Accisa sui carburanti: cos'è, come funziona e novità 2026
L'accisa sui carburanti è un'imposta indiretta che lo Stato italiano applica su ogni litro di benzina e gasolio venduto, indipendentemente dal prezzo di mercato del petrolio. Nel maggio 2026, le accise sono tornate al centro del dibattito pubblico dopo che il decreto carburanti è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, introducendo il riallineamento delle aliquote tra benzina e gasolio richiesto dall'Unione Europea. Per ogni litro di carburante che mettiamo nel serbatoio, oltre il 55% del prezzo va allo Stato.
Cos'è l'accisa: definizione e caratteristiche
L'accisa (dal latino "accidere", tagliare) è un'imposta di fabbricazione applicata alla produzione o all'importazione di specifici beni di consumo. A differenza dell'IVA, che è proporzionale al prezzo e varia al variare del costo del prodotto, l'accisa è un'imposta fissa per unità: si paga una cifra precisa per ogni litro di carburante, indipendentemente da quanto costi quel litro sul mercato internazionale.
Questo significa che quando il prezzo del petrolio scende, la componente fiscale pesa di più in percentuale; quando il prezzo sale, l'incidenza fiscale si riduce relativamente, ma il consumatore paga comunque l'aliquota fissa più cara l'IVA calcolata sul totale.
Come funziona il calcolo del prezzo alla pompa
Il prezzo finale del carburante si compone di tre elementi principali:
- Prezzo industriale (prezzo del gestore): il costo della materia prima (greggio), della raffinazione, della distribuzione e il margine del gestore del distributore.
- Accisa: imposta fissa stabilita dallo Stato, uguale per tutti i distributori su tutto il territorio nazionale.
- IVA al 22%: calcolata sul totale di prezzo industriale più accisa.
Esempio pratico con benzina a 1,80 euro/litro:
- Prezzo industriale: circa 0,75 €/litro
- Accisa: 0,6729 €/litro (2026)
- Subtotale prima dell'IVA: circa 1,42 €
- IVA 22%: circa 0,31 €
- Prezzo finale: circa 1,73-1,80 €/litro
La componente fiscale totale (accisa + IVA) rappresenta quindi oltre il 55% del prezzo alla pompa.
Le novità 2026: riallineamento benzina-gasolio
A partire dal 1° gennaio 2026, il Governo italiano ha operato un riallineamento storico delle accise tra benzina e gasolio:
- Benzina: accisa ridotta di circa 4 centesimi, portata a 0,6729 €/litro.
- Gasolio: accisa aumentata di circa 4 centesimi, portata anch'essa a 0,6729 €/litro.
Questo riallineamento è stato richiesto dall'Unione Europea per eliminare la storica disparità fiscale che favoriva il gasolio rispetto alla benzina. La logica comunitaria è che il gasolio, avendo emissioni di CO2 superiori, non dovrebbe beneficiare di un regime fiscale di favore. Il provvedimento dovrebbe generare un extra-gettito di 550-600 milioni di euro annui per le casse dello Stato.
La storia delle accise italiane: un'eredità fiscale pesante
L'Italia ha la particolarità di avere accise sui carburanti che incorporano il finanziamento di eventi storici lontani nel tempo. Le accise italiane sono stratificate su decenni di storia:
- 1935: accisa per la guerra d'Etiopia (1,90 lire/litro).
- 1956: accisa per la crisi di Suez.
- 1963: accisa per il disastro del Vajont.
- 1966: accisa per l'alluvione di Firenze.
- 1980: accisa per il terremoto in Irpinia.
- 1993: accisa per la missione in Libano.
- 1997: accisa per il terremoto in Umbria.
- 2011: accisa per la crisi di governo Berlusconi (ultima aumentata prima della razionalizzazione).
Queste accise storiche sono state gradualmente incorporate nella tariffa unica, ma la loro origine spiega in parte perché le accise italiane siano tra le più alte d'Europa.
Quanto incassa lo Stato dalle accise sui carburanti
Le accise sui carburanti rappresentano una delle principali fonti di gettito fiscale per l'erario italiano:
- Circa 25 miliardi di euro l'anno dalle accise sui carburanti.
- Ulteriori miliardi dall'IVA calcolata sul totale (accisa inclusa), generando l'effetto "tassa sulla tassa".
- Il totale della fiscalità sui carburanti supera i 35 miliardi di euro annui.
Questo gettito è fondamentale per il bilancio pubblico: qualsiasi riduzione significativa delle accise avrebbe un impatto enorme sui conti pubblici, spiegando perché i tentativi di abbassare le tasse sui carburanti siano sempre stati temporanei e limitati.
Il taglio delle accise: com'è stato usato e perché è cessato
Durante la crisi energetica del 2022-2023, il governo italiano aveva introdotto un taglio temporaneo delle accise di 25 centesimi/litro. Questa misura era costata circa 900 milioni di euro al mese alle casse dello Stato ed era stata prorogata più volte. Con la progressiva normalizzazione dei prezzi energetici, il taglio è stato gradualmente eliminato. Il dibattito su un nuovo taglio è ripreso nel 2026, ma l'impatto fiscale lo rende difficile da finanziare in modo strutturale.
Confronto con gli altri paesi europei
Le accise sui carburanti variano significativamente tra i Paesi europei:
- Italia: tra le più alte d'Europa, circa 0,67 €/litro per benzina e gasolio nel 2026.
- Germania: circa 0,65 €/litro per la benzina.
- Francia: circa 0,60 €/litro per la benzina.
- Spagna: circa 0,40 €/litro per la benzina, tra le più basse dell'Europa occidentale.
- USA: accise federali molto basse (circa 0,10 €/litro), integrate da accise statali variabili.
La direttiva europea sull'energia prevede che i Paesi UE continuino ad armonizzare le accise, con una tendenza a tassare di più i carburanti fossili in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni del Green Deal.
Auto elettriche e il futuro delle accise
Con la crescita delle auto elettriche, si apre una questione fiscale fondamentale: quando le accise sui carburanti diminuiranno (per minor consumo di benzina e gasolio), come compenserà lo Stato i mancati introiti? Le soluzioni allo studio includono tasse sul chilometraggio, pedaggi intelligenti basati sull'utilizzo delle strade e imposte sull'energia elettrica destinata alla ricarica dei veicoli.
Per approfondire il tema della mobilità, leggi anche la guida sulle accise del gasolio 2026 e il confronto sulle auto elettriche: vantaggi e svantaggi.
Domande frequenti
Quanto pesa l'accisa sul prezzo della benzina?
Nel 2026, l'accisa sulla benzina è di 0,6729 euro per litro. A questo si aggiunge l'IVA al 22% calcolata sull'intero prezzo (prezzo industriale + accisa). La componente fiscale complessiva rappresenta tipicamente tra il 55% e il 60% del prezzo finale alla pompa.
Perché l'accisa sul gasolio è aumentata nel 2026?
L'Unione Europea ha chiesto l'eliminazione del vantaggio fiscale storico del gasolio rispetto alla benzina. In Italia, dal 1° gennaio 2026, le accise su benzina e gasolio sono state allineate a 0,6729 €/litro. Il gasolio era tassato meno in passato perché era prevalentemente usato per l'autotrasporto e il riscaldamento, ma l'UE considera questa disparità incoerente con gli obiettivi climatici.
Le accise finanziano ancora la guerra d'Etiopia?
Tecnicamente sì, nel senso che le accise storiche sono state incorporate nell'aliquota attuale. Non esiste più una voce separata per la "guerra d'Etiopia", ma l'accisa attuale è il risultato di stratificazioni storiche che includono quella del 1935. Questo è spesso citato come esempio della rigidità del sistema fiscale italiano.
Cosa si intende per "tassa sulla tassa" nel carburante?
L'IVA (22%) viene applicata sul totale del prezzo che già include l'accisa. Questo significa che si paga un'imposta (IVA) su un'altra imposta (accisa), generando un effetto di doppia tassazione. La componente IVA sull'accisa rappresenta circa 0,15 euro per litro di "tassa su tassa".
È possibile che le accise vengano ridotte in modo strutturale?
È molto difficile, dato che le accise sui carburanti generano circa 25 miliardi di euro l'anno per lo Stato italiano. Una riduzione strutturale richiederebbe di trovare coperture alternative per un importo equivalente. Le riduzioni temporanee sono state usate come misura di emergenza durante le crisi dei prezzi energetici, ma non sono sostenibili nel lungo periodo senza un riequilibrio fiscale complessivo.
Come posso risparmiare sul carburante?
Le strategie principali includono: confrontare i prezzi dei distributori nella propria zona (le app come Prezzi Benzina IT lo fanno automaticamente), fare il pieno in autostrada solo in caso di necessità (i prezzi sono più alti), optare per un distributore self-service invece che servito, considerare auto ibride o elettriche per ridurre i consumi, e mantenere i pneumatici alla pressione corretta per ridurre i consumi.
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