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Piano Schlieffen: cos'è e perché fallì nella Prima Guerra Mondiale

Pubblicato 9. maggio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Cos'è il piano Schlieffen e perché non ebbe successo?

Il Piano Schlieffen fu la grande strategia militare elaborata dalla Germania imperiale agli inizi del Novecento per risolvere il problema strategico che ossessionava lo Stato Maggiore tedesco: come evitare di combattere simultaneamente su due fronti, contro la Francia a ovest e contro la Russia a est. Concepito dal feldmaresciallo Alfred von Schlieffen, capo dello Stato Maggiore Generale dal 1891 al 1906, il piano prevedeva una guerra-lampo contro la Francia da condurre in meno di sei settimane, seguita da uno spostamento rapido delle truppe verso est per fronteggiare l'impero russo. Quando nel 1914 fu messo in atto — con modifiche sostanziali — il piano si rivelò un fallimento che cambiò il corso della Prima Guerra Mondiale e aprì quattro anni di devastante guerra di trincea.

Il contesto strategico: il problema della guerra su due fronti

Dalla fine del XIX secolo, la Germania si trovava stretta in un'alleanza difensiva con l'Austria-Ungheria, mentre la Francia e la Russia avevano stretto un trattato di mutua assistenza nel 1894. In caso di guerra europea, Berlino avrebbe dovuto combattere sia a ovest che a est, con risorse e uomini divisi su due grandi fronti. Schlieffen considerava questa prospettiva strategicamente insostenibile: un esercito spaccato in due non avrebbe potuto battere nessun nemico in modo decisivo.

La soluzione che elaborò nel corso di anni di studio si ispirava alla tattica classica dell'accerchiamento, in particolare alla battaglia di Canne del 216 a.C., in cui Annibale aveva annientato un esercito romano numericamente superiore avvolgendolo su entrambi i fianchi. La stessa logica — concentrazione, velocità, avvolgimento — avrebbe dovuto applicarsi alla guerra moderna.

Il contenuto del piano: la grande rotazione attraverso il Belgio

Nel memorandum definitivo del 1905, Schlieffen propose di concentrare la grande massa delle forze tedesche sull'ala destra dello schieramento occidentale, lanciandola in una mossa ad arco attraverso il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, per poi scendere verso sud aggirando Parigi da ovest e prendere l'esercito francese alle spalle. Il fronte orientale sarebbe stato tenuto con un contingente ridotto, sfruttando la lentezza prevista della mobilitazione russa.

I tempi erano calcolati con precisione millimetrica:

  • Circa 39 giorni per raggiungere Parigi e aggirare le forze francesi.
  • Ulteriori tre giorni per ottenere la resa totale della Francia.
  • In totale, la guerra a ovest doveva concludersi entro 42 giorni.

Solo allora le truppe sarebbero state trasferite in massa verso est per affrontare la Russia. L'intera architettura del piano riposava su un'ipotesi fondamentale: che la Russia fosse lenta a mobilitarsi — com'era parso confermato dalla sua difficoltosa performance nella guerra russo-giapponese del 1904-1905 — e che la Francia potesse essere abbattuta prima che San Pietroburgo fosse pronta a colpire.

Un elemento cruciale del piano era la violazione della neutralità del Belgio, garantita dal Trattato di Londra del 1839 e sottoscritta anche dalla Prussia. Schlieffen ne era consapevole ma riteneva l'obiettivo militare prioritario rispetto alle conseguenze diplomatiche.

Le modifiche di Moltke: il piano indebolito

Quando Schlieffen lasciò la carica nel 1906, il suo successore Helmuth von Moltke il Giovane ereditò il piano e vi apportò cambiamenti che avrebbero avuto conseguenze decisive. Le due modifiche principali furono:

  • Riduzione dell'ala destra: Schlieffen aveva assegnato all'ala destra (quella che avrebbe dovuto sfondare attraverso il Belgio) circa l'85% delle forze disponibili. Moltke la ridusse al 70%, spostando divisioni verso il fronte alsaziano-lorenese per difendere il territorio tedesco da eventuali attacchi francesi.
  • Esclusione dei Paesi Bassi: Moltke decise di non violare la neutralità olandese, per mantenere i Paesi Bassi come canale commerciale aperto. Questo scelta ridusse drasticamente lo spazio di manovra disponibile per le armate tedesche, creando un collo di bottiglia attorno alle fortezze belghe di Liegi e rendendo il percorso molto più difficile.

Moltke tentò così di realizzare obiettivi decisivi con forze pari al 70% del minimo indispensabile stimato dallo stesso Schlieffen. La genialità del piano originale — basata sull'impiego di una massa schiacciante sull'ala destra — era stata compromessa in modo strutturale.

Perché il Piano Schlieffen fallì

1. La resistenza belga e l'intervento britannico

L'invasione del Belgio, iniziata il 4 agosto 1914, non fu affatto la formalità che i pianificatori tedeschi si aspettavano. Le fortezze di Liegi opposero una resistenza tenace e inaspettata, ritardando l'avanzata di diversi giorni cruciali. Soprattutto, la violazione della neutralità belga aveva una conseguenza che Schlieffen aveva sottovalutato: il Trattato di Londra del 1839 obbligava la Gran Bretagna a garantire quell'integrità. Londra dichiarò guerra alla Germania il 4 agosto 1914, e il Corpo di spedizione britannico (BEF) sbarcò in Francia in tempi rapidi, rafforzando le linee alleate nel momento più critico.

2. La mobilitazione russa più rapida del previsto

Il piano era costruito sull'assunzione che la Russia impiegasse almeno sei settimane per mobilitare le sue armate. In realtà, già alla fine di agosto 1914 le forze russe erano penetrate in Prussia Orientale, minacciando il territorio tedesco. Moltke, in preda al panico, distaccò quattro divisioni dall'ala destra in Occidente e le inviò a est — precisamente il tipo di smembramento delle forze che il piano era stato concepito per evitare.

3. I problemi logistici e l'esaurimento delle truppe

Il piano non contemplava adeguatamente le difficoltà logistiche di far avanzare centinaia di migliaia di soldati a piedi per centinaia di chilometri in poche settimane. Le linee di rifornimento si allungarono oltre misura, i soldati marciavano fino all'esaurimento fisico, e le comunicazioni tra i comandi divennero sempre più difficili. Nessuna previsione era stata fatta per il "caso che qualcosa andasse storto": il piano era progettato su un mondo in cui il nemico avrebbe fatto esattamente ciò che si prevedeva.

4. L'errore tattico sul fiume Marna

A inizio settembre 1914, le armate tedesche erano ormai vicine a Parigi, ma erano stanche, sovraestese e con una pericolosa lacuna aperta tra la Prima e la Seconda Armata. I comandi francesi e britannici sfruttarono questo varco nella Prima Battaglia della Marna (5–12 settembre 1914), in cui le forze alleate lanciarono un contrattacco che spinse i tedeschi a ritirarsi. Secondo la tradizione, Moltke comunicò al Kaiser Wilhelm II: "Sire, abbiamo perso la guerra." La Germania ordinò la ritirata generale dell'ala destra il 9 settembre.

5. Un piano senza margine di errore

In termini strategici, il Piano Schlieffen soffriva di un difetto strutturale: era costruito su una sequenza perfetta di eventi, senza alcun margine per l'imprevisto. Ogni ritardo — che fosse la resistenza belga, la mobilitazione russa o la stanchezza delle truppe — si propagava a cascata sull'intero sistema, minando i calcoli temporali su cui tutto si reggeva. Come osservato da vari storici militari, il piano funzionava sulla carta solo se il nemico si comportava esattamente come previsto.

Le conseguenze del fallimento

Il mancato sfondamento in Francia determinò la transizione dalla guerra di movimento alla guerra di posizione. Entro la fine del 1914, un sistema di trincee si estendeva dal Mare del Nord alla frontiera svizzera per oltre 700 chilometri. Quello che doveva essere un conflitto di sei settimane si trasformò in quattro anni di guerra d'attrito con milioni di vittime. Il fallimento del Piano Schlieffen è considerato uno degli snodi decisivi non solo della Prima Guerra Mondiale, ma dell'intera storia europea del Novecento.

La vicenda ha alimentato un lungo dibattito storiografico. Alcuni studiosi — in particolare il tedesco Terence Zuber a partire dagli anni 2000 — hanno messo in discussione che il "Piano Schlieffen" del 1905 fosse davvero un piano operativo definitivo, sostenendo che si trattasse piuttosto di un esercizio strategico speculativo. La tesi è minoritaria ma ha contribuito a rendere più sfumato il quadro interpretativo.

Domande frequenti

Chi era Alfred von Schlieffen?

Alfred von Schlieffen (1833–1913) fu un feldmaresciallo prussiano e capo dello Stato Maggiore Generale dell'esercito imperiale tedesco dal 1891 al 1906. È ricordato principalmente per aver elaborato il piano strategico che porta il suo nome, pensato per evitare alla Germania la guerra su due fronti.

In cosa consisteva il Piano Schlieffen?

Il piano prevedeva un'offensiva fulminea contro la Francia attraverso il Belgio e il Lussemburgo, aggirando le difese francesi con una grande rotazione dell'ala destra. L'obiettivo era sconfiggere la Francia in circa 42 giorni, per poi spostare tutte le forze verso est contro la Russia prima che questa ultimasse la propria mobilitazione.

Perché il Piano Schlieffen non ebbe successo?

Il piano fallì per una combinazione di fattori: la resistenza belga più tenace del previsto, l'intervento britannico causato dalla violazione della neutralità del Belgio, la mobilitazione russa più rapida delle aspettative, le modifiche apportate da Moltke che indebolirono l'ala destra, i problemi logistici e infine la sconfitta nella Prima Battaglia della Marna nel settembre 1914.

Cosa fu la Prima Battaglia della Marna?

Fu il contrattacco alleato (5–12 settembre 1914) che fermò definitivamente l'avanzata tedesca in Francia. Le forze franco-britanniche sfruttarono una lacuna apertasi tra le armate tedesche e costrinsero l'intero fianco destro nemico alla ritirata, decretando il fallimento del piano e l'inizio della guerra di trincea.

Cosa successe dopo il fallimento del piano?

Il fallimento del Piano Schlieffen condusse alla stabilizzazione dei fronti e all'inizio della guerra di posizione sul fronte occidentale. Un sistema di trincee si estese per oltre 700 km dal Mare del Nord alla Svizzera, trasformando quello che doveva essere un conflitto lampo in una guerra d'attrito durata quattro anni.

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