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Il ruolo dei sottomarini nella Prima e Seconda Guerra Mondiale

Pubblicato 23. maggio 2026 Aggiornato 15. giugno 2026

Quale ruolo ebbero i sottomarini nella guerra?

La storia militare del Novecento è stata profondamente segnata da un'arma che operava nell'invisibilità, sotto la superficie degli oceani: il sottomarino. Dalle acque dell'Atlantico percorse dagli U-Boot tedeschi nella Prima e Seconda Guerra Mondiale, fino alle profondità del Pacifico solcate dai sottomarini americani contro il Giappone, la guerra sottomarina ha cambiato radicalmente le strategie navali, l'economia bellica e persino l'esito dei conflitti. Capire il ruolo di questi vascelli significa rileggere due guerre mondiali da una prospettiva inedita e spesso trascurata dalla storiografia tradizionale.

Le origini della guerra sottomarina moderna

Prima della Prima Guerra Mondiale, il sottomarino era considerato uno strumento militare di interesse secondario, adatto a operazioni difensive di sorveglianza costiera. Fu il conflitto del 1914-1918 a rivoluzionare questa percezione, trasformando i sommergibili in armi offensive di portata strategica globale.

I precursori tecnologici

Già durante la guerra di secessione americana (1861-1865) il sommergibile sudista Hunley aveva affondato una nave dell'Unione, ma si trattava ancora di un prototipo primitivo. La tecnologia del propulsore diesel per la navigazione in superficie e del motore elettrico per quella subacquea, sviluppata tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, rese i sottomarini finalmente praticabili come arma sistematica. All'inizio del Primo conflitto mondiale, la Germania disponeva di una flotta di U-Boot (da Unterseeboot, barca sottomarina) tecnologicamente avanzata e pronta a essere impiegata su vasta scala.

La strategia del blocco navale

La Gran Bretagna, potenza marittima dominante, aveva imposto un blocco navale alla Germania fin dai primissimi giorni del conflitto, intercettando le navi mercantili dirette ai porti tedeschi. La risposta tedesca fu di natura speculare: usare gli U-Boot per bloccare a loro volta i rifornimenti diretti alle isole britanniche. Il meccanismo era semplice nella teoria, devastante nella pratica.

Gli U-Boot nella Prima Guerra Mondiale

Nel corso del Primo conflitto mondiale, la flotta subacquea tedesca sviluppò tattiche e capacità operative che avrebbero lasciato un'impronta duratura sulla dottrina militare navale del XX secolo.

La guerra sottomarina indiscriminata del 1915

Nel febbraio del 1915, il governo tedesco dichiarò le acque attorno alle isole britanniche una zona di guerra e annunciò che le navi mercantili potevano essere affondate senza preavviso, indipendentemente dalla loro nazionalità. Questa decisione, nota come guerra sottomarina indiscriminata, segnò una svolta radicale nel diritto bellico internazionale: fino ad allora, le regole imponevano di far salire a bordo i marinai prima di affondare una nave civile.

Il caso Lusitania e le sue conseguenze

Il 7 maggio 1915, il transatlantico britannico RMS Lusitania venne silurato e affondato dall'U-20 al largo delle coste irlandesi. La nave affondò in soli diciotto minuti: su 1.962 persone a bordo, perirono 1.201 passeggeri e membri dell'equipaggio. Tra le vittime si contavano 123 cittadini americani. L'indignazione negli Stati Uniti fu enorme. Sotto pressione diplomatica internazionale, soprattutto da parte di Washington, la Germania sospese temporaneamente la guerra sottomarina indiscriminata. Il Kaiser non era ancora pronto a rischiare l'entrata in guerra degli Stati Uniti.

La ripresa del 1917 e l'entrata in guerra degli USA

Nel gennaio 1917, convinti che avrebbero potuto costringere la Gran Bretagna alla resa prima che gli americani potessero intervenire in modo massiccio, i tedeschi ripresero la guerra sottomarina senza restrizioni. La tattica funzionò in parte: nei primi mesi del 1917 gli U-Boot affondarono quantità record di tonnellaggio alleato. Tuttavia, la decisione si rivelò fatale sul piano diplomatico: il 6 aprile 1917, anche a causa di questo fattore, gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania. L'ingresso americano nel conflitto cambiò definitivamente l'equilibrio delle forze e condusse alla sconfitta tedesca nel novembre 1918.

I risultati operativi e le perdite

Nel corso dell'intero conflitto, gli U-Boot affondarono circa 5.000 navi alleate per un totale di oltre 11 milioni di tonnellate. Il prezzo pagato dalla Germania fu però altissimo: su circa 360 U-Boot impiegati, più di 178 furono affondati e oltre 5.000 marinai tedeschi persero la vita. Le perdite, sebbene gravi, non impedirono alla marina tedesca di considerare la guerra sottomarina come la sua arma principale anche nel conflitto successivo.

Gli U-Boot nella Seconda Guerra Mondiale: la Battaglia dell'Atlantico

Dopo la sconfitta del 1918 e le severe restrizioni imposte dal Trattato di Versailles, la Germania era formalmente proibita di possedere sottomarini. Tuttavia, non appena Adolf Hitler salì al potere nel 1933, il programma di riarmo navale riprese in segreto. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale nel settembre 1939, la Kriegsmarine disponeva di una flotta di U-Boot in rapida espansione, sotto il comando dell'ammiraglio Karl Dönitz.

La dottrina del "branco di lupi"

Dönitz sviluppò e perfezionò una tattica che nella Prima Guerra Mondiale era stata sperimentata solo parzialmente: il Rudeltaktik, la tattica del branco di lupi. I sottomarini non operavano più isolatamente, ma in grandi gruppi coordinati. Quando un U-Boot avvistava un convoglio nemico, trasmetteva la posizione via radio alla centrale operativa di Dönitz, che poi guidava gli altri sommergibili verso il bersaglio per un attacco coordinato, di solito condotto di notte in superficie, quando i rilevatori acustici subacquei alleati erano meno efficaci.

Gli anni del trionfo: 1940-1942

Tra il 1940 e la fine del 1942, gli U-Boot dominarono l'Atlantico. I marinai tedeschi chiamarono questo periodo la glückliche Zeit, la "felice stagione": le navi alleate cadevano come mosche, spesso in vista delle coste americane dove le luci delle città illuminavano le silhouette delle petroliere, rendendole facili bersagli. L'Operazione Paukenschlag ("rullo di tamburi"), lanciata nel gennaio 1942 dopo l'entrata in guerra degli USA, portò gli U-Boot a colpire sistematicamente le coste orientali americane, affondando 57 navi in sole sei settimane.

La svolta tecnologica: radar, asdic e decrittazione

A partire dal 1943, la bilancia cominciò a inclinarsi in favore degli Alleati grazie a una combinazione di fattori tecnologici e strategici. Il radar aereo, montato sugli aerei di pattuglia del Coastal Command britannico, permetteva di individuare gli U-Boot in superficie anche di notte. L'asdic (il sonar alleato) migliorò notevolmente. Le rotte dei convogli vennero riorganizzate in modo più efficace. Ma soprattutto, i matematici britannici di Bletchley Park riuscirono a decrittare sempre più sistematicamente i messaggi in codice Enigma della marina tedesca, consentendo agli Alleati di predire le mosse degli U-Boot.

Il declino e la sconfitta

Il maggio 1943 è ricordato come il "Maggio Nero" della flotta subacquea tedesca: in un solo mese, 41 U-Boot furono affondati, una perdita insostenibile. Dönitz ordinò temporaneamente il ritiro dall'Atlantico settentrionale. La Battaglia dell'Atlantico non era tecnicamente conclusa, ma l'iniziativa era ormai nelle mani alleate. Nel totale del conflitto, gli U-Boot affondarono circa 2.828 navi alleate, ma la Germania perse 784 U-Boot su circa 1.150 costruiti: un tasso di perdite devastante. Su circa 40.000 marinai che presero parte alle operazioni subacquee, più di 28.000 non fecero ritorno.

I sottomarini italiani nella Seconda Guerra Mondiale

Spesso dimenticati accanto alla presenza schiacciante degli U-Boot tedeschi, i sommergibili della Regia Marina italiana svolsero un ruolo significativo nel Mediterraneo e nell'Atlantico. L'Italia entrava nella Seconda Guerra Mondiale con la flotta sottomarina numericamente più grande del mondo, ma con forti limitazioni tecniche e tattiche.

Le caratteristiche e i limiti

I sommergibili italiani erano in genere più grandi e meno manovrieri degli U-Boot tedeschi. La profondità operativa massima era inferiore, le comunicazioni con la base non sempre efficaci. La guerra nel Mediterraneo, un bacino chiuso e poco profondo, si rivelò particolarmente ostile ai sommergibili: il mare trasparente e le numerose basi aeree nemiche rendevano le operazioni assai rischiose.

Le operazioni nell'Atlantico

Una parte della flotta italiana fu inviata a operare nell'Atlantico dalla base di Bordeaux, in coordinamento con gli U-Boot tedeschi. I sommergibili italiani parteciparono attivamente agli attacchi ai convogli alleati, ottenendo risultati significativi soprattutto nella prima fase del conflitto. Nel complesso, la Regia Marina affondò circa 500.000 tonnellate di naviglio alleato con i suoi sommergibili.

La guerra sottomarina nel Pacifico: i sottomarini americani contro il Giappone

Mentre la Battaglia dell'Atlantico dominava le prime pagine dei giornali europei, nel Pacifico si svolgeva in parallelo una campagna sottomarina di proporzioni enormi, condotta dalla marina americana contro il Giappone. Questa campagna, meno nota in Europa, fu in realtà uno degli elementi decisivi per la vittoria americana nel teatro asiatico.

Il punto di partenza: Pearl Harbor

Il 7 dicembre 1941, l'attacco giapponese alla base navale americana di Pearl Harbor distrusse buona parte della flotta di superficie degli Stati Uniti nel Pacifico. Le corazzate affondate o danneggiate erano la spina dorsale della dottrina navale americana. Con la flotta di superficie decimata, i comandanti americani si trovarono costretti a ripiegare su uno strumento che fino ad allora non era considerato centrale: i sottomarini.

La strategia dello strangolamento economico

Il Giappone era una nazione insulare con enormi dipendenze dalle importazioni di petrolio, gomma, metalli e cibo provenienti dall'Asia sudorientale e dalle sue conquiste coloniali. I pianificatori navali americani capirono rapidamente che tagliare queste linee di rifornimento poteva mettere in ginocchio l'economia di guerra giapponese. I sottomarini americani, basati principalmente ad Oahu (Hawaii), ad Apra (Guam) e in Australia, diedero vita a una campagna sistematica di attacco al naviglio mercantile giapponese.

I risultati: un'economia di guerra strangolata

La campagna sottomarina americana nel Pacifico fu devastante per il Giappone. Entro la fine della guerra, i sottomarini americani avevano affondato oltre 1.100 navi mercantili giapponesi per circa 5 milioni di tonnellate, pari a oltre il 55% dell'intero naviglio mercantile nipponico. Furono affondate anche circa 200 navi da guerra giapponesi, tra cui diversi incrociatori e un portaerei. Il Giappone, privato di petrolio e materie prime, vide la sua produzione bellica crollare vertiginosamente negli ultimi mesi del conflitto.

Il costo umano per la marina americana

La campagna sottomarina americana fu la più pericolosa in assoluto per i marinai americani in rapporto al numero di impiegati. Su circa 16.000 uomini imbarcati sui sottomarini nel Pacifico, circa 3.500 non tornarono a casa: una perdita percentuale superiore a quella di qualsiasi altra arma delle forze armate americane durante la guerra. Ottantadue sottomarini americani andarono perduti su 288 impiegati nelle operazioni.

L'eredità strategica della guerra sottomarina

L'esperienza della guerra sottomarina nella Prima e Seconda Guerra Mondiale ha lasciato un'impronta duratura sul pensiero militare del dopoguerra e sull'architettura della sicurezza internazionale.

La guerra fredda e i sottomarini nucleari

La lezione principale appresa dai conflitti mondiali fu che il controllo delle vie marittime era fondamentale per la sopravvivenza economica di qualsiasi nazione insulare o dipendente dalle importazioni. Con l'avvento dell'era nucleare, i sottomarini si trasformarono in piattaforme per missili balistici, diventando un pilastro della deterrenza strategica. I sottomarini a propulsione nucleare di classe Ohio americani e i loro equivalenti sovietici classe Typhoon rappresentavano la triade nucleare subacquea, capace di sopravvivere a un primo attacco nucleare e garantire la rappresaglia.

L'evoluzione tecnologica

Le lezioni tattiche e tecnologiche della guerra sottomarina del Novecento hanno guidato lo sviluppo di sonar più potenti, sistemi di rilevamento magnetico degli scafi, aerei di pattuglia marittima, boe sonar subacquee e infine i sofisticati sistemi integrati di sorveglianza subacquea che le marine militari moderne impiegano oggi. La caccia ai sottomarini (anti-submarine warfare) è rimasta una delle discipline più specializzate e impegnative della dottrina navale.

Domande frequenti

Cosa significa U-Boot e perché i tedeschi usavano questo termine?

U-Boot è l'abbreviazione del tedesco Unterseeboot, che letteralmente significa "barca sottomarina" (da unter = sotto, See = mare, Boot = barca). Il termine è entrato nell'uso internazionale proprio grazie all'impiego massiccio di questi mezzi da parte della marina tedesca nelle due guerre mondiali. In italiano e nelle altre lingue, U-Boot indica specificamente i sottomarini tedeschi, mentre gli analoghi di altre marine vengono chiamati semplicemente "sottomarini" o "sommergibili".

Quale fu l'impatto dell'affondamento del Lusitania sulla Prima Guerra Mondiale?

L'affondamento del RMS Lusitania il 7 maggio 1915 fu uno degli eventi diplomaticamente più significativi della Prima Guerra Mondiale. La morte di 1.201 persone, tra cui 123 americani, generò un'ondata di indignazione negli Stati Uniti che avrebbe potuto portare Washington a dichiarare immediatamente guerra alla Germania. Per evitare questo, il Kaiser ordinò la sospensione della guerra sottomarina indiscriminata. L'effetto fu quello di ritardare l'intervento americano, che avvenne solo nel 1917, dopo la ripresa degli attacchi tedeschi.

Perché la Battaglia dell'Atlantico fu così lunga e importante?

La Battaglia dell'Atlantico durò dal settembre 1939 al maggio 1945: è la più lunga battaglia continua della Seconda Guerra Mondiale. La sua importanza era vitale per gli Alleati perché attraverso l'Atlantico passavano i rifornimenti di cibo, armi, carburante e truppe che permettevano alla Gran Bretagna di resistere e all'Unione Sovietica di ricevere aiuti materiali. Se gli U-Boot tedeschi avessero tagliato queste linee di approvvigionamento, la Gran Bretagna sarebbe stata costretta alla resa. Churchill stesso definì la Battaglia dell'Atlantico come l'unica cosa che l'aveva veramente spaventato durante tutta la guerra.

I sottomarini americani nel Pacifico furono più efficaci degli U-Boot tedeschi?

In termini di obiettivi raggiunti rispetto alle perdite subite, la campagna sottomarina americana nel Pacifico fu straordinariamente efficace. I sottomarini americani affondarono oltre il 55% del naviglio mercantile giapponese, contribuendo decisivamente al collasso dell'economia di guerra del Giappone. Gli U-Boot tedeschi ottennero risultati impressionanti nel tonnellaggio affondato, ma alla fine non riuscirono a tagliare le linee di rifornimento atlantiche in modo definitivo. Entrambe le campagne dimostrano il potenziale devastante della guerra sottomarina strategica, ma quella americana ebbe conseguenze più decisive sull'esito del conflitto nel teatro del Pacifico.

Qual è la differenza tra "sottomarino" e "sommergibile"?

In italiano, i due termini vengono spesso usati come sinonimi, ma tecnicamente esisteva una distinzione importante nelle marine militari del Novecento. Il sommergibile era un mezzo che navigava prevalentemente in superficie e si immergeva solo temporaneamente per sfuggire al nemico o attaccare: era dotato di motori diesel in superficie e di batterie elettriche sott'acqua. Il sottomarino vero e proprio, sviluppato nella sua forma moderna solo con la propulsione nucleare dopo la Seconda Guerra Mondiale, è in grado di operare indefinitamente in immersione. Gli U-Boot e i loro contemporanei erano quindi tecnicamente sommergibili, anche se nel linguaggio comune vengono chiamati sottomarini.

Come si difendevano i convogli alleati dagli U-Boot?

La difesa dei convogli atlantici si evolvette notevolmente nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Inizialmente le navi mercantili viaggiavano quasi senza protezione. Progressivamente vennero introdotti i convogli scortati da cacciatorpediniere e corvette equipaggiate con il sonar asdic e cariche di profondità. Gli aerei di pattuglia con radar coprirono sempre maggiori porzioni dell'Atlantico. La decrittazione del codice Enigma da parte di Bletchley Park permise di redirigere i convogli lontano dai branchi di U-Boot. La combinazione di queste misure, attuata sistematicamente a partire dal 1943, capovose le sorti della Battaglia dell'Atlantico in favore degli Alleati.

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