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Suoni dei dinosauri: cosa sappiamo davvero nel 2026

Pubblicato 28. giugno 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Quali erano i suoni dei dinosauri e cosa sappiamo?

Il ruggito assordante del Tyrannosaurus rex al cinema è una delle immagini sonore più potenti della cultura popolare, ma quasi certamente non corrisponde alla realtà. La paleoacustica — la disciplina che studia i suoni degli animali estinti — ha accumulato negli ultimi anni prove fossili e modelli che ridisegnano il "paesaggio sonoro" del Mesozoico. Le evidenze più recenti, fino al 2025-2026, indicano che i dinosauri non aviani non ruggivano come grandi mammiferi, ma producevano più probabilmente boati a bassa frequenza, rombi, grugniti e, in alcuni casi, vocalizzazioni simili a quelle degli uccelli.

Perché è così difficile sapere come suonavano

Il problema centrale è che gli organi che producono il suono sono fatti di tessuti molli — cartilagine, muscoli, membrane — che raramente fossilizzano. Per decenni i ricercatori hanno potuto ragionare solo per analogia con gli animali viventi più strettamente imparentati con i dinosauri: i coccodrilli da un lato e gli uccelli dall'altro, che insieme formano il gruppo degli arcosauri. Questo "parentesi filogenetica" suggerisce che i dinosauri condividessero alcune capacità vocali con entrambi i gruppi, ma non dice con precisione quali.

La svolta è arrivata con il ritrovamento, eccezionalmente raro, di strutture vocali fossilizzate. Solo a partire dalla metà degli anni 2010 il quadro ha iniziato a riempirsi di dati concreti, anziché di sole ipotesi.

Gli uccelli e l'organo che mancava ai dinosauri

Gli uccelli moderni cantano grazie alla siringe, un organo vocale unico situato in profondità nel torace, alla biforcazione della trachea nei bronchi. È la siringe a permettere i trilli complessi degli uccelli canori. La domanda chiave è: la possedevano anche i dinosauri non aviani?

Nel 2016 lo studio della siringe fossile di Vegavis iaai, un uccello del Cretaceo dell'Antartide imparentato con anatre e oche, pubblicato su Nature, ha fornito un indizio decisivo. Vegavis era probabilmente un "clacson" come i suoi parenti moderni, ma il punto cruciale è un altro: la siringe sembra essere comparsa tardi nell'evoluzione, all'interno degli uccelli veri e propri, e non nei dinosauri non aviani. L'assenza di siringhe nei fossili di dinosauri della stessa epoca suggerisce che la maggior parte di essi non potesse produrre i canti articolati che associamo agli uccelli.

Boati a bocca chiusa, non ruggiti

Se mancava la siringe, come comunicavano i grandi predatori come il T. rex? L'ipotesi più accreditata è che usassero la laringe, come i coccodrilli, e soprattutto la vocalizzazione a bocca chiusa. Molti uccelli e coccodrilli odierni emettono suoni profondi senza aprire le fauci, facendo risuonare l'aria in strutture come l'esofago gonfiato.

Per i grandi teropodi questo si traduceva probabilmente in boati a bassissima frequenza, rombi e impulsi infrasonici: suoni talmente gravi da essere percepiti come vibrazioni nel terreno, più che uditi come un classico ruggito da leone. Una scena ben diversa, ma forse più inquietante, di quella hollywoodiana.

La laringe di Pinacosaurus: la prima voce fossile di un dinosauro

Una scoperta cardine è stata pubblicata nel 2023 su Communications Biology da Junki Yoshida e colleghi. Si tratta della laringe di Pinacosaurus grangeri, un anchilosauro corazzato vissuto tra circa 81 e 75 milioni di anni fa nell'odierna Mongolia. L'esemplare giovanile (sigla IGM 100/3186) conserva l'osso ioide e due elementi laringei — cricoide e aritenoide — in posizione quasi anatomica.

L'aspetto sorprendente è che, pur essendo composta come nei rettili non aviani, questa laringe presenta caratteristiche specializzate — un cricoide ingrandito, un aritenoide allungato, un'articolazione mobile — che la rendono un potenziale modificatore del suono in stile aviano, e non solo una semplice sorgente sonora rettiliana. Gli autori concludono che Pinacosaurus era probabilmente in grado di produrre una gamma di vocalizzazioni — rombi, grugniti e persino richiami simili a quelli degli uccelli — utili per allertare i conspecifici, minacciare un predatore, difendere il territorio o cercare un partner.

Pulaosaurus, 2025: una seconda voce fossile

Nel 2025 la scoperta è stata rafforzata da un secondo esemplare. Dalla provincia cinese del Liaoning è emerso Pulaosaurus qinglong, descritto sulla rivista PeerJ: è solo il secondo dinosauro non aviano conosciuto con un apparato laringeo osseo conservato. Lo studio suggerisce che anche Pulaosaurus potesse avere vocalizzazioni di tipo aviano. La presenza di queste strutture in due dinosauri lontani tra loro indica che una produzione sonora complessa poteva essere più diffusa di quanto si pensasse tra i dinosauri.

Parasaurolophus: il "fiato" dei dinosauri a cresta

Un capitolo a parte riguarda gli adrosauri, i cosiddetti dinosauri "a becco d'anatra". Parasaurolophus portava sul capo una lunga cresta cava percorsa da tubi d'aria collegati alle narici. Già negli anni '90 David Weishampel della Johns Hopkins University mostrò, con modelli fisici, che questa cresta poteva funzionare come una cassa di risonanza, amplificando suoni a bassa frequenza in modo simile a uno strumento a fiato.

Le ricerche più recenti, presentate anche nel 2024 in ambito acustico, hanno usato modelli digitali 3D e prototipi fisici con altoparlanti e microfoni per simulare il percorso delle onde sonore nei tubi della cresta. L'aria espulsa dalle vie nasali faceva probabilmente vibrare le pareti della cresta, generando suoni profondi e risonanti che servivano al riconoscimento individuale e alla comunicazione di gruppo.

Cosa sappiamo (e cosa no) nel 2026

Il consenso attuale può riassumersi così: i dinosauri non aviani non ruggivano come i grandi felini e quasi certamente non cantavano come gli uccelli canori, perché privi di siringe. Producevano invece suoni gravi — boati, rombi, grugniti, sibili — spesso a bocca chiusa, e in alcuni casi (anchilosauri, adrosauri) richiami più articolati grazie a laringi specializzate o a strutture risonanti come le creste. Resta molto da scoprire: i reperti di organi vocali fossili sono pochissimi e ogni nuovo ritrovamento può modificare il quadro. La paleoacustica del 2026 dipinge dunque un Mesozoico sonoro, ma con una colonna sonora molto diversa da quella del grande schermo.

Domande frequenti

I dinosauri ruggivano davvero come nei film?

No. Privi della laringe muscolosa dei mammiferi, i grandi predatori come il T. rex producevano più probabilmente boati a bassissima frequenza, rombi e infrasuoni, spesso a bocca chiusa, simili a coccodrilli e a certi uccelli, non ruggiti in stile leone.

I dinosauri potevano cantare come gli uccelli?

Quasi certamente no. Il canto degli uccelli dipende dalla siringe, un organo comparso tardi nell'evoluzione, all'interno degli uccelli veri. Lo studio della siringe fossile di Vegavis iaai (2016) indica che i dinosauri non aviani ne erano privi.

Come fanno gli scienziati a sapere quali suoni emettevano?

Combinano il confronto con i parenti viventi (coccodrilli e uccelli), i rari fossili di strutture vocali come le laringi di Pinacosaurus e Pulaosaurus, e modelli acustici 3D di strutture come la cresta del Parasaurolophus.

Cosa rende speciale la scoperta di Pinacosaurus?

Pubblicata nel 2023, è la prima laringe fossile descritta in un dinosauro non aviano. Le sue caratteristiche specializzate suggeriscono che l'animale potesse modulare il suono in modo simile agli uccelli, oltre che emettere rombi e grugniti.

Tutti i dinosauri facevano gli stessi suoni?

No. La diversità anatomica implica una varietà di voci: boati profondi nei grandi teropodi, richiami risonanti negli adrosauri a cresta come Parasaurolophus, e vocalizzazioni più articolate in alcuni anchilosauri.

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