Cosa succede durante un attacco epilettico
Un attacco epilettico — detto anche crisi epilettica — è un episodio improvviso e transitorio causato da una scarica elettrica anomala e ipersincronizzata di un gruppo di neuroni nella corteccia cerebrale. La crisi può durare da pochi secondi a diversi minuti e si manifesta in forme molto diverse: convulsioni violente, semplici assenze, sensazioni sensoriali insolite o movimenti automatici. Comprendere il meccanismo biologico che la genera aiuta a distinguere miti e realtà su una condizione che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo — di cui circa 600.000 in Italia.
Il meccanismo cerebrale: cosa accade nei neuroni
Il cervello umano funziona grazie a un continuo scambio di segnali elettrici tra miliardi di neuroni. In condizioni normali, l'attività eccitatoria e quella inibitoria si bilanciano reciprocamente, garantendo una comunicazione neuronale ordinata. Durante una crisi epilettica questo equilibrio si rompe: le sostanze eccitatorie (principalmente il glutammato) prevalgono su quelle inibitorie (principalmente il GABA), abbassando la soglia di sincronizzazione dei neuroni.
Il risultato è una scarica ipersincrona: un gruppo più o meno ampio di cellule nervose inizia a emettere impulsi elettrici contemporaneamente, in modo incontrollato e ripetitivo. Questa attività anomala si propaga — in misura variabile a seconda del tipo di crisi — ad aree vicine o all'intero cervello, producendo i sintomi osservabili dall'esterno. Non appena i meccanismi inibitori naturali del cervello riescono a spegnere questa tempesta elettrica, la crisi termina.
Le tre fasi di una crisi epilettica
Fase pre-ictale (l'aura)
Alcune persone avvertono, nei minuti o nelle ore precedenti la crisi, segnali premonitori chiamati aura. Si tratta di sensazioni soggettive — un odore insolito, una visione di luci, un senso di déjà vu, una sensazione epigastrica ascendente, ansia o irritabilità — generate dall'attività elettrica anomala nelle prime aree corticali coinvolte. L'aura è già parte della crisi stessa (fase pre-ictale o "ictale iniziale"), ma spesso permette alla persona di mettersi in sicurezza prima che la crisi si generalizzi. Non tutte le crisi sono precedute da aura.
Fase ictale (la crisi vera e propria)
È la fase attiva della scarica neuronale. I sintomi variano profondamente in base all'area cerebrale coinvolta e al tipo di crisi:
- Fase tonica: i muscoli si irrigidiscono bruscamente; se la persona è in piedi, cade a terra. Può durare 10–20 secondi.
- Fase clonica: segue la fase tonica nelle crisi tonico-cloniche. I muscoli si contraggono e rilassano ritmicamente, producendo i tipici scuotimenti del corpo. Può durare 1–3 minuti.
- Nelle crisi focali senza compromissione della coscienza, la persona rimane sveglia ma avverte sintomi motori, sensoriali o autonomici circoscritti (p. es., formicolio a un arto, testa che ruota, movimenti automatici della bocca).
- Nelle crisi di assenza, frequenti nell'infanzia, non vi sono convulsioni: la persona fissa nel vuoto per 5–30 secondi, poi riprende l'attività come se nulla fosse accaduto.
Durante la fase ictale possono verificarsi perdita del controllo degli sfinteri, morsicatura laterale della lingua, aumento della frequenza cardiaca e apnea transitoria.
Fase post-ictale (il recupero)
Al termine della scarica elettrica, i meccanismi inibitori del cervello ripristinano gradualmente la normale attività neuronale. Ne deriva un periodo post-ictale caratterizzato da confusione, stanchezza profonda, cefalea, disorientamento nel tempo e nello spazio. Questo stato può durare da pochi minuti fino a diverse ore. Alcune persone presentano una temporanea debolezza di un lato del corpo (paralisi di Todd), che si risolve spontaneamente. Quando la persona torna lucida, spesso non ricorda nulla di quanto accaduto durante la crisi.
Tipi di crisi epilettica
La classificazione internazionale dell'ILAE (Lega Internazionale contro l'Epilessia) distingue le crisi in base al punto di origine della scarica:
- Crisi focali: originano in un'area limitata di un solo emisfero. Sono la forma più comune negli adulti. Possono restare circoscritte o generalizzarsi secondariamente.
- Crisi generalizzate: coinvolgono entrambi gli emisferi fin dall'esordio. Comprendono le crisi tonico-cloniche (il classico "grande male"), le assenze, le crisi miocloniche (brevi scosse muscolari) e le crisi atoniche (perdita improvvisa del tono muscolare).
- Crisi a origine sconosciuta: quando l'esame clinico e strumentale non permette di classificarle nei gruppi precedenti.
Lo stato epilettico
Quando una crisi tonico-clonica dura più di 5 minuti, o quando crisi successive si susseguono senza che la persona riacquisti la coscienza, si parla di stato epilettico (status epilepticus). Si tratta di un'emergenza medica: la prolungata attività neuronale anomala può causare danni cerebrali, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, la morte. In questa situazione è indispensabile chiamare immediatamente i soccorsi (112 o 118).
Epidemiologia in Italia e nel mondo
L'epilessia è riconosciuta come malattia sociale dall'OMS. A livello globale ne sono affette oltre 50 milioni di persone; in Europa circa 6 milioni; in Italia si stima una prevalenza di 500.000–600.000 individui, con 29.000–32.000 nuove diagnosi ogni anno. La prevalenza attiva si attesta attorno a 6,4 casi per 1.000 abitanti, con un picco di incidenza nei bambini piccoli e negli anziani oltre i 75 anni (circa 180 casi per 100.000 abitanti). Circa il 70% dei pazienti riesce a controllare le crisi con la terapia farmacologica; il restante 30% presenta una forma farmacoresistente.
Cosa fare durante una crisi epilettica
Il comportamento corretto di chi assiste a una crisi può ridurre significativamente il rischio di lesioni:
- Proteggere il capo della persona con qualcosa di morbido e allontanare oggetti pericolosi.
- Non tentare di bloccare i movimenti convulsivi e non inserire nulla in bocca.
- Al termine delle convulsioni, posizionare la persona in posizione laterale di sicurezza per prevenire l'inalazione di saliva o vomito.
- Cronometrare la durata della crisi.
- Chiamare il 112 o il 118 se la crisi supera i 5 minuti, se seguono crisi ravvicinate, se la persona non si risveglia, se si ferisce o se è la prima crisi della vita.
Domande frequenti
Un attacco epilettico fa male?
Durante la fase ictale la persona è generalmente incosciente e non avverte dolore. Nella fase post-ictale possono comparire cefalea, dolori muscolari da contrazione intensa e, in alcuni casi, dolore dovuto a cadute o alla morsicatura laterale della lingua.
Si può soffocare durante una crisi epilettica?
Il rischio di soffocamento esiste se la persona cade bocconi o aspira saliva o vomito. Per questo, una volta terminata la fase convulsiva, è fondamentale posizionarla sul fianco (posizione laterale di sicurezza) per liberare le vie aeree.
Tutte le crisi epilettiche provocano convulsioni?
No. Le convulsioni (contrazioni muscolari involontarie) sono tipiche delle crisi tonico-cloniche, ma esistono molte forme di crisi senza movimenti evidenti: le crisi di assenza, caratterizzate da un breve "sguardo nel vuoto", e alcune crisi focali che si manifestano solo con alterazioni sensoriali o automatismi, come masticare o sbattere le palpebre.
Qual è la differenza tra epilessia e crisi epilettica?
Una crisi epilettica è un singolo episodio di scarica neuronale anomala e può verificarsi in chiunque in presenza di fattori scatenanti (febbre alta, privazione di sonno, ipoglicemia). L'epilessia è invece una malattia cronica definita dalla predisposizione a crisi epilettiche ricorrenti in assenza di cause acute identificabili, o dalla presenza di una sindrome epilettica specifica.
Quanto dura normalmente una crisi epilettica?
La maggior parte delle crisi tonico-cloniche dura tra 1 e 3 minuti. Le crisi di assenza possono durare solo 5–30 secondi. Una crisi che supera i 5 minuti è considerata un'emergenza medica (stato epilettico) e richiede l'intervento immediato del 118.