CCitopendia

Euridice nella mitologia greca: il mito di Orfeo e la discesa agli Inferi

Pubblicato 23. dicembre 2024 Aggiornato 15. giugno 2026

Cosa è successo a Euridice nella mitologia greca?

Euridice è una figura della mitologia greca, celebre soprattutto come moglie del poeta e musicista Orfeo. La sua storia è uno dei miti più potenti dell'antichità: una vicenda di morte prematura, amore incontenibile e perdita irreversibile che ha attraversato secoli di letteratura, musica e arte. Il nome Eurydice deriva dal greco antico e significa letteralmente «ampia giustizia». Le fonti antiche la descrivono come una ninfa o una giovane mortale di straordinaria bellezza, talvolta indicata come figlia di Apollo o di Nereo.

La morte di Euridice

Secondo la versione più diffusa del mito, Euridice morì in circostanze tragiche poco dopo le nozze con Orfeo. Mentre camminava in un prato, fu avvicinata dal pastore Aristeo, che si era innamorato di lei e tentò di afferrarla. Nel fuggire, Euridice calpestò un serpente nascosto nell'erba: il morso fu fatale. L'ombra della giovane discese immediatamente nel regno dei morti, il regno di Ade.

Questa versione della morte, che introduce il personaggio di Aristeo come causa indiretta della tragedia, compare per la prima volta in forma completa nelle Georgiche di Virgilio (libro IV, circa 29 a.C.). Le attestazioni greche più antiche — tra cui un frammento del poeta lirico Ibico, databile attorno al 530 a.C. — menzionano Orfeo e il suo viaggio nell'Oltretomba, ma non sempre specificano le circostanze della morte di Euridice, né includono il nome di Aristeo.

Orfeo scende agli Inferi

Sopraffatto dal dolore, Orfeo decise di fare ciò che nessun essere vivente aveva mai osato: discendere nell'Ade per riportare la moglie nel mondo dei vivi. Armato soltanto della sua lira — donatagli dal dio Apollo o, secondo alcune fonti, costruita da lui stesso — attraversò le porte dell'Oltretomba.

Il potere della sua musica si rivelò irresistibile persino nell'Ade. Caronte, il traghettatore dei morti, lo condusse oltre il fiume Stige senza opporre resistenza. Cerbero, il cane tricefalo guardiano dell'ingresso, si acquietò. Le Erinni, dee della vendetta, si fermarono a piangere. I supplizi dei dannati si interruppero: Tantalo smise di tendere le mani verso l'acqua, la ruota di Issione si bloccò, Sisifo si sedette sul suo masso.

Giunto davanti ai sovrani degli Inferi, Ade e Persefone, Orfeo intonò un canto che narrava il suo amore per Euridice e il dolore della separazione. Commossi come non erano mai stati, i due acconsentirono a restituirgli la moglie, ma a una condizione precisa.

La condizione e la perdita definitiva

La condizione imposta da Ade era stringente: Orfeo avrebbe potuto condurre Euridice fuori dall'Oltretomba, ma durante tutto il cammino di ritorno non avrebbe dovuto voltarsi a guardarla. Solo una volta raggiunta la luce del sole la moglie sarebbe tornata pienamente viva.

Orfeo accettò e cominciò l'ascesa, con Euridice che lo seguiva silenziosa nell'oscurità. Il cammino fu lungo. Quando ormai la luce del mondo superiore era già visibile, Orfeo fu assalito dal dubbio: e se Euridice non fosse davvero lì, dietro di lui? Cedendo all'ansia — o, nella lettura virgiliana, alla furor, la frenesia irrazionale dell'amore — si voltò.

In quell'istante Euridice svanì. Tentò di afferrare le sue mani, ma non strinse che aria. Una seconda morte la inghiottì, questa volta senza appello. Stando a Virgilio, Euridice, prima di essere risucchiata nell'ombra, pronunciò solo una parola di addio; nella versione di Ovidio (Metamorfosi, libro X, 1–85), redatta alcuni decenni dopo, Euridice non rimprovera il marito e accetta il proprio destino con dolente rassegnazione.

Le versioni antiche a confronto

Il mito di Euridice ci è giunto attraverso fonti di epoche e prospettive diverse, che lo modellano in modo significativo.

Platone e la lettura critica

Nel Simposio platonico, il personaggio di Fedro offre una lettura insolita: gli dèi infernali non avrebbero restituito la vera Euridice a Orfeo, ma soltanto un fantasma. Secondo Fedro, Orfeo era un codardo che, invece di morire per seguire la moglie, cercò di raggirare gli dèi con la sua arte. In questa prospettiva il mito diventa una storia di ingenuità punita, non di amore eroico.

Virgilio: pathos elegiaco e la colpa di Aristeo

Virgilio inserisce il mito nel finale del libro IV delle Georgiche come epilogo alla vicenda del pastore Aristeo, che aveva perso le proprie api e cercava di capirne la causa. La risposta, rivelata dal profeta marino Proteo, rivela che la morte delle api era una punizione per aver causato indirettamente la morte di Euridice. Nella versione virgiliana Orfeo è dominato da una passione irrefrenabile (dementia) che lo porta a voltarsi, condannando Euridice per la seconda volta.

Ovidio: il cantore al centro della scena

Nelle Metamorfosi Ovidio riprende il racconto virgiliano ma sposta l'accento sulla figura di Orfeo, che diventa protagonista attivo e quasi razionale. Euridice perde qui la centralità drammatica che aveva in Virgilio; la sua morte è il punto di partenza di una storia che Ovidio sviluppa poi con il lutto di Orfeo, il suo rifiuto delle donne, e infine il suo smembramento per mano delle Menadi.

La morte di Orfeo e il destino finale

Dopo la perdita definitiva di Euridice, Orfeo si ritirò dal consorzio umano e vagò inconsolabile per la Tracia. Secondo alcune tradizioni rifiutò ogni contatto con le donne; secondo altre iniziò a celebrare esclusivamente il culto di Apollo. Questo atteggiamento suscitò la furia delle Menadi (o Baccanti), le seguaci estatiche di Dioniso, che lo uccisero dilaniandolo.

La sua testa, gettata nel fiume Ebro insieme alla lira, continuò a cantare mentre veniva trascinata dalle correnti verso il mare. Secondo Ovidio, approdò sull'isola di Lesbo, dove divenne oracolo. Nell'Ade, finalmente, l'ombra di Orfeo ritrovò Euridice: i due poterono vagare insieme per i campi d'asfodelo, e questa volta Orfeo poté voltarsi a guardarla senza alcuna conseguenza.

Eredità culturale

Il mito di Euridice ha alimentato una tradizione culturale pressoché ininterrotta. In ambito musicale, la storia è all'origine di alcune delle prime opere liriche della storia: L'Euridice di Jacopo Peri (1600) e L'Orfeo di Claudio Monteverdi (1607) segnano la nascita del genere operistico. Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck (1762) rimane tra i titoli più rappresentati ancora oggi. Nel Novecento il mito ha ispirato poeti come Rainer Maria Rilke (Orfeo. Euridice. Hermes., 1904) e autori teatrali come Jean Anouilh (Eurydice, 1941). In anni più recenti, il musical Hadestown (2019, Tony Award per il miglior musical) e il videogioco Hades (2020) ne hanno rinnovato la fortuna presso il grande pubblico.

Domande frequenti

Come muore Euridice nella mitologia greca?

Euridice muore morsicata da un serpente mentre fugge dal pastore Aristeo, che tentava di catturarla. Nella tradizione più antica la causa esatta della morte non è sempre specificata; è Virgilio, nelle Georgiche (29 a.C.), a introdurre il personaggio di Aristeo come responsabile indiretto della tragedia.

Perché Orfeo si volta e perde Euridice?

Le interpretazioni antiche divergono. Virgilio attribuisce il gesto alla dementia, una frenesia irrazionale d'amore. Ovidio lo legge come un atto di ansia e insicurezza. Platone aveva offerto una lettura più critica: Orfeo era semplicemente un codardo che cercava di ingannare gli dèi. In tutti i casi, il voltarsi di Orfeo è il momento cruciale che condanna Euridice a una morte definitiva e senza ritorno.

Euridice torna mai nell'Ade?

Sì. Dopo la morte di Orfeo per mano delle Menadi, la sua ombra discende nell'Ade e ritrova Euridice. Ovidio conclude il mito raccontando che i due vagano finalmente insieme nei campi d'asfodelo, e che ora Orfeo può voltarsi a guardarla liberamente, senza conseguenze.

Quali sono le principali fonti antiche sul mito di Euridice?

Le fonti più importanti sono: un frammento del poeta lirico greco Ibico (VI sec. a.C.), che attesta il viaggio di Orfeo nell'Oltretomba; il Simposio di Platone, che offre un'interpretazione critica; le Georgiche di Virgilio (libro IV, 29 a.C.), prima versione completa con Aristeo; le Metamorfosi di Ovidio (libro X, 8 d.C.), versione più narrativamente sviluppata del mito.

Cosa significa il nome Euridice?

Il nome Euridice (Eurydike in greco antico) è composto da eurys («ampio, vasto») e dike («giustizia, legge»). Il significato complessivo è quindi «ampia giustizia» o «colei che applica ampiamente la legge». Non esiste un legame diretto tra questo significato e le vicende narrate nel mito.

{"@context":"https://schema.org","@type":"FAQPage","mainEntity":[{"@type":"Question","name":"Come muore Euridice nella mitologia greca?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Euridice muore morsicata da un serpente mentre fugge dal pastore Aristeo, che tentava di catturarla. Nella tradizione più antica la causa esatta della morte non è sempre specificata; è Virgilio, nelle Georgiche (29 a.C.), a introdurre il personaggio di Aristeo come responsabile indiretto della tragedia."}},{"@type":"Question","name":"Perché Orfeo si volta e perde Euridice?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Le interpretazioni antiche divergono. Virgilio attribuisce il gesto alla dementia, una frenesia irrazionale d'amore. Ovidio lo legge come un atto di ansia e insicurezza. Platone aveva offerto una lettura più critica: Orfeo era semplicemente un codardo che cercava di ingannare gli dèi. In tutti i casi, il voltarsi di Orfeo è il momento cruciale che condanna Euridice a una morte definitiva e senza ritorno."}},{"@type":"Question","name":"Euridice torna mai nell'Ade?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Sì. Dopo la morte di Orfeo per mano delle Menadi, la sua ombra discende nell'Ade e ritrova Euridice. Ovidio conclude il mito raccontando che i due vagano finalmente insieme nei campi d'asfodelo, e che ora Orfeo può voltarsi a guardarla liberamente, senza conseguenze."}},{"@type":"Question","name":"Quali sono le principali fonti antiche sul mito di Euridice?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Le fonti più importanti sono: un frammento del poeta lirico greco Ibico (VI sec. a.C.), che attesta il viaggio di Orfeo nell'Oltretomba; il Simposio di Platone, che offre un'interpretazione critica; le Georgiche di Virgilio (libro IV, 29 a.C.), prima versione completa con Aristeo; le Metamorfosi di Ovidio (libro X, 8 d.C.), versione più narrativamente sviluppata del mito."}},{"@type":"Question","name":"Cosa significa il nome Euridice?","acceptedAnswer":{"@type":"Answer","text":"Il nome Euridice (Eurydike in greco antico) è composto da eurys («ampio, vasto») e dike («giustizia, legge»). Il significato complessivo è quindi «ampia giustizia» o «colei che applica ampiamente la legge». Non esiste un legame diretto tra questo significato e le vicende narrate nel mito."}}]}

Articoli correlati