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Nissan: storia e origini giapponesi del marchio automobilistico

Pubblicato 8. giugno 2025 Aggiornato 15. giugno 2026

Qual è la storia del marchio Nissan e le sue origini giapponesi?

Nissan è oggi uno dei costruttori automobilistici più riconoscibili al mondo, con sede a Nishi-ku, Yokohama, e una presenza commerciale che abbraccia decine di paesi. Le sue radici affondano nel Giappone dei primi anni del Novecento, attraverso un percorso che intreccia visioni industriali, cambi di nome, drammatiche vicende belliche e alleanze internazionali. Ricostruire la storia di Nissan significa ripercorrere un secolo di industria automobilistica giapponese, dalle piccole officine di Tokyo alla ristrutturazione globale in corso nel 2026.

Le origini: Kaishinsha e il marchio DAT (1911–1930)

La nascita del costruttore che sarebbe diventato Nissan è convenzionalmente datata al 1911, quando a Tokyo venne fondata la Kaishinsha Motor Car Works (anche traslitterata Kwaishinsha). Il nome omaggiava tre investitori privati che ne finanziarono l'avvio: Den, Aoyama e Takeuchi. Le iniziali dei loro cognomi formarono l'acronimo DAT, che dal 1914 divenne il marchio dell'automobile prodotta dall'azienda: la DAT Car.

Il termine «dat» in giapponese significa anche «veloce come un lepre», dettaglio che contribuì alla fortuna comunicativa del nome. Negli anni Venti il settore automobilistico giapponese era ancora embrionale, ma la DAT Motors riuscì a ritagliarsi una nicchia sia nel mercato civile sia nelle forniture militari, producendo anche veicoli commerciali leggeri.

La nascita di Datson, poi Datsun (1931–1933)

Nel 1931 la DAT Motors presentò un'autovettura di dimensioni ridotte destinata ai consumatori privati: la Datsun Type 11, originariamente battezzata Datson, traducibile come «figlio di DAT» (son in inglese). Il suffisso, tuttavia, creava un problema semantico: in giapponese la parola son (損) significa «perdita» o «danno». Per scongiurare questa connotazione negativa, il nome fu modificato in Datsun, sostituendo «son» con «sun» (太陽), ovvero «sole». Il veicolo diventava così letteralmente il «sole di DAT», un'immagine ben più auspicante per un prodotto commerciale.

Nel frattempo, nel 1928, l'industriale Yoshisuke Aikawa aveva fondato una grande holding chiamata Nihon Sangyo (日本産業), traducibile come «Industrie giapponesi». Questa conglomerata comprendeva partecipazioni in diversi settori produttivi, tra cui la Tobata Casting e la nascente industria elettrica Hitachi. Alla Borsa di Tokyo, il titolo di Nihon Sangyo era quotato con l'abbreviazione NISSAN, composta dalle prime sillabe di Nihon (Giappone) e Sangyo (industria).

La fondazione di Nissan Motor Co., Ltd. (1933–1934)

Nel 1933, dopo che il gruppo Nihon Sangyo di Aikawa acquisì il controllo della DAT Motors, le attività automobilistiche vennero scorporate dalla Tobata Casting. L'anno successivo, nel 1934, Aikawa costituì formalmente la Nissan Motor Co., Ltd., dando vita a una società dedicata esclusivamente alla produzione di automobili. Il primo stabilimento di grandi dimensioni fu aperto a Yokohama, e la produzione di vetture con il marchio Datsun fu avviata su scala industriale nel 1935.

Il progetto di Aikawa era ambizioso: egli intendeva costruire un'industria automobilistica moderna, capace di competere con i grandi produttori occidentali. A tale scopo acquistò macchinari e tecnologie statunitensi, avvalendosi anche di consulenti stranieri. Negli anni Trenta Nissan divenne uno dei principali fornitori di veicoli militari e civili per il governo imperiale giapponese.

La seconda guerra mondiale e la ricostruzione

Con l'ingresso del Giappone nella seconda guerra mondiale, gli stabilimenti Nissan furono convertiti alla produzione bellica: camion, motori per aerei e materiale militare vario. Al termine del conflitto, nel 1945, le fabbriche erano in parte distrutte o requisite dalle forze di occupazione americane, e la produzione civile fu sospesa fino al 1947.

La ripresa fu graduale ma sistematica. Nel 1952 Nissan siglò un accordo di licenza con la britannica Austin Motor Company per assemblare in Giappone la Austin A40 e altri modelli. Questa collaborazione permise all'azienda di acquisire know-how tecnologico avanzato e di ammodernare le proprie linee produttive, ponendo le basi per lo sviluppo autonomo degli anni successivi.

L'espansione internazionale e i modelli iconici (anni Sessanta–Ottanta)

Negli anni Sessanta Nissan avviò la propria proiezione verso i mercati esteri. Nel 1958 le prime Datsun raggiunsero gli Stati Uniti; nel 1962 iniziarono le esportazioni sistematiche verso l'Europa. Il successo fu favorito dal prezzo contenuto, dalla affidabilità meccanica e dal basso consumo di carburante: caratteristiche che si rivelarono particolarmente apprezzate durante la crisi petrolifera del 1973.

La fusione con la Prince Motor Company nel 1966 fu un passaggio cruciale: Nissan ereditò il progetto della Skyline, berlina sportiva destinata a diventare una delle vetture più celebrate della storia automobilistica giapponese. Dalla Skyline nacque la leggendaria Skyline GT-R, soprannominata Godzilla per la sua capacità di dominare le competizioni internazionali.

Nel 1969 fece il suo debutto la Datsun 240Z, roadster sportiva di grande successo, capace di vincere il East African Safari Rally nel 1971 e di aprire la strada a una lunga dinastia di coupé sportive che sarebbe arrivata fino alla Nissan Z contemporanea. Negli stessi anni il marchio consolidò la propria presenza globale con modelli come la Datsun Bluebird, la Sunny e la Violet.

A partire dagli anni Ottanta, Nissan abbandonò progressivamente il nome Datsun sui mercati internazionali, adottando il marchio unico Nissan in tutto il mondo entro il 1984. La transizione fu motivata dalla crescente notorietà del nome Nissan e dalla necessità di unificare l'identità globale del gruppo.

La crisi degli anni Novanta e l'Alleanza con Renault (1999)

Nonostante il successo commerciale degli anni Ottanta, il decennio successivo portò Nissan sull'orlo del collasso finanziario. Una politica espansiva aggressiva, combinata con la bolla speculativa giapponese e la stagnazione del mercato domestico, generò debiti per oltre 2.000 miliardi di yen. Nel 1999 la casa francese Renault intervenne acquisendo il 36,8% di Nissan con un investimento di circa 5 miliardi di euro, dando vita alla Renault-Nissan Alliance.

Renault inviò in Giappone Carlos Ghosn, manager franco-brasiliano-libanese già noto per i risanamenti in Michelin e Renault. Ghosn impose un piano di ristrutturazione radicale — il Nissan Revival Plan — che prevedeva la chiusura di cinque stabilimenti, la riduzione di 21.000 posti di lavoro e la dismissione di partecipazioni non strategiche. Nel 2001, in anticipo sui tempi previsti, Nissan tornò in utile. L'Alleanza fu successivamente allargata a Mitsubishi Motors nel 2016, diventando il terzo gruppo automobilistico mondiale per volumi di vendita.

Nel novembre 2018, tuttavia, Ghosn fu arrestato in Giappone con accuse di frode finanziaria e irregolarità fiscali. Nel 2019 fuggì rocambolescamente in Libano nascosto in una cassa da strumenti musicali, dove si trova tuttora. Lo scandalo indebolì gravemente i rapporti tra Renault e Nissan, aprendo anni di tensioni sulla governance dell'Alleanza. Nel 2023 le due società ristrutturarono l'accordo azionario, con Renault che ridusse la propria quota in Nissan al 15% in cambio di maggiore parità gestionale.

Il tentativo di fusione con Honda e la situazione nel 2026

Tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025 prese corpo un'ipotesi clamorosa: la fusione tra Nissan e Honda, che avrebbe dato vita al terzo polo automobilistico mondiale. I negoziati, avviati ufficialmente nel dicembre 2024, si interruppero però il 13 febbraio 2025 a causa di divergenze insanabili sulla governance e sull'autonomia gestionale di Nissan.

Nel 2026 Nissan affronta una crisi finanziaria profonda. Nei primi nove mesi dell'esercizio fiscale 2025 il gruppo ha registrato una perdita netta di 250 miliardi di yen (circa 1,4 miliardi di euro). Il CEO Ivan Espinosa ha varato il piano Re:Nissan, che prevede il taglio di 20.000 posti di lavoro — circa il 15% dell'organico globale — e la chiusura di sette stabilimenti su diciassette entro il 2027, con un obiettivo di risparmio di 500 miliardi di yen rispetto ai costi del 2024. In Europa saranno eliminate circa 900 posizioni. Nonostante i progressi — oltre 160 miliardi di yen di risparmi già realizzati — la situazione rimane fragile, con un free cash flow fortemente negativo atteso per l'esercizio in corso.

Il logo e l'identità visiva

Il simbolo di Nissan — il nome del marchio inserito in un cerchio orizzontale — è rimasto sostanzialmente invariato per decenni, subendo aggiornamenti stilistici progressivi. Nel 2020 il brand ha adottato un logo bidimensionale e minimalista, abbandonando l'estetica cromata tridimensionale in favore di linee piatte in linea con le tendenze del design contemporaneo. Il cerchio richiama il sol levante, rafforzando simbolicamente il legame con l'identità giapponese del marchio.

Domande frequenti

Cosa significa il nome Nissan?

Nissan è un'abbreviazione di Nihon Sangyo (日本産業), che significa «Industrie giapponesi». Il termine fu utilizzato come codice di quotazione alla Borsa di Tokyo negli anni Trenta e successivamente adottato come nome ufficiale della casa automobilistica.

Perché il modello si chiamava Datsun e non Datson?

Il nome originale era Datson («figlio di DAT»), ma in giapponese son (損) significa «perdita». Per eliminare questa connotazione negativa, la sillaba fu sostituita con sun (太陽, «sole»), ottenendo Datsun, ossia «il sole di DAT».

Quando è stata fondata ufficialmente Nissan Motor?

Nissan Motor Co., Ltd. fu costituita formalmente nel 1934 da Yoshisuke Aikawa, dopo che la holding Nihon Sangyo aveva acquisito il controllo della DAT Motors nel 1933. La produzione industriale di vetture con il marchio Datsun iniziò nel 1935.

Qual è il rapporto tra Nissan e Renault?

Nel 1999 Renault salvò Nissan dalla bancarotta acquisendo una quota azionaria di controllo e dando vita alla Renault-Nissan Alliance. Nel 2023, dopo lo scandalo Ghosn e anni di tensioni, le partecipazioni incrociate furono ridisegnate, con Renault che portò la propria quota al 15% per garantire una governance più equilibrata.

Qual è la situazione di Nissan nel 2026?

Nel 2026 Nissan attraversa una fase di ristrutturazione profonda: il piano Re:Nissan prevede 20.000 esuberi e la chiusura di sette stabilimenti entro il 2027. L'azienda ha registrato perdite nette superiori a 1,4 miliardi di euro e ha dovuto rinunciare alla fusione con Honda, interrotta nel febbraio 2025.

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