CCitopendia

Evoluzione della propaganda: dai manifesti all'IA

Pubblicato 7. novembre 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come è evoluto il messaggio della propaganda nel tempo?

La propaganda è la diffusione deliberata e organizzata di informazioni, idee o immagini allo scopo di influenzare opinioni e comportamenti di un pubblico ampio a favore di una causa, un potere o un'ideologia. Il suo messaggio non è rimasto immutato: ha cambiato forma, tono e canali a ogni svolta tecnologica e politica, passando dall'oratoria e dalla stampa ai manifesti di massa, dalla radio alla televisione, fino alle piattaforme digitali e, oggi nel 2026, ai contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Comprendere questa evoluzione significa osservare come il contenuto del messaggio (cosa si dice) e la sua forma (come e tramite cosa si dice) si siano adattati reciprocamente nel corso dei secoli.

Le origini: persuasione, religione e stampa

Il termine deriva dalla Congregatio de Propaganda Fide, l'organismo istituito dalla Chiesa cattolica nel 1622 per coordinare l'attività missionaria. In origine la parola non aveva alcuna connotazione negativa: indicava semplicemente la diffusione organizzata di una fede. Già nel mondo antico, però, esistevano forme di propaganda: monete, statue, archi trionfali e iscrizioni celebravano imperatori e vittorie militari, veicolando un messaggio di legittimità e potenza verso popolazioni in gran parte analfabete. L'immagine, in assenza della scrittura diffusa, era il canale principale.

La svolta decisiva fu l'invenzione della stampa a caratteri mobili nel XV secolo. La Riforma protestante si diffuse anche grazie a opuscoli, pamphlet e xilografie a basso costo. Il messaggio divenne riproducibile e capillare, ma restava lento e limitato dalla diffusione fisica dei documenti.

Il Novecento: la propaganda di massa

È nel XX secolo che la propaganda assume la fisionomia che ancora oggi associamo al termine. La Prima guerra mondiale fu il primo conflitto combattuto anche sul piano dell'opinione pubblica: manifesti come l'inglese «Lord Kitchener Wants You» o l'americano «Uncle Sam» costruirono un linguaggio visivo immediato, fondato su simboli nazionali, sull'appello al dovere e sulla demonizzazione del nemico. Il messaggio puntava sull'emozione — orgoglio, paura, senso di colpa — più che sull'argomentazione razionale.

I regimi totalitari portarono questo modello all'estremo. La Germania nazista, con il Ministero della Propaganda di Joseph Goebbels, e l'Unione Sovietica trasformarono la propaganda in uno strumento di Stato totale, fondato sulla ripetizione, sul culto del capo e sul controllo monopolistico dell'informazione. La radio introdusse una novità cruciale: la voce entrava direttamente nelle case, in tempo reale, creando un senso di intimità e immediatezza che la carta stampata non poteva offrire.

Con la Guerra fredda il messaggio si fece più ideologico e globale: ciascun blocco presentava il proprio sistema come garante di libertà e progresso e dipingeva l'avversario come una minaccia esistenziale. Comparvero strumenti come Radio Free Europe e la diplomazia culturale. La televisione, dagli anni Cinquanta, spostò ulteriormente il baricentro verso l'immagine in movimento e verso una persuasione più morbida, intrecciata all'intrattenimento e alla pubblicità.

L'era digitale: dalla diffusione di massa alla manipolazione mirata

La diffusione di Internet e poi dei social media ha rovesciato la logica novecentesca. La propaganda tradizionale era uno-a-molti: una fonte centrale trasmetteva lo stesso messaggio a un pubblico indistinto. Il digitale ha reso possibile il microtargeting: messaggi diversi, calibrati su dati personali, comportamentali e psicologici, recapitati a segmenti ristretti di pubblico. Il caso Cambridge Analytica (2018) rese evidente come la profilazione potesse essere usata per orientare scelte elettorali.

Sono cambiati anche gli attori e i metodi. Accanto agli Stati sono comparsi reti di account falsi, bot, troll farm e siti che imitano testate giornalistiche. Il messaggio non punta più necessariamente a convincere di una specifica verità, ma spesso a generare confusione, sfiducia e polarizzazione, secondo logiche di «inondazione» dello spazio informativo. Gli algoritmi delle piattaforme, premiando i contenuti che suscitano reazioni emotive forti, hanno amplificato i messaggi più indignati o sensazionalistici.

La propaganda nel 2026: intelligenza artificiale e narrazioni sintetiche

La fase più recente è dominata dall'intelligenza artificiale generativa. Secondo il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum, la disinformazione resta tra i principali rischi globali sia nel breve sia nel lungo periodo. La novità non è soltanto qualitativa ma strutturale: l'IA ha eliminato i vincoli tradizionali della propaganda — il lavoro umano, i costi di produzione e di coordinamento, la lentezza della distribuzione.

I cosiddetti deepfake — video, audio e immagini sintetici quasi indistinguibili dalla realtà — possono essere prodotti in pochi minuti e raggiungere milioni di persone in tempi brevissimi. Questo comprime drasticamente l'intervallo tra creazione e impatto e consente a pochi attori di operare su scala strategica. Analisi del 2026 segnalano la proliferazione di oltre duemila siti di «notizie» generati automaticamente, attivi in numerose lingue e quasi privi di supervisione umana.

Un effetto particolarmente insidioso è il cosiddetto «dividendo del bugiardo»: quando tutto può essere falsificato, diventa possibile negare la veridicità anche di contenuti autentici, offrendo a chi è in malafede una comoda giustificazione. Con numerose tornate elettorali previste nel 2026, gli osservatori avvertono che gli elettori si troveranno esposti a livelli senza precedenti di disinformazione generata dall'IA, prodotta più rapidamente di quanto i verificatori dei fatti riescano a smentirla. Il fronte della propaganda si sposta così verso la manipolazione cognitiva: narrazioni costruite per sollecitare paura, ansia e rabbia, sfruttando i meccanismi psicologici dell'attenzione.

Costanti e cambiamenti

Pur attraverso secoli di trasformazioni tecnologiche, alcuni tratti del messaggio propagandistico rimangono stabili: la semplificazione della realtà, la creazione di un nemico, l'appello alle emozioni più che alla ragione, la ripetizione e l'uso di simboli identitari. Ciò che è cambiato radicalmente è la velocità, la scala e soprattutto la precisione con cui il messaggio raggiunge il destinatario. Dalla statua imperiale al deepfake, l'obiettivo è rimasto lo stesso — orientare percezioni e comportamenti — ma gli strumenti sono passati dalla diffusione indistinta alla persuasione personalizzata e automatizzata.

Domande frequenti

Qual è l'origine della parola «propaganda»?

Deriva dalla Congregatio de Propaganda Fide, l'organismo fondato dalla Chiesa cattolica nel 1622 per coordinare l'attività missionaria. In origine il termine indicava semplicemente la «diffusione» organizzata di una fede e non aveva una connotazione negativa, acquisita solo nel XX secolo.

Come è cambiata la propaganda con i social media?

È passata da un modello «uno-a-molti», in cui una fonte centrale trasmetteva lo stesso messaggio a tutti, al microtargeting: messaggi diversi e personalizzati, calibrati sui dati di ciascun utente. Gli algoritmi, premiando i contenuti più emotivi, hanno inoltre amplificato i messaggi sensazionalistici e divisivi.

Qual è l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla propaganda nel 2026?

L'IA generativa ha abbattuto i costi e i tempi di produzione, permettendo di creare deepfake realistici in pochi minuti e di diffonderli a milioni di persone. Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum colloca la disinformazione tra i principali rischi globali a breve e lungo termine.

Che cos'è il «dividendo del bugiardo»?

È l'effetto per cui, in un contesto dove qualsiasi contenuto può essere falsificato, diventa possibile negare la veridicità anche di materiali autentici. Chi è in malafede può così liquidare prove reali come «falsi», sfruttando l'incertezza diffusa.

Quali elementi della propaganda non sono mai cambiati?

La semplificazione della realtà, la costruzione di un nemico, l'appello alle emozioni più che alla ragione, la ripetizione e l'uso di simboli identitari. A cambiare sono stati soprattutto la velocità, la scala e la precisione con cui il messaggio raggiunge il pubblico.

{"@context":"https://schema.org","@type":"FAQPage","mainEntity":[{"@type":"Question","name":"Qual è l'origine della parola «propaganda»?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Deriva dalla Congregatio de Propaganda Fide, l'organismo fondato dalla Chiesa cattolica nel 1622 per coordinare l'attività missionaria. In origine il termine indicava semplicemente la diffusione organizzata di una fede e non aveva una connotazione negativa, acquisita solo nel XX secolo."}},{"@type":"Question","name":"Come è cambiata la propaganda con i social media?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"È passata da un modello uno-a-molti, in cui una fonte centrale trasmetteva lo stesso messaggio a tutti, al microtargeting: messaggi diversi e personalizzati, calibrati sui dati di ciascun utente. Gli algoritmi, premiando i contenuti più emotivi, hanno amplificato i messaggi sensazionalistici e divisivi."}},{"@type":"Question","name":"Qual è l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla propaganda nel 2026?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"L'IA generativa ha abbattuto i costi e i tempi di produzione, permettendo di creare deepfake realistici in pochi minuti e di diffonderli a milioni di persone. Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum colloca la disinformazione tra i principali rischi globali a breve e lungo termine."}},{"@type":"Question","name":"Che cos'è il «dividendo del bugiardo»?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"È l'effetto per cui, in un contesto dove qualsiasi contenuto può essere falsificato, diventa possibile negare la veridicità anche di materiali autentici. Chi è in malafede può così liquidare prove reali come falsi, sfruttando l'incertezza diffusa."}},{"@type":"Question","name":"Quali elementi della propaganda non sono mai cambiati?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"La semplificazione della realtà, la costruzione di un nemico, l'appello alle emozioni più che alla ragione, la ripetizione e l'uso di simboli identitari. A cambiare sono stati soprattutto la velocità, la scala e la precisione con cui il messaggio raggiunge il pubblico."}}]}

Articoli correlati