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Persecuzione degli ebrei: storia della Shoah (1933-1945)

Pubblicato 31. luglio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Come furono perseguitati gli ebrei durante la guerra?

La persecuzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale — nota come Shoah (termine ebraico che significa "catastrofe") o Olocausto — fu lo sterminio sistematico, pianificato e attuato dallo Stato, di circa sei milioni di ebrei europei da parte della Germania nazista, dei suoi alleati e collaboratori, tra il 1933 e il 1945. Non fu un evento improvviso, ma un processo che si radicalizzò per tappe: dalla discriminazione legale all'esclusione sociale, dalla violenza organizzata alla deportazione, fino all'assassinio di massa nei campi di sterminio. Comprendere come avvenne questa persecuzione significa ricostruire una sequenza precisa di leggi, decisioni e atti che trasformarono il pregiudizio in genocidio.

Le radici ideologiche: l'antisemitismo nazista

Quando Adolf Hitler salì al potere in Germania nel gennaio 1933, l'antisemitismo era già parte centrale dell'ideologia del partito nazionalsocialista. I nazisti consideravano gli ebrei non come una comunità religiosa, ma come una "razza" pericolosa e inferiore, ritenuta responsabile dei mali economici e politici della Germania. Questa visione pseudoscientifica del razzismo biologico fornì la giustificazione ideologica per misure sempre più estreme, presentate come necessarie alla "purezza" del popolo tedesco.

La fase della discriminazione legale (1933-1939)

La persecuzione iniziò con strumenti giuridici e amministrativi. Già nell'aprile 1933 gli ebrei furono esclusi dagli impieghi pubblici e dalle libere professioni, mentre veniva organizzato il boicottaggio dei negozi ebraici. Il momento di svolta furono le Leggi di Norimberga del 15 settembre 1935, che privarono gli ebrei della cittadinanza tedesca, vietarono i matrimoni e i rapporti tra ebrei e "cittadini di sangue tedesco" e codificarono giuridicamente la loro emarginazione.

La violenza aperta esplose con la Notte dei Cristalli (Kristallnacht), tra il 9 e il 10 novembre 1938: in tutta la Germania e in Austria furono incendiate sinagoghe, distrutti negozi e abitazioni, arrestati decine di migliaia di ebrei e inviati nei primi campi di concentramento. Fu il segnale che la discriminazione stava lasciando il posto alla persecuzione fisica.

Le leggi razziali in Italia

Anche l'Italia fascista partecipò alla persecuzione. Nel 1938 il regime di Benito Mussolini emanò le leggi razziali, che esclusero gli ebrei dalla scuola pubblica, dall'esercito, dagli impieghi statali e da numerose attività economiche. Gli storici distinguono due fasi: la "persecuzione dei diritti", tra il settembre 1938 e il luglio 1943, e la ben più letale "persecuzione delle vite", iniziata dopo l'8 settembre 1943 con l'occupazione tedesca dell'Italia. In quel periodo oltre 8.000 ebrei furono deportati dall'Italia e dai territori sotto controllo italiano verso i campi di sterminio; soltanto una piccola minoranza sopravvisse. Tra gli episodi simbolo vi è il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943.

Ghetti, fucilazioni di massa e lavoro forzato

Con l'invasione della Polonia (settembre 1939) e poi dell'Unione Sovietica (giugno 1941), milioni di ebrei dell'Europa orientale finirono sotto il dominio nazista. I tedeschi rinchiusero le popolazioni ebraiche in ghetti sovraffollati — il più grande fu quello di Varsavia — dove fame, malattie e sfruttamento causarono un'altissima mortalità. Parallelamente, dietro le linee del fronte orientale, le unità mobili di sterminio (Einsatzgruppen) effettuarono fucilazioni di massa: centinaia di migliaia di ebrei furono uccisi e sepolti in fosse comuni, come nel massacro di Babij Jar presso Kiev.

La "Soluzione finale" e i campi di sterminio

Il passaggio all'annientamento totale fu formalizzato con la Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, durante la quale alti funzionari nazisti coordinarono l'organizzazione burocratica della cosiddetta "Soluzione finale della questione ebraica", ovvero lo sterminio pianificato di tutti gli ebrei europei. Furono costruiti veri e propri centri di sterminio, concepiti per uccidere in modo industriale: Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Sobibór, Bełżec, Chełmno e Majdanek, situati nei territori polacchi occupati.

Le vittime, deportate su treni merci da tutta Europa, venivano in gran parte assassinate nelle camere a gas (ad Auschwitz con il gas Zyklon B) poche ore dopo l'arrivo. Chi era ritenuto abile veniva sottoposto al lavoro forzato fino allo sfinimento. Auschwitz-Birkenau divenne il simbolo della Shoah: vi furono uccise oltre un milione di persone, in maggioranza ebrei. Negli ultimi mesi di guerra, con l'avanzata alleata, molti prigionieri morirono durante le cosiddette "marce della morte", trasferimenti forzati a piedi verso l'interno della Germania.

La fine e il bilancio

La liberazione dei campi da parte delle truppe alleate e sovietiche, nel 1944-1945, rivelò al mondo l'enormità del crimine. Auschwitz fu liberato dall'Armata Rossa il 27 gennaio 1945, data scelta poi come Giorno della Memoria. Il bilancio complessivo è di circa sei milioni di ebrei uccisi, pari a circa due terzi della popolazione ebraica europea. Allo sterminio degli ebrei si affiancò la persecuzione di altri gruppi: rom e sinti, oppositori politici, disabili, testimoni di Geova, omosessuali e prigionieri di guerra sovietici.

La memoria della Shoah nel 2026

A oltre ottant'anni dalla liberazione dei campi, la testimonianza diretta si sta esaurendo. Secondo i dati diffusi nel gennaio 2026 dalla Claims Conference, restano in vita nel mondo circa 196.600 sopravvissuti ebrei alla Shoah: per la prima volta il numero è sceso sotto le 200.000 unità, con un calo di circa l'11% in un anno. L'età mediana è salita a 87 anni e la quasi totalità è costituita da chi era bambino durante la guerra. Le proiezioni indicano che entro un decennio la maggior parte dei testimoni non ci sarà più. Per questo, in un contesto segnalato come di crescente antisemitismo e diffusione del negazionismo online, istituzioni come i memoriali, i centri di documentazione (in Italia il CDEC) e le scuole insistono sul valore della memoria storica e delle fonti documentali.

Domande frequenti

Quanti ebrei furono uccisi durante la Shoah?

Si stima che durante la Shoah siano stati uccisi circa sei milioni di ebrei europei, pari a circa due terzi della popolazione ebraica del continente. A queste vittime si aggiungono milioni di appartenenti ad altri gruppi perseguitati dal regime nazista.

Quando iniziò la persecuzione degli ebrei?

La persecuzione iniziò nel 1933, con l'ascesa di Hitler al potere e le prime leggi discriminatorie. Si radicalizzò con le Leggi di Norimberga del 1935 e la Notte dei Cristalli del 1938, fino allo sterminio sistematico avviato tra il 1941 e il 1942.

Che cosa fu la "Soluzione finale"?

Fu il piano nazista di sterminio totale degli ebrei europei, coordinato a partire dalla Conferenza di Wannsee del gennaio 1942. Prevedeva la deportazione e l'uccisione di massa nei centri di sterminio dotati di camere a gas, come Auschwitz-Birkenau e Treblinka.

Come furono perseguitati gli ebrei in Italia?

L'Italia fascista emanò le leggi razziali nel 1938, escludendo gli ebrei da scuola, lavoro pubblico ed esercito. Dopo l'8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca iniziarono le deportazioni: oltre 8.000 ebrei furono inviati nei campi di sterminio e solo una piccola minoranza sopravvisse.

Quanti sopravvissuti alla Shoah sono ancora vivi nel 2026?

Secondo i dati della Claims Conference del gennaio 2026, restano in vita nel mondo circa 196.600 sopravvissuti ebrei, con un'età mediana di 87 anni. È la prima volta che il numero scende sotto le 200.000 persone.

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