Storia del Burkina Faso: dalle origini ai giorni nostri
Il Burkina Faso è uno Stato dell'Africa occidentale senza sbocco al mare, confinante con Mali, Niger, Benin, Togo, Ghana e Costa d'Avorio. Con una superficie di circa 274.000 km² e una popolazione stimata attorno ai 23 milioni di abitanti, il paese porta un nome che in lingua mooré e dioula significa «terra degli uomini integri» o «paese dell'uomo onesto». La sua storia, che intreccia antichi regni, colonizzazione europea, rivoluzioni e colpi di Stato, rimane ancora oggi plasmata da profonde instabilità politiche e da una grave crisi di sicurezza legata al jihadismo nel Sahel.
Le origini precoloniali: i regni Mossi
La regione che oggi corrisponde al Burkina Faso era popolata da cacciatori-raccoglitori già tra il 14.000 e il 5.000 a.C., come attestano strumenti litici rinvenuti nel 1973. I primi insediamenti agricoli stabili risalgono a un periodo compreso tra il 3600 e il 2600 a.C. Tra l'VIII e il XV secolo d.C., diverse popolazioni — tra cui i Mossi, i Fulani (Peul) e i Dioula — si insediarono nella regione in successive ondate migratorie.
Il gruppo dominante divenne quello dei Mossi, che a partire dall'XI secolo fondarono una serie di regni organizzati e gerarchicamente strutturati. Il più potente era il regno di Ouagadougou, guidato dal Mogho Naaba («signore del mondo»), un'istituzione monarchica che sopravvisse persino alla colonizzazione e che esiste tutt'oggi in forma cerimoniale. I regni Mossi si distinsero per la capacità di resistere alle espansioni dell'Impero del Mali e dell'Impero Songhai, mantenendo una sostanziale autonomia per diversi secoli.
La colonizzazione francese e l'Alto Volta
Alla fine del XIX secolo, la Francia estese il proprio controllo sull'Africa occidentale. Nel 1896 le forze coloniali francesi sottomisero il regno Mossi di Ouagadougou, nonostante la resistenza del Mogho Naaba Wobgo. Nel 1904 il territorio fu incorporato nell'Africa Occidentale Francese (AOF). Il 1° marzo 1919 la colonia fu formalmente costituita come entità amministrativa autonoma con il nome di Haute-Volta (Alto Volta), in riferimento alle sorgenti del fiume Volta.
Il periodo coloniale fu segnato da pesanti imposte fiscali, lavoro forzato e un'intensa emigrazione di manodopera verso le piantagioni della Costa d'Avorio. Il 5 settembre 1932, per ragioni di razionalizzazione amministrativa ed economica, l'Alto Volta fu smembrata e suddivisa tra Costa d'Avorio, Mali (allora Sudan francese) e Niger. La colonia fu tuttavia ricostituita il 4 settembre 1947 con i confini precedenti, anche grazie alla pressione dei capi Mossi.
L'indipendenza e i primi decenni repubblicani
L'Alto Volta ottenne l'autogoverno l'11 dicembre 1958 nel quadro della Comunità Franco-Africana. Il 5 agosto 1960 fu proclamata la piena indipendenza dalla Francia, con Maurice Yaméogo come primo presidente della Repubblica. Yaméogo instaurò rapidamente un regime monopartitico; nel 1966, una combinazione di malcontento popolare e pressioni militari lo costrinse alle dimissioni. I decenni successivi furono caratterizzati dall'alternanza di governi civili deboli e giunte militari: tra il 1966 e il 1983 si susseguirono almeno cinque colpi di Stato o mutamenti violenti di potere.
Thomas Sankara e la rivoluzione del 1983
Il 4 agosto 1983, un giovane capitano dell'esercito di idee marxiste e pan-africaniste, Thomas Sankara, prese il potere con un colpo di Stato supportato da Blaise Compaoré e dal tenente Burkinabé Henri Zongo. Sankara promosse una rivoluzione radicale: nazionalizzazione delle risorse, campagne di vaccinazione di massa, promozione dell'alfabetizzazione, riduzione dei privilegi burocratici e della corruzione, emancipazione femminile e autosufficienza alimentare.
Il 4 agosto 1984, nel primo anniversario della rivoluzione, Sankara ribattezzò il paese Burkina Faso — unendo il termine mooré «Burkina» (uomini integri) con il termine dioula «Faso» (casa del padre, ovvero patria). Anche gli abitanti presero un nuovo nome: Burkinabé. Sankara si scontrò duramente con la Francia e con le istituzioni finanziarie internazionali, rifiutando le politiche di aggiustamento strutturale imposte dal FMI. Sul piano internazionale divenne una figura carismatica del terzomondismo.
Il 15 ottobre 1987, Thomas Sankara fu assassinato durante un colpo di Stato organizzato dal suo ex amico e stretto collaboratore Blaise Compaoré, insieme a dodici altri funzionari. Aveva 37 anni. Nel 2022, un tribunale militare burkinabé condannò Compaoré — giudicato in contumacia, poiché rifugiatosi in Costa d'Avorio — all'ergastolo per l'omicidio di Sankara.
Il lungo regime di Compaoré (1987–2014)
Blaise Compaoré governò il Burkina Faso per 27 anni, adottando politiche di liberalizzazione economica e mantenendo stretti rapporti con Francia e istituzioni internazionali. Pur organizzando elezioni multipartitiche a partire dagli anni Novanta, il suo regime rimase autoritario, con libertà di stampa limitata e opposizione sistematicamente marginalizzata. Compaoré fungeva anche da mediatore in diversi conflitti regionali dell'Africa occidentale.
Nell'ottobre 2014, dopo un tentativo di modificare la Costituzione per consentirsi un ulteriore mandato presidenziale, una rivolta popolare di massa lo costrinse a fuggire in Costa d'Avorio, dove ottenne la cittadinanza nel 2016. Dopo una breve fase di transizione militare, nel novembre 2015 si tennero le prime elezioni presidenziali libere della storia del paese: le vinse Roch Marc Christian Kaboré, riconfermato nel 2020.
La crisi jihadista e i colpi di Stato del 2022
A partire dal 2015, il Burkina Faso fu progressivamente coinvolto nell'ondata jihadista che aveva già destabilizzato il Mali. Gruppi affiliati ad al-Qaeda (Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin) e allo Stato Islamico moltiplicarono gli attacchi nel nord e nell'est del paese. Alla vigilia del 2022, quasi il 40% del territorio nazionale era sottratto al controllo dello Stato.
Il 24 gennaio 2022, l'incapacità del governo Kaboré di fronteggiare l'insicurezza provocò un primo colpo di Stato militare guidato dal tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba. Meno di un anno dopo, il 30 settembre 2022, un secondo golpe depose Damiba: a prendere il potere fu il capitano Ibrahim Traoré, 34 anni, divenuto così il capo di Stato più giovane del mondo. Il paese visse così due colpi di Stato nell'arco di otto mesi.
Il governo Traoré e la situazione attuale (2022–2026)
Ibrahim Traoré adottò un orientamento pan-africanista e apertamente anti-francese. Nel 2023 il Burkina Faso espulse le truppe speciali francesi presenti sul territorio e avviò una cooperazione con la Russia, sull'esempio del Mali. Il paese aderì all'Alleanza degli Stati del Sahel, insieme a Mali e Niger, un blocco che si è progressivamente allontanato dalla sfera d'influenza occidentale.
Sul piano interno, il regime Traoré ha progressivamente ristretto le libertà civili: sospensione e poi scioglimento dei partiti politici, espulsione di organizzazioni non governative internazionali, limitazioni alla stampa e alle assemblee pubbliche. Nell'aprile 2026, il governo ha ordinato la dissoluzione di oltre cento ONG e organizzazioni della società civile. Sono stati segnalati tentativi di colpo di Stato nel 2025 e un'operazione contro Traoré sventata nei primi mesi del 2026.
Sul fronte militare, il governo ha lanciato l'operazione Lalmassga («muro di ghiaccio»), che avrebbe permesso alle forze armate di riprendere il controllo di alcune decine di località precedentemente in mano a gruppi armati. Traoré ha annunciato l'intensificazione delle operazioni di sicurezza nel 2026 con l'obiettivo di ripristinare la sovranità statale su tutto il territorio nazionale. La situazione umanitaria rimane tuttavia critica: milioni di sfollati interni, accesso limitato degli aiuti nelle zone di conflitto e una crisi alimentare persistente rendono il Burkina Faso uno dei paesi più vulnerabili del continente africano.
Domande frequenti
Cosa significa il nome "Burkina Faso"?
Il nome fu scelto dal presidente Thomas Sankara il 4 agosto 1984. Unisce il termine mooré Burkina («uomini integri», «onesti») e il termine dioula Faso («casa del padre», ovvero patria). Il significato complessivo è comunemente tradotto come «paese degli uomini integri» o «terra degli uomini onesti».
Chi era Thomas Sankara?
Thomas Sankara (1949–1987) fu un militare e rivoluzionario burkinabé che governò il paese dal 1983 al 1987. Portatore di ideali marxisti e pan-africanisti, promosse riforme sociali radicali e ribattezzò il paese. Fu assassinato il 15 ottobre 1987 da un colpo di Stato organizzato da Blaise Compaoré. Nel 2022 quest'ultimo è stato condannato all'ergastolo in contumacia per l'omicidio.
Perché il Burkina Faso è instabile politicamente?
L'instabilità ha radici multiple: eredità coloniale che ha ignorato le strutture sociali preesistenti, povertà strutturale, corruzione, e, dal 2015, una grave crisi di sicurezza alimentata da gruppi jihadisti attivi nel Sahel. L'incapacità dei governi civili di arginare la violenza armata ha ripetutamente fornito ai militari il pretesto per i colpi di Stato.
Chi governa il Burkina Faso nel 2026?
Nel 2026 il paese è guidato dal capitano Ibrahim Traoré, al potere dal colpo di Stato del 30 settembre 2022. Traoré è presidente del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e il Restauro (MPSR) e governa come presidente della Transizione. Non sono stati fissati termini certi per un ritorno alle elezioni.
Quando il Burkina Faso ha ottenuto l'indipendenza?
Il Burkina Faso, allora chiamato Alto Volta, ottenne la piena indipendenza dalla Francia il 5 agosto 1960. Il primo presidente fu Maurice Yaméogo. Il nome attuale del paese fu adottato solo nel 1984 sotto il governo di Thomas Sankara.