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Storia del Messico: dalle civiltà precolombiane ai giorni nostri

Pubblicato 5. maggio 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

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Il Messico è uno dei paesi con la storia più ricca e stratificata del continente americano. Il suo territorio ha ospitato alcune delle più avanzate civiltà precolombiane del mondo, subito poi la colonizzazione spagnola, conquistato l'indipendenza con un lungo conflitto armato e attraversato rivoluzioni sociali che ne hanno plasmato l'identità moderna. Oggi, con oltre 130 milioni di abitanti e una presidente donna per la prima volta in duecento anni di storia repubblicana, il Messico continua a essere un protagonista della scena latinoamericana e globale.

Le civiltà precolombiane

Le prime popolazioni raggiunsero il territorio messicano decine di migliaia di anni fa, probabilmente attraversando lo Stretto di Bering dalla Siberia. L'agricoltura si sviluppò a partire dal nono millennio a.C., con la coltivazione del mais diffusasi attorno al V millennio a.C. La produzione ceramica, convenzionalmente datata al 2500 a.C., segna l'inizio della civiltà mesoamericana propriamente detta.

La prima grande civiltà fu quella olmeca (circa 1200–400 a.C.), fiorita lungo le coste del Golfo del Messico. Gli Olmechi svilupparono i primi sistemi di scrittura e calendario della regione e influenzarono profondamente le culture successive. A loro seguirono i Zapotechi e i Toltechi, quest'ultimi dominanti tra il IX e il XII secolo d.C.

I Maya

La civiltà maya raggiunse il suo apice tra il 250 e il 900 d.C., nel periodo classico. Astronomi e matematici di straordinaria raffinatezza, i Maya svilupparono un sistema di scrittura geroglifica, un calendario preciso e costruirono città-stato come Palenque, Chichén Itzá e Tikal, caratterizzate da imponenti complessi templari a piramide. Sebbene il collasso del periodo classico (IX–X secolo) abbia decretato l'abbandono di molti centri urbani, i Maya non scomparvero: al momento della conquista spagnola vivevano ancora in numerosissime comunità della penisola dello Yucatán.

Gli Aztechi e l'impero di Tenochtitlán

A partire dal XIV secolo, i Mexica — popolo di origine settentrionale noto anche come Aztechi — si insediarono nella Valle del Messico e fondarono nel 1325 la città di Tenochtitlán su un'isola del lago di Texcoco, nell'area dell'odierna Città del Messico. Nel corso del XV secolo costruirono un vasto impero tributario che si estendeva su quasi tutta la Mesoamerica, con una capitale di circa 200.000 abitanti, paragonabile alle più grandi città europee dell'epoca. La società azteca era altamente stratificata, con un sofisticato sistema religioso centrato su sacrifici rituali e un'amministrazione centralizzata.

La conquista spagnola (1519–1521)

Nel febbraio 1519 il conquistador Hernán Cortés sbarcò sulle coste messicane con circa 550 soldati e sedici cavalli. L'incontro con il tlatoani (sovrano) azteco Moctezuma II avvenne in novembre: secondo alcune interpretazioni, Cortés fu inizialmente accolto pacificamente perché identificato con il dio Quetzalcóatl, il serpente piumato. Cortés sfruttò abilmente le tensioni tra i popoli soggetti all'impero azteco, stringendo alleanze con i Tlaxcaltèchi e altri nemici di Tenochtitlán.

Dopo la Noche Triste del 30 giugno 1520 — in cui gli spagnoli furono costretti a ritirarsi con pesanti perdite — Cortés riorganizzò le forze e assediò la capitale. Il 13 agosto 1521 Tenochtitlán cadde. L'ultimo imperatore, Cuauhtémoc, fu catturato e in seguito giustiziato. Sulla città distrutta fu edificata Città del Messico, capitale del nuovo dominio coloniale denominato Nuova Spagna.

Il periodo coloniale (1521–1821)

Per tre secoli il Messico rimase sotto la Corona spagnola. Il sistema coloniale si fondò sulle encomiendas, concessioni di lavoro indigeno a coloni spagnoli, e sulle missioni religiose, che catalizzarono la conversione forzata al cattolicesimo. La popolazione indigena crollò drammaticamente a causa delle malattie europee — vaiolo, morbillo, tifo — per le quali non aveva immunità: alcuni studi stimano che la popolazione mesoamericana si ridusse di oltre il 90% nel corso del XVI secolo.

La società coloniale si strutturò in una rigida gerarchia etnica: in cima i peninsulari (nati in Spagna), poi i criollos (europei nati in America), i meticci, gli indigeni e gli schiavi africani. I criollos, esclusi dai vertici del potere nonostante le loro ricchezze, maturarono un crescente risentimento che avrebbe alimentato il movimento indipendentista.

L'indipendenza (1810–1821)

Il 16 settembre 1810 il sacerdote Miguel Hidalgo y Costilla lanciò il Grito de Dolores, un appello alla rivolta che mobilitò migliaia di contadini e indigeni. Sebbene Hidalgo fosse catturato e fucilato nel 1811, il movimento sopravvisse guidato da altri leader come José María Morelos. La guerra durò undici anni e si concluse il 27 settembre 1821 con l'ingresso trionfale dell'Esercito delle Tre Garanzie a Città del Messico. Il Trattato di Córdoba, firmato il 24 agosto 1821 dal viceré Juan O'Donojú e da Agustín de Iturbide, sancì ufficialmente l'indipendenza messicana.

Il XIX secolo: instabilità e perdita di territori

I decenni successivi all'indipendenza furono segnati da una profonda instabilità. Il Messico alternò repubbliche e regimi autoritari, con frequenti colpi di stato. Il generale Antonio López de Santa Anna occupò la presidenza in modo intermittente per oltre vent'anni. Tra il 1836 e il 1853 il Messico perse enormi territori: prima il Texas (indipendente nel 1836 e annesso agli Stati Uniti nel 1845), poi, con la guerra messicano-americana (1846–1848) e il Trattato di Guadalupe Hidalgo, cedette agli Stati Uniti California, Nevada, Utah, Arizona e parti di altri stati — complessivamente oltre la metà del suo territorio originario.

Sotto la presidenza del liberale Benito Juárez (1858–1872), il Messico attraversò la Guerra di Riforma contro i conservatori e respinse l'intervento francese che aveva imposto l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo (1864–1867). La República Restaurada segnò una ripresa dell'ordine costituzionale.

Tra il 1876 e il 1911 il generale Porfirio Díaz governò il Messico quasi ininterrottamente in quello che è noto come il Porfiriato: un regime di ordine e modernizzazione economica ottenuti al prezzo della soppressione delle libertà politiche e dello sfruttamento delle classi contadine e operaie.

La Rivoluzione messicana (1910–1917)

Il 20 novembre 1910 Francisco I. Madero lanciò l'insurrezione contro Díaz con il Plan de San Luis Potosí, dando inizio alla Rivoluzione messicana. Il conflitto, che avrebbe causato tra 1 e 2 milioni di morti, fu una guerra civile complessa che oppose molteplici fazioni: i contadini dello stato di Morelos guidati da Emiliano Zapata al grido di Tierra y Libertad, le forze del nord sotto Francisco "Pancho" Villa, i costituzionalisti di Venustiano Carranza e i diversi gruppi conservatori.

La rivoluzione produsse nel 1917 una delle costituzioni più avanzate del suo tempo, ancora in vigore: essa sanciva la riforma agraria, la laicità dello Stato, i diritti dei lavoratori e la nazionalizzazione delle risorse del sottosuolo.

Il Messico nel XX e XXI secolo

Dal 1929 al 2000 il Messico fu governato in modo ininterrotto dal Partido Revolucionario Institucional (PRI), una struttura di potere corporativa che garantì stabilità a prezzo di limitazioni democratiche. Il 1968 fu segnato dal massacro di Tlatelolco, in cui le forze dell'ordine aprirono il fuoco su manifestanti studenteschi a pochi giorni dai Giochi Olimpici di Città del Messico. Nel 1994 entrò in vigore il NAFTA (accordo di libero scambio con Stati Uniti e Canada, rinnovato come USMCA nel 2020) e scoppiò la rivolta zapatista in Chiapas.

Nel 2000 la vittoria di Vicente Fox del Partido Acción Nacional pose fine a settant'anni di dominio del PRI. Gli anni Duemila e Dieci furono segnati dall'intensificarsi del traffico di droga e dalla violenza dei cartelli. La presidenza di Andrés Manuel López Obrador (AMLO, 2018–2024) si caratterizzò per politiche sociali redistributive e un approccio controverso alla sicurezza pubblica.

Il 1° ottobre 2024 Claudia Sheinbaum è diventata la prima donna presidente nella storia del Messico, con un mandato che si estende fino al 2030. Fisica ambientale e già sindaca di Città del Messico, Sheinbaum ha mantenuto nel 2025–2026 indici di approvazione superiori al 70%, navigando le tensioni con gli Stati Uniti in materia di commercio e immigrazione e proseguendo i programmi sociali della presidenza precedente.

Domande frequenti

Quando il Messico ottenne l'indipendenza dalla Spagna?

Il Messico dichiarò formalmente l'indipendenza il 27 settembre 1821, al termine di una guerra durata undici anni iniziata con il Grito de Dolores del sacerdote Miguel Hidalgo il 16 settembre 1810.

Chi era l'imperatore azteco al momento della conquista spagnola?

Al momento dell'arrivo di Hernán Cortés nel 1519, il sovrano azteco era Moctezuma II. L'ultimo imperatore fu Cuauhtémoc, catturato nel 1521 con la caduta di Tenochtitlán.

Cosa fu la Rivoluzione messicana?

La Rivoluzione messicana (1910–1917) fu un conflitto armato e sociale contro la dittatura di Porfirio Díaz. Coinvolse figure come Emiliano Zapata e Pancho Villa e portò alla Costituzione del 1917, ancora vigente, che sancisce riforma agraria, laicità e diritti dei lavoratori.

Chi è il presidente del Messico nel 2026?

Dal 1° ottobre 2024 il Messico è guidato da Claudia Sheinbaum, prima donna nella storia a ricoprire la presidenza del paese. Fisica ambientale e già sindaca di Città del Messico, governa con un alto indice di approvazione popolare.

Perché il Messico perse così tanti territori nel XIX secolo?

Tra il 1836 e il 1848, a causa dell'indipendenza del Texas e della sconfitta nella guerra messicano-americana, il Messico cedette agli Stati Uniti oltre la metà del proprio territorio originario, incluse le attuali California, Nevada, Utah e Arizona.

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