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Dieselgate: lo scandalo emissioni Volkswagen e le sue conseguenze

Pubblicato 12. novembre 2024 Aggiornato 13. giugno 2026

Cos'è il Dieselgate e quali sono le sue conseguenze?

Il Dieselgate è il più grande scandalo nella storia dell'industria automobilistica: Volkswagen Group, a partire almeno dal 2009, installò di nascosto un software illegale su milioni di veicoli diesel per falsificare i risultati dei test sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx). Quando la frode fu resa pubblica nel settembre 2015, il crollo reputazionale fu immediato e le conseguenze — legali, finanziarie, sanitarie e industriali — si prolungano ancora nel 2026.

Le origini dello scandalo

Il 18 settembre 2015 l'Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti notificò ufficialmente a Volkswagen una violazione del Clean Air Act. Gli investigatori — in collaborazione con il California Air Resources Board (CARB) e ricercatori dell'Università della Virginia Occidentale — avevano scoperto che circa 482.000 veicoli diesel venduti negli USA emettevano in condizioni reali di guida fino a 40 volte i limiti legali di NOx, pur superando i test di omologazione senza problemi.

La risposta di Volkswagen scosse il mondo intero: il gruppo ammise di aver montato il software su circa 11 milioni di veicoli in tutto il mondo, distribuiti su più marchi del gruppo (Volkswagen, Audi, SEAT, Škoda, Porsche). I modelli coinvolti erano equipaggiati con motori diesel 2.0 TDI e, in misura minore, 3.0 TDI. Il CEO Martin Winterkorn si dimise il 23 settembre 2015, pochi giorni dopo la diffusione della notizia.

Il dispositivo di manipolazione

Al centro dello scandalo vi è il cosiddetto defeat device (dispositivo di manipolazione), un software integrato nella centralina del motore in grado di riconoscere le condizioni tipiche di un banco di prova: posizione del volante, pressione sul pedale del freno, velocità e profilo di accelerazione. Quando il sistema individuava queste condizioni, attivava la massima efficienza del sistema di abbattimento degli NOx (il circuito EGR, ricircolo dei gas di scarico). In tutte le altre circostanze — ovvero nella guida reale di tutti i giorni — l'efficienza del sistema veniva drasticamente ridotta per privilegiare prestazioni e consumi.

L'utilizzo di defeat device è espressamente vietato dalla normativa europea (Regolamento CE 715/2007) e da quella statunitense. La sofisticazione del software, che simulava correttamente le condizioni dei cicli di test NEDC senza che i controlli di tipo tecnico se ne accorgessero per anni, rese la frode particolarmente grave agli occhi di regolatori e tribunali.

Le conseguenze finanziarie e legali

Il costo complessivo dello scandalo per il Gruppo Volkswagen ha superato i 32 miliardi di euro tra rimborsi ai consumatori, richiami, sanzioni amministrative e spese legali, rendendolo il caso di frode industriale più costoso della storia recente.

Le sanzioni negli Stati Uniti

Nel 2016 il Dipartimento di Giustizia statunitense raggiunse un accordo con Volkswagen per il pagamento di 14,7 miliardi di dollari per i soli veicoli 2.0 litri, cui si aggiunse una multa penale da 4,3 miliardi di dollari nel 2017 — la più alta mai inflitta a un costruttore automobilistico. Volkswagen accettò di riacquistare o riparare i veicoli coinvolti e di finanziare programmi ambientali. In Australia, una corte federale inflisse una sanzione di 125 milioni di dollari australiani, record nella storia del diritto dei consumatori del Paese.

Le condanne penali in Germania

Il percorso giudiziario in Germania è stato lungo e complesso. Il 26 maggio 2025 il Tribunale regionale di Braunschweig ha pronunciato quattro condanne per frode nei confronti di altrettanti ex dirigenti di Volkswagen: due imputati hanno ricevuto pene detentive da scontare, mentre altri due hanno ottenuto la sospensione condizionale. Procedimenti a carico di altri 31 imputati rimangono aperti.

Il caso più seguito rimane quello di Martin Winterkorn, l'ex amministratore delegato. Le accuse nei suoi confronti includono frode aggravata, manipolazione del mercato e falsa testimonianza davanti a una commissione parlamentare. Il procedimento a suo carico è stato separato dagli altri per motivi di salute e, al 2026, non si è ancora concluso, continuando ad alimentare il dibattito sulla responsabilità dei vertici aziendali nei grandi scandali industriali.

L'Italia: la class action di Altroconsumo

In Italia, l'associazione dei consumatori Altroconsumo ha promosso e vinto una class action contro Volkswagen. L'accordo raggiunto prevede l'erogazione di oltre 42,8 milioni di euro in favore di quasi 47.000 automobilisti italiani proprietari di veicoli coinvolti nello scandalo, corrispondente a risarcimenti individuali nell'ordine di alcune centinaia di euro per vettura. È uno dei più significativi accordi stragiudiziali in materia di diritti dei consumatori mai registrati in Italia.

Il maxiprocesso nel Regno Unito

Il Dieselgate ha trascinato in giudizio anche altri produttori. Davanti all'High Court di Londra è in corso il cosiddetto Pan-NOx Group Litigation, una causa collettiva che coinvolge circa 1,6 milioni di automobilisti e che vede imputati — oltre a Volkswagen — anche Mercedes-Benz, Ford, Stellantis (marchi Peugeot e Citroën) e Renault-Nissan, tutti accusati di aver adottato software analoghi per aggirare i test sulle emissioni. Il potenziale danno economico è stimato attorno alle 6 miliardi di sterline. La sentenza sul merito del caso, che stabilirà se i defeat device erano effettivamente installati, è attesa nell'estate del 2026; eventuali udienze sui risarcimenti si terranno successivamente.

L'impatto sull'industria automobilistica

Il Dieselgate ha accelerato trasformazioni profonde nel settore. Sul piano normativo, l'Unione Europea ha abbandonato progressivamente il ciclo di test NEDC — giudicato troppo lontano dalla realtà — sostituendolo con il più severo ciclo WLTP (introdotto nel 2017) e affiancandolo con i test RDE (Real Driving Emissions), che misurano le emissioni effettive su strada con appositi strumenti portatili. Le soglie di conformità sono state inasprite e i poteri delle autorità di omologazione rafforzati.

Sul piano commerciale, la fiducia nel diesel è crollata. Le immatricolazioni di vetture diesel in Europa, che nel 2015 rappresentavano oltre il 50% del mercato, sono scese costantemente negli anni successivi. Paradossalmente, il principale artefice dello scandalo — Volkswagen Group — ha risposto accelerando in modo massiccio la transizione verso i veicoli elettrici, lanciando la piattaforma modulare MEB e la famiglia di modelli ID. Altri costruttori hanno seguito percorsi simili, anticipando di fatto l'addio al motore termico che l'UE ha poi formalizzato con il target di emissioni zero per le auto nuove dal 2035.

Il caso ha anche evidenziato i limiti della governance aziendale e della responsabilità degli organi di controllo nei grandi gruppi industriali, aprendo un dibattito internazionale sulla necessità di rafforzare la vigilanza pubblica sui test di omologazione dei veicoli.

Le conseguenze per la salute pubblica

Le ripercussioni del Dieselgate non si limitano alle aule di tribunale. Uno studio pubblicato nel 2025 ha stimato che le emissioni in eccesso prodotte da veicoli diesel — non solo quelli di Volkswagen, ma del comparto nel suo insieme durante gli anni in cui le normative erano aggirate — abbiano causato circa 124.000 morti premature tra il 2009 e il 2024 nel territorio dell'Unione Europea e del Regno Unito. Gli ossidi di azoto sono associati a malattie respiratorie croniche, aggravamento dell'asma, patologie cardiovascolari e aumento del rischio oncologico.

Questo dato ha alimentato il dibattito sulle responsabilità civili e penali dei costruttori, nonché sulle lacune dei sistemi di controllo che hanno permesso alla frode di prolungarsi per almeno sei anni prima della scoperta.

Domande frequenti

Quante auto sono state coinvolte nel Dieselgate?

Circa 11 milioni di veicoli in tutto il mondo, appartenenti ai marchi del Gruppo Volkswagen: Volkswagen, Audi, SEAT, Škoda e Porsche. Negli Stati Uniti erano circa 482.000.

Cos'è un defeat device?

È un software integrato nella centralina del motore che riconosce le condizioni tipiche di un test di omologazione e attiva temporaneamente i sistemi di riduzione delle emissioni. Durante la guida normale, il sistema viene disattivato, causando emissioni di NOx molto superiori ai limiti legali. Il suo utilizzo è vietato dalla normativa europea e statunitense.

Quanto ha pagato Volkswagen per il Dieselgate?

Il Gruppo Volkswagen ha speso complessivamente oltre 32 miliardi di euro in sanzioni, rimborsi, richiami e costi legali a livello mondiale. Solo negli Stati Uniti, il principale accordo con il Dipartimento di Giustizia ammontava a circa 14,7 miliardi di dollari.

Martin Winterkorn è stato condannato?

No, non ancora. L'ex CEO di Volkswagen è accusato di frode, manipolazione del mercato e falsa testimonianza, ma il suo processo è stato separato da quello degli altri imputati per motivi di salute e al 2026 non si è ancora concluso. Nel maggio 2025, altri quattro ex dirigenti di VW sono stati condannati per frode dal Tribunale di Braunschweig.

I proprietari italiani di auto coinvolte nel Dieselgate hanno ricevuto un risarcimento?

Sì. Grazie a una class action promossa da Altroconsumo, Volkswagen ha accettato di distribuire oltre 42,8 milioni di euro tra quasi 47.000 automobilisti italiani. Si tratta di uno degli accordi stragiudiziali a tutela dei consumatori più rilevanti nella storia italiana.

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