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Eruzione del Vesuvio: cosa successe a Pompei ed Ercolano

Pubblicato 20. dicembre 2024 Aggiornato 15. giugno 2026

Cosa è successo nell'eruzione del Vesuvio? Scopri di più!

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è la più celebre catastrofe vulcanica dell'antichità e il principale evento eruttivo del vulcano in epoca storica. In poco più di due giorni seppellì le città romane di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis, congelandone la vita quotidiana sotto metri di pomici e cenere. Quelle stesse coltri vulcaniche, paradossalmente, hanno conservato per quasi due millenni edifici, oggetti e corpi, restituendo agli archeologi una fotografia senza pari del mondo romano. Ecco cosa accadde, cosa dicono oggi le ricerche e qual è lo stato del Vesuvio nel 2026.

Cosa successe durante l'eruzione del 79 d.C.

Dopo un periodo di quiescenza durato circa otto secoli, il Vesuvio si risvegliò in modo improvviso e violento. Nel primo pomeriggio una serie di esplosioni, innescate dal contatto del magma in risalita con l'acqua della falda, aprì il condotto eruttivo e generò una gigantesca colonna eruttiva, alta circa 25 chilometri, visibile a grande distanza. Il fenomeno fu descritto da Plinio il Giovane in due lettere allo storico Tacito: paragonò la nube alla forma di un pino mediterraneo, con un fusto che si allargava in alto a chioma. In suo onore questo tipo di eruzione esplosiva è oggi chiamato «pliniana».

Lo zio, Plinio il Vecchio, comandante della flotta romana di Miseno e celebre naturalista, salpò sia per studiare il fenomeno sia per soccorrere la popolazione: morì a Stabia, probabilmente per le esalazioni e l'inalazione di cenere. La sua è la vittima più famosa dell'eruzione.

Le fasi dell'eruzione

Gli studi vulcanologici distinguono due fasi principali:

  • Fase di caduta (pliniana): per molte ore una pioggia continua di pomici e lapilli si abbatté soprattutto verso sud-est, nella direzione di Pompei. Lo strato accumulato superò i tre metri, facendo crollare i tetti sovraccarichi.
  • Fase dei flussi piroclastici: nelle prime ore del giorno successivo la colonna collassò, generando nubi ardenti (correnti di cenere, gas e frammenti) a temperature di circa 400 °C e a velocità superiori a 80 km/h. Furono questi flussi, e non la lava, a uccidere chi era rimasto.

Si stima che l'eruzione sia durata non più di due giorni e mezzo e che il vulcano abbia espulso circa 3,5 km³ di materiale, modificando profondamente la morfologia stessa della montagna.

La distruzione di Pompei ed Ercolano

Le due città furono colpite in modo diverso, e ciò spiega perché si presentino agli scavi in stati così differenti.

Pompei fu prima sepolta dalla caduta di pomici, che riempì strade e cortili e provocò il crollo di molti edifici; solo successivamente i flussi piroclastici investirono la città. Molti abitanti morirono nelle case in cui si erano rifugiati o mentre tentavano la fuga lungo le vie, e i loro corpi lasciarono nel deposito vuoti poi riempiti di gesso: i celebri calchi di Pompei.

Ercolano, più vicina al vulcano ma fuori dalla direzione della pioggia di pomici, fu investita direttamente dalle nubi ardenti ad altissima temperatura e poi sepolta da colate di fango fino a circa 20 metri di spessore. Il calore estremo agì sui corpi degli abitanti in modo fulmineo: gli scheletri rinvenuti nei fornici sul lungomare testimoniano una morte quasi istantanea. Lo spesso strato compatto ha però protetto materiali organici – legno, papiri, cibo – altrove andati perduti.

Quante furono le vittime

A Pompei ed Ercolano vivevano complessivamente tra 16.000 e 20.000 persone. Negli scavi sono stati individuati i resti di circa 1.500 individui, ma il numero totale delle vittime resta sconosciuto: molti riuscirono probabilmente a fuggire nelle prime ore, mentre altri corpi giacciono ancora in aree non scavate o furono dispersi. Il bilancio reale potrebbe quindi essere significativamente più alto delle vittime finora ritrovate.

Il dibattito sulla data: agosto o ottobre?

Per secoli l'eruzione è stata datata al 24 agosto del 79 d.C., sulla base di una versione del testo di Plinio il Giovane. Numerosi indizi archeologici – frutta autunnale, bracieri accesi, vesti pesanti, anfore di vino già sigillate dopo la vendemmia – hanno però fatto propendere gli studiosi per una data autunnale. La svolta è arrivata da un'iscrizione a carboncino scoperta a Pompei che cita una data corrispondente a metà ottobre: oggi molti ricercatori collocano l'eruzione intorno al 24-25 ottobre del 79 d.C., anche se la questione non è chiusa in modo definitivo.

Le altre eruzioni del Vesuvio

Quella del 79 non fu l'unica eruzione importante. Il Vesuvio ha avuto numerose fasi di attività nei secoli successivi, tra cui la violenta eruzione del 1631, che causò migliaia di vittime nei centri abitati alle pendici. L'ultima eruzione in assoluto è quella del marzo 1944, durante la Seconda guerra mondiale, documentata anche da fotografie e filmati dei militari alleati. Da allora il vulcano è in uno stato di quiete.

Il Vesuvio oggi: stato e rischio nel 2026

Nel 2026 il livello di allerta del Vesuvio è verde, il più basso, secondo il Dipartimento della Protezione Civile e l'INGV. Dal 1944 il vulcano si trova in quiescenza, caratterizzata solo da attività fumarolica e bassa sismicità. Nei rilievi più recenti l'attività sismica è rimasta su livelli contenuti – con la grande maggioranza degli eventi di magnitudo inferiore a 1.0 – e le reti geodetiche non registrano deformazioni del suolo riconducibili a sorgenti magmatiche. Non sono presenti, allo stato attuale, fenomeni precursori di una ripresa eruttiva a breve termine.

Il vulcano è sorvegliato 24 ore su 24 dall'Osservatorio Vesuviano, la sezione napoletana dell'INGV. Resta tuttavia uno dei vulcani più pericolosi al mondo per via dell'elevatissima densità abitativa alle sue pendici: per questo la Protezione Civile mantiene un piano di emergenza con una «zona rossa» soggetta a evacuazione preventiva in caso di segnali di riattivazione.

Domande frequenti

In che anno avvenne l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei?

Nel 79 d.C. La data tradizionale è il 24 agosto, ma prove archeologiche ed epigrafiche indicano oggi più probabilmente il 24-25 ottobre del 79 d.C.

Cosa uccise gli abitanti di Pompei ed Ercolano?

A Pompei molti morirono per il crollo dei tetti sotto le pomici e poi per i flussi piroclastici; a Ercolano furono le nubi ardenti a circa 400 °C a causare una morte quasi istantanea. La lava non ebbe un ruolo diretto.

Perché Pompei ed Ercolano si presentano in modo diverso?

Pompei fu sepolta soprattutto da pomici e lapilli caduti dall'alto, mentre Ercolano fu investita da nubi ardenti e colate di fango fino a circa 20 metri, che hanno conservato anche materiali organici come il legno.

Il Vesuvio è pericoloso nel 2026?

Nel 2026 il livello di allerta è verde e non vi sono segnali di riattivazione imminente. Resta però un vulcano attivo e ad alto rischio per la densità di popolazione, motivo per cui è monitorato 24 ore su 24 dall'INGV.

Qual è stata l'ultima eruzione del Vesuvio?

L'ultima eruzione è avvenuta nel marzo 1944. Da allora il vulcano è in stato di quiescenza, con sola attività fumarolica e bassa sismicità.

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