Perché Potosí è famosa per le sue miniere in Bolivia
Potosí, città dell'altopiano boliviano situata a circa 4.000 metri di altitudine, è celebre in tutto il mondo per le miniere del Cerro Rico, la "montagna ricca" che per oltre quattro secoli ha prodotto quantità colossali di argento. Tra il XVI e il XVIII secolo questo giacimento è stato il più grande deposito d'argento mai sfruttato dall'umanità e ha trasformato un villaggio andino nella città più popolosa e ricca delle Americhe, alimentando l'economia dell'Impero spagnolo e i primi flussi commerciali su scala globale. La sua fama, però, è inseparabile dal costo umano altissimo che quella ricchezza ha comportato.
La scoperta del Cerro Rico e la nascita della città
La montagna che domina Potosí era nota già agli Inca, che la chiamavano Sumaj Orcko ("bella montagna"). Furono però gli spagnoli, arrivati nel 1545, a darle il nome di Cerro Rico dopo aver individuato le straordinarie vene d'argento che la attraversavano. La fondazione ufficiale della città risale al 1545-1546 e fu motivata esclusivamente dalla ricchezza mineraria: nel giro di pochi decenni Potosí divenne un centro urbano enorme. Verso il 1625, circa ottant'anni dopo la fondazione, contava intorno a 160.000 abitanti, più di Parigi, Roma, Londra o Siviglia dell'epoca: un dato eccezionale per una città posta a quasi 4.000 metri di quota.
Quanto argento ha prodotto Potosí
Si stima che dal Cerro Rico siano state estratte circa 50.000 tonnellate di argento nel corso dei secoli. Questo metallo, coniato in monete presso la Casa de la Moneda di Potosí, finanziò la corona spagnola e si riversò nei circuiti commerciali europei e asiatici, contribuendo a creare quella che molti storici considerano la prima vera economia mondiale. L'argento potosino, trasportato via Lima e poi imbarcato verso la Spagna, alimentò scambi che arrivavano fino alla Cina attraverso il commercio del galeone di Manila.
La ricchezza fu tale da entrare nel linguaggio: l'espressione spagnola "vale un Potosí" ("vale un Potosí"), usata per indicare qualcosa di immenso valore, nacque proprio dalla fama della città. Questo passato è ancora visibile nell'architettura coloniale del centro storico, che nel 1987 è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
Il costo umano: la mita e "la montagna che divora gli uomini"
La fama di Potosí è indissolubilmente legata alla tragedia del lavoro forzato. Per estrarre l'argento gli spagnoli imposero la mita, un sistema di lavoro obbligatorio a rotazione ereditato e stravolto dalla tradizione incaica: comunità indigene di vaste regioni andine erano costrette a inviare uomini a lavorare nelle miniere in condizioni disumane. Quando la mortalità tra gli indigeni divenne insostenibile, i colonizzatori importarono inoltre decine di migliaia di schiavi africani.
Per le innumerevoli vittime di crolli, gas tossici, freddo, sfinimento e silicosi, il Cerro Rico è conosciuto come "la montagna che mangia gli uomini". Le stime sul numero complessivo di morti nei secoli variano enormemente e restano oggetto di dibattito storico, ma è certo che il bilancio fu di proporzioni drammatiche. Questa memoria fa di Potosí anche un simbolo dello sfruttamento coloniale dell'America Latina.
Le miniere di Potosí oggi (2026)
Il Cerro Rico continua a essere sfruttato ancora oggi. L'argento facilmente accessibile si è esaurito da tempo: l'estrazione attuale riguarda soprattutto stagno, zinco, piombo e argento residuo, organizzata in gran parte attraverso decine di cooperative minerarie. L'attività è ripresa con forza negli ultimi anni, spinta dai prezzi elevati dei metalli: l'argento, richiesto per i pannelli fotovoltaici, e lo zinco, usato nelle turbine eoliche, hanno raggiunto quotazioni molto alte nel 2025.
Secondo i dati riportati nel 2025, il numero di minatori attivi sulla montagna è cresciuto rapidamente, passando da circa 12.000 nel 2023 a circa 20.000 nel 2024 fino a stime intorno ai 30.000 secondo la compagnia statale COMIBOL. Per migliaia di famiglie quechua il Cerro Rico resta un'economia di sopravvivenza, nonostante le condizioni di lavoro restino estremamente pericolose: nel solo 2025 le autorità del dipartimento di Potosí hanno registrato decine di morti legati all'attività mineraria, la maggior parte all'interno della montagna.
Una montagna a rischio di collasso
L'intensità dello sfruttamento ha letteralmente svuotato il Cerro Rico. La sua altezza attuale è stimata intorno ai 4.753 metri, quasi 250 metri in meno rispetto all'altezza presunta prima dell'inizio dell'estrazione spagnola nel XVI secolo. La cima, perforata da gallerie e pozzi, mostra cedimenti e sprofondamenti che nel 2025 hanno superato il centinaio di episodi, con diversi avvallamenti individuati sulla sommità.
Proprio per questo motivo l'UNESCO ha inserito Potosí nella Lista del Patrimonio Mondiale in pericolo dal 2014. Esperti e organizzazioni civiche locali avvertono del rischio di un crollo catastrofico, aggravato dal fatto che gran parte dell'attività mineraria nella zona alta — teoricamente protetta sopra i 4.400 metri — è illegale o non regolamentata. La questione mette le autorità di fronte a un dilemma difficile: preservare la montagna, simbolo identitario della città, oppure tutelare il lavoro delle migliaia di minatori che da essa dipendono.
Domande frequenti
Perché Potosí è così famosa?
Potosí è celebre perché il suo Cerro Rico è stato il più grande giacimento d'argento della storia: tra il XVI e il XVIII secolo produsse circa 50.000 tonnellate di argento, finanziando l'Impero spagnolo e rendendo la città uno dei centri più ricchi e popolosi del mondo.
Cosa significa "vale un Potosí"?
È un'espressione spagnola che indica qualcosa di valore immenso. Nacque dalla straordinaria ricchezza d'argento della città, divenuta sinonimo di fortuna favolosa.
Le miniere di Potosí sono ancora attive nel 2026?
Sì. Il Cerro Rico è tuttora sfruttato, soprattutto per stagno, zinco, piombo e argento residuo, attraverso cooperative minerarie. Stime recenti parlano di circa 30.000 minatori attivi, in forte aumento per via degli alti prezzi dei metalli.
Perché il Cerro Rico è chiamato "la montagna che mangia gli uomini"?
Per l'altissima mortalità tra i minatori, causata nei secoli dal lavoro forzato (la mita), da crolli, gas tossici e silicosi. Anche oggi le condizioni di lavoro restano molto pericolose.
Il Cerro Rico rischia di crollare?
Sì. Lo sfruttamento intensivo ha svuotato la montagna, abbassandola di quasi 250 metri e provocando numerosi cedimenti. Dal 2014 l'UNESCO ha incluso Potosí nella Lista del Patrimonio in pericolo e gli esperti avvertono del rischio di un collasso.