CCitopendia

Che cos'è un eremita e quali sono le sue attività

Pubblicato 23. maggio 2026 Aggiornato 15. giugno 2026

Che cos'è un eremita e quali sono le sue attività?

L'eremita è una delle figure più antiche e affascinanti della storia umana: un individuo che sceglie deliberatamente la solitudine, allontanandosi dalla vita comunitaria per dedicarsi alla preghiera, alla meditazione o semplicemente a una esistenza più autentica lontana dal rumore del mondo. La parola deriva dal greco antico eremos, che significa deserto, e la figura dell'eremita ha attraversato millenni di storia umana comparendo in culture e tradizioni religiose lontanissime tra loro, dall'India vedica al deserto egiziano, dalla Cina taoista ai boschi dell'Europa medievale.

Chi è l'eremita: definizione e caratteristiche

Nel senso più stretto del termine, l'eremita è colui che si ritira dalla società per vivere in solitudine, generalmente in luoghi remoti come deserti, boschi, montagne o isole. Nella tradizione cristiana occidentale, il termine indica specificamente chi abbandona la vita mondana per dedicarsi a Dio attraverso la preghiera continua, la penitenza e l'ascetismo, senza necessariamente appartenere a un ordine religioso strutturato.

La distinzione fondamentale rispetto al monaco cenobitico, che vive in comunità all'interno di un monastero, è proprio questa ricerca assoluta della solitudine. L'eremita vive in un eremo, termine che indica sia il luogo fisico dell'abitazione sia il complesso spirituale e psicologico di chi ha scelto questa esistenza radicale. L'eremo può essere una caverna naturale, una semplice capanna, una piccola costruzione in pietra o, nel caso degli eremiti urbani contemporanei, persino un appartamento cittadino in cui si conduce una vita di raccoglimento.

Eremita, anacoreta e stilita: le differenze

All'interno della grande famiglia degli asceti solitari, la tradizione cristiana distingue diverse figure. L'anacoreta, dal greco anachörein (ritirarsi), è sostanzialmente sinonimo di eremita e indica chi si ritira dalla vita comunitaria per ragioni spirituali. Lo stilita invece è una figura peculiare dell'ascetismo siriano medievale: un monaco che viveva stabilmente sulla sommità di una colonna, talvolta per decenni, in espiazione e preghiera. Il più famoso è Simeone Stilita il Vecchio, che visse sulla propria colonna per 37 anni nel V secolo.

Le origini storiche dell'eremitismo

L'eremitismo come scelta di vita strutturata e consapevole nasce, nella tradizione cristiana, nel deserto egiziano nel III secolo dopo Cristo. Le persecuzioni dei cristiani e poi, paradossalmente, il riconoscimento del cristianesimo come religione dell'Impero romano portarono molti fedeli fervorosi a cercare una forma più pura e radicale di vita cristiana, lontana dai compromessi che la vita urbana e sociale inevitabilmente comportava.

Paolo di Tebe e Antonio Abate: i padri del deserto

Il primo grande eremita cristiano di cui si abbia documentazione è Paolo di Tebe, vissuto tra il 228 e il 341 dopo Cristo. Fuggito nel deserto durante le persecuzioni di Decio, Paolo vi rimase per tutta la vita, diventando il modello di riferimento per tutti i successivi eremiti cristiani. Più influente storicamente fu però Antonio Abate, vissuto tra il 251 e il 356, considerato il padre del monachesimo cristiano. La sua vita, narrata da Atanasio di Alessandria, descrive in dettaglio la quotidianità dell'eremita del deserto: i digiuni prolungati, le tentazioni demoniache, la preghiera incessante e la crescente fama di santità che attirò intorno ad Antonio migliaia di discepoli.

Dai deserti egiziani l'eremitismo si diffuse rapidamente in Palestina, Siria, Ponto e poi in tutto il Mediterraneo. Giunse in Italia nel IV secolo, dove San Martino di Tours soggiornò in un eremo sull'isola Gallinaria nei pressi di Albenga, e dove il giovane Benedetto da Norcia trascorse tre anni di vita solitaria nello speco sublacense prima di fondare il suo ordine monastico.

L'eremitismo nelle tradizioni orientali

Sarebbe però scorretto limitare il fenomeno dell'eremitismo alla tradizione cristiana. Forme di vita ascetica e solitaria si trovano attestate in India già nel VI secolo avanti Cristo, dove i sadhu induisti praticavano la rinuncia totale al mondo come via privilegiata verso la liberazione spirituale. Nel Taoismo cinese gli eremiti delle montagne erano considerati saggi depositari di conoscenze cosmiche inaccessibili a chi viveva immerso nella vita sociale. Anche il Buddhismo ha una lunga tradizione di anacoreti solitari, e lo stesso Siddharta Gautama praticò per anni forme di ascetismo eremitico prima di trovare la via di mezzo che sarebbe diventata il nucleo del suo insegnamento.

La vita quotidiana dell'eremita

Come trascorre la propria giornata un eremita? La risposta varia naturalmente secondo la tradizione religiosa di appartenenza, il contesto storico e la personalità individuale. Tuttavia alcune caratteristiche sono trasversali e ricorrono nelle descrizioni di eremiti appartenenti a culture molto diverse tra loro.

L'organizzazione del tempo

Nella tradizione eremitica cristiana occidentale, la giornata è strutturata intorno alla Liturgia delle Ore, ovvero la preghiera scandita nei diversi momenti del giorno: Mattutino all'alba, Lodi, Prima, Terza, Sesta e Nona durante la mattina e il pomeriggio, Vespri al tramonto e Compieta prima di dormire. Tra un momento di preghiera e l'altro, l'eremita si dedica alla lectio divina, cioè la lettura meditata delle Scritture, e al lavoro manuale necessario per il proprio sostentamento.

Il lavoro dell'eremita è sempre semplice e concreto: coltivare un piccolo orto, allevare qualche animale da cortile, intrecciare cesti, tessere stoffe o copiare manoscritti. Nel Medioevo molti eremiti europei erano esperti in erboristeria e medicina popolare e svolgevano un importante servizio di cura per le popolazioni rurali che vivevano nei pressi dei loro rifugi. Il cibo era sobrio e tendenzialmente frugale: pane di fabbricazione propria, verdure, legumi, frutta raccolta nei boschi e, occasionalmente, pesce o uova.

Il silenzio come strumento spirituale

Il silenzio non è per l'eremita una semplice assenza di rumori, ma uno strumento spirituale attivo, una condizione necessaria per l'ascolto interiore. Nella spiritualità eremitica cristiana il silenzio esteriore è propedeutico al silenzio interiore, cioè alla quiete dei pensieri e delle passioni che permette all'anima di aprirsi alla presenza divina. Questa ricerca del silenzio ha trovato espressioni architettoniche straordinarie: dai monasteri certosini costruiti in luoghi remoti e inaccessibili agli eremi rupestri scavati nella roccia viva delle montagne italiane.

Gli ordini eremitici nella tradizione cattolica

Accanto agli eremiti singoli, la tradizione cristiana ha elaborato forme comunitarie di vita eremitica, in cui più individui vivono la solitudine in prossimità gli uni degli altri pur senza condurre una vita comune nel senso pieno del termine. I due ordini che meglio incarnano questo paradosso della solitudine condivisa sono i Camaldolesi e i Certosini.

I Camaldolesi

L'Ordine Camaldolese fu fondato da San Romualdo di Ravenna intorno all'anno 1012, quando il monaco stabilì il proprio eremo nel bosco di Camaldoli, sulle colline appenniniche in provincia di Arezzo. La peculiarità del carisma camaldolese sta nell'unire la vita eremitica delle celle individuali con momenti di preghiera liturgica comunitaria. Ogni monaco vive in una piccola casa separata, il proprio eremo personale, ma si riunisce con i confratelli nella chiesa conventuale per le celebrazioni. Il Sacro Eremo di Camaldoli, ancora oggi abitato dai monaci, è uno dei luoghi di preghiera più suggestivi d'Italia.

I Certosini

L'Ordine Certosino, fondato da San Bruno di Colonia nel 1084 nelle montagne della Chartreuse in Francia, porta all'estremo il principio della solitudine eremitica all'interno di una cornice comunitaria. I monaci certosini vivono in celle completamente separate, con giardino privato e accesso diretto alla chiesa per le preghiere notturne, e si incontrano solo per i pasti domenicali e le camminate settimanali. Parlano il minimo indispensabile, seguono una dieta rigorosamente vegetariana e svolgono la gran parte della propria vita in un silenzio quasi assoluto. La Certosa di Pavia, edificata tra il 1396 e il 1495, è il monumento certosino più famoso d'Italia.

L'eremita contemporaneo

Sorprendentemente, la scelta eremitica non è scomparsa con la modernità. La Chiesa cattolica riconosce formalmente la vocazione eremitica nel Codice di Diritto Canonico del 1983, che al canone 603 stabilisce le condizioni per la professione pubblica di vita eremitica: l'eremita diocesano vive sotto la guida del vescovo locale, emette la professione pubblica dei consigli evangelici e conduce la propria vita secondo un piano di vita approvato dall'autorità ecclesiastica.

Eremiti laici e ricerca di solitudine nel mondo contemporaneo

Al di fuori del contesto strettamente religioso, esistono oggi persone che scelgono forme più o meno radicali di ritiro dalla vita sociale per ragioni non necessariamente religiose: il desiderio di semplicità, la saturazione della civiltà digitale, la ricerca di autenticità in un mondo sempre più dominato dall'apparenza. Questi nuovi eremiti laici riducono volontariamente i propri consumi, limitano l'uso della tecnologia, scelgono abitazioni isolate e cercano nel silenzio e nella solitudine risorse interiori che la vita ordinaria non consente di esplorare.

Studi di psicologia positiva hanno mostrato che periodi prolungati di solitudine consapevole possono avere effetti benefici sulla creatività, sulla capacità di concentrazione e sull'equilibrio emotivo. La distinzione cruciale è tra la solitudine scelta, caratteristica dell'eremita, e la solitudine subita, che genera invece isolamento e sofferenza psicologica.

Domande frequenti

Cosa fa concretamente un eremita tutto il giorno?

Un eremita nella tradizione cristiana struttura la propria giornata attorno alla preghiera liturgica scandita in vari momenti, alla lettura meditata delle scritture, al lavoro manuale per il proprio sostentamento (coltivare l'orto, preparare il cibo, svolgere piccoli lavori artigianali) e al silenzio contemplativo. La giornata è essenziale e ritmica, priva delle distrazioni e degli impegni sociali tipici della vita comune.

Dove vivono gli eremiti?

Gli eremiti storicamente hanno vissuto in deserti, grotte naturali, foreste remote, isole sperdute e montagne inaccessibili. Nella tradizione cristiana italiana esistono ancora oggi eremi abitati, come il Sacro Eremo di Camaldoli in Toscana e vari eremi rupestri appenninici. Esistono anche eremiti urbani contemporanei che conducono vita solitaria e raccolta in appartamenti cittadini, riducendo al minimo i contatti sociali.

La Chiesa cattolica riconosce ancora gli eremiti oggi?

Sì, il Codice di Diritto Canonico del 1983 (canone 603) riconosce formalmente la vocazione eremitica come forma di vita consacrata. L'eremita diocesano vive sotto la guida del proprio vescovo, emette la professione pubblica dei consigli evangelici e segue un piano di vita approvato dall'autorità ecclesiastica. Esistono in Italia diverse decine di eremiti riconosciuti canonicamente.

Esistono eremiti in altre religioni oltre al Cristianesimo?

Assolutamente sì. L'eremitismo è una scelta presente in molte tradizioni religiose: nell'Induismo i sadhu praticano forme radicali di rinuncia solitaria, nel Buddhismo gli asceti del Theravada e del Vajrayana valorizzano la meditazione solitaria in foresta o montagna, nel Taoismo i saggi eremiti delle montagne cinesi sono figure leggendarie di saggezza, e anche nell'Ebraismo esistono tradizioni di ritiro solitario per la preghiera e lo studio.

Come diventa eremita una persona oggi?

Nel contesto cattolico, il percorso verso la vita eremitica prevede generalmente anni di vita religiosa comune, poi un periodo di discernimento con una guida spirituale e infine la richiesta formale al vescovo diocesano. Per chi cerca forme laiche di solitudine, non esiste ovviamente un percorso istituzionale: si tratta di una scelta personale che può concretizzarsi in modi molto diversi, dal trasferimento in luoghi isolati alla riduzione progressiva dei contatti sociali nella propria vita quotidiana.

Gli eremiti sono pericolosi per la salute mentale?

La psicologia distingue nettamente tra solitudine scelta e isolamento patologico. Studi recenti mostrano che periodi di solitudine consapevole e volontaria possono migliorare la creatività, la concentrazione e il benessere emotivo. L'eremitismo tradizionale non è isolamento fine a se stesso, ma inserisce la solitudine in una cornice di significato spirituale che la rende sostenibile e fruttuosa. Problemi psicologici emergono invece quando la solitudine è subita e priva di senso.

Articoli correlati