti raggiunsero l'Europa settentrionale tra l'VIII e il X secolo d.C., trasportati dai Vichinghi sulle loro navi. In Asia orientale (Cina) sono documentati intorno al 200 a.C., mentre in Giappone arrivarono nel VI secolo d.C. con la diffusione del buddismo.

Come fecero i gatti ad arrivare in America e in Australia?

I gatti raggiunsero le Americhe, l'Australia e la Nuova Zelanda dopo il 1500 d.C., trasportati dai navigatori europei — tra cui Colombo e Magellano — sulle navi della colonizzazione, dove svolgevano la funzione pratica di sterminare i roditori a bordo.

Cosa ha rivelato l'analisi del DNA antico sulla diffusione dei gatti?

Uno studio pubblicato nel 2017 su Nature Ecology & Evolution, basato sul DNA di oltre 200 gatti antichi, ha confermato due ondate principali di diffusione: una neolitica dal Vicino Oriente e una, più ampia, dall'Egitto a partire da circa 1 500–1 000 a.C. Ricerche del 2025 su 87 genomi hanno ulteriormente precisato che l'introduzione massiccia in Europa avvenne almeno 2 000 anni fa, durante l'epoca romano-ellenistica.

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