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Qual era il ruolo di Ares nella mitologia greca?

Pubblicato 23. maggio 2026 Aggiornato 15. giugno 2026

Qual era il ruolo di Ares nella mitologia greca?

Ares è una delle figure più complesse e affascinanti del pantheon greco: dio della guerra, della violenza e del conflitto armato, incarnava quella dimensione della battaglia che non ha nulla di eroico o razionale, ma è pura ferocia, sangue e caos. A differenza di Atena, dea della strategia e della guerra giusta, Ares rappresentava l'istinto distruttivo insito nell'animo umano, quell'impulso primordiale che spinge gli uomini a combattersi senza ragione. Capire il suo ruolo nella mitologia greca significa comprendere come i Greci guardassero alla guerra: non come gloria, ma come forza oscura da temere e tenere a bada.

Le origini divine di Ares: figlio di Zeus ed Era

La nascita sull'Olimpo

Secondo la tradizione mitologica più diffusa, Ares era figlio di Zeus, padre degli dèi, e di Era, regina dell'Olimpo. Nonostante la nobiltà della sua stirpe, Ares non era amato dai genitori: Era lo trovava sgradevole e impulsivo, mentre Zeus stesso dichiarava apertamente di provare repulsione per il figlio. In una celebre scena dell'Iliade, Zeus afferma che Ares gli è il più odioso tra tutti gli dèi dell'Olimpo proprio per la sua inclinazione alla violenza fine a sé stessa.

Un dio mai completamente accettato sull'Olimpo

Questa difficoltà di integrazione è un elemento ricorrente nella mitologia di Ares. Mentre altri dèi avevano culti fiorenti nelle principali poleis greche, i templi dedicati ad Ares erano rari e spesso situati fuori dalle mura cittadine. Questa collocazione non era casuale: simboleggiava il fatto che la guerra, pur necessaria in certi momenti, doveva restare fuori dalla vita civile, confinata ai margini della società ordinata. L'unica città che venerava Ares con particolare intensità era Sparta, dove la disciplina militare era al centro dell'intera organizzazione sociale.

Attributi e simboli del dio della guerra

Le armi e l'iconografia classica

Nell'arte greca, Ares veniva raffigurato in modi diversi a seconda dell'epoca e del contesto. Nelle rappresentazioni più antiche appariva come un guerriero maturo e barbuto, avvolto in un'armatura completa. In quelle più tarde, soprattutto nella scultura ellenistica, veniva ritratto come un giovane atletico e muscoloso, spesso seminudo, con elmo corinzio, lancia e scudo. Questi tre elementi, la lancia, l'elmo e lo scudo, costituivano i suoi attributi principali e lo identificavano immediatamente come divinità bellica.

Animali sacri e simboli associati

Due animali erano considerati sacri ad Ares: il cane e l'avvoltoio. Il cane era un animale che accompagnava i guerrieri in battaglia e che i Greci associavano alla fedeltà cieca e all'aggressività; l'avvoltoio, invece, richiamava la morte sul campo di battaglia, poiché si nutre di cadaveri. Anche il cinghiale era talvolta collegato ad Ares per la sua ferocia durante la caccia. Sul piano botanico, alcune piante come l'elleboro e determinate varietà di serpentaria erano associate alla sua sfera di influenza.

I figli di Ares: Deimos, Fobos e Armonia

Le personificazioni della paura e del terrore

Ares non era solo nell'andare in battaglia: era sempre accompagnato da due figli, Deimos e Fobos, che personificavano rispettivamente il terrore e la paura. Deimos incarnava quella sensazione di sgomento profondo che si impossessa del guerriero di fronte alla morte imminente; Fobos rappresentava la paura acuta, quella che paralizza i muscoli e annebbia la mente nel momento del pericolo. I due fratelli erano compagni inseparabili del padre in ogni conflitto, rendendo le battaglie dominate da Ares luoghi di puro orrore psicologico oltre che fisico. Dal nome di Fobos, in greco phobos, deriva il termine moderno "fobia".

Armonia, figlia dell'amore tra Ares e Afrodite

Paradossalmente, dall'unione tra Ares, dio della guerra, e Afrodite, dea dell'amore, nacque Armonia, personificazione dell'equilibrio e della concordia. Questa nascita mitologica aveva un significato filosofico profondo per i Greci: solo dall'equilibrio tra forze opposte, la guerra e l'amore, poteva scaturire l'armonia autentica. Armonia divenne poi la moglie di Cadmo, fondatore di Tebe, e i suoi discendenti avrebbero avuto un ruolo centrale in numerosi cicli mitologici successivi.

Il mito di Ares e Afrodite: amore, tradimento e trappola

La relazione segreta con la dea dell'amore

Tra i miti più celebri che coinvolgono Ares vi è la sua relazione amorosa con Afrodite, moglie ufficiale di Efesto, il dio fabbro. Nonostante il vincolo matrimoniale, Afrodite e Ares si incontravano di nascosto, attratti l'uno dall'altra con forza irresistibile: ancora una volta, l'amore e la guerra intrecciati in un simbolismo che i Greci non mancavano di cogliere. L'unione tra i due divenne leggendaria nell'antichità e fu cantata nell'Odissea dal rapsodo Demodoco alla corte del re Alcinoo.

La vendetta di Efesto e la rete d'oro

Efesto, informato dell'adulterio dal dio Elio che tutto vede dall'alto del suo carro solare, elaborò un piano per smascherare i due amanti. Forgiò una rete di fili d'oro così sottili da essere quasi invisibili, ma di una resistenza soprannaturale. Quando Ares e Afrodite si ritrovarono nel letto di Efesto, la rete scattò e li intrappolò completamente. Efesto chiamò tutti gli dèi dell'Olimpo a testimoniare la scena umiliante. Ares fu così colto in flagrante davanti all'intero consesso divino, un'onta che la sua furia guerresca non riuscì in quel momento a riparare.

Il ruolo di Ares nella guerra di Troia

L'alleanza con i Troiani

Nell'Iliade di Omero, Ares ha un ruolo di primo piano, e la sua partecipazione alla guerra di Troia è rivelatrice del suo carattere. All'inizio del conflitto, il dio sostenne i Troiani, non per convinzione strategica o per fedeltà a principi etici, ma perché Afrodite, che difendeva Troia, era la sua amante. Ares combatté direttamente sul campo di battaglia, spargendo terrore tra le file greche, finché non si trovò di fronte a Diomede, l'eroe argivo protetto da Atena.

La sconfitta per mano di Diomede e Atena

Il momento più emblematico della partecipazione di Ares alla guerra di Troia fu il suo scontro con Diomede. Atena, intervenendo in favore dell'eroe greco, guidò la lancia di Diomede contro Ares, ferendolo gravemente. Il dio della guerra fuggì sull'Olimpo urlando di dolore, tanto da essere sentito come diecimila guerrieri. Zeus lo accolse senza troppa simpatia, ricordandogli che era il più odioso tra i suoi figli. Questa scena riflette perfettamente la visione greca: Ares, pur essendo un dio immortale, era spesso sconfitto o umiliato proprio perché agiva d'impulso, senza intelligenza tattica.

Ares e Marte: la trasformazione romana del dio della guerra

L'equivalente romano e il diverso significato

Quando i Romani assimilarono la mitologia greca, identificarono Ares con Marte, il loro dio della guerra. Tuttavia, Marte occupava nella cultura romana una posizione radicalmente diversa: era il secondo dio del pantheon romano dopo Giove, padre di Romolo e Remo, fondatori di Roma, e quindi progenitore mitico dell'intero popolo romano. Marte non era visto come una forza caotica, ma come garante della potenza militare di Roma, protettore dello Stato e custode dei confini. Il mese di marzo, Martius in latino, prende il nome da lui.

Il culto di Ares in Grecia rispetto a quello di Marte a Roma

La differenza di trattamento tra Ares e Marte rispecchia una diversa concezione della guerra nelle due culture. Per i Greci, la guerra era qualcosa di necessario ma moralmente ambiguo, incarnato da una divinità scomoda e poco amata; per i Romani, la guerra era uno strumento di civilizzazione e di ordine, affidata a una divinità rispettata e onorata. Ad Atene si può ancora vedere l'Areopago, la collina di Ares, dove si teneva il tribunale supremo della città: un luogo dove, secondo il mito, Ares fu giudicato dagli dèi per aver ucciso Poseidone.

Domande frequenti

Qual era la differenza principale tra Ares e Atena come dèi della guerra?

Ares incarnava la violenza brutale, il caos e l'impulso distruttivo della battaglia, senza strategie o principi etici. Atena, invece, rappresentava la guerra giusta, condotta con intelligenza, disciplina e saggezza. Per questo i Greci preferivano invocare Atena prima di uno scontro militare, mentre Ares era temuto più che venerato.

Ares aveva un culto diffuso nell'antica Grecia?

No. Il culto di Ares era sorprendentemente limitato rispetto ad altre divinità. I suoi templi erano rari e spesso collocati al di fuori delle mura cittadine. Sparta era la principale eccezione, poiché la sua intera società era organizzata attorno all'ideale guerriero. Questo contrasta nettamente con la popolarità che il suo equivalente romano, Marte, godeva a Roma.

Chi erano Deimos e Fobos nella mitologia greca?

Deimos e Fobos erano figli di Ares e Afrodite, e personificavano il terrore e la paura in battaglia. Accompagnavano sempre il padre nelle battaglie, seminando panico tra i combattenti. Il nome Fobos è all'origine del termine moderno "fobia", mentre Deimos dà il nome a uno dei due satelliti naturali di Marte, il pianeta che porta il nome del dio romano equivalente ad Ares.

Come Ares viene rappresentato nella guerra di Troia?

Nell'Iliade di Omero, Ares combatte a fianco dei Troiani, principalmente per la sua relazione con Afrodite. Viene però sconfitto e ferito da Diomede grazie all'intervento di Atena, e deve fuggire sull'Olimpo. Questa rappresentazione evidenzia la sua forza bruta ma anche la sua debolezza di fronte all'intelligenza divina.

Qual è il legame tra Ares e l'Areopago di Atene?

L'Areopago, letteralmente "collina di Ares", è un'altura rocciosa nei pressi dell'Acropoli di Atene. Secondo il mito, Ares fu giudicato proprio su questa collina dagli altri dèi per aver ucciso Alirrozio, figlio di Poseidone, che aveva violentato sua figlia Alcippa. In epoca storica, l'Areopago ospitava il più antico e prestigioso tribunale di Atene.

Come Ares è diventato Marte nella cultura romana?

Con l'ellenizzazione della cultura romana, i Romani identificarono i loro dèi con quelli greci. Ares venne associato a Marte, ma con una valenza completamente diversa: Marte era il padre di Romolo e Remo e il protettore di Roma, un dio rispettato e potente, lontano dall'immagine caotica di Ares. Il mese di marzo, primo mese dell'antico calendario romano, porta ancora oggi il suo nome.

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