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Cavi sottomarini: la spina dorsale della comunicazione globale

Pubblicato 19. giugno 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Qual è il ruolo dei cavi sottomarini nella comunicazione globale?

I cavi sottomarini in fibra ottica costituiscono l'infrastruttura fisica su cui si regge gran parte della comunicazione mondiale. Sebbene l'immaginario collettivo associ Internet ai satelliti o al "cloud", la realtà è che la quasi totalità dei dati che attraversano gli oceani — comunicazioni personali, transazioni finanziarie, traffico aziendale e, sempre più, dati legati all'intelligenza artificiale — viaggia lungo cavi posati sul fondale marino. Le stime concordano: circa il 99% del traffico dati intercontinentale passa attraverso questa rete sommersa, mentre i collegamenti satellitari coprono una porzione marginale. Nel 2026 questa infrastruttura è al centro di un'espansione senza precedenti e, allo stesso tempo, di crescenti tensioni geopolitiche.

Come funzionano i cavi sottomarini

Un cavo sottomarino moderno è sorprendentemente sottile: il suo nucleo è composto da fasci di fibre ottiche grandi quanto un capello, protette da diversi strati isolanti, da un'armatura di acciaio e da rivestimenti impermeabili. Nelle acque profonde il cavo può avere il diametro di un tubo da giardino; vicino alla costa, dove il rischio di danni è maggiore, viene rinforzato e spesso interrato sotto il fondale.

La trasmissione avviene tramite impulsi di luce: i dati (testo, immagini, video) vengono convertiti da trasmettitori laser in segnali luminosi che attraversano le fibre alla velocità della luce. Poiché il segnale si attenua sulle lunghe distanze, lungo il cavo sono installati a intervalli regolari dei ripetitori, dispositivi alimentati elettricamente che amplificano la luce e ne preservano la qualità. La capacità di trasporto è enorme: un singolo sistema può superare diversi terabit al secondo. Il cavo MAREA, che collega gli Stati Uniti alla Spagna, raggiunge ad esempio circa 224 terabit al secondo, una banda sufficiente a trasmettere milioni di film in alta definizione contemporaneamente.

Le dimensioni della rete globale

La rete mondiale conta circa 550 sistemi di cavi attivi o pianificati, secondo i dati di TeleGeography. La crescita è rapida e guidata dalla domanda di connettività e dall'esplosione del traffico legato all'intelligenza artificiale: nel 2026 si prevede lo sviluppo di circa 119 nuovi cavi nel mondo, contro i 66 del 2020. Solo nel corso dell'anno sono in fase di completamento o attivazione una quarantina di nuovi sistemi, per un valore stimato superiore ai 6 miliardi di dollari nel 2026 e a oltre 14 miliardi nel triennio 2025-2027.

Un tratto distintivo di questa fase è il ruolo dominante delle grandi aziende tecnologiche. Se in passato i cavi erano finanziati da consorzi di operatori di telecomunicazioni, oggi i principali investitori sono i cosiddetti hyperscaler — Google, Meta, Amazon, Microsoft — che costruiscono cavi proprietari per collegare i loro data center e gestire direttamente il traffico dei propri servizi.

I grandi progetti del 2026

Diversi progetti monumentali definiscono il panorama attuale. Il cavo 2Africa, gestito da un consorzio che comprende Meta, Vodafone e società statali egiziane e saudite, è il più lungo al mondo: si estende per oltre 45.000 chilometri e collega complessivamente 33 paesi, portando connettività ad alta capacità lungo le coste africane, europee e mediorientali.

Meta ha inoltre presentato Project Waterworth, un sistema ambizioso di oltre 50.000 chilometri pensato per circondare il pianeta e raggiungere Africa, America Latina e Asia. Google, dal canto suo, ha annunciato il nuovo sistema Dhivaru, che attraverserà l'Oceano Indiano collegando Maldive, Christmas Island e Oman, oltre alla Pacific Connect Initiative, una rete di cavi nel Pacifico con investimenti superiori al miliardo di dollari. Parallelamente, nazioni come il Kenya puntano a diventare hub regionali, integrando nuovi approdi di cavi e data center per affermarsi come poli digitali del continente africano.

Vulnerabilità e manutenzione

Nonostante la loro importanza strategica, i cavi sottomarini restano sorprendentemente fragili. Ogni anno si verificano nel mondo tra i 100 e i 150 guasti, in gran parte concentrati nelle acque poco profonde. Circa due terzi dei danni sono accidentali e dovuti ad attività umane: ancore trascinate dalle navi e attrezzi da pesca rappresentano le cause più comuni, seguite da eventi naturali come terremoti sottomarini e frane.

La riparazione dipende da una risorsa scarsa: la flotta mondiale di navi posacavi e riparatrici conta solo una ventina di unità specializzate. Quando un cavo si interrompe, una nave raggiunge il punto del guasto, recupera la sezione danneggiata dal fondale tramite ganci o veicoli telecomandati (ROV) e la riporta in superficie, dove i tecnici eseguono la giuntura delle fibre. Si tratta di operazioni lente e costose, che possono richiedere giorni o settimane, specie in aree remote o pericolose.

La dimensione geopolitica e la sicurezza

Negli ultimi anni i cavi sottomarini sono diventati un terreno di confronto strategico tra le grandi potenze. Una serie di danneggiamenti sospetti ha alzato il livello di allerta. Nel Mar Baltico sono stati registrati circa dieci tagli di cavi dal 2022, di cui sette concentrati tra novembre 2024 e gennaio 2025. Episodi come l'interruzione del cavo C-Lion1 tra Finlandia e Germania e del collegamento BCS East-West tra Svezia e Lituania hanno fatto ricadere i sospetti su navi legate alla Russia e alla Cina, in particolare attraverso la pratica del trascinamento intenzionale delle ancore.

Dinamiche analoghe si sono verificate nello Stretto di Taiwan, dove nel febbraio 2025 le autorità taiwanesi hanno fermato un mercantile sospettato di aver reciso deliberatamente un cavo. Nel Mar Rosso, gli attacchi delle milizie Houthi hanno danneggiato alcuni sistemi e bloccato i lavori su tratte strategiche come 2Africa Pearls, costringendo gli operatori a valutare rotte alternative che possono costare fino a sei volte di più.

Di fronte a queste minacce, la NATO ha lanciato il 14 gennaio 2025 la missione Baltic Sentry, che impiega aerei da pattugliamento, navi di superficie e droni per sorvegliare le infrastrutture critiche e scoraggiare azioni ostili. Le strategie di protezione puntano su tre fronti: aumentare la resilienza delle reti con percorsi ridondanti, migliorare la capacità di rilevamento e risposta rapida e rafforzare la cooperazione internazionale sulla condivisione di intelligence.

Domande frequenti

Quanta parte del traffico Internet passa dai cavi sottomarini?

Circa il 99% del traffico dati intercontinentale viaggia attraverso i cavi sottomarini in fibra ottica. I satelliti coprono solo una quota marginale, utile soprattutto per aree remote o come collegamento di emergenza.

Perché non si usano i satelliti al posto dei cavi?

I cavi offrono capacità enormemente superiore, latenza più bassa e costi per dato trasmesso molto inferiori rispetto ai satelliti. Per questo restano la soluzione principale per le comunicazioni globali ad alto volume.

Cosa succede quando un cavo si rompe?

Il traffico viene automaticamente reindirizzato su altri cavi disponibili, riducendo l'impatto immediato. Una nave riparatrice raggiunge poi il punto del guasto, recupera la sezione danneggiata e ne ripristina le fibre, in un'operazione che può durare giorni o settimane.

Chi possiede i cavi sottomarini?

Storicamente erano gestiti da consorzi di operatori telefonici. Oggi una quota crescente è di proprietà delle grandi aziende tecnologiche come Google, Meta, Amazon e Microsoft, che li usano per collegare i propri data center.

I cavi sottomarini sono al sicuro da sabotaggi?

No: nel Mar Baltico, nello Stretto di Taiwan e nel Mar Rosso si sono verificati danneggiamenti sospetti tra 2024 e 2026. Per questo NATO e singoli Stati hanno avviato missioni di sorveglianza dedicate, come l'operazione Baltic Sentry.

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