Qual è la montagna più alta del mondo? Il Monte Everest
Il Monte Everest è la montagna più alta della Terra, con la sua cima che raggiunge 8.849 metri sul livello del mare secondo le misurazioni più recenti. Situato nell'Himalaya al confine tra Nepal e Tibet, questo gigante di roccia e ghiaccio rappresenta da sempre il limite estremo delle ambizioni umane, la frontiera definitiva dell'alpinismo mondiale e uno dei luoghi più straordinari e pericolosi del pianeta.
Dove si trova il Monte Everest e come si è formato
Il Monte Everest sorge nella catena himalayana, al confine tra il Nepal meridionale e la Regione Autonoma del Tibet cinese. In lingua nepalese è noto come Sagarmatha, che significa "fronte del cielo" o "dea del cielo", mentre in tibetano è chiamato Chomolungma, ovvero "madre dell'universo" o "dea madre del mondo". Il nome occidentale "Everest" fu attribuito nel 1865 in onore di George Everest, il geografo britannico che guidò la Grande Indagine Trigonometrica dell'India nel XIX secolo.
La formazione geologica
La catena himalayana, e con essa il Monte Everest, si è formata in seguito alla collisione tra la placca tettonica indiana e quella eurasiatica, un processo iniziato circa 50 milioni di anni fa. La spinta delle due placche l'una contro l'altra ha sollevato nel corso dei millenni enormi quantità di roccia, dando origine alle vette più alte del pianeta. L'Everest continua tuttora a crescere di pochi millimetri ogni anno a causa di questa attività tettonica, anche se l'erosione operata da vento e ghiaccio ne compensa parzialmente l'incremento.
L'altezza ufficiale del Monte Everest
La misurazione dell'altezza esatta dell'Everest ha impegnato geodeti e scienziati per decenni. La quota di 8.848 metri fu stabilita da una spedizione indiana nel 1954 e rimase il riferimento ufficiale per oltre sessant'anni. Nel 2020 Cina e Nepal hanno effettuato una nuova misurazione congiunta con tecnologie GPS avanzate, fissando la quota ufficiale a 8.848,86 metri, spesso arrotondata a 8.849 metri.
La prima scalata del Monte Everest: Hillary e Tenzing nel 1953
Il 29 maggio 1953 è una data destinata a restare impressa nella storia dell'avventura umana. Quel giorno il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa nepalese Tenzing Norgay toccarono per la prima volta nella storia la vetta del Monte Everest, ponendo fine a decenni di tentativi falliti e scritti il capitolo più glorioso dell'alpinismo mondiale.
La spedizione britannica del 1953
La spedizione che portò alla conquista della vetta era organizzata e finanziata dal governo britannico, guidata dal colonnello John Hunt. Era composta da quindici alpinisti esperti provenienti da Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Nepal, supportati da centinaia di portatori e sherpa. La partenza avvenne nel marzo 1953 dal Nepal, con l'obiettivo dichiarato di raggiungere la cima entro la fine della stagione primaverile.
Un primo tentativo il 26 maggio da parte degli alpinisti Tom Bourdillon e Charles Evans raggiunse la vetta sud a circa 8.750 metri, ma dovette fermarsi a causa di problemi con le bombole di ossigeno. Fu dunque il secondo tentativo, affidato a Hillary e Tenzing, a risultare vincente.
L'ascesa finale e lo Hillary Step
Nella mattina del 29 maggio, Hillary e Tenzing partirono dal campo IX allestito a circa 8.500 metri di quota. Avanzando lungo la cresta sommitale della montagna, si trovarono di fronte a un ostacolo critico: una parete rocciosa quasi verticale alta circa dodici metri, che oggi porta il nome di Hillary Step in onore del suo conquistatore. Hillary riuscì a superare il passaggio infilandosi in una fessura tra la roccia e il ghiaccio, risalendo con una tecnica innovativa che sarebbe poi diventata famosa in tutto il mondo alpinistico.
I due raggiunsero la cima alle 11:30 del mattino. Vi rimasero per circa quindici minuti: Hillary fotografò Tenzing che esibiva le bandiere di Nepal, India, Gran Bretagna e Nazioni Unite, mentre sepolta nella neve lasciò una croce cristiana portata da Hunt, qualche cibo e una piccola bandiera nepalese offerta da Tenzing. La notizia dell'impresa raggiunse Londra il 2 giugno 1953, proprio il giorno dell'incoronazione della regina Elisabetta II, e fu accolta come un dono simbolico alla nazione.
La morfologia e il clima dell'Everest
Il Monte Everest non è semplicemente un'enorme montagna: è un sistema ambientale complesso, con caratteristiche geografiche, climatiche e meteorologiche che lo rendono uno degli ambienti più estremi del pianeta.
Le condizioni meteorologiche
Il clima sull'Everest è tra i più severi della Terra. Le temperature in vetta raramente superano i -20°C persino nei mesi estivi, mentre in inverno possono scendere fino a -60°C. I venti rappresentano forse il pericolo maggiore: durante i mesi invernali il getto stratosferico soffia sulla vetta a velocità che superano regolarmente i 200 km/h, rendendo qualsiasi tentativo di scalata praticamente impossibile.
La stagione alpinistica favorevole si concentra in due brevi finestre: la primavera (da metà aprile a fine maggio) e l'autunno (ottobre). In primavera il monsone non è ancora arrivato e il vento polare si è spostato verso nord, offrendo una finestra di condizioni relativamente stabili per raggiungere la vetta.
La zona della morte
Sopra gli 8.000 metri si estende quella che gli alpinisti chiamano "zona della morte". A questa quota la pressione atmosferica è circa un terzo di quella al livello del mare, il che significa che l'ossigeno disponibile è drasticamente ridotto. Il corpo umano non riesce ad adattarsi a queste condizioni: le cellule muoiono più velocemente di quanto possano essere prodotte, la mente rallenta, si manifestano allucinazioni, edema polmonare e cerebrale possono sopraggiungere in poche ore.
Nella zona della morte ogni scalatore ha un margine di tempo limitato prima che le funzioni cognitive e fisiche si deteriorino irreversibilmente. Per questo motivo, anche gli alpinisti più esperti cercano di attraversare questa fascia nel minor tempo possibile, risalendo e scendendo nel giro di una singola giornata o notte.
Le vie di salita principali
Nel corso dei decenni gli alpinisti hanno esplorato numerose vie per raggiungere la vetta dell'Everest. Le due principali rimangono la via del Colle Sud, percorsa da Hillary e Tenzing nel 1953, e la via del Colle Nord, storica via cinese.
La via del Colle Sud (versante nepalese)
Partendo dal campo base sul Ghiacciaio del Khumbu a 5.364 metri, gli alpinisti percorrono la pericolosa seraccata del ghiacciaio stesso, attraversano il Cwm occidentale e risalgono la parete del Lhotse fino al Colle Sud a 7.906 metri. Da qui la cresta sommitale conduce alla vetta passando per la vetta sud, l'Hillary Step e la cresta finale. Questa via è quella più frequentata e su di essa avviene la grande maggioranza delle scalate annuali.
La via del Colle Nord (versante tibetano)
Dal versante cinese la via classica sale dal campo base al Colle Nord a 7.020 metri, poi attraverso una serie di campi raggiunge la vetta percorrendo la cresta nord-est. Questa via fu esplorata dalle spedizioni britanniche degli anni Venti e Trenta, incluse quelle di Mallory e Irvine nel 1924, la cui sorte rimane uno dei grandi misteri dell'alpinismo.
L'alpinismo moderno sull'Everest: record, rischi e controversie
Dalla prima scalata del 1953 a oggi, l'Everest è stato raggiunto da migliaia di alpinisti provenienti da ogni parte del mondo. La commercializzazione dell'alpinismo himalayana ha trasformato profondamente l'esperienza della scalata, sollevando questioni etiche, ambientali e di sicurezza.
Record e statistiche
- Prima donna in vetta: Junko Tabei (Giappone), 1975
- Prima scalata senza ossigeno supplementare: Reinhold Messner e Peter Habeler, 1978
- Prima scalata in solitaria: Reinhold Messner, 1980
- Scalatore con più ascensioni: lo sherpa Kami Rita, con oltre 29 vette
- Oltre 6.000 ascensioni totali alla vetta fino al 2025
I rischi e le tragedie
L'Everest ha il suo prezzo in vite umane. Oltre 300 alpinisti hanno perso la vita sulla montagna nel corso della storia moderna dell'alpinismo. Le cause principali includono valanghe, cadute, assideramento, edema polmonare e cerebrale da altitudine. La stagione del 1996, immortalata nel libro "Aria sottile" di Jon Krakauer, fu particolarmente tragica: una tempesta improvvisa uccise otto alpinisti in una sola giornata.
L'Everest oggi: turismo, ambiente e sfide future
Il Monte Everest del XXI secolo è una realtà molto diversa da quella che Hillary e Tenzing conquistarono nel 1953. La commercializzazione dell'alpinismo d'alta quota ha trasformato la montagna sacra in una destinazione turistica di nicchia, con costi, benefici e conseguenze che la comunità internazionale continua a dibattere.
Il costo economico della scalata
Scalare l'Everest oggi richiede un investimento finanziario considerevole. Il solo permesso di scalata rilasciato dal governo nepalese costa circa 11.000 dollari per alpinista. Aggiungendo le spese per guide sherpa, attrezzatura, logistica, campi base e operatori commerciali, il costo totale di una spedizione si aggira tra i 30.000 e i 100.000 dollari a persona. Nonostante questi costi proibitivi, ogni anno centinaia di alpinisti, molti dei quali con esperienza limitata, tentano l'ascesa con l'aiuto di agenzie commerciali specializzate.
Il problema ambientale
Il massiccio flusso di alpinisti e turisti ha creato un grave problema di inquinamento sulla montagna. Nei decenni, tonnellate di rifiuti si sono accumulate lungo le vie di scalata: bombole di ossigeno esaurite, tende abbandonate, rifiuti organici e, tristemente, i corpi di alpinisti deceduti che in molti casi non è stato possibile recuperare. Il Nepal ha adottato negli ultimi anni misure più severe, imponendo agli alpinisti di riportare a valle almeno otto chilogrammi di rifiuti oltre a quelli propri, ma il problema rimane una sfida significativa.
Il cambiamento climatico e i ghiacciai
Il cambiamento climatico sta modificando profondamente le condizioni sull'Everest. I ghiacciai himalayani, tra cui il Ghiacciaio del Khumbu che tutti gli alpinisti devono attraversare per accedere alla via del versante sud, si stanno ritirando a un ritmo accelerato. Ricerche recenti indicano che il Ghiacciaio del Khumbu ha perso una quantità significativa di massa negli ultimi decenni, rendendo alcune zone tradizionalmente sicure più pericolose e instabili. La comunità scientifica internazionale monitora costantemente questi cambiamenti e le loro implicazioni per le future spedizioni e per i milioni di persone che dipendono dalle acque himalayane.
Domande frequenti
Qual è l'altezza esatta del Monte Everest?
Secondo la misurazione ufficiale congiunta di Cina e Nepal del 2020, il Monte Everest è alto 8.848,86 metri sul livello del mare, valore spesso arrotondato a 8.849 metri. Questa cifra ha sostituito la precedente misura ufficiale di 8.848 metri stabilita da una spedizione indiana nel 1954.
Chi fu il primo a scalare il Monte Everest?
Il 29 maggio 1953, Edmund Hillary dalla Nuova Zelanda e lo sherpa nepalese Tenzing Norgay raggiunsero per la prima volta la vetta del Monte Everest. Facevano parte di una spedizione britannica guidata dal colonnello John Hunt. La notizia fu comunicata a Londra il 2 giugno 1953, giorno dell'incoronazione della regina Elisabetta II.
Cosa si intende per "zona della morte" sull'Everest?
La zona della morte indica l'area della montagna situata oltre gli 8.000 metri di quota, dove l'ossigeno atmosferico è ridotto a circa un terzo rispetto al livello del mare. In questa fascia il corpo umano non può adattarsi alle condizioni e inizia a deteriorarsi rapidamente: possono manifestarsi edema polmonare e cerebrale, allucinazioni e perdita di coordinazione, rendendo ogni ora trascorsa in questa zona potenzialmente letale.
Quante persone scalano l'Everest ogni anno?
Nelle stagioni favorevoli, tra 400 e 700 alpinisti tentano di raggiungere la vetta dell'Everest ogni anno. Il numero record di ascensioni in una singola stagione è stato registrato nel 2019, quando oltre 880 persone hanno ottenuto il permesso di scalata dal Nepal. La maggior parte delle scalate avviene nella breve finestra di metà maggio, generando code sulla cresta sommitale.
Qual è la stagione migliore per scalare l'Everest?
La stagione primaverile, in particolare da fine aprile a fine maggio, è considerata la migliore per tentare la scalata dell'Everest. In questo periodo il monsone non è ancora arrivato e i venti del getto polare si spostano verso nord, offrendo condizioni relativamente stabili. Esiste anche una finestra autunnale in ottobre, ma è meno frequentata per via di condizioni generalmente più instabili.
Perché si chiama Monte Everest?
Il nome "Everest" fu attribuito nel 1865 dalla Royal Geographical Society britannica in onore di Sir George Everest, il geografo gallese che diresse la Grande Indagine Trigonometrica dell'India dal 1830 al 1843. Paradossalmente, Everest stesso si oppose all'assegnazione del proprio nome alla montagna, sostenendo che il termine non fosse pronunciabile in hindi. In Nepal la montagna è chiamata Sagarmatha e in Tibet Chomolungma.