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Perché Atene si chiama così: il mito della dea Atena

Pubblicato 11. maggio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Perché Atene prende il nome dalla dea Atena?

La città di Atene — in greco antico Ἀθῆναι, Athēnai — porta il nome della dea della saggezza e delle arti, Atena, secondo un racconto mitico che gli antichi greci consideravano parte fondante della propria identità civica. La ragione di questa denominazione non è meramente linguistica: alle spalle del nome si cela uno dei miti più celebri dell'intera tradizione greca, quello della contesa tra Atena e Poseidone per il patronato della città. Tale racconto era già pienamente consolidato nell'età classica e trovava riscontro in monumenti fisici visibili sull'Acropoli.

Il mito della contesa

Secondo la tradizione mitologica, quando la giovane città dell'Attica era ancora senza nome e senza patrono divino, due dei dell'Olimpo ne reclamarono il dominio: Atena, figlia di Zeus nata armata dalla sua testa, e Poseidone, dio del mare e dei terremoti. Per dirimere la questione, Zeus stabilì che avrebbero gareggiato offrendo ciascuno un dono agli abitanti, e che il re della città — nella versione più diffusa Cecrope, essere metà uomo e metà serpente, considerato il primo re autoctono dell'Attica — avrebbe giudicato quale dono fosse più utile al popolo.

In alcune versioni del mito la scelta spettava non solo a Cecrope ma a un'assemblea più ampia, con la partecipazione di altri dei o delle stesse divinità dell'Olimpo. Il racconto comunque converge su un nucleo invariabile: la gara si svolse in cima all'Acropoli, il colle roccioso che domina la pianura attica.

I doni degli dei

Poseidone si avvicinò per primo. Brandì il suo tridente e lo scagliò contro la roccia: dall'impatto sgorgò una sorgente. In alcune varianti l'acqua era salata e perciò difficile da bere; in altre il dio fece emergere un cavallo possente, simbolo di potenza militare. Entrambe le versioni pongono l'accento sul potere e sulla forza bruta come doni di Poseidone.

Atena intervenne subito dopo. Conficcò la sua lancia nel suolo e dalla roccia spuntò il primo ulivo, con foglie d'argento e bacche dense di olio. Il dono era multiforme nella sua utilità: l'olio d'oliva serviva come alimento, come combustibile per le lampade e come unguento per il corpo; il legno dell'ulivo era resistente; il frutto stesso poteva nutrire il popolo.

Cecrope — e con lui gli abitanti — proclamò Atena vincitrice. La dea aveva offerto qualcosa di pratico, sostenibile e ricco di valore economico. La città adottò il suo nome e la riconobbe come divinità protettrice.

Le fonti antiche

Il mito è attestato da più fonti di epoche diverse. Erodoto, nelle Storie (VIII, 55), scritte nel V secolo a.C., menziona già i segni fisici conservati sull'Acropoli — l'ulivo sacro e la pozza d'acqua salata — come prove tangibili della contesa tra i due dei. Il fatto che Erodoto li citi come cose notorie indica che la tradizione era pienamente radicata nell'epoca classica.

La narrazione più completa e sistematica sopravvissuta proviene dallo Pseudo-Apollodoro, nella Bibliotheca (III, 14, 1), opera enciclopedica generalmente datata al I o II secolo d.C., ma che raccoglie tradizioni mitografiche molto più antiche. Anche Ovidio, nelle Metamorfosi (VI, 70–82), riprende la contesa inserendola nel tessuto della mitologia olimpica.

Platone e vari logografi attici alludono al mito come dato acquisito, segno che per gli Ateniesi dell'età classica il nome della propria città era inscindibile dall'identità religiosa e dalla protezione divina di Atena.

I segni fisici sull'Acropoli: l'Eretteo

Il mito non rimase confinato alla narrazione orale. Sull'Acropoli di Atene, nell'area del tempio noto come Eretteo (o Erettèion), costruito tra il 421 e il 406 a.C., erano custoditi i due principali segni materiali della contesa divina:

  • L'ulivo sacro di Atena, piantato nel recinto chiamato Pandrosion, adiacente all'Eretteo. Secondo Erodoto, anche dopo l'incendio persiano del 480 a.C. che distrusse il tempio precedente, l'ulivo ricacciò un germoglio il giorno stesso — segno interpretato come conferma del favore divino sulla città.
  • L'impronta del tridente di Poseidone nella roccia, e la sorgente d'acqua salata che ne sarebbe scaturita, conservata in una cripta interna del tempio stesso.

L'Eretteo era dunque non solo un edificio di culto ma un vero e proprio archivio monumentale del mito fondativo. La compresenza dei segni di entrambi gli dei — il vincitore e lo sconfitto — rifletteva la volontà degli Ateniesi di non alienarsi la benevolenza di Poseidone, ancora venerato nella città nonostante la sconfitta mitica. L'Eretteo ospitava altari dedicati a entrambe le divinità, oltre al culto dell'eroe Eretteo.

La reazione di Poseidone

Il mito non si chiude con la vittoria serena di Atena. Poseidone, umiliato dalla sconfitta, si vendicò secondo alcune versioni allagando la pianura attica con le sue acque marine, oppure condannando la città a soffrire per la siccità. Questo elemento narrativo riflette probabilmente l'ambivalenza storica degli Ateniesi verso il mare: potenza marittima per eccellenza, Atene dipendeva dal favore di Poseidone per la sua flotta, e il culto del dio rimase sempre importante nella vita religiosa della polis.

Il problema linguistico: chi venne prima, il nome o la dea?

Dal punto di vista strettamente linguistico la questione è più complessa di quanto il mito suggerisca. Gli studiosi moderni si interrogano se sia stata la dea a dare il nome alla città o, al contrario, se la dea abbia preso il nome da una denominazione preesistente del luogo. Il nome Atena compare già nelle tavolette in Lineare B micenea nella forma a-ta-na, attestata a Cnosso, con riferimento a una divinità femminile. Ciò significa che il nome è precedente all'alfabeto greco classico di almeno cinque secoli.

L'etimologia resta dibattuta. Alcune proposte lo riconducono a radici greche — come a-theos-noa, "mente divina" — ma la maggioranza degli specialisti ritiene probabile un'origine pre-greca, forse minoica o più in generale egea, non riconducibile a radici indoeuropee note. In questa prospettiva, sia il nome della città sia quello della dea deriverebbero da un sostrato linguistico anteriore alla migrazione dei popoli di lingua greca nella penisola ellenica, probabilmente risalente al II millennio a.C.

Questo non sminuisce la centralità del mito: per gli antichi greci, la spiegazione eziologica (cioè la storia che spiega l'origine di qualcosa) aveva valore culturale e religioso proprio, indipendentemente dall'etimologia filologica.

Il significato del mito per la cultura ateniese

La storia della contesa tra Atena e Poseidone non era un semplice racconto delle origini: era una dichiarazione di valori. La città scelse la saggezza e la prosperità civile (l'ulivo) sulla forza bruta e il dominio militare (il cavallo) o sull'elemento marino indomabile (l'acqua salata). Atena incarnava l'ideale della polis: la dea era protettrice delle arti, dell'artigianato, della tessitura, della strategia militare razionale e della conoscenza. Il suo tempio più celebre, il Partenone, costruito sull'Acropoli tra il 447 e il 432 a.C. sotto la supervisione di Fidia e Pericle, rappresentava la glorificazione di questa identità civica.

Ancora oggi, nel 2026, il nome della capitale greca — Athina in greco moderno — porta con sé il peso di tremila anni di storia che inizia proprio con quel racconto di un ulivo spuntato da una roccia.

Domande frequenti

Perché Atene si chiama come la dea Atena?

Secondo il mito greco, la città adottò il nome della dea Atena dopo che lei vinse una gara contro Poseidone per il patronato della città. Atena offrì il dono dell'ulivo, giudicato più utile della sorgente d'acqua salata fatta scaturire da Poseidone. Il re Cecrope proclamò Atena vincitrice e la città prese il suo nome.

Chi era il giudice della gara tra Atena e Poseidone?

Nella versione più comune del mito, il giudice fu Cecrope, il primo re mitologico dell'Attica, descritto come un essere metà uomo e metà serpente. In altre varianti la decisione spettava a un'assemblea di dei o direttamente a Zeus.

Esiste una prova fisica della contesa tra Atena e Poseidone?

Gli antichi Ateniesi credevano di sì. Nell'Eretteo, il tempio sull'Acropoli costruito nel V secolo a.C., erano conservati l'ulivo sacro di Atena e l'impronta del tridente di Poseidone nella roccia, con la sorgente di acqua salata che ne avrebbe fatto scaturire. Erodoto li menziona già nel V secolo a.C. come luoghi venerati.

Il nome "Atene" deriva davvero dalla dea Atena?

Dal punto di vista linguistico, la questione è aperta. Il nome compare nelle tavolette micenee in Lineare B come a-ta-na già nel II millennio a.C. Gli studiosi moderni ritengono probabile un'origine pre-greca, egea o minoica, precedente alla civiltà greca classica. Non è certo se sia stata la dea a dare il nome alla città o viceversa.

Perché gli Ateniesi scelsero il dono di Atena e non quello di Poseidone?

L'ulivo offerto da Atena era giudicato più utile nella vita quotidiana: forniva olio per l'alimentazione, per le lampade e per i riti, oltre a legno e frutti. Il dono di Poseidone — una sorgente d'acqua salata, inutilizzabile per bere o irrigare — o in alternativa un cavallo da guerra, risultava meno immediatamente vantaggioso per una comunità agricola e civile.

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